L’impegno di Riccardo Muti per la riscoperta dei grandi compositori della Scuola Napoletana del ‘700

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Il direttore d’orchestra Riccardo Muti

a cura di Redazione FdS

“L’avventura della conoscenza comincia lì, davanti alla partitura. Per esempio quelle del Settecento napoletano che anche quest’anno ho rimesso in circolo fra Salisburgo, Parigi e Ravenna. Ho la fortuna di poterle riscoprire al pianoforte, grazie ai grandi insegnamenti che ho avuto ai Conservatori di Napoli e Milano. Questo mi permette un approccio più libero e diretto, senza preascolti o pregiudizi (…) mi accorgo immediatamente dell’ispirazione, dell’orchestrazione, della struttura armonica, soprattutto da come la parola viene realizzata, scolpita nella “roccia” della musica.” Così dichiarava già nel 2009 – in un’intervista al giornalista Massimo Bernardini apparsa sulla testata on line Il Sussidiario - il celebre direttore d’orchestra Riccardo Muti,  pugliese per radici familiari e napoletano per nascita, nel sottolineare il suo impegno nella divulgazione dei capolavori della grande Scuola Musicale Napoletana che per secoli ha dettato legge in Europa in materia di note. Un impegno quello di Muti che ha trovato espressione soprattutto nei cinque anni (2007-2012) di sua direzione al Festival di Pentecoste di Salisburgo (Austria) ideato e voluto da H. von Karajan. Jommelli, Paisiello, Cimarosa,  Mercadante, sono alcuni dei nomi dei compositori di scuola napoletana, le cui opere sono state eseguite a Salisburgo registrando sempre il tutto esaurito. Analogo successo per le proposte presentate in Francia e al Ravenna Festival.

E proprio riferendosi agli autori presentati in questi anni e al grande interesse suscitato nel pubblico, Muti aggiunge: “Di Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello qualcosa si sa, di Niccolò Jommelli quasi nulla, di Tommaso Traetta, grandissimo musicista, forse più importante di Jommelli, niente del tutto. Eppure quel pubblico reagisce con disponibilità. Probabilmente pensa:”C’è Muti che fa da garante” e i festival ragionano allo stesso modo. Ma poi fanno i conti: quanti biglietti venduti, quante presenze. Il pubblico francese all’inizio era perplesso: alla fine ogni sera è finita con l’applauso ritmato, che lì è il massimo riconoscimento. Cinque recite, cinque “tutto esaurito” con 2.000 posti a sera all’Opèra Garnier: 10.000 persone che hanno riscoperto Jommelli (che peraltro aveva già un busto, ormai dimenticato, all’interno del teatro).”

Nelle sue osservazioni riportate in questi ultimi anni dalla stampa italiana- come nelle dichiarazioni rilasciate nel 2011 a Salisburgo al giornalista italiano Angelo Forgione – Muti non risparmia spunti polemici in merito al disinteresse troppo spesso manifestato dal nostro Paese verso un così ricco patrimonio musicale: “Per cinque meravigliosi anni, insieme alla Lange & Sohne, Salisburgo e il Festival di Pentecoste hanno prodotto opere e concerti realizzando un sogno: far conoscere al mondo autori della scuola napoletana come Jommelli, Cimarosa, Paisiello, Traetta, Porpora, Hasse, Mercadante, senza i quali il genio di Mozart non sarebbe stato lo stesso. L’Italia avrebbe dovuto assumersi questo prestigioso onere, ma non l’ha fatto. In una città come Napoli un’operazione simile dovrebbe essere la normalità, e invece troppo spesso Napoli fa parlare più per le sue disgrazie che per le sue qualità. Eppure la città ‘parla’ ovunque di questi capolavori, come ad esempio nelle chiese dove tanta musica sacra è nata, o nelle biblioteche musicali, come quelle del Conservatorio di San Pietro a Majella e dei Girolamini. E poi c’è il San Carlo, il più bel teatro del mondo oltre che il più antico, così glorioso, il teatro dove è nato il fondamento dell’opera di Mozart. Un patrimonio che tutto il mondo ci invidia e che noi, spesso colpevolmente dimentichiamo».

Prima di lasciarvi a 2 video in cui Muti torna ad esprimersi sul tema in questione [il video di un’intervista rilasciata a Salisburgo presso la “Haus fur Mozart” a conclusione del suo progetto dedicato al Settecento napoletano nell’ambito del “Festival di Pentecoste”, e quello di una conferenza svoltasi in Francia nel 2012 in occasione della esecuzione del Demofonte di Jommelli all’Opéra Garnier di Parigi], riportiamo le parole con cui il Maestro – sempre nella succitata intervista a Bernardini – sottolinea il senso del suo impegno nel promuovere la riscoperta di questi autori e dei loro capolavori, troppo spesso misconosciuti: “Il mio compito era questo: riaprire lo scrigno. Ora ce n’è per tutti. Ho ricominciato con un’opera di Cimarosa, “Il ritorno di Don Calandrino”, e un noto personaggio tedesco ha detto una cosa che mi è rimasta impressa e mi conforta molto: “Dopo l’ascolto di quest’opera ho capito che Mozart non è piovuto dal cielo”. E a Salisburgo sento molto spesso il pubblico dire: “Ci pare di sentire Mozart”. Solo che questa musica è stata scritta oltre un decennio prima che Mozart scrivesse i suoi grandi capolavori con Da Ponte. Mozart incontra Jommelli, che ha quindici anni più di lui, nel 1772 ed è colpito dalla sua personalità de dall’importanza del “Demofoonte”, tanto che ne musica anche lui cinque arie. Questo mondo napoletano – e da napoletano ne sono orgoglioso – ha arricchito le biblioteche di tutta Europa. Jommelli fece carriera alla corte dei Württemberg, a Stoccarda, dove ha lasciato 26 opere e aveva costruito un’orchestra fantastica, considerata insieme a quella di Manheim fra le più eccellenti del continente, con i più grandi strumentisti dell’epoca.”

Su You Tube sono disponibili due video-intervista a Riccardo Muti, nei quali il Maestro illustra il suo punto di vista sull’argomento:

VIDEO 1 | RICCARDO MUTI E L’IMPORTANZA DEI GRANDI COMPOSITORI DELLA SCUOLA NAPOLETANA DEL ‘700
VIDEO 2  | RICCARDO MUTI RISCOPRE LA MUSICA NAPOLETANA DEL ‘700
 

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