L’archeologo Mario Torelli riceve il premio Balzan: «Il mio primo lavoro gratificante? Uno scavo in Basilicata…»

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L’archeologo Mario Torelli con alcuni studenti – Image source: Consorzio Uno –  Università di Oristano

di Redazione FdS

L’8 settembre di quest’anno gli è stato assegnato il Premio Balzan, massimo riconoscimento mondiale per l’archeologia classica; prima di lui, trent’anni fa, il premio era andato a Massimo Pallottino, suo grande maestro insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli. Lui è Mario Torelli, 77 anni, archeologo romano fra i più apprezzati del mondo e Accademico dei Lincei. Visiting professor in alcune delle più prestigiose università estere, dal 1975 al 2010 è stato docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana presso l’Università di Perugia. Ha diretto importanti campagne di scavo fra cui anche alcune al Sud come quella presso il santuario extra-urbano di Afrodite a Paestum (1982 – 1985), e quella presso il santuario di Demetra e l’agorà di Heraclea (1985 – 1991) a Policoro (Matera).

Riceverà il premio Balzan il prossimo 20 novembre dalle mani del Presidente della Repubblica con la seguente motivazione: “Per il carattere profondamente innovatore dei suoi studi in tutti i principali ambiti della cultura antica, da quello greco a quello etrusco a quello romano, per la grande rilevanza delle sue sperimentazioni metodologiche e delle sue scoperte archeologiche, per l’originalità della sua opera in cui convergono in una salda visione globale l’indagine storico-epigrafica, l’analisi iconologica, la valutazione storico-religiosa, la ricerca antropologica, sempre sostenute da una sensibile attenzione alle strutture economiche e sociali e agli aspetti ideologici e istituzionali delle culture antiche”.

Intervistato nei giorni scorsi dalla rivista “Il Giornale dell’Arte”, alla domanda su quali siano state le scoperte che gli hanno dato maggiori soddisfazioni, come prima ha citato proprio una scoperta fatta in Basilicata: Torelli stava effettuando una raccolta di epigrafi antiche tra Basilicata e Puglia per incarico dall’Accademia delle Scienze Prussiana. Era il 1965 e il neosoprintendente di Potenza gli consigliò recarsi a Banzi dove erano state trovate delle «colonnette con scritte incomprensibili».  Recatosi sul posto – racconta l’archeologo – si rese conto che si trattava di un monumento del quale non esistevano altri esempi, un “auguraculum” (o templum auguraculum in terris, ossia un tempio all’aperto usato dai sacerdoti per predire il futuro osservando il volo degli uccelli), un tratto di terreno sul quale erano infissi dei cippi recanti sull’estremità delle iscrizioni con tre nomi di divinità, due in latino e una in lingua osca. Le altre parole risultavano effettivamente incomprensibili. Ma ecco che ripartito in macchina da Banzi, un’improvvisa intuizione lo aiutò a fare luce sul mistero: pensò ad un lemma conservato nel De verborum significatione di Festo e capì che all’ “auguraculum” mancava un lato. Effettuò quindi un piccolo scavo ritrovò i cippi su cui erano incise le tre parole augurali che completavano quel templum augurale unico al mondo.

Il templum auguraculum, risalente al periodo della Roma repubblicana, si colloca nell’area di Montelupino dove sono state rinvenute le tracce di un vasto insediamento abitativo romano, con strade e marciapiedi. I cippi infissi suolo del templum sono nove e recano sulla sommità  i nomi delle divinità del pantheon osco-latino; erano posizionati secondo la traiettoria del sole: fra gli altri, il cippo di Giove, divinità di matrice greco-romana, indicava il  sorgere dell’astro, il cippo del Sole indicava lo zenith, mentre il cippo di Flus, dea osca delle profondità e dell’oscurità, indicava il tramonto e la notte. Oggi l’area dell’Auguraculum è teatro di un Festival multidisciplinare (Festival nell’Auguraculum). Questo tempio è solo una parte del ricco patrimonio archeologico di Banzi i cui più antichi ritrovamenti, in località Piano Carbone, consistono in più di settecento tombe (alcune con corredo pregiato e di tipo greco, appartenenti a persone di rango sociale elevato), tracce di capanne e di costruzioni con fondamenta, e risalgono al periodo osco-sannitico e greco datando dall’VIII al IV sec.a.C.  Nei pressi del templum auguraculum in terris, nei primi anni Duemila sono stati riportati alla luce i resti di una grande e ricca domus romana con terme appartenuta ad un sacerdote detto Romanius, il cui nome si è tramandato grazie ad una pregiata epigrafe a mosaico su cui compare la scritta “Romanius fm cam sacerdos balnea ex sua pecunia faciunda curavit” (Il sacerdote Romanio figlio di Marco della tribù Camilia curò la costruzione delle terme con il suo denaro).

L’assegnazione del premio a Torelli è stata l’occasione anche per raccogliere un suo giudizio in merito alla imminente riforma del Mibact voluta dal ministro Franceschini. Lo studioso si è detto molto scettico e critico perchè teme il consolidamento di quello che definisce un “delirio economicista”. Occorre salvaguardare – sostiene Torelli – la valenza scientifica degli organismi di tutela del patrimonio culturale. E’ inutile avere dei manager che poi non sappiano relazionarsi nel modo giusto con ciò che sono chiamati a gestire. Occorre avere a capo delle Soprintendenze delle persone capaci, degli specialisti, indipendentemente dalla struttura organizzativa che a questi enti si andrà a dare. Tra gli archeologi italiani – sottolinea – c’è almeno un 20% di autentici scienziati, ma il timore è che al momento debito non vengano nominate persone capaci. Torelli è critico anche verso la creazione di grandi poli museali perchè “se a un museo archeologico togli il retroterra, il territorio dal quale emergono sempre novità, la sua funzione scientifica finisce.”

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