Avviato a Catanzaro il restauro che riporterà all’antico splendore le cere di Caterina de Julianis

Caterina de Julianis, Il Tempo, XVIII sec., Basilica dell'Immacolata, Catanzaro

Caterina de Julianis, Il Tempo, cera, XVIII sec., Basilica dell’Immacolata, Catanzaro

di Redazione FdS

Nel 2014 segnalammo alcune deliziose opere settecentesche di ceroplastica dell’artista napoletana Caterina de Julianis conservate a Catanzaro, nella Basilica dell’Immacolata, e bisognose di un urgente intervento di restauro. Montate all’interno di apposite teche in legno e vetro (scarabattoli), le sculture compongono scene raffiguranti La Natività, L’Adorazione dei Magi, un’Allegoria del Tempo e Il Compianto sul Cristo. Bellezza, perizia tecnica, valore devozionale e rarità sono le qualità di opere di cui esistono solo pochi altri esemplari in chiese napoletane, musei e collezioni private. Ragioni sufficienti per invocare un recupero tempestivo che ne garantisse la conservazione e la possibilità di fruizione da parte del pubblico. La nostra iniziativa ebbe immediata eco su un quotidiano locale, apparentemente seguita da un nulla di fatto. Tuttavia agli inizi del 2015, mentre tornavamo sull’argomento con un articolo corredato delle immagini della fotografa catanzarese Anna Rotundo (le prime in assoluto ad apparire su Internet), convinti che divulgare un bene culturale sia un primo fondamentale passo per sollecitarne la tutela, ci giunse notizia dell’iniziativa della locale Delegazione FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano che, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici, il Circolo culturale “A. Placanica”, la Basilica di Santa Maria Immacolata e lo Spazio “Concentrica”, organizzò una speciale visita guidata a queste opere. Qualcosa cominciava finalmente a muoversi.
 

Part. della Natività di Caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell'Immacolata, Catanzaro - Ph. © Anna Rotundo

Part. della Natività di Caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell’Immacolata, Catanzaro – Ph. © Anna Rotundo

Dopo tre anni, l’avvio delle operazioni di restauro conservativo di queste opere e di un Ecce Homo proveniente dalla parrocchia del Carmine è stato finalmente annunciato ieri nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la Chiesa del Monte dei Morti di Catanzaro. Moderato dal giornalista Marcello Barillà, l’incontro con i media e i cittadini ha visto gli interventi del Capo della Delegazione FAI di Catanzaro Gloria Samà, del Presidente del Circolo di Cultura ‘Augusto Placanica’, Venturino Lazzaro, del restauratore Giuseppe Mantella, del responsabile del servizio di Radiologia del Sant’Anna Hospital Gregorio Lillo Odoardi, di un rappresentante dell’Associazione Concentrica, di don Maurizio Franconiere Direttore del Museo Diocesano Arte Sacra, e di don Massimo Cardamone, Incaricato Diocesano per i Beni Culturali. Quest’ultimo, in particolare, ha spiegato come gli scarabattoli della de Julianis siano stati penalizzati dal fatto di essere praticamente nascosti, collocati com’erano in alto lungo una delle navate dell’Immacolata e quindi insuscettibili di essere ammirati nella loro bellezza, mentre l’Ecce Homo era praticamente ridotto in brandelli e quindi non esponibile. “Il significato di questo recupero – ha aggiunto – è innanzitutto quello di riappropriarci della nostra fede e di un patrimonio artistico, culturale e devozionale preservato dal tempo nelle nostre chiese ma dinanzi al quale passiamo soltanto per abitudine. Proprio per coinvolgere il più possibile le persone si è pensato di fare questo laboratorio aperto perché chiunque passando possa vedere come si procede in questo restauro della ceroplastica”.

CANTIERE APERTO AI VISITATORI

Le operazioni di restauro, autorizzate dalla competente Soprintendenza, saranno infatti eseguite nei locali del palazzo arcivescovile dalla Ditta Giuseppe Mantella Restauri, che per alcuni mesi opererà in regime di “cantiere aperto”, permettendo cioè al pubblico di seguire l’andamento dei lavori. Sarà possibile visitare il cantiere tutti i giorni dal lunedì al giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00; il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Inoltre, saranno programmabili percorsi didattici per gli studenti di ogni ordine e grado con il supporto del FAI.
 

Part. dell'Allegoria del Tempo di Caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell'Immacolata, Catanzaro

Part. dell’Allegoria del Tempo di Caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell’Immacolata, Catanzaro

Come già accennato, oltre ai quattro scarabattoli di Caterina de Julianis, inconsueta figura di suora-artista vissuta fra il XVII e il XVIII secolo, sarà sottoposto a restauro anche un Ecce Homo del XVII sec., sempre in cera, proveniente dalla locale Parrocchia Madonna del Carmine, opera che l’arch. Oreste Sergi, autore di un recente studio sull’intero gruppo di sculture, ritiene attribuibile alla stessa artista partenopea; correlazione su cui il restauro consentirà probabilmente di dire la parola definitiva.
 

L'Ecce Homo attribuito a Caterina de Julianis, XVII sec., Chiesa del Carmine, Catanzaro

L’Ecce Homo attribuito a Caterina de Julianis, XVII sec., Chiesa del Carmine, Catanzaro

Il restauro, promosso dall’Ufficio Diocesano per i beni Culturali dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, è finanziato dalla Delegazione FAI di Catanzaro e dal Circolo di Cultura ‘Augusto Placanica’, e vede attivamente coinvolto il Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che ha messo a disposizione i suoi laboratori per effettuare alcune indagini diagnostiche, e l’Associazione Concentrica, che ha contribuito ad affrancare dall’oblio le splendide ceroplastiche.
 

Part. dell'Adorazione dei Magi di caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell'Immacolata, Catanzaro

Part. dell’Adorazione dei Magi di Caterina de Julianis, XVIII sec., Basilica dell’Immacolata, Catanzaro

”BACKSTAGE” DI UN RESTAURO

Giuseppe Mantella nell’introdurre le operazioni di restauro delle ceroplastiche, ha sottolineato come “la Calabria possa rinascere grazie ai beni culturali”  per cui ha voluto “che il primo restauro in Calabria su ceroplastiche avvenisse solo dopo aver effettuato degli accurati studi tecnici, anche di carattere radiografico. Il restauro, in questo modo, potrà essere inserito interamente in una guida e fare da progetto pilota a futuri restauri di manufatti simili a quelli di cui ci andiamo ad occupare”. L’apertura del cantiere è stata infatti preceduta da una approfondita conoscenza della materia prima utilizzata per le opere, la cera, indagata sotto il profilo chimico di tutte le sue componenti, così come è stato importante “considerare attentamente la natura delle sostanze che possono aver interagito con i materiali dell’opera stessa nel tempo – agenti esterni o composti aggiunti in occasione di restauri pregressi – e valutare quali elementi chimico-meccanici possano essere usati per operare gli interventi di pulitura o d’integrazione più variamente intesi. 
 

Sala-restauri a cantiere aperto allestita presso il Palazzo Episcopale, Catanzaro

Sala-restauri a cantiere aperto allestita presso il Palazzo Episcopale, Catanzaro

Determinanti a tal fine innanzitutto le note storiche lasciate dalle persone che all’epoca, o in quelle immediatamente successive, sono venute a contatto direttamente o indirettamente con le opere prese in esame riportandone descrizioni, puramente estetiche o inerenti la loro creazione, utili al fine di una prima identificazione dei materiali costitutivi dell’opera originale”. Al contempo vanno valutati anche gli ambiti d’uso alternativo della materia, i quali possano aver influenzato con metodi, strumenti, ricettari o altre forme di tradizione compositiva, le opere stesse: “utile in proposito – spiega Mantella – è l’esame delle tecniche impiegate nelle varie fucine operanti in quel determinato periodo storico, o in quello subito precedente, che si sono avvalse dello stesso materiale anche per scopi differenti ma ugualmente riconducibili alla produzione considerata”. Non meno utile anchela conoscenza dell’entourage dell’artista e le ideologie proprie peculiari o comuni al tempo”. Esaminate nel modo più ampio tali informazioni, si può procedere ad un’eventuale analisi di tipo chimico o chimico-fisico, “finalizzata al confronto con dati certi o presunti, cioè a confermare o smentire ciò che già precedentemente si è avuto modo d’intuire”.
 

Indagini radiografiche di tomografia assiale computerizzata (TAC)

Indagini radiografiche di tomografia assiale computerizzata (TAC), Sant’Anna Hospital, Catanzaro

Nel caso particolare della ceroplastica, fra Sei e Settecento si ebbero due categorie principali di impiego della cera: gli ex voto, unitamente ad altre rappresentazioni di carattere religioso, nonché il primo affermarsi di un nuovo utilizzo della cera a scopo scientifico: “la prima categoria – chiarisce il restauratore – per quanto interessante sotto il profilo storico e iconografico, non ci è di grande utilità per ciò che concerne il ricettario delle cere e soprattutto riguardo ai metodi utilizzati per la formatura, dato che essi variavano da autore ad autore senza alcun rigore scientifico o pretesa di aderenza al vero. Viene invece in aiuto la produzione in ceroplastica a supporto dello studio delle scienze mediche, attività che si rivela codificata in ricettari e tecniche più facilmente relazionabili alle diverse officine ceroplastiche attive tra il Sei ed il Settecento”. Il riferimento è all’anatomia plastica a scopo di studio, che nasce grazie ai progressi raggiunti nella tecnica di mummificazione dei cadaveri dissezionati, nonché, all’uso delle iniezioni di vari composti cerosi nel sistema circolatorio e linfatico al fine di prolungare la conservazione del preparato anatomico autentico: “queste cere iniziarono ad avere caratteristiche proprie e peculiari rispetto alle produzioni in cera destinate ad altro uso e a seguire norme prestabilite da criteri di verosimiglianza e correttezza medica al fine di meglio imitare i vari tessuti nel colore e nelle trasparenze.”
 

Elaborazione digitale in 3D dell'Allegoria del Tempo di Caterina de Julianis

Elaborazione digitale in 3D dell’Allegoria del Tempo di Caterina de Julianis

Volendo riprodurre fedelmente la struttura umana dunque, “il ceroplasta modellava ogni parte partendo dall’interno e procedendo verso gli strati più superficiali muscolari ed epiteliali. Per evitare però di far collassare il tutto, era costretto a modificare la composizione di base della miscela di cera con crescenti percentuali di resina in prossimità del centro dell’opera, rendendo così maggiormente solide, e quindi portanti le strutture”. Questa esigenza era avvertita soprattutto per le opere di maggiore complessità, mentre – spiega Mantella – “le produzioni in cera tradizionali non prevedevano di norma un sostegno interno perché confidavano sulla leggerezza della materia e sulle dimensioni spesso ridotte”.
 

Il restauratore e i suoi collaboratori esaminano il contenuto degli scarabattoli

Il restauratore Giueppe Mantella (al centro) e i suoi collaboratori esaminano il contenuto degli scarabattoli

Queste considerazioni preliminari evidenziano dunque la complessità dell’intervento conservativo che si va realizzare sui quattro scarabattoli e sul busto dell’Ecce Homo di Catanzaro proprio muovendo dalla conoscenza materica dell’opera attraverso l’ausilio di sofisticate indagini diagnostiche quali: tomografia computerizzata (TAC), ultravioletto, infrarosso, sezioni stratigrafiche, gascromatografia, fluorescenza X, ecc. “Già ad una prima indagine autoptica – conclude Giuseppe Mantella – gli scarabattoli evidenziano la caratteristica della polimatericità, cioè dell’uso di più materiali organici ed inorganici per la realizzazione dei singoli elementi che costituiscono le opere. Caratteristiche che dovranno essere tenute in grande considerazione nel momento in cui si affronterà la delicatissima operazione di pulitura e consolidamento delle superfici. Infatti in virtù della esecuzione delle imprescindibili indagini diagnostiche sarà possibile individuare e testare i prodotti chimici più idonei per la pulitura e riqualificazione delle superfici sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza competente per territorio alla quale è affidata la Direzione dei Lavori”.

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Restauro cere de Julianis

La sala-restauri allestita al Palazzo Arcivescovile, Catanzaro

Restauro cere de Julianis

Scarabattolo sottoposto a Tomografia assiale computerizzata (TAC), Sant'Anna Hospital, Cz

Restauro cere de Julianis

Il restauratore Giuseppe Mantella illustra una delle immagini diagnostiche

Restauro cere de Julianis

Imaging di indagine diagnostica pre-restauro, Sant'Anna Hospital, Cz

Restauro cere de Julianis

L'equipe di restauratori in sala TAC, Sant'Anna Hospital, Cz

Restauro cere de Julianis

Scarabattolo pronto per la TAC, Sant'Anna Hospital, Cz

Restauro cere de Julianis

Il restauratore Giuseppe Mantella durante la visita alla sala-restauri allestita al Palazzo Arcivescovile, Catanzaro

Restauro cere de Julianis

Restauro cere de Julianis

Nella sala-restauri allestita al Palazzo Arcivescovile, Catanzaro

Restauro cere de Julianis

Nella sala-restauri allestita al Palazzo Arcivescovile, Catanzaro

Restauro cere de Julianis

Ecce Homo (part.), cera, XVII sec., attribuito a Caterina de Julianis

Restauro cere de Julianis

Ecce Homo (part.), cera, XVII sec., attribuito a Caterina de Julianis

Restauro cere de Julianis

Ecce Homo (part.), cera, XVII sec., attribuito a Caterina de Julianis

Restauro cere de Julianis

Restauro cere de Julianis

 

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