Al via la grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull’arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

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Filippo Palizzi, Fanciulla pensierosa negli Scavi di Pompei, olio su tela, 1865, Collezione privata

Filippo Palizzi, Fanciulla pensierosa negli Scavi di Pompei, olio su tela, 1865, Collezione privata

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“O qual gran ventura dei giorni nostri è che si discopra non uno o altro antico monumento, ma una città!”
Scipione Maffei, XVIII sec.
 
di Kasia Burney Gargiulo

Alla metà del XVIII secolo gli scavi archeologici sistematici promossi dai Borboni ad Ercolano e a Pompei, così come gli studi archeologici del Winckelmann, produssero una vasta diffusione di stampe riproducenti monumenti, sculture e pitture ritrovate nei siti delle antiche città vesuviane distrutte dalla tremenda eruzione del 79 d.C. Ciò contribuì al diffondersi di un particolare gusto per l’antichità che influenzò l’arte, la letteratura, l’architettura e persino la moda in tutta Europa. Suggestioni che soprattutto in ambito artistico non rimasero circoscritte al periodo fra Sette e Ottocento, ma in varia misura perdurarono anche successivamente. Prendendo spunto da questo importante fenomeno, è stata allestita la mostra “Pompei e l’Europa. 1748-1943″, inaugurata ieri pomeriggio con un’anteprima nell’Anfiteatro di Pompei dal ministro Dario Franceschini ed aperta al pubblico dal 27 maggio al 2 novembre 2015. L’esposizione, che ha il suo nucleo principale presso il Museo Archologico Nazionale di Napoli, è a cura di Massimo Osanna, Luigi Gallo e Maria Teresa Caracciolo ed ha il patrocinio di Expo Milano 2015.

La mostra, attraverso diversi focus, analizza la suggestione operata dal sito di Pompei sugli artisti, dall’inizio degli scavi nel 1748 al drammatico bombardamento del 1943. Sarà un confronto fra reperti antichi e opere moderne volta a rendere esplicita l’influenza della classicità sugli sviluppi dell’arte e dell’estetica moderna, fra emulazione e reinterpretazione. La sezione dal titolo “Natura e Storia (1748-1943)” è quella allestita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed evidenzierà l’influenza del sito sugli artisti europei dal Settecento al Novecento.

Uno dei calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. - Ph. Carlo Mirante | CCBY2.0

Uno dei calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – Ph. Carlo Mirante | CCBY2.0

La seconda sezione, ‘Rapiti alla morte’, è visibile direttamente negli scavi di Pompei, dove vengono presentati i calchi delle vittime dell’eruzione genialmente ottenuti nell’800 dall’archeologo Giuseppe Fiorelli colando del gesso nelle cavità del terreno lasciate dai corpi. I calchi sono stati recentemente restaurati dalla Soprintendenza ed esposti  in una grande struttura a forma di piramide costruita in legno e metallo su progetto dell’architetto Francesco Venezia. Infine, la sezione intitolata “Fotografare e documentare Pompei”, curata dallo stesso Massimo Osanna, insieme a Grete Stefani ed Ernesto De Carolis, espone una scelta significativa del materiale fotografico conservato nella Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia.

“È stato fatto un altro passo verso la rinascita di Pompei…un lavoro operoso, compiuto con spirito di squadra e collaborazione”, ha detto Franceschini durante l’inaugurazione, apprezzando il lavoro svolto dalla Soprintendenza guidata da Massimo Osanna e dal direttore generale del Grande Progetto Pompei, il generale Giovanni Nistri. Non è mancata una nota critica ai governi precedenti affermando che “tutto il sistema, negli anni passati, anche al di là dei cambi di governi nazionali, non ha investito, come poteva, nel mondo dell’arte, della cultura, nelle capacità di attrazione turistica…È quello che stiamo cercando di fare oggi e lo faremo con tutta la determinazione possibile insieme agli altri livelli istituzionali…”.

L’anteprima a cui è intervenuto il ministro è quella che ha svelato, a conclusione del restauro, 20 calchi fra gli 86 posseduti dalla Soprintendenza, i quali come in una inquietante istantanea hanno catturato il momento cruciale di esseri umani colti dalla morte e al tempo stesso riconsegnati ai posteri perchè serbassero memoria del loro dramma. Il gesso di cui sono fatti ingloba lo scheletro dei pompeiani travolti dalla furia del vulcano e ridà forma ai loro corpi in misura sufficiente a suscitare le nostre emozioni di moderni spettatori, un umanissimo sentimento di identificazione ed il pensiero che potrebbe accadere ancora.

La piramide in cui sono esposti è alta circa dodici metri e vi si entra seguendo un percorso anulare che ruota attorno allo spazio centrale in cui sono come sospesi i calchi dei pompeiani agonizzanti. Lungo la parete circostante sono esposte fotografie storiche talora scomposte nei particolari e ricomposte in bizzarri puzzle. Ricostruita anche una meridiana solare, con il raggio che penetra nella piramide ricollegandosi idealmente alla mostra della Sala della Meridiana nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli dove sono esposte 250 opere - fra dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, oggetti e libri, riuniti tutti insieme per la prima volta – provenienti da musei italiani e stranieri e in varia misura influenzate dal mito della Città Sepolta. 

Vedremo così diversi volti dell’antica città, da quello reale emerso dagli scavi plurisecolari a quello filtrato dall’immaginario artistico europeo espressosi in autori come Jean-Auguste-Dominique Ingres, Christen Købke, Paul Delaroche, Gustave Moreau, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Arturo Martini, solo per citarne alcuni. Le opere d’arte provengono oltre che da collezioni italiane, anche da musei francesi (con 17 prestiti da Louvre, Musée D’Orsay e Musée Picasso) e britannici (5 prestiti da British Museum e Victoria and Albert) – senza escludere diverse altre provenienti da Germania, Svizzera, Austria, Danimarca e Svezia – ed esprimono lo stupore degli artisti di fronte al riemergere dal buio dei secoli non di un monumento più o meno sorprendente, ma di una intera città sepolta dalla lava in un giorno qualsiasi della propria vita.

In una nota dei curatori si legge: “Sigillate dalla lava e dai lapilli, le antiche città e la loro ricca messe di reperti e di affreschi, dagli inediti accordi cromatici, accesi e perfettamente conservati, restituivano con immediatezza il mondo che le aveva create. Le case sembravano rianimarsi e raccontare la quotidianità degli uomini che le avevano abitate, i loro miti, i loro eroi, il loro credo. Tutta una vita, brulicante, troncata dall’implacabile falce dell’eruzione e della morte”. Sono sufficienti queste parole per comprendere come mai persone di ogni epoca si siano lasciate travolgere dal fascino di quello che Chateaubriand agli inizi dell’800 definì “il più meraviglioso museo della terra”.

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Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

1. Scorcio degli scavi di Pompei - Ph. Carlo Mirante | CCBY2.0

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

2. Realizzazione dei calchi sui corpi degli antichi pompeiani

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

3. Calco di pompaiano agonizzante - Ph. Carlo Mirante | CCBY2.0

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

4. L'archeologo Giuseppe Fiorelli (1823-1896), ideatore dei calchi

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

5. Il riposo degli operai che lavoravano nell'insula VII dela regio IX, 1916

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

6. Amedeo Maiuri esamina alcuni frammenti ceramici all'interno degli Scavi, anni '30

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

7. Pablo Picasso e Léonide Massine in una foto scattata da Jean Cocteau (Museo Picasso di Parigi), 1917

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

8. Christen Købke, Il Foro di Pompei, olio su carta incollato su tela, 1840, Odense, Fyns Kunstmuseum

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

9. Jean-Auguste-Dominique Ingres, Studio preparatorio per l’ambientazione di Antioco e Stratonice, matita e acquerello su carta copiativa, Musée Ingres, Montauban

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

10. Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 agosto dell’anno 79 d.C., sotto il regno di Tito olio su tela, 1813, Toulouse, Musée des Augustins

Grande mostra dedicata a Pompei e al suo influsso sull'arte europea. Esposti anche i calchi delle vittime

11. Paul Delaroche, Fanciulla nuda in un labrum pompeiano, 1843 – 1844 circa, olio su tela, Besançon, Musée des Beaux-Arts et d’Archèologie

 
Credit Image n. 1, 3: Carlo Mirante | CCBY2.0

Info: dal maggio 2015  al 02 novembre 2015
Prenotazione facoltativa
Napoli, Museo Archeologico Nazionale – P.zza Museo, 19
Scavi di Pompei – Anfiteatro
Orario: feriali e festivi: 9.00 – 19.30
Telefono: 081 4422149
 ssba-na@beniculturali.it
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