Un astrolabio a Papa Francesco per ricordare il grande astronomo calabrese Luigi Lilio

Busto dell'astronomo calabrese Luigi Lilio ealizzato dall'artista Giuseppe Capoano

Busto di Luigi Lilio, astronomo e matematico calabrese del ‘500, realizzato dall’artista Giuseppe Capoano – Ph. Vizza | CCBY-SA3.0

di Redazione FdS

Il suo nome è lagato al Vaticano grazie a quella riforma del Calendario Gregoriano di cui è stato l’autore alla fine del XVI secolo. Un’immagine di suo fratello Antonio genuflesso mentre porge al pontefice il libro del nuovo calendario campeggia sul bassorilievo del mausoleo dedicato a papa Gregorio XIII nella Basilica di S. Pietro. Parliamo di Luigi Lilio, noto anche con il nome latino di Aloysius Lilius medico, astronomo e matematico calabrese nato a Cirò (Crotone) nel 1510 e morto a Roma nel 1574. Una figura di primissimo piano eppure a lungo dimenticata nella sua terra natale, almeno fino alle celebrazioni per i cinquecento anni della nascita tenutesi in Calabria nel 2010 e alla istituzione nel 2012, da parte della Regione, della Giornata del Calendario in memoria di Luigi Lilio fissata per il 21 marzo di ogni anno.

L'astrolabio in memoria dell'astronomo Luigi Lilio, opera di Mimmo Cozza

L’astrolabio in memoria dell’astronomo Luigi Lilio, opera di Mimmo Cozza

In questi giorni si è tornato a parlare dello scienziato cinquecentesco grazie ad una iniziativa del Comune di Cirò: l’astrolabio realizzato per commemorare la sua figura universalmente riconosciuta di astronomo e matematico, ideatore della riforma del Calendario Gregoriano, l’icona del cirotano San Nicodemo Abate e lo sciannacheddo d’argento, simbolo della millenaria tradizione del vino di questa terra, saranno consegnati ufficialmente a Sua Santità Papa Francesco, nell’udienza di mercoledì 11 marzo, a San Pietro, in Vaticano.

E’ quanto ha fatto sapere il Primo Cittadino Mario Caruso, rendendo altresì noto che l’Amministrazione Comunale ha messo a disposizione tre autobus per accompagnare la delegazione di 150 fedeli che, insieme alla Parrocchia S.Maria de Plateis guidata da Don Giovanni Napolitano ed ai membri del Corpo Bandistico “Città di Cirò – Associazione musicale Euterpe” raggiungeranno la Santa Sede per questo momento storico per la cittadinanza ed il cirotano.

“Quella di mercoledì 11 – dichiara Mario Caruso – sarà una giornata storica per tutti noi e, ritengo, per l’immagine dell’intera Calabria nel mondo. Non sarà soltanto l’incontro in udienza tra la nostra comunità di fedeli e il Pontefice, momento già di per sè pregno di valori e significati spirituali e sociali preziosissimi per la nostra gente. Con la consegna, infatti, anzitutto dell’astrolabio in omaggio a Lilio e poi del nostro sciannacheddo d’argento, icone emblematiche e marcatori identitari della storia e della dignità culturali non solo di Cirò ma di tutta la Calabria, condivideremo anche col Santo Padre – prosegue – un messaggio importante di definitiva ricucitura di uno dei più delicati e affascinanti passaggi della storia moderna, quale fu la riforma del Calendario proposta dal nostro illustre concittadino ed accettata dalla Commissione allora istituita da Papa Gregorio XIII. L’atteso e certamente emozionante momento in cui incontreremo Papa Francesco – conclude il Sindaco – rappresenterà, quindi, per la nostra comunità, un tassello importante ed ulteriore nella diffusione planetaria di un dato e di un’invenzione che hanno cambiato il corso della storia universale ed in nome della quale possiamo e dobbiamo andare fieri, condividendone soprattutto con le nuove generazioni il significato ed il valore autentici di riscatto culturale.

L’udienza papale di mercoledì 11 marzo è stata promossa e richiesta dalla Parrocchia Santa Maria de Plateis. Il Corpo bandistico “Città di Cirò” eseguirà un brano per il Pontefice al quale, oltre all’astrolabio per Aloysius Lilius ed allo sciannacheddo d’argento con incise due colombe simbolo di pace, sarà consegnata anche un’icona di San Nicodemo Abate, monaco basiliano del X secolo, nativo di Cirò e Patrono di Mammola (Reggio Calabria). Tutte e tre le opere sono state realizzate e donate dall’orafo di Cirò Mimmo Cozza.

 

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