A spasso per Matera: percorsi in una città sorprendente

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Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, XIII-XVII sec., Matera - Ph. © Michele Natale

Veduta notturna della chiesa dei Santi Pietro e Paolo (o chiesa di S. Pietro Caveoso), XIII-XVII sec., Matera – Ph. © Michele Natale | Photo gallery a fondo pagina

di Rosalia Chiarappa

C’è sempre un buon motivo per visitare Matera. Che ci si vada per la prima volta o che si torni per una passeggiata, la Città dei Sassi riserva sempre belle sorprese! E per noi di Città Meridiane, un travel blog in cui chi viaggia con peloso al seguito trova molti consigli, c’è un motivo in più: Matera è una cittadina “very pets friendly”! Abbiamo deciso di vivere la città girando in lungo e largo ma soprattutto sopra e sotto terra. Perché Matera si sviluppa in positivo, con i suoi bei palazzi e le sue piazze, ma soprattutto in negativo, cioè al di sotto delle strade e, gradino dopo gradino, svela grotte, labirinti, insediamenti rupestri, caverne e case scavate nella roccia, chiese e anche antiche cisterne.

E proprio dalla più grande cisterna della città, chiamata Palombaro Lungo al di sotto della centralissima piazza Vittorio Veneto (per visite contattare l’Associazione GTA Basilicata +39 339 3638332), è partito il nostro tour nella Capitale Europea della Cultura per il 2019, già Patrimonio Unesco dal 1993. Matera è dotata di ben sette palombari, di cui tre sono visitabili. I palombari, fino ai primi decenni del secolo scorso, rappresentavano le fonti di approvvigionamento idrico per l’intera città. Quello cosiddetto Lungo, si sviluppa sotto tutta la piazza e attraverso una elaborata rete di canali portava l’acqua da una fonte naturale collocata ai piedi del Castello Tramontano sino alla cisterna dalle pareti impermeabili rivestite in cocciopesto, che poteva contenere fino a cinque milioni di litri d’acqua tra sorgiva e piovana. Il termine palombaro deriva dalla parola latina “plumbarius” che indicava chi si occupava della manutenzione dei tubi in piombo dell’acquedotto. La visita, molto suggestiva, porta nelle viscere della terra e, attraverso scalette e passerelle di ferro sospese sul fondo del pozzo pieno d’acqua, nei vari ambienti della cisterna sino alla base del torrione che si trova al di sotto del Convento dell’Annunziata.

Dopo la visita sottoterra abbiamo prenotato il tour della città con l’Apecar di Pasquale Cantore e di Rocco, il suo inseparabile amico a quattrozampe (Apetourmatera +39 339 4656553). Effettuare il giro di Matera con l’Apecar di Pasquale al tramonto, quando la luce più calda illumina le quinte del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano e il cielo si colora di un intenso azzurro, è sicuramente uno spettacolo da non perdere e una delle cose da segnarsi in agenda da fare almeno una volta nella vita. A bordo del piccolo mezzo, tra scorci memorabili e i toccanti racconti di Pasquale che nei Sassi ha vissuto la sua fanciullezza, abbiamo visto Matera con occhi diversi.

Da Piazza del Sedile, situata al Piano, il centro storico con i palazzi più imponenti edificati dal 1600 a oggi, siamo saliti sulla Civita, la parte più antica di Matera in cui fra il 1230 e il 1270 fu edificata la Cattedrale in stile romanico-pugliese. Ma il giro più emozionante è stato quello tra i Sassi. Non solo per le immagini da cartolina che ci sono rimaste negli occhi: la facciata incastonata nella roccia della chiesa di San Pietro Barisano, gli occhi spalancati delle nicchie delle chiese rupestri di Santa Maria delle Virtù e di San Nicola dei Greci, lo sperone roccioso sul quale è aggrappato il monastero di Sant’Agostino, la vetta sulla quale spicca Santa Maria de Idris, solo per citare le più suggestive. Ma per le storie di vita vera che ci ha raccontato Pasquale che rimarranno per sempre scolpite nel nostro cuore. Ci ha detto di quando bambino non poteva lamentarsi dell’acqua che quando pioveva scorreva dal soffitto nella sua cameretta perché solo a chi dimostrava di vivere in condizioni estreme veniva assegnata la nuova casa. Ci ha raccontato, emozionandosi, del giorno in cui finalmente alla sua famiglia viene concesso di trasferirsi e della sua richiesta di poter conservare almeno il numero civico della sua casa di bambino, che gli viene dato soltanto dopo esser stato spaccato in due, perché nessun diritto doveva rimanere ai vecchi proprietari trasferiti in rioni popolari appositamente costruiti, sulle vecchie abitazioni divenute proprietà dello Stato.

Al rientro è sera e Matera è il presepe di sempre da godere appieno affacciandosi prima da Piazza Pascoli sul Sasso Caveoso e poi passeggiando per via Ridola, proseguendo per via del Corso, sul Sasso Barisano attraverso la balconata di Santo Spirito in piazza Vittorio Veneto. Ma vale la pena non fermarsi al centro e concedersi una gita nei dintorni per lasciarsi coinvolgere appieno dall’incanto di questi luoghi. E spostarsi verso la Gravina di Picciano, dove in Contrada Pietrapenta c’è un piccolo gioiello: la Cripta del Peccato Originale, detta anche Grotta dei Cento Santi.

La visita è possibile solo su prenotazione (Artezeta Soc. Coop. +39 320 5350910 – info@artezeta.it) in quanto il sito si trova all’interno della proprietà privata della famiglia Dragone. Situata lungo l’Appia antica e scoperta nel 1963, è stata recentemente restaurata dalla Fondazione Zetema di Matera con la consulenza dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Viene considerata una delle più antiche testimonianze dell’arte rupestre del Sud Italia e spesso definita la “Cappella Sistina” medioevale. Le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento sono state affrescate intorno alla prima metà del IX secolo d.C. secondo i caratteri tipici dell’arte benedettino-beneventana su calcarenite trattata con una base di malta con fondo di alabastro da un anonimo artista chiamato il Pittore dei Fiori di Matera.

La visita è resa ancora più suggestiva da un percorso guidato che alterna luci e suoni e che svela a poco a poco le pitture parietali. Sulla parete di fondo si staglia il racconto biblico dei primi capitoli della Genesi: Dio Padre Creatore, la Luce, le Tenebre, la Creazione di Adamo, la Nascita di Eva, la Tentazione e il Peccato Originale, il cui frutto non è la mela bensì il fico. Sono solo cinque le rappresentazioni in tutto il mondo in cui è questo frutto a rappresentare il “malum”, che poi per errori di trascrizione e di traduzioni è diventato mela: nelle cattedrali di Otranto e di Trani, nel duomo di Monreale e nell’affresco della Cappella Sistina. Il racconto della Creazione lascia poi spazio, nelle tre conche absidali, alle splendide triarchie degli Apostoli Pietro, Andrea e Giovanni, degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e alla venerazione della Vergine Regina, Maria Celeste Imperatrice che ricorda molto la longobarda Teodora di Ravenna.

Un altro particolare molto importante è quello delle sei dita, l’esadattilia presente nelle raffigurazioni di Pietro e dell’arcangelo Michele a rappresentare l’imperfezione umana rispetto alla perfezione divina. Un insieme di figure e di simboli, come i rossi fiori che incorniciano tutte le figure, che lascia davvero a bocca aperta e fa intendere quanto ricchi dovessero essere i committenti di tale opera, realizzata 500 anni prima che Giotto dipingesse gli affreschi di Assisi e moderna in modo stupefacente.

Prima di andare via il nostro consiglio è quello di fare una passeggiata nel silenzio quasi irreale del Parco Scultura La Palomba, dove all’interno del Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri, è nato per iniziativa dello scultore Antonio Paradiso, una sorta di museo en plein air. Infatti, in questo spazio di sei ettari, ex sito paleolitico, villaggio neolitico con trincea fortificata e fondo di capanna, pozzo e muro megalitico, negli ultimi cento anni trasformata in cava di tufi poi abbandonata, hanno trovato la loro casa le sculture in ferro e pietra di Nicola Carrino, Pietro Coletta, Luigi Mainolfi, Eliseo Mattiacci, Hidetoshi Nagasawa, Giuseppe Spagnulo, Mauro Staccioli. Al centro, ben visibile anche dalla strada, troneggia un’automobile schiacciata da un masso, opera di Antonio Paradiso. La discesa verso la cava svela poi le altre opere spesso dedicate al volo degli uccelli e al mito di Icaro. L’ingresso è libero – eventuali offerte verranno utilizzate per la cura del parco che rimane aperto tutto l’anno, festivi inclusi. La Galleria può essere visitata telefonando ai numeri +39 328 9716135 – +39 339 8663196 (Contrada Pedale della Palomba, Strada Statale 7 Via Appia – www.parcosculturalapalomba.it).

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A spasso per Matera: percorsi in una città sorprendente

Scorcio panoramico di Matera - Ph. © Michele Natale

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Scorcio di P.zza Vittorio Emanuele - Ph. © Michele Natale

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Rosalia Chiarappa sull'Apecar di Pasquale Cantore - Ph. © Michele Natale

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Palombaro Longo - Ph. © Michele Natale

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Palombaro Longo - Ph. © Michele Natale

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Vista su Santa Maria di Idris, al Sasso Caveoso - Ph. © Michele Natale

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Passeggiata tra i Sassi con le case grotta - Ph. © Michele Natale

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Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

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Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

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Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

A spasso per Matera: percorsi in una città sorprendente

Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

A spasso per Matera: percorsi in una città sorprendente

Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

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Parco Scultura La Palomba - Ph. © Michele Natale

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Contrada Pietrapenta, Gravina di Picciano - Ph. © Michele Natale

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Cripta del Peccato Originale - Ph. © courtesy Artezeta

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Cripta del Peccato Originale - Ph. © courtesy Artezeta

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Cripta del Peccato Originale - Ph. © courtesy Artezeta

A spasso per Matera: percorsi in una città sorprendente

Cripta del Peccato Originale - Ph. © courtesy Artezeta

 
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