Alla Venice Design Week le opere dell’artista calabrese Angelo Ventimiglia

Angelo Ventimiglia, Lampada "Iride" (totale e part.), tecnica mista

Angelo Ventimiglia, Lampada “Iride” (totale e particolare), tecnica mista, 2022

Ventimiglia ha partecipato alla manifestazione veneziana esponendo alcune opere nell’ambito della mostra “Luccicanza”, che celebra il design italiano

di Redazione FdS

Prevista nel capoluogo veneto dall’1 al 9 ottobre, è stata prorogata fino al 20 febbraio 2023, presso l’Hotel Savoia & Jolanda, la mostra Luccicanza. L’Arte celebra il Design a Venezia che, in occasione della Venice Design Week, ha visto coinvolti – insieme ai designer – alcuni artisti in un personale omaggio a uno dei settori di eccellenza del Made in Italy. Curato da Davide Caramagna e Michele Citro, e promosso e realizzato da Studio Opera L.T.B., il progetto espositivo ha richiesto ai partecipanti una propria intepretazione del concetto di ”luccicanza” che – hanno spiegato gli organizzatori -, “è un concetto estetico più profondo rispetto alla semplice e mera lucentezza, riflesso o reazione fisica ad una luce esterna e altra rispetto all’oggetto riflettente. Essa è concepita come una proprietà della cosa o della persona, un dono intrinseco, originale e originario, la presenza in sé di uno spirito superiore, di una differenza sostanziale ed essenziale”; il riferimento è a “quel quid”, a “quell’impetus primordiale” che – aggiungono – caratterizza in realtà ogni opera d’arte e design, quell’attributo unico “in grado di vivificare tanto la materia quanto la forma”. Tra i creativi a cui è stata lanciata la sfida c’è anche il calabrese Angelo Ventimiglia, uno tra i più interessanti artisti meridionali in circolazione, del quale ci siamo più volte occupati (insieme a lui espongono a Venezia anche Angelo Andrea Citro, Tommaso Dognazzi, Emanuele Gregolin, Nicola Pellegrino, Opificio Emblema, Tina Sgrò, Fernando Spano). Nell’occasione, con la cura del critico d’arte Mario Verre, l’artista ha presentato un gruppo di tre opere che confermano la sua versatilità.
 

Luccicanza - Venice Week Design (Venezia, 1-9 ottobre, prorogata fino al 20 febbraio 2023)

Luccicanza – Venice Week Design (Venezia, 1-9 ottobre 2022 | mostra prorogata fino al 20 febbraio 2023)

In stretta continuità con una ricerca formale ispirata agli archetipi racchiusi nella simbologia della Magna Grecia – ovvero la Bellezza, la Natura col suo perenne ciclo di Vita, Morte e Rinascita, il senso del Divino, ecc. –, quale inusuale approccio per una riflessione sul rapporto con la propria terra d’origine e con le proprie radici culturali, Angelo Ventimiglia si è cimentato con una nuova ricerca basata su quel connubio tra funzionalità ed estetica che costituisce l’essenza del Design, ma lo ha fatto senza rinunciare alle sue primigenie fonti di ispirazione artistica. Va detto infatti che non c’è una netta separazione tra le diverse fasi della sua esperienza creativa, e non solo perché in queste sue nuove opere prosegue l’intimo rapporto dell’artista con la materia metallica manualmente forgiata, ma anche perché il suo sguardo non cessa di rivolgersi all’antichità come a quel punto dello spazio-tempo in cui si annidano le radici che alimentano presente e futuro, in un rapporto di connessione così profondo da non ammettere battute d’arresto se non a costo di perdere una parte importante di sé stessi.
 

Angelo Ventimiglia, Lampade Ieròs e Ierà, tecnica mista, 2022

Angelo Ventimiglia, Lampade Ieròs e Ierà, tecnica mista, 2022

Uno degli aspetti più rilevanti di questa connessione è, secondo l’artista, quel processo per cui nell’arte, così come nella letteratura e nella musica, l’essere umano riesce a portare ad esistenza qualcosa che prima non esisteva, ovvero ciò che gli antichi greci chiamavano poiesis (dal poiein, “fare” ): un’esigenza avvertita dall’uomo di oggi così come da quello di migliaia di anni fa. Naturalmente cambiano le epoche e gli stili, ma mai viene meno l’esigenza dell’individuo di dare corpo ad oggetti con le proprie mani, e in questo le civiltà antiche sono state grandi maestre al punto che la loro impronta persiste indelebile in molti oggetti tra quelli che ancor oggi utilizziamo. Ventimiglia ha voluto testimoniare questo rapporto costante col passato evocando ancora una volta l’immaginario classico e le sue simbologie, ma all’interno di oggetti chiaramente ispirati a un’estetica contemporanea.

Per la Venice Design Week l’artista ha presentato delle lampade, oggetti che trovano quindi il loro trait d’union nell’elemento-luce, inteso però non solo come mezzo utile a contrastare il buio ma anche come energia sottesa a vari livelli – da quello biologico a quello spirituale – all’esistenza stessa della Natura e dell’Uomo. Il titolo λύχνοι, riprende il termine greco che in antico definiva le lucerne e che Ventimiglia ha scelto per le sue lampade, nelle quali l’immediato valore funzionale dell’oggetto si fonde con i rimandi di carattere simbolico racchiusi nei tondi metallici lavorati a sbalzo, altro fulcro ”illuminante” di ciascuna opera. L’idea più profonda che ha ispirato questo gruppo di opere è infatti quella della luce come simbolo del Divino, del Sacro e della Conoscenza ad essi correlata, elemento antagonista del caos e dell’oscurità, in quanto tale principio fondante di molte religioni dell’antichità, compresa quella greca.

Nella lampada di maggiori dimensioni, denominata “Ieròs”, il tema viene declinato attraverso un’immagine maschile sacerdotale delineata sul recto del rilucente tondo metallico scolpito a mano e posto al centro dell’impianto geometrico della lampada; l’immagine è quella appunto dello ierofante (“colui che spiega le cose sacre”), la guida del rito in alcuni culti misterici dell’antica Grecia, il sacerdote conoscitore delle cose sacre inaccessibili ai non iniziati. Sul verso del tondo, ma correlata con la prima figura, troviamo la Mano Pantèa, una mano atteggiata nel gesto della benedizione sacerdotale risalente ad epoca pre-cristiana, corredata di numerosi altri elementi simbolico-esoterici che connotano l’oggetto quale potente talismano contro le influenze negative; un oggetto di cui ci restano diverse testimonianze archeologiche.
 

Angelo Ventimiglia, Lampada Ieròs (recto e verso), tecnica mista, 2022

Angelo Ventimiglia, Lampada Ieròs (recto e verso), tecnica mista, 2022

Nella lampada più piccola, denominata “Ierà”, sul recto del tondo troviamo il profilo di una divinità muliebre, simbolo del principio femminile presente nella dimensione divina come in quella umana. Sul verso è presente ancora una volta la Mano Pantea, ma questa volta declinata in una libera versione – quella del gesto scaramantico delle corna – scelta dall’artista come omaggio alla tradizione magica popolare del Sud Italia. Interessante la scelta del colore blu della fonte luminosa utilizzata, soluzione che evoca nell’osservatore il concetto espresso dal filosofo americano James Hillman, secondo il quale il blu sarebbe il colore del divino e delle sue manifestazioni.
 

Angelo Ventimiglia, Lampada Ierà (in primo piano a sx e a destra), tecnica mista, 2022

Angelo Ventimiglia, Lampada Ierà (a sx in primo piano e a destra), tecnica mista, 2022

La terza suggestiva opera del gruppo è “Iride”, evocante l’idea della luce quale mezzo imprescindibile della nostra capacità di visione fisica suggerita dalla stilizzata forma oculare dell’oggetto, ma anche come metafora di quella ”chiarezza” che guida il nostro sguardo oltre la mera superficie delle cose del mondo, alla ricerca di quelle ”forze” sottili che le animano. A quest’ultimo aspetto si ricollega in particolare la scelta di raffigurare sul tondo metallico centrale l’immagine di un satiro, essere dalle sembianze in parte umane e in parte ferine che per gli antichi Greci personificava appunto l’invisibile forza vitale della natura. E a proposito dello sguardo che va oltre la superficie delle cose, anche per questo lavoro il pensiero di Hillman ci offre una chiave di lettura del colore blu utilizzato dall’artista nella composizione: proprio perché il filosofo americano – come accennato prima – riteneva il blu correlato col divino e le sue manifestazioni, egli lo poneva altresì in relazione con quella particolare e rara esperienza psichica in cui lo sguardo dell’uomo può ritrovarsi a oltrepassare la linea che separa l’ordinario dallo straordinario, il tempo dal non-tempo, l’apparenza delle cose dalla loro realtà enigmatica, pervenendo a una forma di sapere visionario.
 

Angelo Ventimiglia, Lampada Iride, tecnica mista, 2022

Angelo Ventimiglia, Lampada Iride, tecnica mista, 2022

È evidente dunque come tali opere attestino la capacità di Ventimiglia di andare ”oltre” l’oggetto di uso comune, qual è appunto una lampada, arricchendone di significati l’esistenza nello spazio così come nel rapporto col fruitore finale.

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