Cavaliere di Marafioti: un capolavoro della Magna Grecia torna a splendere fra le antiche rovine di Locri

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Il Cavaliere di Marafioti, terracotta, Locri, V sec. a.C. - Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Il Cavaliere di Marafioti, terracotta, Locri, V sec. a.C. – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

di Rocco Mazzolari

E’ uno dei capolavori della civiltà magnogreca e dal prossimo 30 luglio tornerà per la prima volta ad essere visibile nella sua terra di origine, l’antica città di Locri Epizefiri, colonia fondata sul mar Ionio, nel VII secolo a.C., da greci provenienti dalla Locride. Ad ospitare il gruppo scultoreo in terracotta noto con il nome di Cavaliere di Marafioti, ritrovato agli inizi del ‘900 dal celebre archeologo Paolo Orsi, sarà il Museo che ha sede in Contrada Marasà all’interno del Parco Archeologico Nazionale di Locri-Polo Museale della Calabria. L’esposizione dell’opera, normalmente ubicata presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, sarà inaugurata il 30 luglio alle ore 19.00 e rimarrà aperta fino al 7 agosto. La mostra giunge a pochi mesi dall’ultimazione del restauro che ha rinnovato lo splendore del gruppo scultoreo già esposto a Milano la scorsa primavera nell’ambito della XVII edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati” di Intesa Sanpaolo, istituto che ha promosso e curato l’intervento di restauro eseguito da Giuseppe Mantella e Sante Guido e le ricerche diagnostiche effettuate dal dott. Domenico Miriello del Dipartimento di Scienze della Terra – Unical.

L’opera, risalente al V° sec. a.C., è un elemento architettonico del tempio dorico (seconda metà del VI° sec. a.C.) scoperto da Paolo Orsi nel 1910 in località Casa Marafioti nei pressi delle mura dell’antica città di Locri Epizefiri. La scultura è riferibile ad un intervento di rinnovo della decorazione architettonica del tempio realizzata quando ne fu sostituito il tetto (420- 400 a.C.) e, secondo la ricostruzione effettuata da Orsi in base ai dati di scavo, si ritiene dominasse la parte posteriore del tempio come acroterio centrale. E’ costituita da una figura di giovane nudo a cavallo e da una sfinge alata che li regge entrambi: se è corretto riconoscere nel giovane un Dioscuro, non è quindi da escludere che il gruppo sia stato un acroterio laterale abbinato ad un secondo Dioscuro, visto che Castore e Polluce, mitici fratelli gemelli figli di Zeus e di Leda, erano raffigurati sempre in coppia.

Il gruppo fu ritrovato frammentato in 180 pezzi che l’abilità di Orsi e del restauratore Giuseppe Damico riuscì a riconporre tra il 1911 e il 1925, integrando le parti lacunose e rafforzando il manufatto con supporti interni. Il recente restauro è stato fondamentale per la sua conservazione e per una più approfondita conoscenza della tecnica di realizzazione. Ha permesso, inoltre, di riscoprire anche con l’ausilio di aggiornate strumentazioni, dettagli affascinanti, quali i segni di stesura a pennello del sottile scialbo originale o la policromia in nero, bianco, rosso che evidenziava meglio nell’intento del coroplasta il muso equino o la criniera rifinita a stecca.

Dopo la mostra locrese, il gruppo del Cavaliere di Marafioti ritornerà nella sua sede abituale, il Museo archeologico di Reggio Calabria, trovando posto nella sala dedicata alla colonia di Locri. L’iniziativa di questa esposizione temporanea, fortemente voluta dalla dottoressa Angela Tecce, direttrice del Polo Museale della Calabria e dalla dottoressa Rossella Agostino, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Locri, è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Museo Archeologico di Reggio Calabria, la Regione Calabria, il FAI – Presidenza Regionale Calabria, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo e delle amministrazioni comunali di Locri e di Portigliola.

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