Riprendono i controversi lavori nel foro romano di Capo Colonna e riprende anche la lotta dei cittadini

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Calabria - Capocolonna, un simbolo della difesa del patrimnoio culturale del Sud

Calabria – Capo Colonna, un simbolo della difesa del patrimonio culturale del Sud

di Redazione FdS

Avevamo lasciato la vicenda della cementificazione ”autorizzata” del foro romano di Capo Colonna – sul promontorio Lacinio alle porte di Crotone – con la notizia della conferma da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali della legittimità dei lavori svolti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria (oggi Soprintendenza Archeologia), senza che peraltro sia stato divulgato alcun documento relativo alla ispezione svolta poco tempo prima dagli esperti del Ministero medesimo. Si è poi aggiunta notizia – segnalata dalla Commissaria europea Responsabile della Politica di Coesione nell’esecutivo Juncker – della assenza del pur sbandierato cofinanziamento europeo relativo all’Accordo di Programma Quadro identificato dal codice S.P.A. 2.4 e intitolato “Ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica di Capo Colonna e messa in sicurezza delle realtà archeologiche riportate in luce”, per un importo complessivo di due milioni e mezzo di euro, nell’ambito del quale rientrano i succitati lavori nel foro romano. Un enigma che non risulta essere ancora stato sciolto.

Intanto si apprende che i controversi lavori a Capo Colonna sono ripresi e a comunicarlo è una nota stampa inviata ieri da Linda Monte, presidente della cooperativa Gettini di Vitalba che, insieme alla Associazione Sette Soli e al Comitato #Salviamocapocolonna, è stata fra i protagonisti della presa di posizione popolare in difesa di un patrimonio culturale cittadino sempre più maltrattato.

Ecco cosa si legge nella nota firmata da Linda Monte:

 

Stamattina, in area archeologica, abbiamo constatato la ripresa dei lavori sul famoso piazzale. Il cantiere è protetto dalle forze dell’ordine e dalla Digos.

Le associazioni Gettini di Vitalba e Sette Soli hanno interessato due procure per i possibili danneggiamenti a causa di scavi per inserire pali per reggere una copertura metallica in area termale, e  da quel che si apprende ufficialmente vi è stata un’apertura d’indagine a riguardo. Inoltre, si è inviato esposto alla procura contabile per possibile danno erariale e si attendono notizie. Già dal mese di febbraio queste associazioni hanno inviato richiesta di accesso agli atti al Ministero dei Beni Culturali, a seguito della visita ispettiva presso Capo Colonna. Il ministero non ha inteso rispondere entro i termini di legge e di conseguenza abbiamo dato mandato ad un legale affinchè si rivolga al TAR del Lazio per averne accesso.

La risposta del ministro e della gerarchia burocratica è che i lavori devono proseguire! Informiamo anche che le associazioni hanno interessato l’autorità nazionale anticorruzione per Capo Colonna e per l’affidamento senza bando per la somma di oltre dieci milioni di euro ad un unico soggetto, riguardante il castello/fortezza Carlo V. La riflessione spontanea che ci viene è che in tutto questo le ragioni legittime della cittadinanza a difesa del proprio patrimonio, devono vedere lo stesso Stato che difende le malefatte di organismi di tutela e per questo si fa proteggere dagli uomini in divisa, impedendo persino una ripresa fotografica da una singola e disarmata cittadina.

Linda Monte

Oggi pomeriggio alle 17.00 si è tenuta invece al Castello Carlo V di Crotone una conferenza stampa  indetta dai cittadini più che mai intenzionati a proseguire nella loro protesta: “Hanno vinto la battaglia, ma non la guerra”, ha dichiarato Andrea Correggia del comitato #SalviamoCapoColonna che, insieme a singoli cittadini e associazioni intende appunto proseguire nell’azione di contestazione. Al tempo stesso è stata lanciata una nuova richiesta di aiuto alle istituzioni e alla politica affinchè intervengano sulla vicenda in modo risolutivo. Oggi purtroppo i crotonesi hanno dovuto assistere passivamente ad una ennesima colata di cemento effettuata nel sito archeologico per la costruzione di un nuovo parcheggio. Al Comitato, con la presenza delle forze dell’ordine, è stato impedito di fermare i lavori così come è stato vietato l’accesso a chiunque fino al tardo pomeriggio, fino cioè a lavoro di cementificazione completato. Ora, dopo le proteste pacifiche delle settimane scorse Correggia rivendica la necessità di un’azione più dura soprattutto a fronte di una politica “che continua ad essere silenziosa”.

“Noi non staremo di certo a guardare con le mani in mano –  promette – Il territorio è nostro e noi lo difenderemo”, e rievoca azioni portate avanti per settimane ma finora servite purtroppo a bloccare i lavori una sola volta. Intanto, il Comitato, che ha dalla sua un’ampia parte della popolazione cittadina, ha inviato ieri una lettera al Partito Democratico per chiedere un sostegno attivo in questa vicenda, ma finora la missiva non ha avuto risposta alcuna.

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