Il Ritorno. Un capolavoro fiammingo del XVII secolo in mostra al Museo Archeologico di Reggio Calabria

mostra

di Redazione FdS

Dal 16 marzo al 30 giugno 2014 il Museo di Reggio Calabria ospiterà l’arazzo – un capolavoro fiammingo del XVII secolo di Jan Leyniers (1630-1686) – normalmente custodito presso il Museo Diocesano di Locri/Gerace e il cui restauro è stato effettuato nel 2011 prima di andare in mostra alla Galleria Nazionale di Cosenza. La Mostra ha ottenuto il patrocinio del Regno del Belgio tramite il suo Ambasciatore S.E. Mertens de Wilmars, della Repubblica Francese tramite il suo Ambasciatore in Italia S.E. Alain Le Roy, di S.E. Michele Valensise Segretario Generale del Ministero degli Esteri e del FAI.

Gli arazzi erano utilizzati in antico non solo per impreziosire pareti o pavimenti, ma anche come isolanti termici per proteggersi dal freddo e dall’umidità. Come preziosi oggetti d’arredo furono prodotti in gran parte tra la Francia e le Fiandre. Il loro commercio fu molto diffuso anche per via della loro versatilità, in quanto a differenza degli affreschi, potevano essere sostituiti facilmente a seconda del soggetto che si voleva esporre per una determinata occasione.

L’Arazzo di Gerace, in mostra a Reggio Calabria, è proveniente dal Palazzo Vescovile della città da cui prende il nome e si distingue per rarità e pregio. E’ infatti una delle opere d’arte più importanti della Calabria, testimoniando non solo l’elevato grado di raffinatezza raggiunto dalla scuola fiamminga nella seconda metà del XVII secolo, ma anche la complessità dei rapporti culturali intrattenuti dalla nobiltà e dal clero calabrese. Nella sottile cornice blu, precisamente al centro, è ancora evidente una lettera B, che un tempo certificava la provenienza del manufatto tessile; l’arazzo, infatti, è stato prodotto dagli opifici di Bruxelles-Brabant, mentre il nome dell’autore, Jan Leyniers (1630-1686), leggibile nei pressi dell’angolo inferiore destro, ne riconduce la manifattura a una nota famiglia di arazzieri e tintori di lane attivi nelle Fiandre dalla prima metà del XVI secolo. Opere dello stesso autore sono conservate nel Nelson-Atkins Museum di Kansas City; altre sono di proprietà del gruppo bancario spagnolo Santander; infine a Leyniers sono attribuiti gli arazzi con le Storie di Alessandro Magno del Collegio Alberoni di Piacenza.

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Calabria – L’Arazzo di Gerace, di Jan Leyniers, XVII sec.

L’Arazzo di Gerace rappresenta un’affollata scena venatoria, incorniciata da un ricco festone in cui s’intrecciano anticaglie ed elementi floreali e zoomorfi. L’identificazione del soggetto è ancora incerta: fra le ipotesi più accreditate vi è quella che l’opera sia un singolo elemento appartenente a un ciclo più ampio, riferibile al mito di Meleagro e Atalanta. Stilisticamente l’opera è affine alla maniera di Charles Le Brun, artista francese che, insieme a Pieter Paul Rubens e al suo principale allievo, Jacob Jordaens, in più di un’occasione prestarono le loro composizioni alla riproduzione tessile dei Leyniers.

Con un’altezza di 380 centimetri e una larghezza di 584, l’arazzo mette in mostra la raffinatissima tecnica di realizzazione e l’utilizzo di filati dalle policromie tenui e delicate, ricche di sfumature. In fase di restauro, resosi necessario per la presenza di gravi alterazioni, è stato  condotto uno studio dell’arazzo mediante la diagnostica fisica multispettrale, secondo una metodologia che approccia il manufatto come si trattasse di un dipinto. Le analisi condotte dal Laboratorio di Diagnostica della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria sono state la fluorescenza indotta da UV filtrato, che ha consentito di individuare i filati utilizzati e di rilevare le tracce di degrado e di precedenti restauri, e l’infrarosso falso colore (Irfc), con micro e macro fotografie, che ha reso possibile l’individuazione di zone apparentemente identiche per filato e per gamma cromatica ma diverse in composizione chimica e non attribuibili a interventi di restauro. E stato sottoposto ad una accurata pulitura con apposite tecniche di rimozione delle impurità e sono state consolidate le zone fragili, reintegrate le piccole lacune e rieffettuata la foderatura con l’utilizzo del tessuto originario.

IL LUOGO

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