Natale ad Amantea: il Pane del Sole

La Madonna del Pane. Sullo sfondo il mare di Amantea (Cs) e l'isola di Stromboli

La Madonna del Pane. Sullo sfondo il mare di Amantea (Cs) e l’isola di Stromboli (foto di Red Flake | ccby-sa2.0)

di Redazione FdS

Un luogo dalla storia plurimillenaria, una incredibile stratificazione culturale che ha assunto nel tempo forme di assimilazione sincretistica fra tradizione italica, greca, romana e cristiana; un crogiolo di cui ancor oggi, pur nel chiaroscuro delle congetture, è possibile scorgere tracce sul confine tra Paganesimo e Cristianesimo. A volte, come nel caso che andiamo a raccontarvi, si tratta di tracce labili ma tuttavia affascinanti e utili, se non ad altro, a richiamare l’attenzione su una storia complessa e straordinaria come quella della Calabria. Parliamo di Amantea (Cosenza), cittadina distesa tra le alture collinari a ridosso della Catena Costiera e il medio Tirreno calabrese. Un posto che nel corso della sua lunghissima storia ha incarnato multiformi identità, a seguito dell’incontro – non di rado forzoso – tra culture, compresa quella islamica: si ritiene sia stata l’italica Temesa degli Ausoni, citata tra gli altri da Omero nell’Odissea, fusasi poi con il vicinissimo insediamento magno-greco di Lampetia o Clampetia probabilmente fondato dagli Ioni e finito nelle mire coloniali di Sibari, Crotone e Locri; conquistata dai Brettii, dal 204 a.C. divenne colonia romana col tome di Tempsa. Ed è ancora lei la bizantina Nepetia, cittadella rupestre fondata intorno al VII° secolo d.C., conquistata nel IX° dagli Arabi, che la vollero a capo di un emirato ribattezzandola Al-Mantiah (‘la rocca’, nome dal quale si fa derivare la denominazione attuale); tornata nelle mani dei bizantini, fu riconquistata nell’885 da Niceforo Foca. Subito dopo fu elevata a sede vescovile di rito greco tra le diocesi suffraganee di Reggio Calabria, ma poi soppressa nel 1094 per volontà del duca normanno Ruggero, e aggregata con il titolo di “diocesi inferiore” a quella di Tropea.
 

La piccola Madonna del Pane sullo sfondo di Amantea al tramonto - Ph.

La piccola Madonna del Pane sullo sfondo di Amantea al tramonto – Ph. Luca Galli | ccby2.0

A farci ripercorrere a grandi linee la storia di Amantea, alla ricerca delle origini di una tradizione locale – possibile ”ponte” tra la città cristiana e l’antico insediamento pagano di origine italico-greco-romana – è la piccola e dolcissima statua di una Madonna con Bambino, localmente conosciuta come Madonna del Pane, considerata dagli studiosi un’opera devozionale di anonimo scultore meridionale del XIV secolo. Non è dato sapere dove fosse collocata prima di finire in una nicchia sull’altare dell’Oratorio dei Nobili, luogo di culto costruito nel 1592 quale sede dell’arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, che riuniva i nobili della città. Un ambiente inglobato nel quattrocentesco complesso conventuale di San Bernardino da Siena nato extra moenia nel 1436 per i frati Minori Osservanti su un precedente edificio appartenuto ai Conventuali.
 

Facciata del complesso monastico di S. Bernardino ad Amantea - Ph.

Facciata del complesso monastico di S. Bernardino ad Amantea – Ph. Edoardo Scialis

La minuscola statua della Vergine in trono con il Bambino che stringe al petto un piccolo sole raggiato occupa la parte centrale della cimasa, scolpita insieme alle paraste dal messinese Pietro Barbalonga per fare da cornice alla bellissima Natività di Nostro Signore, pala d’altare marmorea di recente attribuita a Pietro Bernini. Nelle nicchie poste ai lati dell’altare, si trova invece il dittico marmoreo (Vergine e Angelo) dell’Annunciazione di Francesco di Cristofano da Milano, commissionato dai frati nel 1491. Un pregevole gruppo di opere completato dalla Madonna col Bambino (1505) straordinario capolavoro in marmo di Carrara del celebre scultore siciliano Antonello Gagini, realizzato su commissione di un tale Nicola d’Archomano, cittadino di Amantea, e collocato nella navata sinistra del Chiesa di S. Bernardino.
 

Natalicchio, il pane natalizio di Amantea

Natalicchio, il pane natalizio di Amantea

Tralasciando in questa sede le opere di maggior rilievo, ci piace concentrare l’attenzione su quella minuscola Maternità divina perché ad essa si lega, da tempo immemorabile, una semplice ma affascinante tradizione del Natale ad Amantea, quella del pane a forma di sole, una stella che brilla sulla tavola della Vigilia e del giorno della Nascita del Cristo, “sole di giustizia con raggi benefici”, come profetizzato dal Libro di Malachia (III,20). È la tradizione del Natalicchio (forma dialettale per ‘piccolo Natale’), un tempo molto seguita nelle famiglie di Amantea e oggi in fase di riscoperta dopo un periodo di declino; un’usanza gastronomica, di origine votiva, che nel pane traspone simbolicamente la figura del Cristo che si offre come “pane di salvezza” per la vita terrena e per la vita eterna. Ebbene, secondo alcuni cultori di storia locale questa tradizione ”solare”, legata alla gastronomia natalizia di Amantea attraverso il culto del piccolo Cristo-sole della trecentesca Madonna del Pane, non sarebbe altro che l’eredità, in forma sincretistica, dell’antico culto del dio Sole che nei millenni ha assunto varie espressioni presso le antiche popolazioni del Mediterraneo, come testimoniano reperti ritrovati in numerosi scavi archeologici.
 

Rilievo in marmo col dio solare Mithra, Musei Vaticani

Rilievo in marmo col dio solare Mithra nell’atto della tauroctonia, I-II sec. d.C., Roma, Musei Vaticani

Questa affermazione si basa sulla tesi secondo la quale l’attuale sede del complesso di S. Bernardino avrebbe ospitato in origine un luogo di culto dedicato a Mithra, un dio che dalle regioni della Valle dell’Indo e dalla Persia è poi trasmigrato, assumendo caratteristiche peculiari, nel pantheon greco-romano tra I sec. a.C. e V sec. d.C. a seguito dell’espansione dell’Impero. Il suo culto misterico, molto diffuso a Roma in ambito militare, fu accolto da alcuni imperatori come una religione ufficiale, di pari passo con la diffusione del Cristianesimo. Mitra fu un dio spesso assimilato ad Apollo e quindi al Sole, figura quest’ultima che non a caso compare nell’iconografia dei mitrei, luoghi di culto sotterranei dove si praticava l’uccisione rituale del toro (tauroctonia). Questa divinità, principio di salvezza e rigenerazione del tempo e dell’uomo, veniva celebrata subito dopo l’importantissima festa romana dei Saturnali, in coincidenza con il Solstizio d’inverno, quando la luce dell’astro diurno, che nel suo moto apparente sembra stazionare per alcuni giorni, torna lentamente a prevalere sulle tenebre nel passaggio dal giorno più corto (il 21 dicembre) alla sua crescita, fino alla massima estensione nel solstizio d’estate. Da qui il nome di festa del Sol Invictus (Dies natalis Solis Invicti) consacrata dall’imperatore Aureliano il 25 Dicembre del 274 d.C.
 

Il sole divinizzato in una antica incisione

Rappresentazione teo-antropomorfa del sole in una antica incisione

Con la festa si introdusse anche l’uso rituale e figurativo della corona a raggi solari, già in uso sotto l’imperatore Eliogabalo che a sua volta aveva importato il culto del dio-astro da Emesa, sua città natale in Siria. Ad Amantea alcuni indizi sembrano riportare ad un presenza del culto mitraico nell’area successivamente occupata dal convento di S. Bernardino: il primo è una notizia contenuta in un manoscritto di Sertorio Di Lauro, notabile di Amantea vissuto ai primi dell’800, il quale parla di un’iscrizione marmorea ritrovata sul posto e riferibile al culto di Mithra; c’è poi un volto lapideo contornato da raggi, oggi esposto nella chiesa di San Bernardino e ritenuto riconducibile allo stesso culto.
 

Portico d'ingresso del Convento di S. Bernardino. In fondo il portale d'ingresso dell'Oratorio dei Nobili - Ph.

Portico d’ingresso del Convento di S. Bernardino da Siena. In fondo il portale d’ingresso dell’Oratorio dei Nobili, Amantea (Cosenza) – Ph. Vittorio Martire

Con la Madonna del Pane e il suo Bambino ”solare”, a sua volta legato al pane votivo del Natale di Amantea, ci troveremmo dunque di fronte a un ennesimo caso di sovrapposizione di culti accomunati da una serie di similitudini che hanno agevolato nei fedeli il transito da una religione a un’altra. È quanto accaduto con il Cristianesimo rispetto a tutta una serie di manifestazioni del paganesimo sottoposte a un processo di assimilazione in molti casi ancor oggi riconoscibile, ed è quanto si ritiene si avvenuto ad Amantea nel passaggio dal culto di Mithra a quello del Cristo, passaggio riecheggiato in quella piccola statua trecentesca con la Vergine e il Bambino il cui sole si fa simbolo e promessa di luce nuova promanante dalla sua essenza divina.
 

Cristo come Sol Invictus in un mosaico pavimentale del II-IV sec. nella Necropoli vaticana sotto la Basilica di S. Pietro, Roma

Cristo come divinità solare in un mosaico pavimentale del III-IV sec. d.C. nella Necropoli Vaticana sotto la Basilica di S. Pietro, Roma

Un fenomeno che non deve sorprendere se si pensa che la vasta diffusione popolare del culto mitraico portò nel 330 l’imperatore Costantino, intanto convertitosi al Cristianesimo, a fissare ufficialmente al 25 dicembre la Natività di Gesù già celebrata da alcune comunità cristiane il 6 gennaio. Fu inoltre cambiato il nome del giorno iniziale della settimana da Dies Solis (rimasto ‘Sunday’ nei paesi anglosassoni) in Dies Domini, o Giorno del Signore (Domenica). Fu così che il Dies Solis Invicti divenne il Natale della Chiesa: in fondo ci poteva stare, dal punto di vista simbolico, che anche il Dio cristiano, nuova Luce proveniente dall’Oriente, nascesse nel giorno di “rinascita” della Luce solare. Tuttavia la memoria di quella festa solare pagana rimase a lungo talmente radicata che, come scrisse crucciato Papa Leone I nel 7° sermone tenuto nel Natale del 460, “alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente”. Così come non sorprende ritrovare il Cristo nei panni di ‘Sol Invictus’ in un mosaico pavimentale del III-IV sec. d.C. della Necropoli Vaticana sotto la Basilica di S. Pietro, a Roma (v. foto precedente). Nulla si distrugge, tutto si trasforma. Come la farina che col lievito diventa pane.

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Bibliografia:

Gary Forsythe, The Non-Christian Origin of Christmas, in Time in Roman Religion: One Thousand Years of Religious History, Routledge, 2012
Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del Regno di Napoli, Napoli 1815
Vincenzo SegretiLa chiesa monumentale di San Bernardino da Siena di Amantea, in “Calabria Letteraria”, anno XXIV numeri 10-11-12, ottobre-novembre-dicembre 1976
Ippolita Sicoli, Nel ventre della luce, Carratelli editore, Amantea, 2016
Alessandro TedescoTestimonianze dell’architettura francescana nel territorio amanteano, Studio storico, architettonico e artistico, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli, 2008, pp. 100
Gabriele TurchiStoria di Amantea, Periferia Editore,  Cosenza, 2002, pp. 226
Atto Vannucci, Storia dell’Italia antica, 4 Voll. Milano 1873

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