Capo Colonna: a Bruxelles non c’è traccia del cofinanziamento per il parco archeologico

Bruxelles - La sede della Commissione Europea

Bruxelles – Il palazzo sede della Commissione Europea

di Redazione FdS

Ricorderete senz’altro il caso Capo Colonna consumatosi nei mesi scorsi in Calabria sul promontorio crotonese con la cementificazione dell’area del Foro Romano voluta dalla Soprintendenza regionale per i Beni Archeologici. La vicenda, conclusasi con una ispezione ministeriale e la valutazione positiva da parte del Ministero dei Beni Culturali circa l’operato del suo organo periferico, sembrerebbe ora destinata ad avere altri sviluppi dopo la notizia apparsa oggi sul sito calabrese Lametino.it. Prima di raccontarvi questo nuovo risvolto, ricordiamo come il progetto di intervento sull’area archeologica del foro romano di Capo Colonna fosse riconducibile ad un Accordo di Programma Quadro identificato dal codice S.P.A. 2.4 e intitolato “Ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica di Capocolonna e messa in sicurezza delle realtà archeologiche riportate in luce”, per un importo complessivo di due milioni e mezzo di euro.

Vediamo cosa è accaduto a Bruxelles, presso la sede della Commissione Europea. Mercoledì scorso Corina Cretu, Commissaria Responsabile della Politica di Coesione nell’esecutivo Juncker, nel rispondere all’interrogazione parlamentare presentata a gennaio dalle europarlamentari del M5S Isabella Adinolfi e Laura Ferrara in merito alla regolarità del progetto da valutarsi sulla base delle finalità perseguite nell’area di Capo Colonna, avrebbe affermato che non risulta traccia di alcun cofinanziamento europeo.“Siamo dinanzi ad una vicenda tra il tragicomico e il grottesco” hanno commentato le due europarlamentari italiane che, ironizzando amaramente, sottolineano come nel Parco archeologico di Capocolonna ad essere spariti sotto la colata di cemento non sono solo i reperti di epoca romana ma anche tutto il resto.

Eppure è sotto gli occhi di tutti come la cartellonistica collocata nel cantiere esibisca la bandiera dell’Unione Europea accanto al testo “Progetto cofinanziato dall’Unione Europea”. A questo si aggiunga che il Burc Calabria nel quale è pubblicato l’Accordo di Programma Quadro “Beni e Attività Culturali per il territorio della Regione Calabria” prevede a chiare lettere che devono essere consentite le ispezioni dei funzionari comunitari per il controllo dei documenti e dei lavori, così come il Bando di Gara lanciato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali indica esplicitamente che l’appalto dei lavori “è connesso ad un progetto finanziato da fondi comunitari”.

Ad ogni modo, allo stato attuale delle cose la commissaria europea – senza scendere nel merito della vicenda di Capo Colonna denunciata dalle due europarlamentari e avvalendosi delle sole informazioni fornite dalla Regione Calabria, in particolare dall’Autorità di Gestione del Programma FESR – ha brevemente replicato  che “non sussiste alcun cofinanziamento europeo”. In altri termini il progetto sarebbe stato finanziato esclusivamente sulla base di risorse nazionali.

Una risposta che ha lasciato sbalordite  Adinolfi e Ferrara, intenzionate più che mai ad andare fino in fondo a questa storia: “Qui si tratta di capire se la Regione Calabria ha prodotto un falso in atto pubblico occultando alla Commissione Europea, al momento di fornire i dati alla nostra interrogazione parlamentare, la sussistenza del cofinanziamento comunitario sul progetto per Capocolonna o se ci sia stato un ciclopico errore frutto della cronica incompetenza gestionale della Regione sui Fondi strutturali, che da molti anni produce il dilapidarsi di miliardi di euro a vantaggio di cricche e sodalizi di vario conio…”.

Duro anche il giudizio sulla sbrigativa risposta fornita dalla Commissione: “Ad ogni modo la replica della Commissione Europea non è minimamente giustificabile. Compito primo dell’esecutivo comunitario dovrebbe essere quello di mostrare serietà e rigore nel trattare i casi di presunte irregolarità sull’uso dei soldi pubblici europei. Ci saremmo aspettate indagini accurate per verificare la correttezza dell’impiego dell’ammontare rilevante di 2 milioni e 500 mila euro, specie in considerazione del fatto che sul tema dei Fondi Strutturali troppe volte sono stati evidenziati con sgomento i dati relativi alle truffe e alle irregolarità rilevate, con annesse indagini giudiziarie. Ancora più urtante è l’essere consapevoli che quei soldi dovrebbero essere impiegati per creare occupazione di qualità, valorizzazione del patrimonio culturale, sviluppo infrastrutturale e tutela dell’ambiente”.

 

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