Ritrovate in Sardegna tracce di vetro nuragico: potrebbe essere il più antico del Mediterraneo

Resti nuragici nel territorio di Siddi

Resti nuragici nel territorio di Siddi (Sud Sardegna) – Image source

di Redazione FdS

La storia plurimillenaria della Sardegna, per tanti versi ancora insondata, continua a regalarci barlumi di conoscenza sulle civiltà che hanno incrociato le terre affacciate sul Mediterraneo, spingendoci talvolta a riconsiderarne dinamiche ed espressioni culturali. Lo abbiamo visto ad esempio con il ritrovamento sull’isola del torchio da vino più antico del Mediterraneo, del vitigno più antico del Mediterraneo occidentale o dei cosiddetti Giganti di Mont’e Prama, tutti esempi di un remoto passato che sembra lanciare nuove interessanti sfide alla ricerca archeologica, ormai sempre più interdisciplinare e pronta a rimettere in discussione quanto finora acquisito. Una nuova sfida - come rivela il quotidiano L’Unione Sarda – arriva ora dall’artigianato del vetro: l’eccezionale scoperta è avvenuta presso il sito nuragico di “Sa Conca ‘e Sa Cresia” a Siddi, piccolo paese della provincia Sud Sardegna, nella regione storica della Marmilla, dove un gruppo di studiosi ha ritrovato le tracce di quella che si ipotizza essere stato un centro di produzione primaria del vetro che sarebbe non solo il più antico dell’isola, ma forse il più antico d’Europa o del Mediterraneo. Questo ritrovamento – se gli approfondimenti previsti lo confermeranno – potrebbe in altri termini attestare che la civiltà nuragica sia stata in grado di lavorare il vetro già nel 1700 a.C., cioè ancor prima degli artigiani della Mesopotamia, dell’Egitto, dei Fenici e dei sardo-punici (di questi ultimi sono state rinvenute sull’isola diverse testimonianze).
 

Pasta di vetro in fusione

Vetro fuso

“Attualmente, i vetri conosciuti in Europa – ha dichiarato la dott.ssa Giusi Gradoli, geologa e archeologa specializzata in ceramiche preistoriche, membro del gruppo di scavo – sono del Bronzo recente e Bronzo Finale, mentre quelli ritrovati in Egitto sono datati 1600-1500 a.C.” “Non ci aspettavamo nulla di tutto questo – ha aggiunto il dott. Mauro Perra, direttore scientifico degli scavi -. Abbiamo cominciato a lavorare, abbiamo incaricato la dott.ssa Gradoli di fare delle analisi delle ceramiche, e poi a sorpresa è venuta fuori questa grandissima scoperta”. Il riferimento è al rinvenimento di un vaso di forma tronco-conica, distintosi per la sua diversità dagli altri manufatti di uso domestico recuperati nel sito e per la presenza al suo interno di uno strato vetroso amorfo, una sorta di pasta chiara distribuita uniformemente sul fondo e sulle pareti di quello che si è rivelato essere un crogiolo per la lavorazione del vetro. “Tale contenitore – ha spiegato a tal proposito Gradoli – è stato oggetto di uno studio petrografico e tecnologico. Sottoposto al microscopio polarizzatore, l’impasto del vaso ha rivelato micromorfologia e caratteristiche tali da far ritenere che sia stato intenzionalmente prodotto per resistere allo shock termico provocato da cicli continui di esposizione a temperature molto elevate”. 

La cautela sulla datazione per il momento rimane massima ma, come fa notare Gradoli, “l’eccezionalità della scoperta sta nell’aver trovato un laboratorio di materiali vitrei così antico in un nuraghe arcaico”A esprimere cauto entusiasmo per la scoperta è anche la dott.ssa Emily Holt, direttrice sul campo dello scavo di Siddi: “Non pensavamo che agli albori della cultura nuragica sull’isola potessero esistere quelle conoscenze tecnologiche necessarie a una manifattura primaria di materiali vetrosi. È pertanto difficile parlare, senza esagerare, dell’importanza di questa scoperta, la quale va a farci porre nuovi quesiti su manufatti dell’età del bronzo che pensavamo importati in Sardegna e che invece potrebbero essere stati prodotti dalle popolazioni locali.”

Intanto gli studiosi, così come il sindaco Marco Pisanu – anch’egli entusiasta per la scoperta -, confidano nell’arrivo di fondi ministeriali che consentano la realizzazione di nuovi scavi nel sito di Siddi. Il nuraghe di “Sa Conca ‘e Sa Cresia”, già oggetto di una prima ricognizione nel 1940 da parte del celebre archeologo sardo Giovanni Lilliu, all’epoca agli esordi della sua carriera,  è stato sottoposto dal 2009 ad una più approfondita indagine proprio dalle archeologhe Gradoli e Holt, nella convinzione che grazie ad un approccio interdisciplinare avrebbe potuto rivelare nuove conoscenze sull’età più antica della civiltà nuragica. E i risultati non si sono fatti attendere.

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