25 Aprile: storia della calabrese Teresa Gullace, ispiratrice della “Pina” di Roma Città Aperta

Da sin.: la vera immagine di Teresa Gullace e un fotogramma della celebre sequenza con la Magnani in “Roma città aperta”

Da sin.: la vera immagine di Teresa Gullace e un fotogramma della celebre sequenza con la Magnani in “Roma città aperta”

«Madre di cinque figli ed alle soglie di una nuova maternità, non esitava ad accorrere presso il marito imprigionato dai nazisti, nel nobile intento di portargli conforto e speranza. Mentre invocava con coraggiosa fermezza la liberazione del coniuge, veniva barbaramente uccisa da un soldato tedesco.»

di Redazione FdS

Così recita il testo che accompagna la Medaglia al Valore Civile tributato nel 1977 dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone alla calabrese Teresa Gullace. Ricordate la corsa di Pina…quella corsa disperata e fatale dietro il carro dei soldati tedeschi che portano via il suo uomo, nel film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini? Ebbene, quell’immagine scolpita nella memoria collettiva con le sembianze di una strepitosa Anna Magnani, ha una sua reale fonte storica. Ad ispirare il grande regista del cinema neorealista italiano fu proprio Teresa Gullace.

Teresa aveva 37 anni, cinque figli ed era incinta del sesto. Da nubile faceva Talotta di cognome ed era nata a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria.Viveva nella Capitale dove si era trasferita fin da giovanissima ed era sposata con Girolamo Gullace quando questi venne arrestato dai tedeschi il 26 febbraio 1944 nel corso di un rastrellamento. Condotto nella caserma dell’81º di fanteria in Viale Giulio Cesare, Teresa si recò a chiedere notizie di lui insieme alle mogli di altri prigionieri. Fra la gente accorsa a reclamare contro gli arresti era presente anche un nucleo di militanti della resistenza romana. Testimoni raccontano che Teresa, intravisto il marito alla finestra della caserma tentò di avvicinarglisi per parlargli e forse per lasciargli del pane nonostante l’altolà intimatole da un soldato tedesco il quale non esitò a spararle un colpo, freddandola.

Sdegnata l’immediata reazione popolare: non mancarono reazioni d’impulso come quella di Carla Capponi, del Gruppo di Azione Patriottica, che estrasse una pistola puntandola contro l’assassino, ma fu subito arrestata dai tedeschi. Alcune altre militanti comuniste improvvisarono invece una protesta pacifica, ricoprendo di fiori il corpo della povera Teresa lì sulla strada, in una sorta di camera ardente improvvisata. Qualcuno riporta testimonianza anche di una sparatoria, seguita all’uccisione di Teresa, nel corso della quale sarebbe stato ucciso un fascista e feriti diversi altri. Certo la protesta montò in modo esponenziale al punto che i nazisti decisero di liberare l’ormai vedovo Girolamo Gullace. Nel pomeriggio della stessa giornata i partigiani Laura Lombardo Radice e Pietro Ingrao redassero un volantino-manifesto sull’accaduto, che ebbe ampia diffusione fra i militanti della Resistenza e in tutta la città. In quei giorni drammatici, segnati anche dalla terribile strage delle Fosse Ardeatine, Teresa Gullace diventò così una delle icone della Resistenza, e numerosi gruppi partigiani cittadini, presero la povera donna a simbolo della loro lotta.

Come dicevamo all’inizio, la sua vicenda venne ripresa e resa celebre dal regista Roberto Rossellini, che trasse spunto proprio da Teresa Gullace per il personaggio della sora Pina, interpretata da Anna Magnani nel film “Roma città aperta, manifesto del neorealismo cinematografico italiano nonché uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale. Anna Magnani vinse il Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista nel ruolo di Pina, ispirato alla figura di Teresa. Il film ottenne persino una nomination al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Un altro film che parla di lei e della sua vicenda è “Anna, Teresa e le resistenti”, uscito nel 2011 per la regia di Matteo Scarfò.

Oltre alla Medaglia al Valore Civile assegnatale dalla Presidenza della Repubblica, a Teresa Gullace è dedicata una lapide in Viale Giulio Cesare, a Roma, nel luogo in cui fu uccisa. Nel 1981 le è stato intitolato il liceo scientifico di Piazza dei Cavalieri del Lavoro, che custodisce anche un suo busto realizzato dallo scultore Ugo Attardi, mentre nel quartiere Alessandrino le è stato intitolato un Centro di Formazione Professionale. In Calabria, Cittanova – sua città natale – le ha dedicato la via in cui visse da giovane.

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