Sogni e materia nella favola di Nik Spatari. Leggenda di un artista visionario

Scorcio del MuSaBa, Mammola (RC) - Image by MuSaBa

Scorcio del MuSaBa, Mammola (RC). In primo piano la Foresteria con i mosaici di Nik Spatari, sullo sfondo l’antica chiesa-convento di Santa Barbara – Image by MuSaBa

“C’è un sogno nella Calabria Jonica. Un’utopia fatta di pietre e di sole, di vetro e di vento, di colori e di salsedine…”
Annarosa Macrì, Una montagna che vola e naviga, 1990

di Alessandra Scriva

Inverno 2018. Mi trovo su un altopiano aspro e brullo che sente scorrere le vicinissime acque della fiumara Torbido; al di là di essa, scorgo il Monte Scifo, rilievo che domina tutta la costa ionica e raccoglie nel suo prezioso tufo il passaggio di svariate ere geologiche. Volgo poi lo sguardo, ponendomi contro il vento freddo di Gennaio, per immergermi in un paesaggio strepitoso, che in un’unica visuale accoglie tutte le bellezze naturali della mia terra: in lontananza le cime boscose dell’Aspromonte insieme al blu del Mediterraneo.

Sono a Mammola (Reggio Calabria), un piccolo paese dell’entroterra locrese, non per gustare il piatto tipico del luogo, il pesce stocco, come è consuetudine per chi frequenta questo posto, ma per visitare un sito unico, ricco di arte, cultura e architettura che interagiscono con il paesaggio e la storia: il MuSaBa, Parco Museo Laboratorio Santa Barbara, sede della Fondazione Spatari/Maas.
 

Tetti del MuSaBa - Ph. Gaetano La Malfa |

Tetti del MuSaBa – Ph. Benito La Malfa | ccby-nc-nd2.0

La guide turistiche internazionali lo considerano un highlight, ovvero un punto d’interesse in Calabria che si consiglia di visitare insieme ai Bronzi di Riace, coi quali gareggia in flussi di presenze. Chi ha realizzato questo progetto avveniristico è una coppia di artisti: Nik Spatari, calabrese doc, e sua moglie Hiske Maas, olandese di Amsterdam.

Arrivata al Parco Museo non vedo l’ora di incontrare Nik, che qualcuno chiama “il gigante buono” o “l’eroe silenzioso”, epiteti che ne hanno definito affettuosamente il lato umano ma che evocano anche la dimensione solitaria e pionieristica della sua esperienza artistica in Calabria. Oggi che Nik non c’è più, avendoci lasciato lo scorso agosto a 91 anni, posso dire di essere stata fortunata ad averlo incontrato mentre, infaticabile, continuava ancora a disegnare e ad occuparsi dei suoi meravigliosi mosaici.
 

Nik Spatari lavora ai suoi mosaici - Frame tratto dal documentario Futuro Arcaico di Michele D'Ignazio

Nik Spatari al lavoro sui suoi mosaici – Frame tratto dal documentario Futuro Arcaico di Michele D’Ignazio

NIK SPATARI, UN GENIO AUTODIDATTA TRA I GRANDI DEL ‘900

Ho appreso la sua storia grazie ad una lettera che egli scrisse nel Giugno del 1992 al giornalista Maurizio Costanzo e che mi è capitato di leggere con grande interesse. Ho così scoperto di trovarmi di fronte ad uno dei pochi artisti contemporanei, osannato oltreoceano, di cui la Calabria possa senza dubbio essere orgogliosa. In quella lettera Nik riferiva innanzitutto come nel 1941, quando aveva solo dodici anni, mentre si trovava a Pellaro (Reggio Calabria) il fragore di una bomba esplosa a poca distanza da lui gli avesse provocato la perdita dell’udito. Sembrò quasi fatalmente che i suoni di un mondo così violento non meritassero più di essere percepiti, mentre Nik affidava alle sue opere il compito di testimoniare la follia della guerra e la ripugnanza che egli ne provava. “D’istinto – racconta – cominciai a dipingere sui muri dei paesi lo spettro della guerra e mi scoprii artista, anche perché a soli otto anni vinsi un concorso di disegno internazionale [il riferimento è al premio internazionale di pittura dell’Asse Roma-Tokyo-Berlino, la cui assegnazione al piccolo Spatari ebbe grande eco sulla Radio nazionale e sul Corriere della Sera – NdR]. Dipinsi, poi, con la rabbia nel corpo, l’inaspettato dramma che si trascinava. Ho da solo sviluppato la mia sensibilità con la lettura, una costante rivisitazione del passato anche remoto, l’amore per la natura e l’uomo.”
 

Nik Spatari, SaBa Lizard, MuSaBa, Mammola (RC)

Nik Spatari, SaBa Lizard, MuSaBa, Mammola (RC) – Ph. Claudia Stritof | ccby-nc-nd2.0

Il suo ‘’sentire’’ diviene un valore aggiunto, la sua arte prende il volo verso una nuova dimensione, immergendolo in un mondo abitato dalle sue voci interiori. A venticinque anni dipinge più di 800 grandi tele e l’allora Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria gli dedica una straordinaria personale. Nello stesso anno ottiene il primo premio alla Mostra Internazionale di Zagabria. I riconoscimenti conferitigli già da giovanissimo sono chiaramente un omaggio al suo talento innato, non imbrigliato da alcuna nozione tecnica ma rivelatosi come uno squisito istinto. Tuttavia l’esigenza di arricchimento e approfondimento della propria conoscenza artistica lo porta in seguito ad immergersi completamente in una continua e tormentata attività di ricerca sperimentale: dal primitivismo all’informale, dall’impressionismo contemporaneo al prismatismo, al dinamismo concettuale totemico. Fino allo studio dell’elaborazione chimica del colore, della teoria dei colori complementari e della materia pittorica.
 

Nik Spatari, Autoritratti - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Autoritratti, anni ’40 – Image by MuSaBa

Dopo un primo soggiorno di alcuni anni a Losanna, si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con il variegato mondo artistico e culturale della metropoli francese. Attratto dalla grande architettura, frequenta per circa due anni lo studio del celebre architetto, designer e artista Le Corbusier, di cui diventa allievo e collaboratore. Conosce Jean-Paul Sartre, Pablo Picasso, Max Ernst e aderisce al CIGAPS (Centre International De Groupement D’artistes Peintres, Sculpteurs) patrocinato da André Malraux.
 

Nik Spatari a Parigi - Images by MuSaBa

Nik Spatari a Parigi – Images by MuSaBa

Nel 1961 durante la seconda mostra personale, il geniale ed eccentrico accademico francese Jean Cocteau, è il primo a esaltarne il talento con un gesto dal grande effetto mediatico. Colpito da una sua opera, la stacca dalla parete e se la porta via lasciando al suo posto un biglietto col messaggio “grazie per questa bella tela”. Nei giorni seguenti i giornali riportano l’episodio parlando scherzosamente di “furto” ma per Nik l’accaduto è determinante perché Cocteau con quel gesto non solo sancisce l’inizio di una lunga amicizia, ma rivela l’artista alla critica internazionale e alle avanguardie artistiche europee.
 

Jean Cocteau, "Merci pour ca belle toile" - Image by MuSaBa

Jean Cocteau, “Merci pour ca belle toile”, Parigi, 1961- Image by MuSaBa

Nel 1965 esaurita l’esperienza parigina, torna in Italia stabilendosi a Milano insieme a Hiske Maas, esperta d’arte e di relazioni internazionali, nonché sua manager o – come sarebbe forse meglio dire – suo angelo custode. Colta, sobriamente raffinata e dal carattere ostinato e volitivo, Hiske diviene curatrice delle sue opere e per 56 anni musa e inseparabile compagna di vita. Nella storia artistica di Nik, Iske avrà un peso decisivo poiché farà entrare, attraverso la sua voce, il mondo esterno nel suo mondo silenzioso contribuendo così ulteriormente al suo successo e alla “gestione” della sua esuberante creatività.
 

Nik Spatari e Renato Guttuso durante una mostra a Palermo nel 1963 - Image by MuSaBa

Nik Spatari col pittore Renato Guttuso durante una mostra a Palermo nel 1963 – Image by MuSaBa

Dal 1966 al 1978 la coppia apre a Milano, nel cuore di Brera, in via Solferino 11, la Galleria d’arte “Studio Hiske”, dove avvengono altri importanti incontri con figure del mondo della cultura come Carlo Levi, Renato Guttuso, Eugenio Montale, mentre continuano i riconoscimenti e l’interesse dei galleristi internazionali.
 

Nik Spatari e Hiske Maas al tempo della loro galleria milanese - Image by MuSaBa

Nik Spatari e Hiske Maas al tempo della loro galleria milanese – Image by MuSaBa

L’AVVENTURA CALABRESE

Dopo un po’ di anni i due, stanchi dell’ambiente cittadino e dei mercanti d’arte che non rispettano gli accordi, decidono di cercare nuove esperienze per realizzare le loro idee visionarie e anticonformiste. Scelgono quindi con grande entusiasmo e fiducia la Calabria. Inizialmente si stabiliscono per un breve periodo a Chiaravalle Centrale (Catanzaro) dove Nik, su incarico dei Frati Minori Cappuccini, dipinge l’abside e le cappelle laterali dell’antico Convento.
 

Nik e Hiske in Calabria - Image by MuSaBa

Nik e Hiske in Calabria – Image by MuSaBa

In seguito si trasferiscono a Mammola, nella terra d’origine dell’artista poiché per lui essa rappresenta una sorta di Arcadia, un luogo sì aspro ma d’incanto, ricco di storia, il plurimillenario approdo di numerose civiltà. “Nella sua terra lui avvertiva quello che si chiama genius loci – afferma il critico d’arte Achille Bonita Oliva- quell’indescrivibile legame che di un luogo fa il luogo dove è bello ed è giusto fermarsi e costruire”. E l’acrocoro di Mammola per Nik Spatari e Hiske Maas risulta essere l’angolo perfetto, desolato, primordialmente protetto, un ritorno all’ancestrale per coltivare il sogno di partire da capo e iniziare la loro sfida. Decidono quindi di risvegliare la loro intelligenza creativa per dare futuro a un luogo situato in un territorio difficile: di mafia, di sequestri, di ricatti, di povertà, di incultura, di emigrazione e di arretratezza. Il MuSaBa diventa dunque reazione ad un ambiente che a quel tempo si mostrava ostile alle innovazioni e a qualunque cosa andasse a smuovere le acque stagnanti di un atavico immobilismo. Dal finire degli anni ‘60 la loro storia si lega così indissolubilmente a quella della Calabria e viceversa, in uno fitto scambio di ispirazioni e azioni creative.
 

L'antico monastero restaurato da Nik Spatari, MuSaBa - Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

L’antico monastero restaurato da Nik Spatari. Sulla destra l’opera Fire Man dello scultore Italo Scanga, MuSaBa – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

“Il MuSaBa – affermava Nik – racchiude i nostri sforzi, l’amore per la bellezza e per l’arte, la nostra spregiudicatezza nel perseguire quello che consideriamo giusto, anche se controcorrente. Ci siamo impegnati a portare avanti il nostro sogno, che oggi è apprezzato e offre un’immagine di dinamismo e di capacità artistica e culturale, che non si registra in nessun altro sito.” E Nik che si definisce visionario più che artista, insieme a Hiske ha ben in mente cosa realizzare per valorizzare quel luogo: un’oasi colorata dell’arte in mezzo al “deserto”, dando corpo a una splendida utopia, che pare ispirarsi a “La Città del sole” di Tommaso Campanella.
 

Nik Spatari, mosaici ispirati agli antichi popoli del Mediterraneo - Ph.

Nik Spatari, mosaici ispirati agli antichi popoli del Mediterraneo – Image by MuSaBa

Tra i modelli di riferimento c’è senza dubbio il “Museo Kröller-Müller” di Arnhem, nei Paesi Bassi, all’interno del “De Hoge Veluwe”, il parco nazionale più grande d’Olanda. Hiske lo conosceva bene e sapeva che i parchi artistici, offrono esperienze culturali d’avanguardia e la possibilità di scoprire il misterioso legame che intercorre tra arte contemporanea e paesaggio. Spazi meditativi, punti di osservazione inediti, in cui l’esperienza artistica diventa una passeggiata immersiva in opere visionarie, oniriche, realizzate da artisti internazionali. Sono gli artisti a muoversi e a recarsi in queste originalissime isole d’arte, elaborano il loro progetto, usano la manodopera del posto e lavorano con il materiale locale, dando vita a opere site specific.
 

Chiesa di Santa Barbara, MuSaBa - Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Chiesa di Santa Barbara, MuSaBa – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Appena entrata all’interno del MuSaBa, la scultura dell’uomo di fuoco, “Fire man”, di Italo Scanga, mi dà il benvenuto con i suoi 45 metri di altezza; impavido, protende le mani al cielo nell’atto di afferrare e nutrirsi dell’energia di un fulmine, protetto da Santa Barbara che la tradizione invoca contro le folgori, il fuoco e la morte improvvisa. Ma a catturare la mia attenzione è anche un’altra opera imponente che svetta dall’alto della rupe, è visibile in tutta la vallata, e con il tempo è diventata l’emblema del MuSaBa: è il “Concetto Universale” di Nik Spatari, un fascio di coloratissimi “raggi solari” realizzati in calcestruzzo, che sembrano proiettarsi verso l’infinito.
 

Nik Spatari, Concetto Universale, MuSaBa, Mammola - Ph. Donatella Plastino

Nik Spatari, Concetto Universale, MuSaBa, Mammola – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

All’interno del MuSaBa ci si sente dunque immediatamente avvolti e sopraffatti da un ambiente surreale, gli occhi e la mente vengono rapiti dai colori dei mosaici che lo abitano, dalle enormi sculture dai colori contrastanti ma armonici, dalle antiche strutture preesistenti e restaurate nel rispetto delle forme originarie. Sembra di poter compiere un viaggio extratemporale in un ambiente in cui passato, presente e futuro si vivono e si assaporano attraverso l’arte contemporanea; un luogo in cui paesaggio, storia, architetture remote e nuove, dialogano e vibrano insieme perfettamente come un diapason.
 

Interni del MuSaBa - Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Interni del MuSaBa – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

UNA STORIA ULTRAMILLENARIA

Il MuSaBa, sorge in un’area anticamente lambita dallo scomparso lago Sagros e attorno a un rudere di quello che era nato come un arcaico monastero basiliano nel cuore di una terra antichissima e sacra. Già luogo di culto precristiano, intorno al IV secolo divenne infatti sede di una chiesa rupestre paleocristiana dedicata alla martire Santa Barbara. Nell’XI secolo il sito fu trasformato in una Grangia, ossia una struttura conventuale – caratterizzata da un’architettura nuda, senza decori – con annessi granai e depositi di proprietà dei Certosini di Serra San Bruno. Dal 1193 fino al 1514 i monaci Cistercensi subentrarono ai Certosini continuando l’opera di ricostruzione della prima chiesa crollata dopo un terremoto. Ritornati nel 1514, i Certosini chiesero all’Imperatore Carlo V la reintegrazione nel feudo rimanendo così a Santa Barbara fino all’abolizione della feudalità nel 1808. Confiscato su editto di Gioacchino Murat, re di Napoli, il complesso passò per le mani di vari proprietari e dopo un certo periodo venne abbandonato e depredato di tutto, diventando un ricovero per contadini, pastori e greggi.
 

Scorcio del complesso conventuale di S. Barbara - Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Scorcio del complesso conventuale di S. Barbara – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

LA GRANDE SFIDA DI NIK E HISKE

La condizione del luogo è ancora quella all’arrivo di Nik e Hiske, i quali prendono possesso del rudere dietro concessione della curia vescovile di Locri, ultima proprietaria dello stabile, e incominciano a liberarlo dalla folta vegetazione di rovi e agavi, dalle rocce erratiche e dalle vipere. Poi, quasi a voler celebrare un rito di buon auspicio, organizzano una mostra tra le rovine del convento, appendendo qui e là alcune tele di Nik.
 

Nik e Hiske e la loro prima mostra tra le rovine del convento di S. Barbara - Image by MuSaBa

Nik, Hiske e la loro prima mostra tra le rovine del convento di S. Barbara – Image by MuSaBa

Così, masso dopo masso, con l’aiuto di pochissimi volontari, senza alcun supporto economico o servizi di prima necessità quali corrente elettrica, acqua e accessibilità stradale, riescono non senza difficoltà a dare vita al loro sogno.
 

Nik Spatari con l'aiuto di Hiske e di un gruppo di volontari inizia a creare il MuSaBa - Image by MuSaBa

Nik Spatari con l’aiuto di Hiske e di un gruppo di volontari inizia a creare il MuSaBa, 1969 – Image by MuSaBa

Quell’antica chiesa, tra il 1985 e il 1986, nel rispetto degli stilemi architettonici del suo tempo, viene restaurata da Nik con la collaborazione di studenti di architettura e di accademie d’arte internazionali. Il restauro è però proseguito anche in funzione dell’opera monumentale “Il sogno di Giacobbe” che oggi copre interamente l’abside e la volta ed è stata realizzata dall’artista tra il 1990 e il 1994. Essa rappresenta il manifesto artistico di Spatari in cui si condensa la perfetta sintesi di tutti i suoi lavori.
 

Nik Spatari, Il sogno di Giacobbe, visione d'insieme, Chiesa di S. Barbara - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Il sogno di Giacobbe, visione d’insieme, Chiesa di S. Barbara – Image by MuSaBa

Quando sono entrata nella chiesa per ammirare quel suo capolavoro conosciuto come la “Cappella Sistina della Calabria”, la luce del sole rifletteva in modo caleidoscopico i colori di quel “bassorilievo aereo”. Esso infatti si compone di silouhette che, dipinte per terra con vernice acrilica su sagome di legno leggero, sono state poi sospese dall’artista sulla volta contro un fondo affrescato. L’effetto finale mozza letteralmente il fiato.
 

Nik Spatari, Il Sogno di Giacobbe, Chiesa di S. Barbara - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Il Sogno di Giacobbe (part.), Chiesa di S. Barbara – Image by MuSaBa

I contrasti materici e cromatici dati dai colori complementari e contrapposti tra loro rendono ancor di più l’opera tridimensionale, dando l’impressione di un avvicinamento-allontanamento; una visione meravigliosa in cui prende corpo un accordo perfetto tra architettura e pittura. La tecnica usata è unica, si allontana completamente dalla tradizione e mostra come l’artista non temesse di sperimentare e di avventurarsi nell’utilizzo di forme nuove o insolite. La scena biblica, che l’opera rappresenta, è metafora del sogno di ogni essere umano che da sempre tende il suo sguardo verso l’alto anelando al raggiungimento di una superiore dimensione cosmica e spirituale.
 

Nik Spatari, Il Sogno di Giacobbe, Chiesa di S. Barbara - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Il Sogno di Giacobbe, Chiesa di S. Barbara – Image by MuSaBa

OGNI FIABA HA I SUOI MOSTRI

La storia del MuSaBa non è però solo una storia d’amore e di passione per l’arte. Ben presto l’avventura artistica di Nik e Hiske si trasforma in una vicenda dai risvolti più che mai reali e drammatici. Purtroppo l’asprezza del territorio non fu l’unico problema da affrontare. In un’area affetta da immobilismo culturale, depressione economica, degrado sociale, non sono mancati gli atti intimidatori da parte di uomini della locale criminalità organizzata, che presto perseguitarono la coppia con minacce, aggressioni, attentati alla persona, incendi dolosi, distruzione di numerose piante ornamentali e sculture e l’avvelenamento di 500 pesci che facevano parte di un suggestivo acquario all’aperto intorno alla scultura dell’artista cinese Jin Jong Chen.
 

Jin Jong Chen, Fountain, MuSaBa - Ph.

Jin Jong Chen, Fountain, MuSaBa – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Per ironia della sorte, diventano inoltre vere e proprie vittime di un sistema che volevano concorrere a migliorare, subendo negli anni vari accertamenti da parte delle autorità. Il Parco Museo, divenuto nel 1986 Fondazione, viene coinvolto in un’indagine dell’autorità giudiziaria per presunte violazioni urbanistiche e per truffa ai danni della Regione a seguito della richiesta di un semplice finanziamento. Nik e Hiske subiscono così una serie di vessazioni, vengono accusati di violazioni fiscali, manomissione di reperti archeologici e corruzione di pubblici ufficiali per mezzo di quadri che un giudice dell’epoca, improvvisatosi esperto d’arte, stima di poco valore. Si arriva al punto di pretenderne l’arresto immediato, con un mandato di cattura nel quale si legge che la Fondazione è fasulla e non ha beni, ma fortunatamente alla fine si decide per i domiciliari con sequestro della Fondazione. Nik inizia allora un lungo sciopero della fame.
 

Nik Spatari durante i primi anni sulla collina di Mammola - Image by MuSaBa

Nik Spatari durante i primi tempi sulla collina di Mammola – Image by MuSaBa

Inqualificabile è anche in quell’occasione l’atteggiamento inerte delle autorità locali del tempo, che non fecero nulla per proteggere una struttura unica in Italia, e ciò “perché – come disse Nik in un’intervista – l’arte non porta voti”. Per certi politici della zona il Parco Museo era utile solo come luogo di rappresentanza tramite il quale pavoneggiarsi a scopo propagandistico-clientelare, e difatti dopo qualche anno nessuno si mosse quando venne chiusa l’unica strada di accesso al Parco che sorgeva su terreno demaniale. Tutto questo accadeva mentre il noto architetto e critico Bruno Zevi sul settimanale L’Espresso presentava con entusiasmo il progetto AMA (Ambiente Mediterraneo e Arte) per la ristrutturazione e la preservazione del MuSaBa.
 

Nik Spatari, Mosaici dedicati agli antichi popoli del Mediterraneo - Ph. MuSaBa

Nik Spatari, Mosaici dedicati agli antichi popoli del Mediterraneo – Ph. MuSaBa

UN LUOGO UNICO NEL PANORAMA ARTISTICO DEL SUD

Il MuSaBa è infatti da sempre un’agape culturale, la più pregevole iniziativa artistica esistente in Calabria, l’unico Parco Museo all’aperto della regione, pioniere nel suo genere in Italia e sicuramente uno dei pochi in Europa ad essere anche laboratorio di sperimentazione artistica e di tutela del paesaggio. Infatti, la sinergia e la volitività di Nik e Hiske hanno fatto sì che la Fondazione acquisisse fin da subito rilevanza internazionale polarizzando l’attenzione dei più qualificati studiosi e artisti e divenendo punto di riferimento per quanti si occupano di arte e di cultura in Calabria. Varcare la soglia di questo luogo, che è anche polo didattico e luogo di meeting internazionali, vuol dire infatti avere il privilegio d’incontrare artisti di diverse nazionalità e assistere a un work in progress delle loro opere progettate site specific, ossia presenziare al momento magico della loro creazione artistica. Morris, Rhinsburger, Gentili, Kerwin, Macario, Giacometti, De Lima, Rotella, Schifano, Tadini, sono solo alcuni nomi dei tanti artisti che hanno contribuito a realizzare questo parco ad alto tasso di interattività, questo laboratorio produttivo a cielo aperto.
 

Stevie Kerwin, Donna fontana (part.), MuSaBa - Ph.

Stevie Kerwin, Donna fontana (part.), MuSaBa – Ph. Donatella Plastino | ccby-nc-nd2.0

Finita la mia visita riconosco in lontananza Hiske per le sue codine bionde. La vedo venirmi incontro e mi riceve come da decenni è sua consuetudine fare con chiunque faccia visita a “casa” sua. Ogni anno, infatti, accoglie decine di migliaia di turisti provenienti da ogni dove. In modo molto naturale, quasi ci fossimo già conosciute, mi fa segno di seguirla. Pur sembrando avvolta da mille pensieri, emana molta sicurezza e grinta. Indaffaratissima, ha comunque trovato un attimo per me. Sul suo volto traspare tutto il peso delle difficoltà e delle battaglie che hanno contrassegnato una vita intera. Pur accogliente con gli ospiti, non si apre facilmente, non si lascia conoscere fino in fondo. E’ di poche parole. Lei, nordica, è abituata a essere concreta, e gli occhi le sorridono solo quando Nik è nel suo raggio di azione.
 

Raduno di giovani artisti al MuSaBa - Image by MuSaBa

Raduno di giovani artisti al MuSaBa – Image by MuSaBa

Dopo pochi minuti percorriamo i gradini di un porticato realizzato in economia con pietre antiche di recupero e ceramiche colorate. Un sole al centro di un occhio stilizzato sulla fronte dell’arco di ingresso sembra voler preparare il visitatore a un’esperienza di luce. E’ l’ingresso della “Rosa dei venti”, una struttura a due piani realizzata con forme geometriche ispirate ai triangoli egizi e agli esagoni dell’Oriente antico. Sotto vi è la parte espositiva, sopra la loro casa, e la porta che Hiske mi schiude generosamente è proprio quella della loro abitazione. Amante dell’arte, del design d’interni, di tutto ciò che è originale e unico, rimango estasiata, investita da uno spazio super accogliente, colorato e illuminato in modo soffuso. È proprio il rifugio di due anime eclettiche, di due personalità dallo spirito forte, libero e creativo.

Nik Spatari, Rosa dei Venti, MuSaBa, Mammola (RC) - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Rosa dei Venti, MuSaBa, Mammola (RC) – Image by MuSaBa

Il soffitto altissimo e geometrico costruito con travi ottenute da legname dei boschi vicini, le vetrate colorate, tutto l’ambiente riempito di dipinti, sculture, disegni, ricordi, libri, riviste, oggetti di ogni sorta, anche se muti, raccontano la storia della loro vita. Guardandomi intorno ho cercato il più possibile di fare incetta di idee e di bellezza. Nik avverte la nostra presenza, lei mi congeda velocemente e ci lascia soli. Avvolto da una luce velata, disegna accanto a una finestra in compagnia di un gatto, che richiama la sua attenzione strusciandosi insistentemente alle sue gambe. Emozionata mi avvicino a lui e alla sua quotidianità, comunichiamo col sorriso e con gli occhi. Mi fa segno di porgergli il catalogo del MuSaBa, apre la prima pagina e inizia a fare uno schizzo del mio volto. La prima cosa che mi viene da pensare è come un artista di così grande fama non abbia affatto perso l’umiltà. Nik, infatti, appare come una persona semplice, alla mano, ma con una sensibilità inusuale, avvolto dall’alone misterioso dei suoi pensieri, rapito dal mondo colorato della sua arte. La sua energia e il suo silenzio mi trasmettono bontà, una superiore dolcezza e tanta pace. Alla fine sento di essere fortunata ad aver conosciuto da vicino e assaporato la vita di due persone con una storia di resilienza davvero difficile da dimenticare.
 

Nik Spatari, Le Verità (part.), mosaico - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Le Verità (part.), mosaico – Image by MuSaBa

Sono trascorsi molti anni da quel lontano 1969. I finanziamenti pubblici tante volte promessi alla Fondazione però non sono mai arrivati e non è facile salvaguardare uno spazio di 7 ettari con annesse strutture e opere che vanno continuamente curate per la loro conservazione. Manca ancora uno spazio espositivo in cui collocare le oltre mille tele attraverso le quali l’artista ha raccontato più 50 anni di storia della Calabria, opere che per questa terra hanno un valore culturale inestimabile. E’ quanto mai urgente che le istituzioni acquisiscano consapevolezza e mostrino lungimiranza perché il MuSaBa è una grande ricchezza per il territorio e un importante punto di riferimento artistico-culturale, nazionale e internazionale. Nik e Hiske hanno sempre escluso che questa collezione possa essere mai smembrata, e in coerenza con questa decisione hanno via via respinto le proposte di vari musei di acquisire una parte delle opere. Pertanto, se le istituzioni regionali ancora una volta non si daranno da fare, il tutto sarà donato da Hiske Maas allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Questa è l’ultima chiamata, l’ultimo appello dei due artisti: una mancata risposta dimostrerà in modo incontrovertibile come la Calabria ancora una volta sia incapace di riconoscere e valorizzare un patrimonio di grande pregio e interesse per tutto il Paese.
 

Nik Spatari, Alluvione in Calabria nel 1951 - Image by MuSaBa

Nik Spatari, Alluvione in Calabria, 1951 – Image by MuSaBa

Abbandonate da poco più di un mese le coordinate terrene di spazio, natura, velocità e dinamismo, da cui era profondamente affascinato, mi piace immaginare Nik Spatari in quella dimensione, molto cara alla sua sensibilità, di una vita al di là del tempo e delle cose, libero da tutti quegli ostacoli incontrati lungo il suo percorso, di fronte ai quali tuttavia non si è mai dato per vinto. Senza dubbio egli vivrà per sempre, indimenticato, nel mondo dell’arte così come nella memoria dei molti calabresi che hanno apprezzato e riconosciuto il suo valore, e lo farà non solo attraverso le sue opere ma innanzitutto attraverso la sua storia di passione, coraggio e ostinazione nell’aver perseguito il proprio sogno fino alla fine. Da questo punto di vista, come si legge su un scultura a forma di libro lungo uno dei viali del parco, Nik Spatari, Hiske Maas e il MuSaBa sono già “leggenda” per l’importante lezione di bellezza e umanità che ci hanno regalato.

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MUSABA, L’ARTE CHE SALVA: PREMIO ROTONDI 2018 | VIDEO

“Forse sono stato fortunato perché nel silenzio ho potuto vedere il passato, il futuro. E sono arrivato a questo, nel silenzio. Immaginando…cercando…cercando…E sono arrivato a tante scoperte, da solo.”
Nik Spatari

 

 

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