Pollino, Aspomonte e Gargano: le faggete vetuste diventano Patrimonio UNESCO

Radici monumentali di un faggio selvatico, Parco Nazionale del Pollino – Ph. © Andrea Martini di Cigala

Radici monumentali di un faggio selvatico, Parco Nazionale del Pollino – Ph. © Andrea Martini di Cigala

di Redazione FdS

Appena due anni fa la scoperta in Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino, dei due faggi più antichi d’Europa (oltre 620 anni di età) aveva permesso di candidare la faggeta vetusta del Pollinello a Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Finalmente, nel corso della 44/a sessione del Comitato del patrimonio mondiale, i cui i lavori si sono tenuti a Fuzhou in Cina, sono stati riconosciuti “i caratteri ecologici peculiari” della suddetta faggeta così come di quelle presenti nei parchi nazionali di Aspromonte e Gargano, consentendone l’ingresso di diritto nel Patrimonio dell’Umanità.
 

Faggeta nel Parco Nazionale del Pollino - Ph. © Stefano Contin

Faggeta nel Parco Nazionale del Pollino – Ph. © Stefano Contin

L’Aspromonte, che quest’anno ha guadagnato anche l’ingresso nella rete mondiale dei Geoparchi UNESCO, entra nel World Heritage con la faggeta vetusta della Valle Infernale, località già salita agli onori delle cronache nel 2019 grazie alla individuazione di una delle cinque querce più antiche del pianeta, forse la più vecchia di tutte; mentre la Puglia sale sul podio del prestigioso riconoscimento grazie alle faggete vetuste di ‘Pavari’ e ‘Sfilzi’ facenti parte della Riserva Naturale Foresta Umbra, nel Parco Nazionale del Gargano.
 

Faggeta nella Foresta Umbra, Parco Nazionale del Gargano - Image source

Faggeta nella Foresta Umbra, Parco Nazionale del Gargano - Image source

Come reso noto dal Ministero della Transizione Ecologica, sono dunque oltre 8.000 gli ettari di foreste italiane appena proclamati patrimonio mondiale Unesco a dimostrazione della ricchezza e dell’unicità degli ecosistemi naturali del nostro Paese e dell’efficacia delle azioni di conservazione delle aree protette nazionali. “L’Unesco estende oggi il più grande e articolato sito e network forestale sul piano continentale di cui l’Italia è assoluta protagonista, a dimostrazione delle eccellenze del nostro patrimonio naturalistico e delle conoscenze diffuse dei nostri manager e dei nostri forestali”, ha commentato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. “L’Italia - aggiungono dal Minitsero – è tra i pochi Paesi ad aver ottenuto, dall’organismo di valutazione prima e dal comitato Unesco oggi, un giudizio pienamente favorevole su tutte le estensioni proposte, senza raccomandazioni specifiche sulla relativa gestione o sullo stato di conservazione”.
 

Scorcio del Parco Nazionale dell'Aspromonte - Ph. Carlo Bonini

Scorcio del Parco Nazionale dell’Aspromonte – Ph. Carlo Bonini | ccby-sa2.0

Il riconoscimento conseguito dall’Italia – spiega il Ministero – “suggella l’iniziativa internazionale che ha avuto il coordinamento operativo del Parco nazionale Lazio, Abruzzo e Molise, in cooperazione con altri Paesi europei (Bosnia-Erzegovina, Francia, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia, Repubblica ceca, Serbia, Slovacchia, Svizzera), per l’estensione del sito transnazionale naturale delle Antiche faggete d’Europa. L’estensione, infatti, ha permesso l’inclusione nel sito seriale Unesco di ecosistemi forestali mediterranei dominati dal faggio collocati nei settori più meridionali (Aspromonte), oro-mediterranei /subalpini (Pollino) e di più a bassa quota (Sfilzi) della rete delle ‘Faggete vetuste d’Europa'”. Grazie all’azione di tutela “garantita dalle riserve integrali dei parchi nazionali in stretta sinergia con i Carabinieri forestali – conclude il ministero – in queste faggete si conservano inalterati i cicli naturali della vita degli alberi che rendono la foresta vetusta più resistente ai cambiamenti globali: queste foreste rappresentano, infatti, veri e propri laboratori naturali dove vivono alberi adattati a superare estati calde siccitose contribuendo così alla mitigazione del cambiamento climatico”.

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