A Capo Colonna un’antenna non è solo un’antenna

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Calabria - L'antenna collocata su Casa Berlingieri, Capo Colonna (Crotone) - Ph. Margherita Corrado

Calabria – L’antenna collocata su Casa Berlingieri, Capo Colonna (Crotone) – Ph. Margherita Corrado

di Margherita Corrado*

L'antenna su Casa Berlingieri - Ph. Margherita Corrado

L’antenna su Casa Berlingieri – Ph. Margherita Corrado

Negli anni Novanta del secolo appena trascorso, con la proliferazione dei gestori della telefonia mobile e delle loro reti, prime a cambiare lo skyline delle nostre colline sono spuntate un po’ ovunque le antenne telefoniche, superbe nel loro isolamento. Dovevano competere solo con i tralicci delle linee elettriche ad alta tensione, a quel tempo; si potevano ancora sopportare… ed eliminare agevolmente con Photoshop, a posteriori, dai paesaggi più suggestivi.

Poi è stata la volta delle pale dell’eolico e del mini-eolico, riunite in gaie aggregazioni di pochi individui o in ‘classi’ numerose, piantate anch’esse in alto ma lungo i crinali di intere dorsali: il foto-ritocco è diventato più difficile, a quel punto, se non impossibile. E ora, in aggiunta alle une e alle altre, a supporto dei cellulari di ultima generazione gemmano i ponti radio UMTS, oggettivamente più esili e meno impattanti dei loro predecessori ma comunque capaci di incidere negativamente sull’integrità del paesaggio.

È un patrimonio della collettività, il paesaggio, messo continuamente in discussione e sminuito da interventi irrispettosi e invasivi che solo l’applicazione – la sola promulgazione non basta! – di rigide norme di tutela improntate al buon senso e fondate sulla piena coscienza del suo valore potrebbero scongiurare. Quanto sia fragile l’equilibrio di un paesaggio antropico storicizzato com’è quello italiano lo si sperimenta, infatti, ad ogni oltraggio che esso riceve. E non bastano a mantenerlo integro, senza che questo significhi cristallizzarlo impedendone la ‘naturale’ evoluzione, la sensibilità e la buona volontà dei singoli cittadini, degli amministratori illuminati, dei funzionari statali più attenti. A rompere l’equilibrio può intervenire la decisione presa in malafede o solo con leggerezza, l’accondiscendenza fatta costume per quieto vivere di chi opera a decine di chilometri di distanza.

Faccio un esempio pratico tornando sul tema che, per le ragioni ben note, mi sta più a cuore: Capo Colonna.  Il promontorio si identifica da tempo immemorabile, persino nel nome, con l’unica superstite delle trentasei colonne del tempio dorico costruito alla sua estremità orientale in onore della dea Era nel V secolo a.C. La toponomastica si è infatti progressivamente adeguata, anche nel numero, al venir meno delle decine di sostegni ancora in piedi fino al 1541 e poi della coppia scampata, essa sola, alle demolizioni ma scompaginata da un terremoto ad inizio Seicento. Prima che Capo Nau (forse dal termine greco per tempio), fu questo il Capo Lacinio della tradizione classica, memoria tangibile della comunità indigena strutturata che Eracle, scendendo lungo la Penisola di ritorno dalla Spagna con i buoi rossi sottratti al gigante Gerione da condurre presso il cugino Euristeo, incontrò sul promontorio. La vicenda è nota: ne derivano la fondazione del santuario di Era ad opera del semidio che più di tutti vanta, con la regina delle dee, un rapporto simbiotico di odio/amore, e il vaticinio della futura fondazione di Kroton, che avverrà al tramonto dell’VIII secolo a.C..

I Romani, dopo che Annibale ebbe abbandonato il famosissimo santuario, vi fondarono una colonia maritima di 300 cittadini cui verosimilmente si deve la distruzione del celebre bosco sacro e che non seppe impedire il triplice saccheggio dell’heraion. Venuta meno con la pax augustea la sua funzione di presidio, la piccola città affacciata sulla scogliera fu abbandonata già verso la metà del I secolo d.C. a favore della sede storica di Kroton, ancora vitale seppure molto ridimensionata.

Le pale eoliche di isola Capo Rizzuto - Ph. Margherita Corrado

Le pale eoliche di isola Capo Rizzuto – Ph. Margherita Corrado

Dalla tarda Antichità a tutto il Medioevo ed oltre l’antico Lacinio conservò la tradizionale importanza per la navigazione che, complici le baie riparate dai venti dominanti e le relative sorgenti di acqua dolce, ne assicurarono la continuità di frequentazione, sia pure a carattere saltuario e limitata alle coste. Il progetto spagnolo di circondare l’abitato di Cotrone di solide mura e ristrutturare la fortezza aragonese segnò l’avvio, come detto dal 1541, dell’uso della punta come cava di pietra da utilizzare in città per le maggiori opere pubbliche (quelle già menzionate ma anche, più tardi, il porto borbonico e il nuovo bacino post-unitario).

Dei danni causati da secoli di attività di cava svolta con l’ausilio di mine, capace di alterare sensibilmente l’aspetto di alcuni luoghi (p.e. la baia del Mariello) e di incidere persino sulle tradizionali risorse idriche, si trova traccia negli atti notarili di età moderna ma la svolta vera e propria, estesa per la prima volta all’intero terrazzo, coincide con la Riforma Agraria del 1950, causa di una progressiva quanto capillare urbanizzazione che, senza conoscere soluzione di continuità, dura tuttora, caratterizzata anzi da preoccupanti accelerazioni negli ultimi trennt’anni.

Da circa trent’anni in qua, appunto, il paesaggio storicizzato del promontorio, rimasto quasi immutato per molti secoli, è cambiato irreparabilmente: in aggiunta all’erosione marina, forse accentuata da quella subsidenza che la società di estrazione del gas metano, chiamata dallo Stato a monitorare essa stessa la situazione in presenza di numerosi pozzi sulla terraferma e nel mare antistante, si ostina a negare, si sono materializzati l’abusivismo edilizio praticato dagli assegnatari delle terre della Bonifica e un generale degrado cui non si sottrae, anche a causa di una gestione quantomeno poco accorta, lo stesso parco archeologico progettato negli anni Ottanta in corrispondenza della punta estrema del capo, completo di un suggestivo museo aperto dal 2006.

Le pale eoliche di Crotone - Ph. Margherita Corrado

Le pale eoliche di Crotone – Ph. Margherita Corrado

Lo assediano da lontano, ma vicinissime da alcuni punti di osservazione, le decine di aerogeneratori realizzati più a Sud, lungo la costa, in territorio di Isola di Capo Rizzuto, mentre anche dalle colline alle spalle e a Nord di Crotone, fuori e dentro i confini comunali, svettano pale prossime ai 100 metri di altezza. Più capillare e invasivo, nell’ultimo decennio un nuovo e più pericoloso ‘abusivismo’, quello che inopinatamente gode dei permessi concessi dalla (defunta) Provincia e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio, realizza o tenta di realizzare strutture ricettive camuffate da agriturismi o da altre attività lecite e teoricamente compatibili con la tradizionale destinazione agricola dei terreni del promontorio, nonché con le dichiarazioni di interesse e i vincoli di tipo ambientale che lo coinvolgono per iniziativa delle stesse amministrazioni, compresa l’appartenenza all’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”. Spesso è solo l’intervento della Magistratura a scongiurare o almeno rallentare un fenomeno diventato virale.

In tutto ciò, ci si aspetterebbe che almeno l’estremità N-E del capo, compresa quasi interamente nei limiti del parco archeologico, fosse immune dalle aggressioni esterne. I fatti recenti commentati anche in questa sede dimostrano che non è così – la battaglia contro la cementificazione del foro romano e la copertura delle terme con una tettoia inadeguata è stata vinta solo in parte, dalle associazioni e dal comitato che, a nome dei cittadini, ha contrastato gli sciagurati propositi iniziali del MiBACT – e persino nel quotidiano il comportamento dei soggetti istituzionalmente preposti alla salvaguardia dell’area si rivela a dir poco carente.

L'antenna su Casa Berlingieri - Ph. Margherita Corrado

L’antenna su Casa Berlingieri – Ph. Margherita Corrado

E’ di un paio di settimane fa l’installazione di un ponte radio UMTS sulla terrazza sommitale della Casa Berlingieri, uno degli immobili settecenteschi superstiti nel parco (il più vicino alla Torre Nao e alla Chiesa della Madonna di Capo Colonna), sovrapposti all’abitato romano, pare su iniziativa del Ministero dell’Ambiente, cui è legata la Riserva Marina, che così facendo avrebbe ottenuto un migliore funzionamento dei suoi dispositivi di delimitazione e sicurezza. Ma era davvero necessario? Forse sì. Ma era davvero opportuno? Non c’era alcuna alternativa o, come nel caso della pavimentazione prevista sul foro romano, non è stata valutata alcuna opzione diversa da quela più ‘facile’?

L’edificio interessato dall’installazione del ripetitore è in corso di (lento) restauro, dopo che la Provincia lo ha acquistato da privati, ma la ristrutturazione non ha eliminato che i merli in cemento armato (sic!) realizzati a coronamento delle superfetazioni che negli anni Settanta consentirono di aumentare la cubatura dell’edificio sviluppandolo in altezza a danno dei vecchi tetti a due falde. Nel cuore del parco archeologico una scelta simile va contro il buon senso e costituisce un pessimo esempio per i privati che ancora posseggono e utilizzano edifici analoghi nella stessa area. Chi impedirà loro di offrire il proprio terrazzo ad altri gestori di telefonia? Chi li costringerà a mantenere o ripristinare l’aspetto originario, esempio di architettura tradizionale, invece di operare modifiche che lo stravolgono? E se qualcuno d’autorità glielo impedisse, che autorità sarebbe mai quella? Non dovremmo chiamarla col suo nome, cioè prevaricazione?

Un’antenna è un’antenna ma può anche essere la goccia che fa traboccare il vaso. Le ‘solite’ associazioni culturali crotonesi hanno preso nuovamente carta e penna e ricominciato a scrivere…

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Agriturismo?! - Ph. Margherita Corrado

Agriturismo?! – Ph. Margherita Corrado

*Margherita Corrado, calabrese, è nata a Crotone nel 1969. Si è laureata in Lettere Classiche (indirizzo archeologico) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e specializzata presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera. Romanista di formazione, ha prestissimo orientato i propri interessi verso l’età post-classica, con particolare riferimento all’alto Medioevo di marca bizantina. Dopo un lungo tirocinio nel volontariato archeologico, dal 1996 lavora come collaboratrice esterna per la Soprintendenza Archeologica della Calabria. Negli anni, è stata incaricata della catalogazione di migliaia di reperti di diversa origine e cronologia ed ha operato sul campo in tutte le provincie calabresi (saltuariamente anche in Puglia), affiancando la Direzione Scientifica nell’indagine stratigrafica di siti databili dall’età arcaica fino al XIX secolo, compresi importanti cantieri di archeologia urbana, aree santuariali magnogreche ed edifici di culto cristiani. Ha collaborato con l’Amministrazione anche per l’allestimento di mostre temporanee e di esposizioni museali permanenti. E’ autrice di un centinaio di pubblicazioni, una decina delle quali monografiche, eterogenee per impostazione, cronologia e contenuti ma con una spiccata predilezione per la cultura materiale e le arti minori (in particolare l’oreficeria), molte delle quali edite negli atti di convegni nazionali e internazionali. E’ membro della Società degli Archeologi Medievisti Italiani, dell’Istituto per gli Incontri di Studi Bizantini, del Circolo di Studi Storici Le Calabrie e dell’Istituto Italiano dei Castelli. Collabora con l’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Referente del Gruppo FAI di Crotone dal 2013, è anche socia fondatrice di un paio di associazioni culturali a carattere locale per conto delle quali svolge attività didattica nelle Scuole e cura visite guidate gratuite tese ad avvicinare la cittadinanza ai temi dell’archeologia e della storia calabrese.

aliamedia

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