Ancora cemento sull’antica Crotone: un villaggio turistico minaccia l’area archeologica e l’ambiente di Punta Scifo

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Antica torre di Punta Scifo (inizi XVII sec.) – Ph. Revolweb | CCBY-SA2.0

di Redazione FdS

Acquietatosi il caso Capo Colonna – con il blocco dei lavori e la recentissima visita degli ispettori ministerialiCrotone viene investita da un nuovo caso relativo al disinvolto utilizzo dell’area costiera a pochi passi da Capo Colonna, in una zona anch’essa interessata da emergenze archeologiche oltre che da un ambiente litoraneo meritevole di salvaguardia. Parliamo di Punta Scifo, nota per la sua antica torre di vedetta costruita agli inizi del Seicento, per una delle spiagge più belle della zona, circondata da lussureggiante macchia mediterranea, e per il fatto di affacciarsi sul tratto di Mar Jonio sui cui fondali giace il più grande carico di marmi antichi mai ritrovato nel Mediterraneo. Ebbene, su quest’area, che dovrebbe aspirare a ben altri destini di valorizzazione culturale e ambientale, sta per abbattersi uno di quegli interventi edilizi che rischiano di cambiarne in modo definitivo i connotati oltre ad interferire pesantemente con la presenza di tracce archeologiche già oggetto di scavo da parte di archeologi statunitensi.

Stando alla notizia divulgata ieri da Il Quotidiano della Calabria, pare che nella zona – situata in piena area marina protetta di Capo Rizzuto – le uniche strutture consentite dal Piano Regolatore Generale operativo dal 2003 sarebbero i campeggi e gli agriturismi, ossia strutture ricettive facenti capo ad imprenditori agricoli che utilizzano la propria azienda a scopo di ospitalità per non oltre 30 posti letto. Quella in corso di costruzione nulla avrebbe però a che fare con questo genere di strutture e di parametri, trattandosi di un complesso di 79 bungalow con platea in cemento e servizi annessi, su un’area di 74 mila metri quadri in località Alfieri a due passi dalla Torre Scifo, complesso sulla cui realizzazione starebbe ora indagando la Procura della Repubblica di Crotone. Oltre alle incompatibilità con il Prg, il complesso andrebbe inoltre ad insistere su insediamenti di epoca romana già individuati da archeologi del Texas e sembrerebbe inoltre che sebbene la Soprintendenza avesse prescritto la presenza di esperti ai lavori, tale cautela non sia mai stata adottata. Inoltre mancherebbe persino l’obbligatoria autorizzazione paesaggistica.

Queste e altre presunte irregolarità sarebbero state rilevate dalla polizia giudiziaria che della vicenda avrebbe fornito un rapporto dettagliato al pm Francesco Carluccio, lo stesso che già sta indagando su uno sbancamento realizzato per la discesa a mare degli ospiti del futuro villaggio di Punta Scifo. Lo scorso aprile la Capitaneria di Porto non a caso ha sequestrato un’area di 7500 metri quadri. Inoltre sarebbero ben dodici le persone a rischio di essere sottoposte a procedura di indagine giudiziaria (al momento la Procura starebbe però procedendo contro ignoti nell’attesa di reperire elementi più precisi). Il primo sopralluogo degli ispettori della Procura e dei tecnici del Comune risalirebbe a gennaio del 2014 e pare abbia portato alla scoperta di un vasto sbancamento abusivo di un’area collinare in origine ricoperta di vegetazione mediterranea, oltre al ritrovamento di alcune strutture in cemento.

Nell’attesa di conoscerne sviluppi futuri, non rimane che rilevare come uno degli aspetti più gravi di questa storia è che ancora una volta sulla vicenda si siano accesi i riflettori solo dopo che sono partite le proteste di cittadini e associazioni pronti sui social network a dare libero sfogo alla loro indignazione contro una classe politica del tutto noncurante verso lo scempio che si sta consumando su tutta l’area litoranea del crotonese in sfregio ad un patrimonio culturale e naturale su cui, al contrario, occorrerebbe puntare per creare un’economia sostenibile basata sul turismo. C’è da augurarsi che l’effetto-Capo Colonna, ossia quello scatto di orgoglio identitario e di coscienza civile che nelle settimane scorse ha dato uno scossone all’intera Calabria, possa essere replicato anche in questa ulteriore deplorevole vicenda.

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