Un pomeriggio letterario sorseggiando una tazza di tè con la scrittrice Maria Concetta Preta

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Locandina dell'evento

Locandina dell’evento

di Alessandra Scriva

Copertina del libro. L'immagine è della pittrice Silvana Dell'Ordine

Copertina del libro. L’immagine è della pittrice Silvana Dell’Ordine

Eccomi qui ad invitarvi a partecipare numerosi all’appuntamento culturale nel quale ho il piacere di essere coinvolta in prima persona. Proprio questo sabato, 11 Aprile, sarà per me una giornata speciale perché alle 18.30 presso il Museo della Tonnara di Pizzo Calabro (Vibo Valentia), recensirò l’ultimo lavoro della prof.ssa Maria Concetta Preta: “Rosaria, detta Priscilla, e le altre. Storie di violenza e femminicidio”.

É un evento molto importante, dato l’ argomento quanto mai attuale, poiché non è mai sufficiente dare risalto alle storie di quelle donne che quotidianamente sono vittime di violenze, ingiustizie e soprusi. La vostra presenza e testimonianza sarannno preziose ed indispensabili per continuare a dar vita a quella polifonia di voci che purtroppo tende a spegnersi troppo velocemente dopo ogni nuovo caso di cronaca. Mi è quindi sembrato interessante, prima dell’evento, incontrare l’autrice del libro per dar vita a una chiacchierata al femminile, sperando di coinvolgere voi lettori di Famedisud.

La scrittrice Maria Concetta Preta

La scrittrice Maria Concetta Preta

Forse non tutti conoscono Maria Concetta Preta, quindi, prima di ogni cosa, sarà bene colmare questa lacuna. E’ una docente di lettere antiche, che partita dall’epigrafia classica è approdata alla scrittura e alla poesia nel 2012. É un orgoglio della nostra terra come testimoniano i numerosi premi e riconoscimenti a lei conferiti tra i quali il Premio Nazionale “Le parole di Arianna” 2013 con il mistery “Il segreto della ninfa Scrimbia”. Il suo noir “La Signora del Pavone blu” è invece risultato finalista al Premio Nazionale “Un libro amico per l’inverno- 2014” e vincitore della sezione Gialli del premio “Nero su bianco”. La fiaba di Scrimbia, ha avuto la menzione d’onore al Premio “Narrando per passione” 2014. I racconti contenuti nel libro che sto per presentare hanno riscosso il plauso delle giurie di altri concorsi nazionali quando ancora erano inediti. Infatti, con “Bella di notte” si è classificata al secondo posto al Premio Letterario “Parole nel Vento” 2014. Le sue poesie sono state inserite in numerose antologie di Premi letterari nazionali ed internazionali.

Maria Concetta, benvenuta. Ho pensato di offrirti un tè per presentarti ai lettori di Famedisud…

Ottimo modo per rompere il ghiaccio Alessandra, anche perché non fumo… Mi raccomando molto zucchero e non per rendere più edulcorato quello che andremo a raccontare.

E allora, sentiamo dalla tua voce una riflessione sulla tua ultima fatica, “Rosaria detta Priscilla, e le altre”, pubblicata nel Febbraio di quest’anno per le edizioni Meligrana. Cosa ti ha spinto a scrivere quest’opera?

La molla per scrivere è stata una profonda indignazione, che covavo da anni, dovuta a una mia presa di coscienza davanti allo sterminio sistematico di donne che, come in un’ecatombe, si trovano schiacciate da forme patologiche di “amori” e perdono la vita in seguito alla lotta contro un nemico che spesso vive in casa con loro: marito, partner o ex, comunque e sempre un uomo. Ho voluto riflettere sull’ “universo uomo- donna” con un’opera protesa tra realtà e immaginazione e che recupera figure femminili dalla cronaca italiana accostandole ad altre di mia invenzione.

Da quali considerazioni sei partita?

Mi sono guardata attorno e alla ricerca del non detto e del non scritto in storie di mia invenzione, che riguardano sette delle dieci figure femminili a cui ho dato corpo. Le considerazioni sono molteplici: la prima è che si tratta di amori malati e di situazioni anormali o comunque atipiche: nelle storie non parlo dell’amore in generale, ma di un tipo di amore o, meglio, di una forma di follia o passione che degenera in violenza e sopraffazione.

Un’altra considerazione è che la casa per le donne non è sempre luogo di protezione, ma gabbia e trappola. La tragedia è dietro la porta, l’assassino vive sotto lo stesso tetto e la donna non se ne accorge, pronta com’è a giustificare e a voler cambiare il suo uomo. Questo non sempre avviene: scene di raptus, di perdita del controllo di sé, in un burrascoso crescendo di incomprensioni, portano talora alla morte. Si consuma una guerra tra le mura domestiche, drammi privati che finiscono in cronaca nera, specchio di una società estremamente confusa.

Un’altra idea è quella di dar voce ad altre forme di violenza più sottili, ma non per questo meno estenuanti – alludo allo stalking – che invadono la sfera psicologica, anche se non vengono percepite come vere e proprie vessazioni. E ancora un voler dar corpo alla paura che accompagna la vita delle donne, perché: “se cerco di fuggire, lui mi ammazza”, “non me ne vado perché ci sono i figli” oppure “dove vado senza soldi?”. C’è anche chi non ripone fiducia in sé stessa per una forma di disistima verso cui è indotta dall’uomo, che le ha sempre ripetuto: “tu non vali nulla”.

Questa la realtà…Ma cosa aggiunge una scrittrice come te?

La letteratura nasce per far riflettere, ma anche per rappresentare quanto nella realtà non si manifesta. É compito di chi scrive dare voce a chi non l’ha potuta usare per ribellarsi. Infatti, nel mio libro, offro alle mie dieci donne di carta, la possibilità che non hanno avuto: quella di opporsi alle convenzioni sociali, alle costrizioni, alla stessa morte cui sono arrivate, certo non per propria volontà. La parola scritta è e sarà sempre strumento di conoscenza, progresso, riscatto e speranza. É come se in questi racconti, per lo più in forma di monologhi, io provo a svelare il vero vissuto delle protagoniste, ossia ciò che pensavano, ciò che volevano, ciò che sognavano prima di morire o di arrendersi. Purtroppo, la realtà per loro è stata altro rispetto ai desideri.

Come hai organizzato la materia narrativa?

Rispetto agli altri miei lavori, romanzi gialli e noir con un intreccio basato sulla suspense e con un meccanismo narrativo teso a inchiodare il lettore fino all’ultimo respiro, in Rosaria detta Priscilla ho voluto non ripetermi e dar vita ad un’antologia di dieci racconti al “femminile”, in chiave realistica o addirittura veristica, intersecati da personali riflessioni e liriche a tema, tutte incentrate sul dramma della violenza. Si tratta di dieci ritratti femminili non stereotipati, in cui la storia della Calabria di un recente passato s’innesta nel vissuto di drammi personali. A dire il vero, nello scrivere l’opera mi sono profondamente commossa e ho sofferto chiedendomi “perché?”. É stato un vero e proprio pugno allo stomaco, spinta dall’indignazione e dallo sdegno, e da una personale forma di ribellione.

La mia mission narrativa è quella di raccontare la realtà senza pregiudizi, ma anche di infondere il seme della speranza perché voglio credere nel riscatto delle donne e in un futuro più roseo. L’opera esordisce, a mo’ di incipit, con il racconto apri- pista che dà il titolo e prosegue con altri tre fino alla riflessione centrale che costituisce il cuore del libro: si tratta della storia romanzata di Liviana Rossi, desunta dalla cronaca come pure gli ultimi due ritratti: quello di Francesca Alinovi e quello di Melania Rea, distanti tra loro ventotto anni, nei quali poco è cambiato nel campo della violenza dell’uomo verso la donna. Ci sono poi altri tre racconti in cui ho voluto recuperare aspetti storici e didascalici della Calabria che fu, per farla conoscere ai giovani lettori.

A chi dedichi questo libro?

Mi sembra giusto dedicarlo alle donne nelle quali ripongo assoluta fiducia quando mi accorgo che sanno cogliere fino in fondo il dono della femminilità, che è un valore aggiunto da custodire e difendere. Poi, lo dedico ai giovani perché coltivano attraverso la conoscenza il rispetto verso l’altro sesso e, dulcis in fundo, ai miei tre figli Silvio, Giulio e Adriano in quanto uomini.

Pensi che il femminicidio faccia parte della storia delle donne?

Senza dubbio la violenza dell’uomo contro la donna esiste da sempre, per secoli esse sono scese a patti con il potere maschile mediando, dialogando, accettando e subendo sconfitte. Molte si sono alleate, le più si sono arrese. Sicuramente un tempo questa parola non esisteva e si usava il termine più convenzionale di omicidio, ma finalmente ci si è resi conto che bisognava coniare una parola che riconoscesse un fenomeno dilagante nell’Occidente: femminicidio.

Io, in quanto scrittrice e donna, non vorrei che questo termine appartenesse alla storia femminile o comunque alla storia, che si costruisce senza distinzioni di sesso, anche se per tanti secoli è stata fatta e scritta dagli uomini e le donne non hanno trovato una loro collocazione storica, a meno che non si trattasse di figure di contorno e di sfondo all’azione dei protagonisti maschili. Chiaramente gradirei narrare di una storia al femminile in senso eroico e non solamente tragico, ma è cosa risaputa che le eroine sono tali in quanto danno vita a dei drammi e personalmente preferisco storie “estreme” e dalle tinte fosche, non solo quando le invento ex novo, ma anche, come in Rosaria detta Priscilla, quando le desumo dalla realtà che risulta più cupa dell’immaginazione. Femminicidio, dunque, come chiave di lettura della storia delle donne, di quelle emarginate, messe al bivio, malmenate, svuotate e alienate… ma anche di quelle che non si sono rassegnate e hanno lottato… fino alla morte.

Ti ringrazio per la profondità del tuo pensiero e ti chiedo di regalarci una frase che chiuda questo nostro breve scambio di battute…

Trattandosi di un piccolo gineceo letterario… “Per non dimenticare il cammino verso la libertà di chi ci ha precedute, per costruire la felicità in un mondo nuovo fatto dalle donne per le donne”. Questo è il mio auspicio e il mio impegno, questo è ciò in cui credo.

… e allora vi invito vivamente a leggere “Rosaria detta Priscilla”, che sarà reperibile, per quanti lo vorranno acquistare, il giorno della presentazione; è previsto uno sconto per gli intervenuti e inoltre l’autrice sarà lieta di autografare ogni copia del volume. In ogni caso, le sue pubblicazioni sono a disposizione oltre che in libreria anche contattando direttamente l’editore Meligrana oppure on line su IBS e AMAZON. Nel seguente link potete scaricare un’anteprima di lettura.

Un saluto e alla prossima intervista con l’autrice, che ci svelerà le trame del suo mondo giallo- noir.

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