Mozart a Napoli. In un dipinto di Pietro Fabris custodito a Edimburgo la testimonianza visiva del suo soggiorno partenopeo

Fabris_Napoli_Mozart

Pietro Fabris – Concerto in casa di Kenneth Mackenzie, Lord Fortrose. Seduto al clavicembalo, di spalle, Mozart quattordicenne, Napoli 1770 – Scottish National Gallery, Edimburgo – Click to enlarge in HD

“Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque…Con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non tenendo cento concerti in Germania”
Wolfgang Amadeus Mozart

di Kasia Burney Gargiulo

Mozart_Amadeus_Leopold “…Lunedì dormimmo fino alle 10 e dopo pranzo partimmo per Napoli, dove giungemmo la sera in tempo utile. Alloggiammo per 2 notti in una casa di proprietà del monastero degli agostiniani a S. Giovanni Carbonaro [S. Giovanni a Carbonara – NdR], adesso siamo in un appartamento per cui dobbiamo pagare 4 ducati della nostra moneta, ovvero 10 ducati d’argento al mese. Ieri ci siamo recati a Portici per far una visita di cortesia al ministro Marchese Tanucci. Domani vi ritorneremo. Ieri abbiamo avuto una pioggia tremenda e un’aria assai fresca. Abbiamo lasciato a Roma i nostri begli abiti di panno, e abbiamo dovuto mettere i nostri 2 bei vestiti estivi con i galloni. Quello del Wolfg. [cioè di Amadeus – NdR] è in amoerro rosa, ma di un colore assai particolare, che in Italia viene chiamato Colore di fuoco: con merletti d’argento e foderato in un tenue azzurro cielo. Il mio abito è di una sfumatura color cannella, in piqué di tessuto fiorentino con merletti d’argento e foderato in verde mela. Sono 2 bei vestiti che però, ora che torneremo a casa, avranno l`aspetto di due vecchie zitelle…”

E’ questo un frammento della prima lettera che Leopold Mozart, padre del grande Amadeus, invia da Napoli a Salisburgo alla moglie Anna Maria il 19 maggio 1770. Il “divino” musicista ha appena 14 anni e solo 5 giorni prima è giunto in compagnia del padre nella città sul Golfo (la “città del Vesuvio fumante”, come amava definirla) in uno dei momenti culminanti dei loro tre viaggi in Italia compiuti fra il 1769 e il 1773 (li vediamo entrambi, sopra, nei due dipinti coevi, rispettivamente di Saverio Dalla Rosa e Pietro Antonio Lorenzoni). Il soggiorno a Napoli – allora fulcro della cultura umanistica in Europa – fa parte del primo viaggio, un ampio tour di 15 mesi che toccò le più importanti città italiane fra concerti per la nobiltà ed esibizioni pubbliche che strabiliarono l’uditorio. Il secondo e terzo viaggio portarono invece i due Mozart a Milano, dove Wolfgang doveva completare le opere commissionategli durante la prima visita. Dal punto di vista della affermazione musicale di Mozart, l’esperienza italiana si rivelò un grande successo, e il suo talento fu riconosciuto con alcune onorificenze, tra le quali un cavalierato pontificio e l’ammissione a importanti società filarmoniche. Ma ciò che più contò per lui e per la sua maturazione artistica fu il contatto con l’ambiente musicale italiano – soprattutto quello dei compositori della grande Scuola Napoletana, in questo periodo al culmine del suo successo internazionale – che grande influenza avrebbe esercitato sulla sua musica.

L’ ‘immagine’ di questo soggiorno napoletano è innanzitutto quella evocata dalle numerose lettere che padre e figlio inviarono ai familiari (ecco gli stralci delle Lettere in cui viene citata a vario titolo la città di Napoli), ricche di aneddoti curiosi sul loro viaggio e sui soggiorni in giro per l’Italia. Da esse apprendiamo che dopo quattro intense settimane a Roma, i Mozart partirono per Napoli. I viaggiatori che percorrevano la strada attraverso le Paludi Pontine erano spesso assaliti dai briganti, per cui Leopold organizzò un convoglio di quattro carrozze. Arrivarono in città il 14 maggio 1770…La carrozza si fermò dinnanzi ad un convento. Il padre aprì lo sportello e sollevò di peso il giovane Amadeus tra le sue braccia.

Amadeus, che – dopo il soggiorno dagli agostiniani, al n. 9 dell’attuale via Cardinale Seripando – alloggiò in casa della “signora Angiola”, di cui conservò un affettuoso ricordo, amava camminare per i vicoli sorpreso dalla vivacità  delle voci e dei gesti dei mangiatori di “maccaroni”, e sconvolto dal grado di superstizione del popolo. Notò con curiosità la compagnia dei nobili sul lungomare di piazza Mercato, suonò presso il Conservatorio della Pietà de’ Turchini (durante questa esibizione, qualcuno attribuì all’anello che portava al dito le sue strabilianti capacità musicali, ma Mozart se lo tolse e riprese a suonare, dimostrando che il suo talento non derivava da alcun talismano) e nella Cappella Palatina di Portici, fu in platea al Teatro San Ferdinando e al Regio Teatro di San Carlo e restò affascinato dall’opera buffa di Paisiello e Cimarosa, oltre che influenzato dalla produzione letteraria di Jacopo Sannazaro.

Dalle lettere di Leopold alla moglie apprendiamo che sebbene lui e Amadeus si aspettassero di trovare molto caldo a Napoli, le loro aspettative furono in gran parte smentite dai capricci del clima tardo primaverile: “Per ora non abbiamo ancora sofferto il caldo, perché è piovuto spesso; ieri ci sono stati una pioggia e un vento terribili, ed è cosa assai insolita per Napoli che il caldo non sia ancora più intenso. Ciò nonostante torneremo piuttosto neri a casa, perché per questo basta stare all’aria aperta, e quando compare il sole ci si accorge subito di essere a Napoli. Tu già sai che il Wolfg. ha sempre desiderato di essere abbronzato” (Lettera da Napoli del 29 maggio 1770).

Tramite alcune lettere di raccomandazione, i Mozart si misero ben presto in contatto con il primo ministro, marchese Bernardo Tanucci, e con Lord William Hamilton, l’ambasciatore britannico che conoscevano dai tempi di Londra. Tennero un concerto il 28 maggio e assistettero alla prima rappresentazione dell’opera Armida abbandonata di Niccolò Jommelli presso il Teatro di San Carlo. Wolfgang rimase impressionato sia dalla musica che dalla esecuzione, ma reputò l’opera “troppo seria per il teatro” (non a caso l’interesse principale di Mozart si rivolgerà verso autori ‘napoletani’ più innovativi come Traetta, Cafaro, Ciccio de Majo, e soprattutto Giovanni Paisiello dal quale, scrive lo studioso Hermann Abert, il giovane Mozart doveva apprendere diversi aspetti “sia per i nuovi mezzi espressivi sia per l’uso drammatico-psicologico degli strumenti”). Invitato a scrivere un’opera per la successiva stagione del San Carlo, fu purtroppo costretto a rifiutare a causa del suo precedente impegno con Milano. Quando fu chiaro che non c’erano convocazioni per suonare alla corte reale, il padre Leopold decise che era giunta l’ora di partire da Napoli, non prima però di aver visitato col figlio le bellezze dei dintorni: Amadeus riportò un’impressione indelebile da una gita sul Vesuvio, vide gli scavi di Pompei e le terme romane di Baia e restò abbagliato da Ercolano così come dalla tomba di Virgilio, adorò il lago di Fusaro e la Casina del Vanvitelli. Esaurito il suggestivo tour, padre e figlio partirono con la carrozza postale per Roma il 25 giugno.

Se questo è ciò che ci ricordano la loro corrispondenza e altre fonti testuali coeve, esistono tuttavia anche due testimonianze visive legate soggiorno partenopeo dei Mozart: si tratta di due dipinti di Pietro Fabris, pittore napoletano al servizio di Lord Hamilton, per il quale – fra il 1776 ed il 1779 – realizzò 56 illustrazioni destinate ad un trattato sui vulcani del Regno delle Due Sicilie. Le due opere sono oggi custodite in Scozia presso la Scottish National Gallery di Edimburgo, e pochi anni fa sono state oggetto di un studio volto a dimostrare il loro particolare valore documentario. La genesi di questi due dipinti ci riporta appunto sulle tracce dei due salisburghesi.

Hamilton_Barlow_Allan Giunti a Napoli la sera del 14 maggio del 1770, Leopold e Amadeus furono ricevuti la sera del 18 maggio a Palazzo Sessa (palazzo ancora esistente al n. 31 di Via S. Maria a Cappella Vecchia) da sir William Hamilton, il famoso ambasciatore britannico a Napoli, per una riunione tra amici musicofili. In quella occasione la prima moglie di Hamilton, Catherine Barlow, si esibì al suo prezioso clavicembalo Tschudi in onore degli illustri ospiti senza riuscire a nascondere la propria emozione, dettata dall’essere al cospetto del giovane genio austriaco (la vediamo nella foto precedente in compagnia di Lord Hamilton nella loro casa napoletana, nel dipinto di David Allan – Image source). Per quella serata, molto probabilmente, i Mozart indossarono gli abiti raffigurati nel primo dipinto di Pietro Fabris (v. foto in alto in HD, replicata qui di seguito con l’ipotesi ricostruttiva dei personaggi): i particolari dei due vestiti sembrano corrispondere alla descrizione che ne fece Leopold alla moglie, nella sua prima lettera da Napoli del 19 maggio 1770 (cfr. lettere allegate sopra).

mozart_Napoli Quasi certamente in occasione della visita a Palazzo Sessa, i due Mozart conobbero un giovane amico di Hamilton, il musicofilo clavicembalista Kenneth Mackenzie, Lord Fortrose, ricordato più volte da Charles Burney nel suo celebre Musical tour in Italy. Dopo quel primo incontro, i due Mozart furono invitati – tra il 18 e il 27 maggio – da Fortrose nel suo appartamento napoletano per un’altra serata musicale con Lord Hamilton e il violinista e compositore torinese Gaetano Pugnani. Fu durante quel concerto che il pittore Fabris (che vediamo inquadrato inquadrato a sin. in primo piano mentre dipinge la stessa scena del quadro), ospite al seguito di Lord Hamilton, ritrasse con grande realismo l’importante evento: con i due Mozart – al clavicembalo e alla spinetta ‘ottavina’ triangolare – sullo sfondo a sinistra, vediamo lord Fortrose raffigurato al centro della scena in piedi e di spalle, con il violinista Pugnani a destra (con gli occhiali) e a sinistra sir William Hamilton concentrato anch’egli a suonare il violino. Sconosciuto il musicista seduto di spalle davanti a Lord Fortrose (forse un oboista).

fortrose2 Oltre a questo dipinto – e legato alla stessa serata – ce n’è un secondo, delle stesse dimensioni (v. foto precedente), che raffigura un incontro di scherma in una stanza vicina (nella scena compare anche il famoso musicista aversano Niccolò Jommelli, vestito ancora a lutto per la morte della moglie, mentre è occupato a scrivere).

Le due deliziose opere, oltre che del passaggio di Mozart da Napoli, sono una interessante testimonianza del soggiorno partenopeo della cosmopolita comunità di residenti. Quella del giovane aristocratico scozzese Lord Fortrose, anfitrione dei Mozart, fu una permanenza ricca di piacevoli occupazioni, vissute con gli amici della colonia britannica a Napoli, con gli altri residenti stranieri e i viaggiatori del “Grand Tour”- del quale Napoli costituiva una tappa obbligata – e con le belle dame dell’aristocrazia napoletana. Prima di lasciare Napoli di lì a poco per far rientro in patria, Lord Fortrose volle dunque farsi ritrarre dal pittore prediletto dall’amico Hamilton, in due stanze attigue della sua dimora napoletana con gli amici e i musicisti che aveva incontrato nella cosmopolita capitale borbonica, nella quale si era rifugiato dopo la morte della moglie.

L’analisi dei due dipinti – che ha consentito di studiare le relazioni tra i personaggi in essi ritratti e di indagare meglio i documenti sul soggiorno mozartiano apportando aggiornamenti ai pochi studi finora pubblicati sull’argomento – è l’argomento dell’interessante volume del musicologo Domenico Antonio D’Alessandro“I Mozart nella Napoli di Hamilton” - pubblicato nel 2006 a Napoli dall’editore Grimaldi (Volume in 8°, pp. 150 ca. con 12 tavole in nero e a colori. Una elegante edizione con prefazione di Donatella Trotta, una lettera di Marita McClymonds e l’epistolario napoletano dei Mozart, tradotto dalla edizione critica delle lettere curata dagli studiosi del Mozarteum di Salisburgo). D’Alessandro aveva già esposto la sua tesi, poi ripresa nel libro, nel corso di un convegno tenutosi nel 1991 a Napoli in occasione del bicentenario della morte di Mozart. Ispirato al soggiorno napoletano di Mozart è anche il volume di Roberto De Simone “Novelle K 666″ (ed. Einaudi) nel quale l’autore ripercorre, fra suggestioni e riflessioni personali, i luoghi che videro il genio adolescente, quasi seguendo i suoi passi. Ormai quasi introvabile è infine il volume di Lucio Pironti Una vacanza di Mozart a Napoli, edito nel 1974 dall’editore Tullio Pironti.

“Sono passati 17 anni da quando andai in Italia. Chi, avendola vista una volta, non la ricorda per tutta la vita? E specialmente Napoli…”
Wolfgang Amadeus Mozart

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su