Ritrovati ad Oria tombe messapiche e i resti della città bizantina

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Puglia - Veduta di Oria (Brindisi) - Ph. Loloieg | CCBY.ND2.0

Puglia – Veduta di Oria (Brindisi) – Ph. Loloieg | CCBY.ND2.0

di Redazione FdS

A Oria (Brindisi), su una collina del Salento settentrionale al confine con la Murgia, nella città che nell’età antica è stata un rilevante centro messapico e romano e nel Medioevo ha ospitato una delle più importanti comunità ebraiche d’Italia, il passato ritorna alla luce con due importanti scoperte nell’arco degli ultimi due mesi. A settembre, durante la realizzazione di una sala congressi su un’area comunale in Piazza Lorch, sono infatti venute alla luce dieci tombe messapiche a semi-camera, scavate nella roccia e risalenti al III secolo a.C. E’ probabile che siano state in seguito profanate dai Romani che fino al II secolo utilizzarono la necropoli come fossa comune. In attesa di ulteriori sviluppi sono stati riesumati sette scheletri e riportati alla luce numerosi oggetti di uso comune sepolti con gli stessi proprietari secondo l’usanza del tempo. Ora è la volta della città bizantina, grazie ai ritrovamenti avvenuti negli ultimi giorni durante i lavori di riqualificazione di Parco Montalbano, alle pendici del Castello. I reperti recuperati dagli archeologi della cooperativa Impact di San Vito dei Normanni, coordinati da Christian Napolitano, risalirebbero al X secolo. Gli scavi si sono svolti sotto la supervisione di Assunta Cocchiaro (responsabile della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia), ed hanno interessato 300 metri quadri sui 2 mila complessivi dell’area, riportando alla luce i resti di tre abitazioni (forse anche di una chiesa) e di una quindicina di antichi abitanti del posto, fra cui anche bambini, nonché animali domestici come buoi e cavalli. Recuperate anche ceramiche, utensili e attrezzi per il lavoro nei campi. Nonostante la parte settentrionale dell’area alle pendici del colle Vaglio, con la costruzione del castello voluta da Federico II di Svevia, sia stata manomessa per ragioni strategiche e difensive, è tuttavia riuscita, a conservare i suoi tesori nascosti e a restituirli a distanza di tanti secoli. E’ possibile che entrambe le aree entreranno a far parte di un percorso archeologico urbano.

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