Vini per il buon bere 2015: guida ai top della Puglia

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Puglia – Vecchia vite di un trullo ad Alberobello (Ba) – Ph. Marlene76 | CCBY2.0

Vini per il buon bere 2015: guida ai top della Puglia. Una panoramica attraverso le principali guide italiane

di Angelo Foresti

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Vino pugliese – Ph. © Ferruccio Cornicello

Da poco nelle librerie hanno fatto capolino le guide ai vini più importanti d’Italia in versione 2015. La Puglia si riconferma leader nel panorama vitivinicolo nazionale ed anzi in generale incrementa i suoi punteggi andando a posizionarsi in maniera definitiva tra le regioni che contano di più in termini di produzione vinicola di qualità. Lo dicono Gambero Rosso, forte non solo sulla carta ma anche nel mondo delle app, L’Espresso, il cui direttore Enzo Vizzari è riuscito a portarla ai vertici come importanza, La Guida Veronelli, sempre ben informata e tra le prime a riportare le novità e la nuova di Daniele Cernilli, la Guida Essenziale ai vini d’Italia, new entry ma già promettente e sicuramente autorevole vista la grande esperienza e notorietà dell’autore.

Ed è così che sfogliando queste “bibbie” del bere bene si scopre che la crescita della cultura enologica pugliese avvenuta nel corso degli ultimi due decenni ha portato al consolidarsi di un progetto articolato, partito con l’obiettivo di trasformare la produzione quasi massiva in produzione qualitativa e, in certi casi, persino d’elite se si pensa ad alcuni grandi rossi dalla personalità così prorompente, mediterranea e accattivante.

Ma quali sono le aziende agricole e non, che hanno ricevuto i punteggi complessivi più alti? Percorriamo tutta la Regione, da Nord a Sud, dalla Daunia al Salento passando dalle Murge, da Est a Ovest, per conoscere più da vicino i vini leader per il 2015. Scopriamo il perché della costante ascesa della Puglia nelle guide e che risultati ha portato la valorizzazione di territori che fino a qualche anno fa venivano ritenuti semplici appezzamenti, in modo particolare tra la zona di San Severo e di Castel del Monte dove il Nero di Troia sta riscoprendo se stesso.

Varcando il territorio regionale dal Molise, come prima tappa ci si ferma a Lucera dove Longo Alberto produce per l’appunto un ottimo Nero di Troia, premiato insieme al suo piccolo tesoro chiamato Cacc’èMmitte, un blend composto da Nero di Troia, Montepulciano d’Abruzzo e Bombino Bianco, molto indicato e apprezzato sui i piatti della cucina dauna.

Viaggiando tra i diversi paesaggi che si susseguono lungo la costa adriatica, scendiamo sino alla Capitale del barocco. Lecce è la città che ospita l’azienda Agricole Vallone, produttrice del Brindisi Rosso Riserva Villa Flaminia che ha riscosso non poco entusiasmo nel mondo degli addetti ai lavori e della stampa nazionale. A pochi chilometri, a Monteroni di Lecce, si riconferma tra i top anche la storica cantina Apollonio che tra le sue tante chicche ha ricevuto la definitiva consacrazione con il suo Terragnolo, capolavoro di gusto ottenuto da uve Negroamaro affinate 12 mesi in botti di rovere francesi e altri altrettanti mesi in bottiglia prima di proporlo sul mercato.

Tappa d’obbligo per degustare altri vini premiati sono i paesi di Copertino e di Guagnano. Il primo è l’epicentro dei grandi rosati, perché non dimentichiamoci che nella Puglia non ci sono solo rossi ammaliatori ma anche vini rosati ottenuti con il sistema a lacrima, freschi, convincenti ed eleganti. Tra le tante etichette spunta il Girofle, creatura voluta dal grande enologo Severino Garofano, firma dell’Azienda Monaci. Se invece volete proseguire il viaggio in mezzo ai rossi rubini, le guide consigliano l’agricola Cantele di Guagnano, in modo particolare il Teresa Manara Rosso.

Varchiamo il confine provinciale salendo verso nord, da Lecce a Brindisi, dove ci aspetta un altro colosso della viticoltura pugliese. Il suo nome è Paolo Leo. L’azienda che porta il suo stesso nome, oltre ad essere una delle realtà più importanti, riesce anno dopo anno a regalare enormi soddisfazioni agli intenditori. A San Donaci Paolo Leo è sinonimo di grandi vini, in modo particolare di Primitivo e Chardonnay. Come non citare allora il Fiore di Vigna e lo Chardonnay Numen?

Mancano ancora due province all’appello, la provincia di Taranto e quella di Bari. Puntando verso la costa ionica incontriamo quello che da molti è considerato il capostipite di quella generazione di vignaiuoli che ha dato il via alla riqualificazione del vino pugliese. La filosofia progressista di Gianfranco Fino l’ha portato a riscuotere molto successo. Il suo Primitivo di Manduria ES è la massima espressione della sua produzione.

Concludiamo il nostro tour virtuale intorno ai vini top nel comune di Gioia del Colle. Qui a contendersi il primato vi sono due aziende che la sanno lunga e che qualitativamente nella zona hanno ben poche rivali: la prima è l’agricola Guttarolo, la seconda la cantina Polvanera, ormai non più una scoperta ma una certezza. Lo dimostra la splendida creatura di Filippo Cassano: il Primitivo di Gioia del Colle 17.

Altri grandi esistono, e non pochi, ma purtroppo non ho potuto menzionarli tutti, a loro, che hanno subito un involontario torto, chiedo umilmente scusa, in modo particolare a Flora Saponaro e al suo splendido Susumaniello rosato premiato anche a quella manifestazione che sempre più sta assumendo notorietà grazie a Nicola Campanile, Luciano Pignataro, Giuseppe Barretta & C. e che porta il nome di “Radici del Sud”.

 

 

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