CALABRIA | L’Adorazione dei Pastori. Uno straordinario capolavoro del calabrese Mattia Preti a Liverpool

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Mattia Preti - Adorazione dei Pastori, 1660 - 1699 - Walker Art Gallery, Liverpool, UK

Mattia Preti – Adorazione dei Pastori (olio su tela 2,980 x 2,274 m.) , 1660 – 1699 – Walker Art Gallery, Liverpool, UK | Image source: Wikipedia – public domain

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino…
Luca, 2, 15-17

di Redazione FdS

I versetti del Vangelo di Luca 2, 15-17 sopra citati sono la fonte di ispirazione per questo meraviglioso dipinto del pittore calabrese Mattia Preti (1613-1699) oggi custodito alla Walker Art Gallery di Liverpool: l’Adorazione dei Pastori,  un’opera che, nonostante le grandi dimensioni, riesce a trasmettere un senso di profonda intimità grazie alla sua capacità di unire la rappresentazione del gesto devozionale per eccellenza con un senso di intensa umanità quale traspare dall’insieme di figure che sono espressione di un concreto e tangibile mondo rurale. Un’umanità verace che porta la propria semplice quotidianità (emblematico in tal senso è ad esempio il cane che compare in basso a sinistra) al cospetto del Divino. I pastori fanno cerchio intorno al Verbo incarnato che la Madre mostra agli astanti sollevando con gesto delicato il leggero panno su cui giace addormentato.  La scena è resa particolarmente dinamica dal gesto delle due figure in primo piano – il giovane pastore a sinistra che inginocchiatosi solleva il cappello con la mano in gesto di devozione e l’uomo anziano a destra, inginocchiato anch’egli e con le mani giunte in atto di preghiera – e dall’avanzare di quelle sullo sfondo, all’imbocco della grotta, prossime a rendere omaggio al Bambino. Intorno completano la scena due suonatori, rispettivamente di zampogna e piffero, altre due figure maschili dallo sguardo carico di stupore e una donna che trasporta sulla testa una cesta, secondo l’uso tipico del Medio Oriente e dei Paesi affacciati sul Mediterraneo. Nella parte alta del dipinto, all’interno e all’esterno della grotta, arcane figure angeliche arricchiscono di mistero l’atmosfera resa già suggestiva dal sapiente uso della luce e del colore.

Il tema dell’adorazione dei pastori compare anche in altre due opere di Mattia Preti: in un dipinto conservato a Varsavia presso il Muzeum Narodowe, e nella tela conservata a Napoli presso la Chiesa di S. Maria in Montevergine.

Nel corso del XVII secolo questo dipinto appartenne ad un aristocratico napoletano per poi confluire, nel corso dell’Ottocento, nelle collezioni della Liverpool Royal Institution. Esso faceva parte di un gruppo di quattro opere che alcuni gentlemen donarono nel 1829 a questa istituzione inglese. Dal 1948 il dipinto è approdato alla Walker Art Gallery, museo di Liverpool che ha raccolto la maggior parte dei quadri appartenuti alla LRI.

Come ormai quasi tutti i nostri lettori sanno, Mattia Preti è nato nella cittadina calabrese di Taverna (Catanzaro). L’artista ha avuto una lunga carriera nel corso della quale ha prodotto più di cinquecento opere fra tele e affreschi. Trasferitosi a Roma nel 1630,  ha studiato con il fratello Gregorio presso l’Accademia di San Luca. Agli anni romani risalgono i primi rilevanti successi, ma diverse commissioni gli pervennero anche da Napoli dopo la grande peste del 1656 che cancellò quasi una intera generazione di artisti. Fortemente influenzato dal lavoro di Caravaggio (1578 – 1635), soprattutto nel carattere realistico delle immagini e nell’uso drammatico di luci e ombre, ebbe successivamente  contatti col Guercino e con Giovanni Lanfranco, che influenzarono ulteriormente la sua pittura. Nel 1661 Preti si trasferì sull’isola di Malta, dove rimase fino alla morte e dove lavorò moltissimo per i Cavalieri di Malta il cui Ordine lo elevò al rango di Cavaliere di Grazia. A Malta ha realizzato lavori per la maggior parte delle chiese dell’isola, ma l’opera certamente più conosciuta e considerata uno dei suoi massimi capolavori è il ciclo di affreschi con le scene della vita di Giovanni Battista sulla volta centrale della Concattedrale di San Giovanni, a La Valletta. Durante l’esecuzione di questo lavoro ricevette la promozione al grado di Cavaliere di Giustizia. La permanenza a Malta non gli impedì di inviare dipinti a suoi committenti di Napoli e di altre parti d’Europa (gli pervennero richieste soprattutto da Spagna e Sicilia). E’ di quegli anni anche la realizzazione di dieci pale d’altare per la sua città natale di Taverna.

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aliamedia
 

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