L’aspra bellezza di Ustica, l’isola che c’è…

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Sicilia – Sfumature d’azzurro a Ustica (Palermo) – Ph. di Davide Restivo - License

In molti ne conoscono il nome solo perchè quest’isola in provincia di Palermo figura quale punto di riferimento geografico della cosiddetta Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980, quando l’aereo Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitò a una notevole distanza dall’isola determinando la morte di ottantuno persone tra passeggeri ed equipaggio. Questo triste connubio ha finito così con oscurarne una più meritata fama legata all’aspra bellezza delle sue coste e del suo paesaggio.

L’isola, tipicamente mediterranea, è costellata di macchie policrome di Artemisia arborea, Lentisco, Calycotome spinosa e Ginestra, ma molto diffusa è anche la steppa mediterranea che, battuta dal vento, conferisce ad alcuni suoi scorci l’aspetto di luoghi remoti e solitari. All’azione dell’uomo si deve invece la presenza di piante come ulivi, mandorli, viti e lenticchie, queste ultime una vera tipicità di gran pregio. Habitat naturale dell’Apis mellifera sicula, una sottospecie autoctona dell’ape da miele, l’isola è oggi sede della Riserva Naturale Orientata Isola di Ustica. E’ presente anche un’area marina protetta, l’Area marina Isola di Ustica, che fu la prima riserva marina protetta italiana istituita nel 1986. La flora e la fauna marina del luogo assomigliano per certi versi a quelle tropicali e la rendono meta ambita degli appassionati di immersioni subacquee. Sono presenti coralli, rose di mare e una variopinta vegetazione fra cui si possono scorgere esemplari di aragoste, cernie, dentici, ricciole, saraghi, orate, sgombri, barracuda, pesci pappagallo, pesci balestra e spugne. Geologicamente l’isola è affine alle Eolie nella sua origine vulcanica: sono presenti infatti rilievi collinari vestigia di antichi vulcani (Punta Maggiore, 244 m; Guardia dei Turchi, 238 m) che dividono l’isola in due versanti.

Gli antichi romani la chiamavano Ustica (da ustum = bruciato) mentre i greci, Osteodes, Οστεώδες («ossario»), per via di una leggenda che raccontava di mercenari morti sull’isola per fame e sete. Alcune versioni del mito la ritennero dimora di Circe, citata nell’Odissea, la maga che trasformò in maiali gli incauti e temerari compagni di Ulisse. La storia ci parla invece di una continuità abitativa iniziata fin dall’epoca paleolitica. Con un salto di secoli, alcuni scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti di un antico villaggio cristiano, oltre a sepolture, cunicoli e una gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott’acqua, testimonianze dei tanti naufragi avvenuti nel tempo e di una presenza costante di vari antichi popoli mediterranei: dai Fenici ai Greci, ai Cartaginesi, ai Romani, che vi lasciarono numerose tracce. In seguito, e per lunghissimo tempo, fu anche base di pirati saraceni, la cui minacciosa presenza per secoli lungo le coste del sud Italia oltre a scoraggiare tentativi di colonizzazione dell’isola, fu anche causa della costruzione delle numerose torri costiere di avvistamento ancor’oggi visibili lungo i litorali meridionali.

Nel VI secolo si stabilì ad Ustica una comunità Benedettina, presto costretta a trasferirsi a causa delle guerre fra Cristiani e Musulmani. Nel 1759 finalmente Ferdinando IV di Borbone impose una colonizzazione dell’isola: furono edificate due torri di guardia, Torre Santa Maria e Torre Spalmatore, che facevano parte del sistema di Torri costiere della Sicilia, cisterne per raccogliere l’acqua piovana e case che costituirono il centro abitato principale presso la Cala Santa Maria. Vi giunsero così coloni palermitani, trapanesi ed eoliani, accompagnati da un centinaio di soldati. Ustica al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino per prigionieri politici e vi restò anche sotto casa Savoia. Durante il regime fascista Ustica non perse quest’uso: vi furono ristretti Amadeo Bordiga, Nello Rosselli, Antonio Gramsci e Ferruccio Parri, oltre che numerosi prigionieri politici catturati nell’ultima fase della guerra coloniale in Libia. Nel 1961 finalmente il confino fu abolito a causa di proteste popolari e da allora iniziò a svilupparsi il turismo.

Oltre a un mare dalle caleidoscopiche sfumature azzurro-verdi, Ustica offre luoghi di interesse che consentono al visitatore di combinare un soggiorno a sfondo naturalistico con la scoperta delle millenarie testimonianze di antiche culture: l’Acquario dello Spalmatore, situato all’interno della riserva marina, raccoglie una discreta collezione di specie acquatiche del Mediterraneo, mentre il Museo Archeologico Torre di Santa Maria, costruita dai Borboni, raccoglie resti e materiali degli insediamenti delle antiche civiltà di Ustica, reperti della media Età del Bronzo e oggetti che provano i contatti tra i popoli preistorici del Mediterraneo; il Villaggio di Tramontana infine, a poca distanza dal centro abitato, è un villaggio preistorico dell’età del bronzo la cui necropoli si trova presso la Cala del Camposanto.

“…Il miracolo di Ustica, così mi piace chiamarlo è uno strano incrocio di sapori siciliani il cui fascino ti avvolge prepotentemente. In quest’isola mare, terra e fuoco si ritrovano legate magicamente in un’alchimia di sensazioni tutte da vivere. Ma come nelle migliori delle contraddizioni, Ustica, regina tra le isole minori, è sconosciuta ai più. Persino i Palermitani, distanti appena 2 ore (75 km) di traghetto, non sono soliti frequentarla. Per questo, e tanti altri motivi, insieme all’associazione culturale Isole di Circe, abbiamo deciso di proporre agli Usticesi di mettersi in prima linea e farsi ritrarre per una mostra fotografica a loro dedicata…”. Così ha scritto di recente Giulio Riotta, fotografo palermitano autore degli scatti di una bella mostra che dal 15 agosto (fino al prossimo 2 settembre) è visitabile sull’isola e di cui vi presentiamo alcuni scatti nella photogallery qui allegata. Un modo per dare un volto umano ed autentico ad un luogo che per molti è soltanto un ‘nome’ su una carta geografica.

IL LUOGO

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