Conversazione con Silvio Gatto, paladino del patrimonio culturale calabrese dimenticato

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Silvio Gatto

Silvio Gatto

di Alessandra Scriva

Gli appassionati lettori di Famedisud certamente ricorderanno Silvio Gatto, ragazzo di origini lametine del quale più volte è stato presentato il profilo in occasione delle sue iniziative a difesa del patrimonio culturale calabrese. Famedisud lo ha in particolare seguito lo scorso anno nel suo tour in solitaria durato 30 giorni, alla volta di più di 100 paesini e città dell’antico Brutium, pubblicando quotidianamente le sue note e i suoi “appunti fotografici”, testimonianza non solo del bello della Calabria, ma anche del suo lato più oscuro, delle tante ferite e offese oltraggiose inflitte sia al paesaggio sia alle memorie storiche di questa nobile terra. La sua ammirevole impresa di sensibilizzazione non poteva non colpire profondamente una persona come me, amante della natura, dell’arte in ogni sua manifestazione e della divulgazione del sapere. Pertanto, con grande entusiasmo, ho incontrato per voi amici il nostro Silvio, chiedendogli di raccontarci le sensazioni suscitate dal tour compiuto in Calabria. Un viaggio ispirato che ha seguito le tracce di quei viaggiatori d’Oltralpe che tra fine Settecento e inizi Ottocento attraversarono la Magna Grecia e la Sicilia per conoscere terre un tempo floridissime.

Seduti a pochi passi dal Castello di Vibo Valentia iniziamo la nostra chiacchierata senza troppi formalismi e convenevoli.

Silvio, innanzitutto vorrei farti i complimenti anche a nome di chi, come me, ti ha seguito nel tuo viaggio fino all’ultima tappa; con questo progetto hai dato voce all’indignazione; non hai taciuto, ti sei ribellato, hai dissotterrato la memoria, le storie che ci riportano alle nostre origini più remote. Hai rammentato ai calabresi di avere una nobile cultura, che è là sotto i loro occhi, che la Calabria ha una storia profonda, invidiabile e importante, che non è fatta solo di fiumi d’inchiostro che parlano di ‘ndrangheta ma è una realtà concreta, pronta ad essere salvata e fatta riemergere, ammirata, studiata in loco, dal vivo. Hipponion, Medma, Skylletion, Kroton, Locri (…) ci parlano, sono pronte a raccontarci, a urlarci che noi siamo figli della Magna Grecia, di grandi filosofi che hanno plasmato il pensiero occidentale come Pitagora e  Parmenide, o come Cassiodoro e Campanella, e dunque abbiamo il dovere di rendere omaggio a Mnemosine, dea della memoria, ossia di tutelare le nostre origini per porle a fondamento di una nuova riflessione culturale e, perciò, di riportarle in vita attraverso un appassionato nostos, un consapevole ‘ritorno’ che serva alla generazioni attuali e a quelle future per ritrovare se stesse. Pertanto ti chiedo di svelarci quali ragioni ti hanno spinto a dar voce a quei reperti silenziosi e dimenticati, a quelle mura sbrecciate, a quei paesaggi deturpati e imbruttiti, a quei terreni dissodati che nascondono tesori…

Le mura di Hipponion, Vibo Valentia - Ph. Silvio Gatto

Le mura di Hipponion, Vibo Valentia – Ph. Silvio Gatto

Semplicemente mi sono chiesto e mi chiedo ancora come sia possibile conoscere noi stessi se non conosciamo la storia delle nostre origini. La consapevolezza identitaria, oltre a renderci consci di noi stessi, ci permette di concepire la diversità come valore arricchente. Se proviamo ad esempio a chiederci come mai assumiano talora atteggiamenti oltraggiosi verso lo straniero, scopriremo che ciò spesso accade perchè sussiste ancora una mancata cognizione del nostro passato. Una sana conoscenza del passato contribuisce a far acquisire una lucida visione del presente. Il futuro è ritornare sui propri passi.

Questa iniziativa coraggiosa sicuramente sarà stata dettata da innegabile sincerità di intenzioni e onestà intellettuale. Chi è Silvio Gatto?

Ho studiato per tre anni Architettura al Politecnico di Torino, ma ho scoperto quanto la progettazione non fosse a me congeniale, preferendo, quindi, continuare il mio percorso formativo attraverso uno studio improntato sulle vicissitudini dell’arte e della tutela della storia e del paesaggio. Da sempre sono amante dell’ambiente e della bellezza, credo nella Costituzione Italiana e in particolar modo nell’Art. 9, che è diventato la mia “catechesi”, credo in tutto ciò che guarda al passato. Mi piacciono i processi inversi, il mio è sempre stato uno studio a ritroso.

Il Mausoleo Romano di Corella, Diamante (Cosenza) - Ph. Silvio Gatto

Il Mausoleo Romano di Corella, Diamante (Cosenza) – Ph. Silvio Gatto

Perciò, Silvio, concepisci il tutto come un nostos, un nuovo andare e ritornare, intenso come ricapitolazione e leitmotiv esistenziale senza soluzione di continuità e senza variazione di tema: la cultura, il paesaggio e l’arte. Guardare e toccare da vicino posti e panorami bellissimi ma disseminati di ecomostri e coperti da colate di cemento, parchi archeologici dimenticati e usati come terreno da pascolo, palazzi, castelli, antiche basiliche ormai in stato di rudere, sicuramente sarà stato come ricevere un pugno nello stomaco. Come ti sei sentito, che sensazioni hai provato di fronte a tali empietà?

Un’alternanza di emozioni, una meravigliosa eccitazione dinanzi alla conoscenza del nuovo, commista ad un forte malessere per non avere mezzi conoscitivi e informativi adeguati, e per la drammatica condizione dei luoghi. Se continuiamo a perdere pezzi della nostra cultura, questa sarà sottratta all’identità storica di tutti noi e, prima o poi, perderemo le tracce e la conoscenza di noi stessi.

Qual è la situazione che ha suscitato in te maggiore indignazione e disgusto, il caso che ha fatto da molla spingendoti a decidere di mettere lo zaino in spalla?

Il suolo sotto cui giace abbandonata la Grotta di Trisulina, Zungri (Vibo Valentia) - Ph. Silvio Gatto

Il suolo sotto cui giace abbandonata la Grotta di Trisulina, Zungri (Vibo Valentia) – Ph. Silvio Gatto

Sicuramente il caso di Capo Colonna, a Crotone, un parco archeologico tra i più vasti d’Europa, di immensa rilevanza storica, contaminato da più di 35 costruzioni abusive, che impediscono il reale sviluppo dell’area. Credo che questo sia il caso più emblematico del degrado culturale che dissacra questa nostra realtà. La mia denuncia vuole sfidare, provocare, far meditare e lievitare le coscienze. Inoltre, ciò che più sgomenta è pensare che siamo arrivati a un punto di non ritorno: la contemporaneità è un punto limite invalicabile, per cui l’unica soluzione possibile è ritornare indietro attraverso l’accettazione di quei valori che hanno costruito il mondo. La nostra società ha accantonato ogni idealismo per il materialismo, si accontenta di un dio terreno: il denaro, l’unico valore oggi percepito. Siamo completamente storditi da ciò che ci propinano i mass media. Tutto questo genera una sorta di trappola sociale sistematica studiata per intontire gli individui, svuotarli e distrarli. I giovani annichiliti si concentrano pertanto su temi qualunquistici e superficiali, occupandosi di ciò che in realtà non riguarda da vicino la loro vita. Si evince una mancanza culturale, una diseducazione ad un occhio critico che sia improntato alla creazione e alla ricerca del bello, un’ignoranza che non è di semplice sottofondo. Tutto ciò compromette quei valori autentici che servono a spingere l’animo a credere e a voler cambiare le cose.

La comunicazione, dunque, è e dev’essere alla base del tuo operato; è in corso in questi giorni la mostra itinerante “SOS Calabria in difesa del patrimonio artistico”, nella quale sono esposte fotografie e documenti atti a denunciare le condizioni dei beni culturali presenti nei territori che hai visitato. Un’iniziativa che vede la partecipazione di Massimo Bray, Tomaso Montanari e Diego Fusaro. Questa sta facendo tappa in vari centri della Calabria con lo scopo di svegliare le coscienze di cittadini e istituzioni. Quali sono le tue parole d’ordine?

Sensibilizzare, informare e acquisire consapevolezza. Il percorso certamente inizia dal basso per poi arrivare in alto. Credo fermamente che i politici siano lo specchio della società, e che la politica non sia meritocratica ma rappresentativa appunto di un certo contesto sociale. Le cose però possono cambiare, la rassegnazione è la peggior schiavitù, soprattutto in una terra come la Calabria nella quale tanto si può fare. Le contraddizioni che in essa giacciono e i luoghi comuni ormai antichissimi l’hanno sempre identificata come “bella a infernale”, un binomio persistente, ma non immutabile.

Da dove bisognerebbe partire?

Cultura e agricoltura potrebbero essere una combinazione perfetta per rilanciare la nostra regione. Il rapporto materico con la terra è fondamentale; dovremmo dare più importanza alla civiltà contadina, che è la più nobile e intessuta di quei valori che nel tempo sono rimasti intatti, autentici: poichè la semplicità che si sceglie con consapevolezza è la più grande forma di libertà, contrariamente al consumismo edonistico e schizofrenico, che furoreggia in maniera sconsiderata in questa società.

“La virtù è nell’arte, l’umanità è nelle opere”, dice un antico motto. Silvio ti ringrazio per questa meravigliosa intervista e invito i nostri lettori a continuare a seguirti sul tuo sito personale e a firmare la petizione on line per il ripristino dei luoghi trattati nel tuo tour, fra i quali – solo per citarne alcuni – possiamo menzionare Brancaleone Vetus, la Grotta di Trisulina a Zungri, il Parco Archeologico di Apollo Alaios a Cirò Marina, il mausoleo romano di Cirella a Diamante, la villa di Capo Cimiti a Capo Rizzuto, il parco archeologico di Capo Colonna a Crotone, la necropoli di Terina a Nocera Terinese.

Grazie a te, Alessandra, e a tutti i lettori di Famedisud.

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