Lo Sguardo e la Memoria. Gli album fotografici del conte Laval Nugent, ultimo signore della lucana Irsina

Laval Nugent, Lucania, XIX secolo

Laval Nugent, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

di Angela Capurso

Gli album fotografici del conte Laval Nugent appartengono a una collezione privata di Matera, di alto valore storico-documentario, poco conosciuta a livello locale e del tutto ignota a livello nazionale e internazionale. Al proprietario Giacomo Diciocia, di recente scomparso, autore di un testo a tiratura limitata (Laval Nugent, ultimo signore di Montepeloso 1876-1923, Matera 2009), contenente tra l’altro l’autobiografia del Nugent, scritta nel 1896, va la mia gratitudine per avermi concesso lo studio dei materiali, presentati in occasione di Giornate di studio svolte a più riprese a Irsina e Matera, con l’intento di promuovere nella sede del Palazzo Nugent, di proprietà della Provincia, un Centro studi e realizzare un progetto espositivo comprendente non solo la collezione dei quadri della contessa Margherita, ma anche la raccolta fotografica e documentaria della famiglia Nugent, relativa al patrimonio presente a Irsina e Matera. Nella compresenza dei piani temporali del passato, del presente e del futuro verrebbe così rispecchiata la dimensione multipla e performativa della funzione delle collezioni di archivi fotografici, che acquistano senso con la condivisione e la documentazione della memoria collettiva (1).
 

Laval Nugent, Lucania, XIX secolo

Laval Nugent a cavallo col massaro Pietro Spoto, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

I Nugent, appartenenti a un famiglia irlandese di origine anglo-normanna, a partire dal XVII – XVIII secolo, prestano servizio militare in altri stati europei. Il fenomeno della emigrazione dei nobili di parte giacobita è noto con l’espressione Fligth of wilde gees ovvero Volo delle oche selvatiche. Numerose famiglie si trasferiscono anche in Italia: in Basilicata, oltre ai Nugent, sono note altre, come la famiglia Glinni di Acerenza, giunta per il tramite dell’arcivescovo genovese Spinola. Il prozio omonimo del conte, Laval Nugent von Westmeath (Bellynacor 1777- Karlovak 1862), celebre Feldmaresciallo dell’Impero austro-ungarico, giunge nel Regno di Napoli con l’esercito asburgico durante la Restaurazione, a sostegno dei Borboni. Nel 1815 sposa la duchessa Giovannina Riario Sforza, che gli porta in dote i possedimenti fondiari di Montepeloso (odierna Irsina, in provincia di Matera). Per le benemerenze militari, il conte si era aggiudicato da parte del re di Napoli la concessione della bonifica di Castelvolturno. A questi possedimenti si aggiungeranno le proprietà acquistate in Croazia e nella città di Rijeka, dove, con il sostegno del banchiere A. L. Adamič, restaura il castello di Trsat e fonda un Museo d’arte e antichità. Dal loro matrimonio nascono sei figli; uno di loro, Gilberto (1822-1864), riesce a accentrare nelle sue mani le proprietà di Montepeloso, rilevando dai coeredi le diverse parti del feudo. Egli, morendo a Venezia senza eredi, per lascito testamentario cede tutti i suoi beni irsinesi al secondo cugino Laval, omonimo di suo padre.
 

Ritratto di Laval Nugent (junior)

Ritratto di Laval Nugent (junior) da giovane

Da ricerche compiute presso l’Anagrafe storica del Comune di Trieste si traggono alcune informazioni. In particolare nel 1857 risulta vivente a Trieste la contessa Regina Abriani Nugent de Laval nata a Padova nel 1813, vedova, possidente, e con lei si nomina il figlio Laval, nato il 19 aprile 1843 a Trieste, celibe, studente, figlio del generale John Nugent (Dublino, 1796- caduto a Brescia nel 1849), a sua volta figlio di Michael, fratello del conte Nugent von Westmeath. La formazione del giovane Laval, svoltasi a Vienna e Trieste, e la carriera militare iniziata a Venezia avvengono sotto l’affettuosa supervisione del prozio. A questo punto la fonte principale sulla vita del conte Nugent è rappresentata dalla sua autobiografia (2). Con il lascito testamentario di Gilbert Nugent, la vita del giovane Laval subisce una svolta. Abbandona la carriera militare e sposa a Gorizia nel 1866 Emma Ritter von Zahony, morta precocemente dopo la nascita di due splendide figlie, Eleonora (Elly) e Emma (Picky). In seconde nozze sposerà nel 1876 la cugina Maria Pallavicini, da cui avrà l’unico figlio maschio, che chiama John, come suo padre. Nella sua autobiografia inspiegabilmente vaghi sono i cenni su questo secondo matrimonio. Alle terze nozze giunge all’età di quarantasette anni, quando contrae matrimonio con la baronessa Carolina Steininger, che il 31 gennaio 1891 mette al mondo l’ultima figlia del conte, Margherita. Laval Nugent, alla sua morte, avvenuta il 24 febbraio 1923, lascia come erede universale l’ultima figlia, appassionata studiosa e collezionista d’arte e di numismatica. Amministrerà con cura e innovazioni tecniche (ottenendo tra l’altro felici risultati commerciali con la produzione di vini) i beni di Irsina, costituiti da due masserie, diverse tenute, due iazzi, un mulino e il Palazzo, oltre a una dimora a Firenze e al Palazzo Leo di Trieste, dove si spegne nel 1954.
 

Margerita Nugent, figlia di Laval e ultima contessa di Irsina

Margerita Nugent, figlia di Laval e ultima contessa di Irsina-Coll. Diciocia©

È indiscutibile la straordinaria vitalità che si sprigiona da un corpo così significativo e omogeneo di 168 fotografie: le inquadrature dei paesaggi, gli scorci del paese e le sue strade, le masse dei lavoratori, la solitudine dei pastori, campi, vigne, attrezzi, lavoro e gli sguardi delle donne e dei bambini, le feste religiose e gli autoritratti a cavallo o in carrozza in scenari da Far West con il fedele massaro Pietro Spoto.
 

Laval Nugent, Scorcio di Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia ©

Laval Nugent, Scorcio di Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Si racconta la conduzione di una estesa proprietà fondiaria lungo il medio corso del Bradano, in territorio del comune di Montepeloso, denominato Irsina dal 1895. Le fotografie sono state scattate presumibilmente tra il 1895 e il 1909/10, cronologia proposta sulla base delle loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche: il procedimento chimico-fotografico della gelatina al bromuro d’argento, tecnica consolidata proprio a partire dal 1880, e alcuni dettagli emersi dall’ osservazione dei soggetti e dei luoghi ritratti.
 

Laval Nugent, Lucania, XIX secolo

Laval Nugent, Scorcio irsinese, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Il nucleo delle stampe fotografiche, tutte di piccolo formato, rappresenta una delle attestazioni più precoci di fotografia del paesaggio in area lucana, con le masserie, gli jazzi, ma anche vedute delle campagne e scorci del paese colti nell’immediatezza del quotidiano.
 

Laval Nugent, Jazzo, Lucania, XIX-XX secolo - Colle. Diciocia ©

Laval Nugent, jazzo, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Pozzo a Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo - Coll.Diciocia ©

Laval Nugent, Pozzo a Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo – Coll.Diciocia ©

Risulta costante la volontà di autoritrarsi o di fissare nella memoria scene di lavoro maschile e femminile, in paese e nei campi, o, ancora, di ritrarre gli ambienti interni del palazzo, della chiesa cattedrale, le espressioni di devozione durante la festa religiosa, la piazza della comunità in prossimità delle elezioni politiche del Parlamento del Regno d’Italia (si veda la foto seguente, databile al 1909, al momento della seconda elezione di Domenico Ridola, tra la XXII e la XXIII legislatura, quando superò Nicolò De Ruggieri, poiché l’ingrandimento del file in digitale ha permesso la lettura dello slogan murale “Elettori non votate per Ridola”), tutti aspetti che fanno conoscere o ri-conoscere luoghi, fatti e dinamiche politico-sociali.
 

Laval Nugent, Processione a Montepeloso (Irsina), 1909 - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Processione a Irsina, 1909 – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Gruppo di uomini, ragazzi e un cane, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Gruppo di uomini, ragazzi e un cane, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

L’obiettivo del Nugent non cattura soltanto scenari ed architetture, ma diventa anche il medium per eseguire ritratti e registrare azioni, i particolari della miseria, da autentico antesignano della street photography. Gente di strada potrebbe intitolarsi una serie di scatti davvero spettacolare. Le foto sono ben calibrate nella struttura, con interessanti geometrie e una presenza umana in composizione coerente con il paesaggio circostante.  Immediato risulta il confronto con certi paesaggi di Roger Fenton degli anni ’50 dell’Ottocento e molto interessante appare la presenza costante dei cavalli, che richiama lo studio sul movimento in fotografia, realizzato proprio in quegli anni da Eadweard Muybridge.
 

Laval Nugent, Scena di lavori campestri, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Scena di lavori campestri, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Contadine, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Contadine, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Se si prescinde dalla notevole qualità delle fotografie di Laval Nugent, ciò che colpisce è l’impianto e la compattezza del suo lavoro, testimoni della matura consapevolezza di un operatore esperto nella ripresa e perfettamente in grado di servirsi dello strumento fotografico secondo la sua sensibilità visiva. Restituiti dalla potenza costruttiva della suo sguardo, cui concorre sempre una sapiente scelta del punto di vista, gli ambienti esterni e interni (emblematica e minimalista, fortemente evocativa, la foto del salone del castello di Montepeloso, arredato con una serie di sedute Thonet, modernissime per l’epoca) sono proposti nelle sue immagini fotografiche in chiave interpretativa e assolutamente simbolica.
 

Laval Nugent, Salone del Castello di Montepeloso, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Salone del Castello di Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Le immagini contenute negli album Kodak Souvenirs possono essere accostate allo stile di alcune fotografie eseguite da intellettuali e fotografi che, rifiutando lo stile pittorialista (il tentativo di rendere una fotografia simile ad una rappresentazione pittorica), uscirono dagli studi e fissarono il flusso della vita reale per come si presentava ai loro occhi.
 

Uno degli album Kodak con le foto di Laval Nugent - Coll. Diciocia

Uno degli album Kodak con le foto di Laval Nugent – Coll. Diciocia ©

Il pastore è forse l’unico soggetto che l’autore preferisce isolare in primo piano, in figura intera e di profilo. È un soggetto da catalogare perché è diverso: certamente è qualcuno del quale si potrà parlare con amici o parenti, descrivendolo come appartenente ad un mondo “altro”, opposto alla civiltà. E la fotografia già da molto tempo sta svolgendo la funzione di identificare il genere umano in base alla differenze etniche, all’appartenenza sociale, ai costumi esotici e/o selvaggi.
 

Laval Nugent, Pastore con gregge e cane, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Pastore con gregge e cane, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Gruppo di pastori, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Gruppo di pastori, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Pastore con gregge al pascolo, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Pastore con gregge al pascolo, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Le donne e i bambini sono fotografati o da lontano o di sfuggita, foto “rubate”, si direbbe: pochi i ritratti femminili consapevoli, spesso le donne sono colte di sorpresa nelle loro attività quotidiane o nel lavoro dei campi.
 

Laval Nugent, Gruppo di donne e bambini sull'uscio di casa, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Gruppo di donne e bambini sull’uscio di casa, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Lavandaie lungo il fiume, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Lavandaie lungo il fiume, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Pastori e massari, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Pastori e massari, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Contadini al lavoro nei campi, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Contadini al lavoro nei campi, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Bambina sull'asino, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia ©

Laval Nugent, Bambina a dorso d’asino, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

Nel 1865 Laval Nugent visita per la prima volta Montepeloso e decide di lasciare la carriera militare per dedicarsi completamente alla conduzione agro-zootecnica, sperimentando ammodernamenti e introducendo nuove colture, tra cui il tabacco. Impianta in loco vigneti; il suo vino raggiungerà Firenze, Trieste, Vienna. Ormai anziano, si appassiona alla fotografia e acquista una macchina fotografica a Londra (molto probabilmente una macchina portatile Box con scatola lignea o una Kodak Folding). Che abbia sviluppato personalmente i suoi negativi, di cui finora non c’è traccia, nel suo palazzo a Montepeloso, dove il conte avrebbe allestito una camera oscura, non si può escludere. Questa informazione proviene dall’introduzione al citato volume di Diciocia, ma non può essere sostenuta se non per la presenza di qualche errore nel taglio della carta o imprecisione nella stampa, dovute forse a qualche imperizia tecnica da dilettante.
 

Laval Nugent, Autoritratto nel palazzo di Montepeloso, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Autoritratto nel palazzo di Montepeloso (Irsina), Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Autoritratto sul calesse, Lucania, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia

Laval Nugent, Autoritratto sul calesse, Lucania, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Paesaggio campestre con uomo, XIX-XX secolo - Coll. Diciocia ©

Laval Nugent, Paesaggio campestre con uomo, XIX-XX secolo – Coll. Diciocia ©

 
Laval Nugent, Uomini e cavalli, Lucania, XIX-XX secolo - Collez. Diciocia ©

Laval Nugent, Uomini e cavalli, Lucania, XIX-XX secolo – Collez. Diciocia ©

Gli album sono ordinati e compilati a matita da una stessa mano. Sulla copertina recano un marchio assai famoso a quell’epoca e che è entrato a far parte della storia della fotografia. Entrambi gli album sono della Kodak, uno dei quali comperato a Milano, come risulta dal cartiglio sulla seconda di copertina e dall’album Kodak Souvenirs, diffusissimo nel decennio 1901-10, di cui è rintracciabile tra gli antiquari qualche esemplare. La Kodak aveva immesso nel mercato internazionale (a Londra esisteva lo store sin dal 1880) una fotocamera rivoluzionaria, maneggevole e a prezzo contenuto, destinata a conquistare un numero incredibile di dilettanti e trasformare la fotografia da un’arte/tecnica di professionisti a un’abilità accessibile a tutti. Una serie fortunata di fotocamere a soffietto le Folding, corredata da un rullino in cellulosa con il kit e le istruzioni per lo sviluppo (la campagna pubblicitaria che accompagnava il suo lancio si fondava su uno slogan di forte presa You press the button, we do the rest) così da conquistare mercati sempre più ampi tra la piccola nobiltà e la borghesia, soggetti desiderosi di testimoniare attraverso la fotografia la nuova visione del mondo e, con gli album di famiglia, una condizione di modernità svincolata dalla ritrattistica in pittura (3). Le foto di Laval Nugent possono inoltre confrontarsi con i reportage di un pioniere del paesaggio italiano, Alfred Stieglitz, ad es. le foto delle campagne del Chianti o la folla degli emigranti presso un piroscafo; egli utilizzò una piccola Kodak portatile, introdotta nel 1888, con cui aveva maggiore libertà di riprendere scene di vita quotidiana non in posa.
 

Album Kodak Souvenir

Album Kodak Souvenir

Con il riordino, la schedatura e l’inventariazione del materiale documentale conservato nell’Archivio diocesano di Irsina (Mt), è emerso il fondo appartenente all’archivio privato dei Riario Sforza Nugent, riguardante la gestione delle proprietà in Basilicata. Presso l’Archivio di Stato di Napoli si conservano 37 buste di documenti, relativi agli anni 1707-1884, concernenti i beni della stessa famiglia in Basilicata, Terra di Lavoro, Napoli e Croazia. Molte fotografie di famiglia sono conservate negli Archivi di Stato di Trieste e Rijeka. Il lavoro continua.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Da sin.: Laval Nugent von Westmeath; Gilbert Nugent von Westmeat; Laval Nugent (junior) con la prima moglie Emma Ritter von Zahony; le figlie di primo letto Eleonora ed Emma con il figlio di secondo letto John

Da sin. Laval Nugent von Westmeath; Gilbert Nugent von Westmeat; Laval Nugent (junior) con la prima moglie Emma Ritter von Zahony; Eleonora, Emma e John, tre dei quattro figli di Laval Nugent

NOTE:

(1) S. Berselli – L. Gasparini, L’archivio fotografico. Manuale per la conservazione e la gestione della fotografia antica e moderna, Bologna, 2000
(2) L’autobiografia è stata trascritta in G. Diciocia, Laval Nugent, ultimo signore di Montepeloso 1876-1923, Matera 2009
(3) A. Gilardi, Storia sociale della fotografia, Milano, 2000

CON GLI OCCHI, CON LE MANI Blog

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su