Raccontare il dramma di Taranto in 10 minuti. Lo ha fatto Pippo Mezzapesa ed ha vinto il Nastro d’Argento

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Il regista pugliese Pippo Mezzapesa, vincitore del Nastro d’Argento per il cortometraggio “settanTA”

di Redazione FdS

Dopo aver firmato nel 2011 la sceneggiatura e la regia del suo primo lungometraggio di finzione “Il paese delle spose infelici” tratto dall’omonimo romanzo di Mario Desiati per raccontare una storia di formazione alla vita all’ombra dei fumi del Siderurgico di Taranto, e dell’amore sognato di due adolescenti per una donna misteriosa, il regista pugliese Pippo Mezzapesa è tornato nella città jonica realizzando per il quotidiano on line Repubblica.it il documentario breve “settanTA”, ritratto di una giornata particolare all’ombra delle ciminiere dell’Ilva, nel quartiere Tamburi di Taranto. Questo lavoro è valso al regista bitontino il “Nastro d’Argento” 2014 per il miglior cortometraggio. Ad assegnarglielo il “Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici”.

Con il linguaggio tipico del documentario Mezzapesa racconta un viaggio tra i palazzi del quartiere Tamburi di Taranto, a due passi dall’acciaieria più grande d’Europa, l’ILVA, mentre fra le facciate arrossate dalla polvere di ferro provieniente dai bacini minerari a cielo aperto, si parla di politica, di salute, di lavoro e di ambiente. La vita scorre difficile e onerosa in questo quartiere di frontiera dove ogni giorno è una partita a scacchi con la morte e per sopravvivere qualcuno escogita innocenti espedienti. E’ il caso di Enzo che riempie ceste con prodotti alimentari, trasformandole in poste di una lotteria di cui vende i biglietti. Il fortunato vincerà “una spesa” e lui intascherà il denaro ricavato dalla vendita dei biglietti.

In lontananza l’urlo della sirena della fabbrica lacera il silenzio sonoro del vento che corre tra i fumi ammorbanti dell’acciaieria, lambisce il mare e a volte si mescola col sonoro vocìo degli abitanti. Natura ed abitanti appaiono così accomunati da un nodo mai sciolto che è l’ILVA, presenza tossica, incombente, ma soprattutto indifferente verso una città a cui ha tolto tutto, lasciando due sole cose, l’esasperazione e un senso di impotenza riassunti in quella targa che da anni campeggia sul muro di un palazzo del quartiere Tamburi: “Nei giorni di vento nord-nord/ovest veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale dell’ILVA, per tutto questo gli stessi maledicono, coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare”.

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La “maledizione” degli abitanti del Quartiere Tamburi di Taranto – Ph. Anna Svelto

 

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