Calabria. Censis: «Un patrimonio ricchissimo. Occorre che da giacente diventi vivente»

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Alcuni gioielli del patrimonio culturale calabrese: dall’alto, i Bronzi di Riace (Ph. Ferruccio Cornicello), il Codex Purpureus Rossanensis, i resti del Tempio di Hera Lacinia a Crotone, il bronzo Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, la Stauroteca donata da Federico II di Svevia alla Cattedrale di Cosenza

di Redazione FdS

“Solo se il patrimonio culturale da giacente diventa vivente, allora si può avere una Calabria “Felix”, che significa una Calabria “fertile”, dove la cultura – fatta di patrimonio archeologico, museale, edilizio, paesaggistico – viene resa viva attraverso eventi, nuove idee, interazioni continue con la vita che scorre, con l’innovazione, con lo sviluppo”. Così il direttore del Censis, Giuseppe Roma, ha sintetizzato il risultato della ricerca sulla rilevazione del capitale culturale, la prima del genere in Italia, promossa dalla Regione Calabria e curata dal Censis, dal titolo ‘Big Data e Social Network per istruzione e cultura in Calabria’.

Roma ha illustrato nei giorni scorsi una serie di dati che evidenziano un territorio disperso, dove il 23% dei comuni e’ distante dai servizi essenziali come scuola superiore, stazione ferroviaria e pronto soccorso, a fronte della media nazionale del 7.7%. Nonostante questo c’e’ una buona presenza di istituzioni culturali pubbliche, come musei, biblioteche e sale teatrali, mentre è debole la presenza delle istituzioni private, come i cinema e le librerie. Dalla ricerca del Censis emerge che una volta ultimato il Museo di Reggio Calabria, che si prevede nella prossima primavera, nel 2015 il numero delle presenze nei musei e aree archeologiche statali della regione potrebbe fare diventare in percentuale la Calabria una delle prime regioni del Sud, attestandosi anche alla media delle regioni del Centro Italia.

Secondo Roma, cosi come ha fatto la Regione Calabria in questi anni, occorre puntare sui grandi attrattori come il Museo di Reggio Calabria, sul ruolo della scuola come luogo di diffusione della conoscenza dei beni culturali, sulla promozione di eventi culturali di qualità diffusi sul territorio, sull’uso innovativo delle tecnologie digitali per superare l’isolamento territoriale e favorire l’accesso e orientare le scelte dei cittadini sulla visita dei luoghi culturali.

Cosa consente, dunque, ad un patrimonio ‘giacente’ fatto di siti archeologici, castelli, chiese, musei archivi, collezioni, palazzi storici di diventare vivo e fertile per il presente e il futuro? “Puo’ essere decisiva la valorizzazione dei tanti tesori e delle grandi potenzialità della Calabria, finora largamente inespresse, spiega l’assessore alla Cultura della Regione Mario Caligiuri che, nel corso della presentazione della ricerca Censis, nel Palazzo dell’Informazione, in piazza Mastai a Roma, ha illustrato le attività svolte dal 2010 ad oggi per promuovere la cultura calabrese. “L’attivita’ finora svolta – prosegue – ha prodotto ricadute positive sulla Regione evidenziate, tra l’altro, dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulla Calabria, nel quale si afferma che la cultura incide per il 15% sulla creazione della ricchezza della regione. Una percentuale destinata ad aumentare“.

“Sulla stessa lunghezza d’onda – prosegue Caligiuri – sono l’INVALSI, che ha attestato l’aumento delle competenze degli studenti calabresi oggi simili alle medie nazionali; l’ISTAT, che ha rilevato l’aumento del numero dei lettori in Calabria; INFOCAMERE, che ha constatato che la Calabria e’ stata nel 2013 la regione italiana con il maggiore incremento di imprese innovative; lo stesso CENSIS che colloca la Calabria come terza regione d’Italia per e-book scaricati dal web”.

“Appunto per questo – ha spiegato – abbiamo ritenuto opportuno cercare di identificare il “capitale culturale”, cioè quelle condizioni che consentono al patrimonio culturale esistente sul territorio di produrre sviluppo economico e civile. A differenza del “capitale sociale”, che i sociologi identificano come elemento essenziale per l’efficienza delle istituzioni pubbliche e in base al quale la Calabria e’ stata negli anni scorsi considerata come il fanalino di coda, sul piano culturale stiamo invece facendo progressi significativi e abbiamo posto le premesse per una crescita ulteriore”.

“In questi anni, abbiamo concentrato le risorse, insieme allo Stato, sui grandi attrattori, creando anche un’offerta diffusa sul territorio; sul coinvolgimento attivo delle scuole; sulla individuazione e sostegno ad eventi culturali significativi e l’uso del web, con l’allestimento di 6 nuovi siti che hanno registrato finora circa 2 milioni di visitatori, con oltre mille app scaricate sull’atlante dei beni culturali e oltre 10 mila e-book dal portale delle biblioteche”.

“E proprio sulla lettura abbiamo concentrato una straordinaria attenzione considerandola come l’indispensabile premessa di ogni progresso culturale, anche realizzando la più grande biblioteca digitale pubblica, con le indicazioni di oltre 1 milione e 200 mila libri e con 160 mila file scaricabili gratuitamente, non solo e-book e musica, ma anche video e corsi universitari on-line”.

“Al di là di ogni evidenza contraria questa regione – ha rimarcato – sta cambiando in profondità e lo sta facendo attraverso la cultura e la scuola. Stiamo crescendo in tutte le direzioni e i risultati saranno ancora più significativi nei prossimi anni quando gli ingentissimi investimenti che abbiamo orientato su istruzione, ricerca e beni culturali dispiegheranno di più i propri effetti”. “La Calabria non deve inventarsi nulla – ha sottolineato Caligiuri – e deve solo promuovere e valorizzare quello che ha, rendere produttivi gli investimenti e ragionare in un’ottica unitaria, in modo tale da coinvolgere tutti i territori”.

“Della Calabria di questi anni – ha concluso – emerge un quadro che potrebbe essere un dipinto del Caravaggio o di Mattia Preti, con luci ed ombre. In questi anni ci siamo impegnati per attenuare le ombre e accrescere le luci”.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti anche il Professore emerito dell’Università “La Sapienza” di Roma Tullio De Mauro, il Sovraintendente ai Beni Culturali del comune di Roma dal 2008 al 2013 Umberto Broccoli e il Presidente del Censis Giuseppe De Rita i quali hanno evidenziato l’impegno della Regione Calabria per la creazione di un modello di sviluppo economico basato sulla cultura. Ha concluso il sottosegretario ai Beni Culturali Francesca Barracciu che ha sostenuto che l’analisi promossa dalla Regione Calabria e curata dal Censis è “un utilissimo strumento che, se applicato anche a livello nazionale, permetterà di orientare al meglio le strategie del nostro Paese, che deve fare dell’istruzione e della cultura due pilastri del suo futuro”.

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