Carmen Suite e Shéhérazade: al Petruzzelli di Bari affascinano due classici della Danza del Novecento

Sheherazade

Immagine di scena del balletto Sherazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov

di Enzo Garofalo

Secondo appuntamento con la grande danza al Teatro Petruzzelli di Bari che con la compagnia del Teatro Opera e Balletto di Kiev ha portato in scena lo scorso 4 luglio due titoli storici del balletto novecentesco, Carmen Suite e Shéhérazade, due atti unici per due esempi di arte coreografica impostisi all’attenzione del pubblico come fra i più rappresentativi della loro epoca. Carmen Suite, nato dalla collaborazione fra il compositore russo Rodion Scedrin e il coreografo spagnolo Alberto Alonso è cronologicamente il più recente. Concepito negli anni ’60 (il suo debutto risale al 1967) per la leggendaria étoile Majja Pliseckaja, è forse uno dei tentativi più riusciti fra i tanti compiuti di adattare Carmen al mondo della danza, come le coreografie di autori quali Roland Petit, John Cranko, Antonio Gades, Karine Saporta, Mats Ek, per limitarci al secondo Dopoguerra. La scelta di Alonso ha mirato a coniugare, secondo la sua personale chiave stilistica,  la grande tradizione interpretativa russa con gli stilemi del neoclassicismo e della danza moderna, ottenendo un risultato fortemente innovativo basato su movimenti semplici e ampia concessione di spazio al recitativo, rivolti soprattutto ad esprimere il carattere volubile della protagonista; del resto lo imponevano le qualità interpretative della Pliseckaja che per accrescere l’espressività del proprio corpo aveva studiato recitazione presso la scuola di Majakovsij. Scedrin, dal canto suo, ha fatto uno straordinario lavoro di adattamento del capolavoro musicale di Georges Bizet valorizzandone a fini coreografici la grande energia ritmica. Nella produzione presentata a Bari, con le stilizzate ed eleganti scene di Boris Messerer, è risultata tecnicamente impeccabile ma un po’ algida la danzatrice Julija Kulik nel ruolo di Carmen, personaggio emblema di irrefrenabile passionalità; senza particolare temperamento anche il Don José di Dmitro Cebotar al contrario del Torero di Sergij Kryvokon e dello Zuniga di Jan Vanja che si sono distinti per la disinvoltura scenica oltre che per le qualità tecniche. Ottimo il resto del corpo di ballo dell’Opera di Kiev.

Se Carmen Suite è ormai considerato un ”classico”, trovo che Shéhérazade, che pure lo precede di ben 57 anni, conservi molto di più, sia musicalmente che nella coreografia, quella freschezza atemporale che appartiene ai veri “classici”. Creato da Michail Fokine nel 1910 per i mitici Balletti Russi di Diaghilev, si avvale della musica ammaliante del compositore russo Nikolaj Rimskij-Korsakov, vero genio dell’esuberanza cromatica in musica e della creazione di atmosfere sospese fra sogno e realtà. Fokine cercò di applicare integralmente alla sua coreografia i principi della riforma estetica della danza classica da lui elaborata in quegli anni allo scopo di restituire a quest’arte una forza espressiva e una intensità drammatica che era venuta meno alla fine dell’800 e al tempo stesso curò nel dettaglio l’unità di tutti gli elementi dello spettacolo (musica, danza, costumi e scenografia). Per la musica utilizzò una suite sinfonica preesistente, servendosi solo delle parti utili al racconto e – senza rinunciare alle basi della tecnica accademica – subordinò la coreografia alla trama narrativa arrivando a creare passi nuovi al servizio del racconto ed eliminando mimiche convenzionali tipiche dei balletti del tempo; ciò allo scopo di creare un rapporto di maggiore immediatezza fra personaggi, accadimenti, sentimenti e il pubblico in sala. C’è da dire che dopo oltre un secolo tutto questo – complice anche il potere suggestivo della fiaba (il libretto Shéhérazade fu tratto da Lèon Bakst e Fokine dalle novelle orientali “Le mille e una notte”) – funziona ancora alla perfezione. Ottima Katerina Kozacenko nel ruolo di Zobeide favorita del sultano Shahryar presso la cui corte si ambienta il racconto, in realtà antefatto della celebre storia di Shèrazade. La sua sensualità e forza seduttiva raggiungono il culmine con l’entrata in azione dello Schiavo d’Oro il personaggio che fece la fortuna del grande Vaslaav Nijinskij primo interprete del ruolo stavolta ricoperto dal bravissimo Jan Vanja ottimamente calato nel personaggio. Ben calibrato nella caratterizzazione mimica l’Eunuco di Vitalij Netrunenko. Performance atletica e spettacolare per l’intero corpo di ballo che ha reso un buon servizio alla coreografia di Fokine, come del resto c’era da aspettarsi per quello che le compagnie di danza russe considerano un vero e proprio cavallo di battaglia. Gradevoli e suggestivi i costumi e le scene di Daniil Taranin e Marija Levicka, sebbene nel cuore degli amanti del genere non ci sia posto che per quelli mirabolanti di Lèon Bakst.  Per entrambi gli spettacoli un plauso va ai maitres de ballet Azarij e Aleksander Pliseckij (Carmen) e Viktor Jaremenko (Shéhérazade).

In forma smagliante l’Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta con piglio energico e sapienza interpretativa dal M° russo Mykola Diadiura.

Si replica questa sera (sabato 5 luglio) alle 20.30 e domenica 6 luglio alle 17.00.

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