Una conferenza al Museo di Sibari riaccende i riflettori sulla città arcaica. Ipotesi fantasiose o interessanti spunti d’indagine? Agli studiosi (assenti) la risposta

sibari - silenzi viselli

Calabria – Gli scavi di Sibari prima dell’alluvione che li ha ricoperti di fango e detriti. Nel riquadro, l’architetto Maurizio Silenzi Viselli

di Enzo Garofalo

LE ATTUALI CONDIZIONI DEL MUSEO E DELL’AREA ARCHEOLOGICA DI SIBARI

Lo scorso 11 gennaio la nostra “fame” di Sud ci ha portati in direzione di Sibari per un duplice scopo: innanzitutto quello di toccare con mano l’attuale situazione dell’area archeologica al centro delle cronache di questi giorni grazie all’iniziativa solidale lanciata dal Quotidiano della Calabria per reagire alle conseguenze ancora irrisolte dell’alluvione che l’ha colpita mesi fa;  in secondo luogo per seguire la conferenza tenuta dall’architetto Maurizio Silenzi Viselli intorno alle origini e alla precisa ubicazione della Sibari arcaica. L’incrocio casuale di queste due finalità è stato particolarmente proficuo perchè ci ha permesso di fare qualche interessante osservazione in merito alle condizioni in cui versa il nostro patrimonio culturale e alle sue reali potenzialità a vantaggio dei cittadini. Ma procediamo con ordine. In merito al primo aspetto, e cioè alle condizioni del Parco archeologico e del Museo della Sibaritide, la situazione che abbiamo trovato è ben più grave di quanto segnalato nei giorni scorsi da Gian Antonio Stella sulle pagine del Corriere della Sera. Accanto alle teche con i preziosi reperti di una delle civiltà più raffinate che la storia umana abbia prodotto, non abbiamo trovato bacinelle pronte a raccogliere l’acqua piovana che filtra dal tetto sbrecciato per mancanza di manutenzione, ma direttamente le pozze d’acqua sul pavimento formate dall’incessante stillicidio che oltre a raggiungere il suolo bagna direttamente alcuni reperti esposti senza teca. E’ il caso delle anfore vinarie, collocate in gruppo su un’apposita piattaforma espositiva: alcune di esse sono costantemente inzuppate dall’acqua che scende giù dal soffitto. Neanche a parlarne poi di riuscire a mettere il naso oltre il cancello degli scavi a cielo aperto. Ordini perentori della direttrice, certamente dettati dallo stato in cui versano, impediscono di prendere visione dell’area invasa dal fango e dai detriti rimasti dopo il deflusso delle acque alluvionali di mesi fa. Potete immaginare quanto sconcerto questo possa determinare in quei già rarissimi visitatori che varcano la soglia di un Museo che meriterebbe ben altre attenzioni. Tagli drastici alla spesa per la cultura, miopia dei politici e funzionari ridotti al ruolo di burocrati di tipo sovietico, sono le cause lampanti di tutto questo. Lasciamo a voi le innumerevoli considerazioni che da tali dati si possono ricavare. Ma consentitemi di fare un’ultima osservazione: sembra quasi che i 2 euro di costo del biglietto d’ingresso (irrisorio per un luogo che in altri Paesi ne frutterebbe almeno 10) stiano lì a legittimare, o a giustificare, la carenza di tutto il resto, della serie “poco pagate e poco vi meritate”; così come urtante è l’impossibilità (senza autorizzazione dei vertici ministeriali) di scattare foto ai singoli reperti quasi che ogni turista armato della sua macchinetta digitale sia un potenziale produttore di brochure o cartoline abusive, laddove all’estero paghi un extra di 1,50 euro e scatti tutte le foto che vuoi.

LA CONFERENZA SU SIBARI ARCAICA DELL’ARCH. MAURIZIO SILENZI VISELLI

Passiamo ora a parlare della conferenza dell’architetto Maurizio Silenzi Viselli tenutasi nella sala convegni del Museo di Sibari grazie alla disponibilità della direttrice, Silvana Luppino, e della Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi. Nei giorni scorsi, l’annuncio della conferenza è stato accompagnato in Rete dalle perplessità di alcuni archeologi di professione sospettosi di fronte ad un’iniziativa non proveniente dal loro ambiente ufficiale. La mia personale forma mentis mi impedisce di avere preclusioni per partito preso, per cui sono disposto ad ascoltare ciò che gli altri hanno da dire per poi farmi una mia personale idea. Ecco perchè ho deciso di fermarmi a seguirla. Ad ogni modo, ciò che è stato interessante rilevare è come l’assenza di addetti ai lavori sia stata fortemente compensata dalla presenza di un pubblico d’ogni età che ha esaurito tutti i posti a sedere occupando ogni altro angolo della sala, senza contare quelli che sono rimasti fuori appunto per mancanza di spazio.

E’ probabile che il Museo di Sibari non abbia mai ospitato tanta gente contemporaneamente, visti i suoi ritmi di visita assurdamente risibili (10-12 persone al giorno). Questo evento, i cui contenuti storico-scentifici non spetta a me valutare, ha comunque dimostrato quanto sia falsa la favoletta che vorrebbe gli italiani, e i meridionali in particolare, poco interessati alle cose della cultura. Il livello di attenzione riscontrata fra gente peraltro comunissima è stato altissimo, e non certo perchè il conferenziere abbia fatto uso di enfasi retorica (Silenzi Viselli ha argomentato le sue tesi con tono assolutamente pacato e servendosi della proiezione di slide che ha via via commentato per circa due ore), ma semplicemente perchè le persone hanno voglia di sentir parlare del proprio passato collettivo, come del resto si era abituati a fare 2700 anni fa da queste parti dove gli aedi cantavano i testi omerici anche davanti ai contadini di turno. Se la si smettesse di lamentarsi delle scarse presenze, e se chi gestisce i luoghi della cultura (non di rado tristi come corsie d’ospedale) anzichè limitarsi ad agire come un burocrate, pensasse di escogitare il modo più affascinante per catturare l’attenzione del pubblico, forse le cose andrebbero diversamente. Detto questo, cercherò di sintetizzare i punti chiave delle tesi sostenute da Silenzi Viselli in merito a diversi aspetti della Sibari primigenia,  tesi che saranno prossimamente pubblicate, su concessione dell’Autore, dalle associazioni Rotary Club Rossano-Corigliano-Sybaris, Pro Loco di Trebisacce e Sybaris Tour.

Nella sua relazione, accompagnata da oltre 100 immagini e disegni, l’architetto ha delineato una ricostruzione storica di tutta la Sibaritide, e, come anticipato nel programma della conferenza, ha voluto dimostrare l’esistenza di due altri gruppi di colonizzatori sibariti, oltre agli Achei e Trezeni, rappresentati dagli Achei Ciprioti e dagli Achei dell’isola di Kos. Ha inoltre ricondotto l’origine e il significato dell’immagine del toro retrospiciente che compare sulle monete di Sibari proprio ad un mito analogo dell’isola di Cipro. Ha quindi mostrato un suo disegno nel quale ha rappresentato quella che dovette essere la situazione del contesto della piana di Sibari all’arrivo dei coloni. Non è mancata una ipotesi ricostruttiva sul nome della città, basata sull’idea che il famoso fiume Sybaris che lo avrebbe ispirato, era in realtà non il Coscile ma l’attuale Raganello, noto per le altissime gole che ne contraddistinguono il corso per chilometri. L’etimologia di quel nome sarebbe infatti da ricondurre – a suo avviso –  al significato di “tu con rumore di tuono” proprio alludendo al fragore delle acque in tumulto nelle gole. Ha poi evidenziato il possibile nome enotrio dei fiumi Crati e Sybaris-Raganello in Kalabros e Lika basandosi su una sua interpretazione di un dipinto di Olimpia descritto da Pausania nella sua Periegesi della Grecia. Servendosi di uno studio sui paleoalvei dei corsi d’acqua della zona, Silenzi ha quindi esposto tutti gli interventi idraulici operati dai coloni su Crati, Coscile e Raganello per la realizzazione della zona agricola e del porto, finendo col dedurne – grazie anche al supporto di fonti storico-letterarie antiche, letture di immagini aerofotografiche, satellitari e disegni –  la posizione della Sibari arcaica al centro della piana di Sibari. Ha anche definito la logica costruttiva del porto nella zona litoranea ed ha ritenuto di rintracciare il motivo della deviazione del Crati da parte dei Crotoniati, non nella volotà di distruggere la città di Sibari ma il suo porto, quale scelta strategica per colpire il fulcro della sua economia.

E’ stato quindi affrontato il tema dei rapporti fra i coloni di Sibari e le popolazioni autoctone, spostando il focus del discorso sulla natura dei misteriosi Serdaioi dei quali si parla in una lamina bronzea trovata ad Olimpia in merito ad un loro accordo di “amicizia perenne” con i Sibariti. Secondo Silenzi costoro erano dei devoti a Dioniso, abitanti enotrio-micenei della zona compresa tra Trebisacce, Amendolara, Francavilla ed Oriolo. Ha chiarito i passaggi storici che avrebbero visto l’integrazione dei Serdaioi nella città di Sibari e la loro successiva preminenza con il loro rappresentante Telys. Ha descritto le successive migrazioni dei Serdaioi, dopo la disfatta della città, verso il Vallo di Diano prima e, dopo l’impaludamento della valle, l’abbandono sul posto di un costruendo tempio a Dioniso e la loro discesa nei pressi dell’attuale Tortora ove avrebbero fondato la città di Blanda. La parte finale della conferenza è stata dedicata alla possibile chiave di lettura di un cippo con una lunga iscrizione enotria ritrovato a S. Brancato (oggi conservato al Museo Archeologico di Reggio), esponendo alcune delle parole enotrie estrapolate dallo studio del prof. Paolo Poccetti, delle quali è possibile formulare anche il suono dato che le scritte compaiono pure nei caratteri dell’alfabeto greco. Insomma una serie di ipotesi suggestive che sembrano allargare i possibili orizzonti interpretativi della storia di Sibari e che potrebbero – ove considerate meritevoli di attenzione dagli archeologi  – essere facilmente verificate attraverso saggi di scavo in quei punti della Piana di Sibari chiaramente indicati dall’architetto-archeologo.

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