Il volo della colomba e la benedizione del torrente: gli antichi riti arbëreshë per l’Epifania in Calabria

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Colomba bianca in volo – Ph. AdriaanC | CCBY-ND2.0

di Redazione FdS

In Calabria in soli due paesi risalenti alla diaspora arbereshe della fine del ‘400 (fuga dall’Albania a seguito delle invasioni ottomane), San Demetrio Corone e San Cosmo Albanese, si celebra la festa dell’Epifania del Signore – ricorrente dodici giorni dopo il Natale, ossia il 6 gennaio per le chiese occidentali e per quelle orientali che seguono il calendario gregoriano – secondo la forma cristiano-orientale della “Teofania” ossia della manifestazione della divinità di Cristo. Entrambi i borghi in provincia di Cosenza sono importanti centri della comunità arbereshe e conservano ancora la lingua, i costumi albanesi ed il rito religioso greco-bizantino.

I rituali osservati in questo giorno speciale si ispirano rispettivamente a passi del Vangelo sulla discesa dello Spirito Santo e sul Battesimo di Cristo. A San Demetrio Corone, si rinnova ogni anno il “volo della colomba”, consistente nel far scendere da una delle più alte finestre di un palazzo della centrale piazza Strigari, legata ad un filo per le ali, una colomba bianca, fino a fermarsi sul bordo della fontana pubblica. Qui il papàs (sacerdote di rito greco) immerge per tre volte la croce (che rappresenta Cristo) nell’acqua davanti alla colomba (simboleggiante lo Spirito Santo) “fatta scendere” da Dio. Rimessa in libertà la colomba, il celebrante impartisce la benedizione a ciascun fedele che si avvicina aspergendo l’acqua con un rametto di rosmarino.

A San Cosmo Albanese, si usa invece benedire la statuina del Bambinello attraverso immersione della croce nelle acque di un torrente. Il rito ha luogo a conclusione della sacra liturgia, allorché i fedeli accompagnano in corteo il loro papàs presso il torrente Sabatino, il corso d’acqua che delimita i confini tra i territori comunali di San Cosmo e Vaccarizzo Albanese. Sulla riva il papàs legge un passo del Vangelo dedicato al battesimo di Cristo, benedice l’acqua del torrente e vi immerge la croce. I fedeli raccolgono in alcune bottiglie dell’acqua che sarà conservata per essere utilizzata in particolari occasioni o per benedire le case, dopodiché il corteo ritorna in paese intonando la “Kuçanina”, una antica ninna nanna in lingua albanese dedicata a Gesù Bambino, la cui statuetta, trasportata in un cesto dai fedeli, ha presenziato sul luogo del sacro rito.

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Sud Italia, Calabria

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