Trivellazioni nel Mar Jonio calabrese. La società civile pone 7 domande al governatore Oliverio

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Piattaforma pertrolifera in mare. Nella foto piccola il Governatore della Calabria, Mario Oliverio

Piattaforma pertrolifera in mare. Nella foto piccola il Governatore della Calabria, Mario Oliverio

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di Redazione FdS

All’indomani della grande manifestazione dello scorso 28 marzo a Corigliano Calabro che ha visto in Calabria la partecipazione di oltre 5 mila cittadini decisi più che mai ad opporsi al piano di trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio prospettatosi dopo l’approvazione del decreto ”Sblocca Italia”, in Calabria la società civile continua ad interrogarsi su quali saranno i risvolti a livello istituzionale di tale esplicita manifestazione di dissenso popolare.

Lo scorso 10 Aprile, durante la conferenza dei Sindaci dell’Alto Ionio Cosentino, R.A.S.P.A. (Rete Associazioni Sibaritide Pollino per l’Autotutela) ha infatti sottoposto ai primi cittadini presenti un documento che, attraverso sette domande, invita il Presidente della Regione Calabria a fare chiarezza sull’ambiguità della sua posizione relativa al rischio delle trivellazioni; rischio che sebbene scongiurato verbalmente – secondo quanto dichiarato da R.A.S.P.A. – “è di fatto ancora in atto vista la mancata espressione di un parere espressamente negativo diretto alla totalità delle istanze di ricerca presentate”.

Dopo che il primo cittadino di Trebisacce (Cosenza) ha recepito di buon grado la sollecitazione di guesto gruppo di associazioni ad adottare una delibera attuativa del principio di precauzione (una misura di cautela che, anche in situazioni di incertezza scientifica, garantisca la protezione della salute dei cittadini e dell’ambiente, in contesti di rischio potenziale), delibera resa nota a tutti gli altri Sindaci intervenuti all’Assemblea, R.A.S.P.A. ha invitato anche loro a riflettere sulle sette domande poste a Mario Oliverio, governatore della Regione Calabria, esigendo da lui spiegazioni e rettifiche. Di seguito il documento che riportiamo in forma integrale:

Premesso che:

• in data 31 marzo 2015 è scaduto il termine ultimo entro il quale la Regione Calabria era titolata a esprimere parere vincolante, tramite V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), in relazione a istanze di ricerca di petrolio e gas in estese aree della Calabria e in particolare dell’Alto Jonio.

• Che le istanze presentate sul territorio dello Jonio cosentino sono 4:
– Tempa la Petrosa – Istanza della Total E&P;
– Fonte della Vigna – Istanza della Total E&P;
– Torre del Ferro – Istanza della Appenine Energy SRL;
– Solfara Mare – Istanza della Appenine Energy SRL;

• Che dal 1° aprile u.s., con l’entrata in vigore del Decreto denominato ‘Sblocca Italia’, e in particolare con l’articolo 38 in esso contenuto, la competenza a esprimere parere decisionale è passata al Consiglio dei Ministri, rendendo significativamente più difficile la salvaguardia del territorio da parte dei comuni e della regione;

• Che il Presidente della Regione Calabria ha più volte espresso pubblicamente la sua netta opposizione a qualsiasi istanza di trivellazione riguardante il territorio;

• Che il 2 aprile u.s. la Regione Calabria ha pubblicato sulla home page del proprio sito la seguente comunicazione:
“Il Dipartimento “Ambiente e Territorio” della Regione Calabria, viste le richieste di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) inerenti progetti di ricerca di idrocarburi a terra nelle zone dello Jonio cosentino presentate dalla Total E&P Italia, ha rilevato l’impossibilità di procedere alla Valutazione di Impatto Ambientale per carenza di documentazione sui progetti di ricerca già precedentemente richiesta. Pertanto si dichiara la non valutabilità delle istanze per come formulate dal proponente.
Lo stesso Dipartimento della Regione Calabria ha rilevato, altresì, che la Via non può ridursi a verifica astratta sulla compatibilità ambientale, ma deve comportare una analisi comparativa approfondita sulle matrici ambientali e sul confronto tra utilità socio-economica e sacrificio ambientale. F.D.”.

si pongono le seguenti domande:

1. Che valore giuridico ha il comunicato apparso il 2 aprile 2015 sul sito della Regione Calabria? Esiste una delibera della giunta regionale o del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione che attesti inequivocabilmente il rigetto di tutte le istanze di ricerca sottoposte a procedura valutativa?
2. Come mai nel suddetto comunicato si fa riferimento soltanto alle istanze di ricerca presentate dalla Total E&P, tralasciando quelle della Appenine Energy S.R.L.?
3. Come mai si rileva una contraddizione tra la posizione assunta dal Presidente della Regione Calabria in tema di trivellazioni e il contenuto della seconda parte del suddetto comunicato diffuso dal Dipartimento Ambiente e Territorio?
4. Cosa si intende con l’espressione “comparazione tra sacrificio ambientale e sviluppo socio-economico”?
5. Come mai le carenze nella documentazione presentata dalla Total E&P sono considerate motivo di non valutabilità e non di rigetto esplicito?
6. Qual è il destino delle istanze giudicate non valutabili? Possono essere nuovamente presentate o sono considerate de facto rigettate? E nella prima ipotesi, è ancora la regione competente a emettere parere o tale competenza, in funzione di quanto previsto dall’art. 38 del Decreto Sblocca Italia, passa al Governo centrale?
7. Sostanzialmente il rischio di trivellazioni sul territorio calabrese è scongiurato, rimandato o tuttora presente?

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