Invenzione rivoluzionaria in Sardegna: il vetro che si autopulisce con il sole

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Edited from photo by Luigi Mengato | CCBY2.0

di Redazione FdS

Arriva dalla Sardegna una invenzione che promette di rivoluzionare la vita quotidiana di milioni di donne…e anche di qualche maschietto. Grazie ad una collaborazione tra l’Università degli Studi di Sassari e l’Università degli Studi di Cagliari, nell’ambito delle nanotecnologie, è stato sviluppata un’applicazione particolare di un nuovo tipo di materiale “high-tech”, il grafene. Dopo le scoperte su questo materiale e le sue prime applicazioni che sono valse il premio Nobel per la fisica 2010 agli scienziati Andre Geim e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester, ecco giungere notizia dall’Italia di una sua nuova utilissima applicazione, quella finalizzata alla produzione di un vetro in grado di autopulirsi grazie all’azione del sole sulla sua superficie.

Graphen

Modello molecolare del grafene, con struttura a celle esagonali – Photo by AlexanderAIUS | CCBY-SA3.0

Il raggiungimento di questo risultato è stato finanziato con i fondi regionali della Legge 7. Il grafene, ottenuto dalla grafite con una tecnica innovativa di “esfoliazione chimica”, è stato aggiunto ad un sottilissimo strato di ossido di titanio nano-poroso per ottenere una pellicola con un’elevatissima attività fotocatalitica, la più alta registrata fino ad ora in un film sottile e trasparente. Questa proprietà consente ai vetri domestici di “autopulirsi” usando la luce del sole per eliminare lo sporco depositato sulle loro superfici ed evitando così la manutenzione legata alla loro pulizia.

coverLa scoperta, pubblicata sulla rivista internazionale “Acs Applied Materials & Interfaces”, è stata considerata di particolare rilevanza e quindi premiata con la copertina della rivista (nella foto a sin.). La ricerca è stata diretta da Luca Malfatti e Plinio Innocenzi del Laboratorio di Scienza del Materiali e Nanotecnologie del Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica dell’Università di Sassari, in collaborazione con il gruppo di Alberto Mariani del Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Ateneo sassarese e con il gruppo di Maria Casula del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari. Alla scoperta, hanno contribuito anche prestigiose collaborazioni nazionali ed internazionali, in particolare l’“Iit-Istituto italiano di tecnologia”, l’Università Tecnica di Graz e la divisione di Scienza ed Ingegneria dei Materiali dell’australiano “Csiro-Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO)”.

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