Sicily in Decay: un progetto fotografico sulle pregiate architetture abbandonate dell’isola

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© Carlo Arancio

“…l’immenso globo della terra, con le sue torri ammantate di nubi, le sue ricche magioni, i sacri templi e tutto quello che vi si contiene è destinato al suo dissolvimento (…). Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”
W. Shakespeare, La Tempesta

di Redazione FdS

“Perduta e nascosta, letteralmente irraggiungibile se non dopo una lunghissima marcia sotto il sole. Ecco la più bella delle ville in rovina siciliane che abbia mai visitato. Nonostante la decadenza ed il degrado, conserva un fascino ed una monumentalità indelebili… La villa troneggia, infatti, al centro di una cinta muraria. Al suo ingresso una piccola cappella, poco più lontano un boschetto di origine non naturale. Sembra infatti che sia stato voluto per offrire ombra e frescura alle giovani nobili che qui soggiornavano, per allietarne le passeggiate e per evitare che la loro pelle diafana potesse colorarsi sotto il sole, aggressivo e bruciante delle estati isolane…” È  questa una delle note con cui Carlo Arancio, giovane studente siciliano di Architettura all’Università di Catania, commenta in modo suggestivo le sue immagini fotografiche di edifici siciliani abbandonati, per lo più antichi e aristocratici. Osservandone alcuni tra i più fastosi si ha la netta percezione di trovarsi di fronte ai relitti di un mondo, di un’epoca e di un modo di vivere, come quelli di cui – con distacco e ironia, e ispirandosi alla figura del bisnonno paterno – Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha descritto il declino ne Il Gattopardo. Sono luoghi di una memoria e di una identità perdute, il cui impatto visivo scatena nell’osservatore una ridda di sentimenti contrastanti fatte di stupore e sconcerto, di forti emozioni estetiche e di un profondo senso di impotenza di fronte a edifici passati dall’essere luoghi in cui  si celebravano un tempo la bellezza e l’armonia dell’abitare e si rispecchiava il gusto di un’epoca, a fragili spoglie esposte all’offesa del tempo, delle intemperie e del vandalismo.
 

Carlo Arancio

Carlo Arancio | Courtesy of Sicily in Decay

Tra i due suddetti estremi si colloca la percezione delle impronte umane, talora ancora tangibili, quelle di chi queste case ha abitato per poi abbandonarle sulla scia di chissà quale destino, o semplicemente per aver esaurito la propria esperienza terrena lasciandole in consegna a chi non ha potuto, saputo o voluto garantire ad esse una continuità. “Quando capita di entrare in una casa in cui persistono arredi e oggetti personali, si ha quasi la sensazione di essere ospiti dei suoi antichi proprietari e si è portati a muoversi con ancor più discrezione”, racconta Arancio, rivelando quanto intenso sia talora l’imprinting umano rimasto in questi luoghi.
 

© Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Oggi, per alcuni di questi edifici non sarebbe nemmeno così difficile immaginare una nuova vita, ma si tratta di una prospettiva alquanto utopistica, sia per i costi, spesso insostenibili per un privato, sia per la realtà di un’Italia sempre meno incline alla tutela e al recupero, anche in presenza di beni di rilevanza storica e, in quanto tali, di interesse pubblico.
 

© Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Per Carlo Arancio visitare e fotografare questi luoghi – cosa che, racconta, ha cominciato a fare fin dall’età di 16 anni – è un modo per accostarsi con trasporto emotivo a un volto poco conosciuto e, per molti, insospettato, della Sicilia, quello della decadenza di tesori architettonici di altre epoche capaci di affascinare e rapire l’immaginazione dell’osservatore, raccontando di realtà o modelli di vita spesso non più esistenti eppure profondamente radicati nell’essenza culturale dell’isola. Ne è nato così il progetto Sicily in Decay (Sicilia in decadenza), raccolta di immagini riprese sul campo che si fanno testimonianza di pregiate espressioni architettoniche dell’isola attraverso le quali passano intere pagine della sua storia. È la ricognizione di un passato da sottrarre all’oblio per ricomporre le tessere (non importa quanto malandate) di un mosaico di cui tutti i siciliani fanno parte.
 

© Carlo Arancio

© Carlo Arancio

L’iniziativa – arricchita dalla sua personale formazione in ambito architettonico – rientra in quell’attività che gli inglesi definiscono urban exploration (o urbex, in forma abbreviata), ovvero l’esplorazione di strutture appartate dell’ambiente urbano, spesso sconfinando in proprietà private ma pur sempre animati da intenzioni positive che sono appunto quelle della fotografia e della documentazione storica. Infatti da semplice hobby, questa attività è via via diventata a livello internazionale uno strumento tramite il quale segnalare luoghi abbandonati della propria terra, magari augurandosi che ciò possa servire a sottrarli a un completo decadimento.
 

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Le ville abbandonate di Carlo Arancio

© Carlo Arancio

 
Nel caso di Carlo Arancio, l’approccio a questa Sicilia ”dimenticata” è nato innanzitutto dal gusto della scoperta, dal piacere di cogliere ad ogni visita dettagli architettonici e decorativi nuovi, così come nuova e diversa è l’atmosfera che ciascun edificio offre alla percezione emotiva del visitatore. A questa prima spinta si è presto aggiunta quella di voler testimoniare tanta bellezza ferita eppure ancora così affascinante, ponendola al centro di un progetto che vuole avere una valenza artistica più che di denuncia. Da qui la decisione di usare l’obiettivo fotografico per fermare ancor più nel tempo una bellezza destinata prima o poi a scomparire in assenza di un’incisiva azione di recupero.
 
© Carlo Arancio

© Carlo Arancio

Il progetto – che, spiega Carlo Arancio, offrirà spunti anche alla sua tesi di laurea – è tuttavia suscettibile di ulteriori sviluppi: “ho selezionato – dice – alcuni edifici che si prestano ad un possibile itinerario tematico ed ad una possibile fruizione in sicurezza, naturalmente previo accordo con i rispettivi proprietari”. Intanto si allunga la lista degli edifici documentati, di cui – va precisato – per ovvi motivi di salvaguardia non svela mai nomi e luoghi, ma ne condivide immagini sui social network Facebook ed Instagram: “Fino ad oggi – racconta – ne ho censiti parecchi, e fra visitabili, inaccessibili o da controllare ne conto veramente tanti. Quelli che sono riuscito a documentare tramite fotografie sono circa 500, ma non tutto viene pubblicato sui social…”. L’obiettivo immediato – aggiunge Arancio – è quello di creare “interesse e consapevolezza verso pregiate testimonianze architettoniche” che, vere e proprie pagine di storia siciliana, “ci raccontano modi di costruire e di vivere lontani dalla contemporaneità”.
 

© Carlo Arancio

© Carlo Arancio

La loro diffusione in rete ha fatto sì che gli scatti fotografici di Carlo Arancio suscitassero grande interesse da parte di fotografi, anche stranieri, desiderosi di accostarsi a una realtà che, dice Arancio, è ben lungi dall’essere stata ancora completamente esplorata, potendosi ipotizzare l’esistenza in Sicilia di migliaia di luoghi analoghi a quelli già documentati. Condividerne con tutti le immagini, e quindi la consapevolezza della loro esistenza e del loro valore di testimonianza storica, architettonica e artistica, è sicuramente un grande omaggio reso ad una terra dalla storia straordinaria.

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