Il primo promettente vaccino terapeutico italiano contro l’HIV ha il nome di un calabrese, Arnaldo Caruso

arnaldo caruso con la moglie

Arnaldo Caruso professore ordinario di microbiologia all’Università degli studi di Brescia con la moglie, la musicologa e olivicultrice Maria Grazia Barone – Image source

di Redazione FdS

Si apre una grande speranza nella lotta contro l’AIDS e ad alimentarla sono gli esiti della sperimentazione del primo vaccino terapeutico italiano messo a punto dal gruppo di ricerca guidato dal prof. Arnaldo Caruso, cosentino di origini e docente di Microbiologia nel Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Universita’ degli Studi di Brescia.  Si è infatti conclusa la fase di sperimentazione clinica del vaccino “AT20” su pazienti infetti dal virus HIV, condotta con successo. In particolare promettenti sono stati i risultati ottenuti in merito alla sicurezza e alla non tossicità per l’uomo del vaccino, pubblicati di recente sull’autorevole rivista scientifica “Vaccine”, organo ufficiale della International Society for Vaccines.

Come sopra accennato, il vaccino messo a punto dallo scienziato calabrese ha carattere solo terapeutico, ossia è efficace solo su soggetti già affetti dal virus dell’HIV, ed ha come scopo quello di neutralizzare gli effetti dannosi della proteina p17 del virus HIV, considerata dai ricercatori bresciani la tossina con la quale il virus attacca l’uomo, inducendo l’immunodeficienza caratteristica dell’infezione virale. Il vaccino non ha mostrato di produrre effetti collaterali ed è risultato in grado di indurre la formazione di anticorpi capaci di neutralizzare la tossicità della proteina p17 in tutti i soggetti trattati.

I test sono stati condotti in quattro tra i centri clinici italiani di riferimento per le malattie infettive: Brescia, Perugia, Torino e Milano. Il vaccino è stato somministrato cinque volte nell’arco di cinque mesi a volontari sieropositivi in trattamento antiretrovirale. Conclusa con successo la prima fase di sperimentazione sull’uomo, lo studio ora proseguirà su un numero più elevato di soggetti sieropositivi in modo da valutare, in maniera definitiva, l’efficacia del vaccino.

E’ da lungo tempo che il prof. Caruso va conducendo i suoi studi sul vaccino anti-Hiv frutto di un lavoro portato avanti negli ultimi anni anche in collaborazione con equipe di ricerca tedesche, inglesi ed americane.Tali ricerche hanno evidenziato nel tempo il ruolo chiave svolto nella malattia dalla proteina p17 continuamente prodotta dalle cellule infette, persino in pazienti trattati con terapia antiretrovirale e quindi in assenza di produzione del virus dell’Hiv. In particolare è emerso che la p17 è la molecola chiave per lo sviluppo delle più gravi malattie correlate al virus dell’Hiv come, ad esempio, alterazioni neurologiche, malattie vascolari e tumori, principali cause di morte dei pazienti infetti. Essere riusciti a renderla inoffensiva potrebbe essere la chiave per la eliminazione definitiva dell’Aids.

“E’ una bellissima notizia, che divulghiamo dopo aver fatto tutte le sperimentazioni – ha dichiarato il prof. Caruso – ed abbiamo sempre più l’evidenza che la p17 è la proteina responsabile dei problemi che sono alla base dell’AIDS”. “Il virus e’ il vettore di una tossina che è proprio la p17″ – ha aggiunto Caruso – e il nostro organismo crea normalmente degli anticorpi per una parte non funzionale della proteina. Noi invece abbiamo istruito il nostro organismo a cambiare obiettivo (…) Una volta che il sistema immunitario ha imparato, poi lo saprà fare per sempre”. “E’ un successo tutto italiano, dell’universita’ di Brescia – ha concluso Caruso – questa è una nazione che puo’ fare ancora ricerca scientifica”.

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