In Calabria riemerge il passato romano dimenticato di Lattarico, antico centro di fondazione bruzia

muroromano

Tratto di muro romano in opus latericium e opus reticulatum - Ph. Gaius Cornelius | Public domain

di Redazione FdS

A Lattarico, piccolo centro dell’appennino cosentino, in Calabria,  sono riemersi resti dimenticati di costruzioni di epoca romana: si tratta di segmenti di mura, pavimentazioni, un ponte, una fontana e diversi altri reperti di cui ha dato notizia il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione. Torna così alla ribalta, nella piccola frazione di Regina, il passato remoto di questo luogo che le fonti antiche, e in particolare Tito Livio, identificano con il lome di Etricoli. 

Supposto insediamento di fondazione Bruzia, Etricoli-Lattarico fece parte di quei villaggi italici che nella guerra fra Roma e Cartagine si schierarono inizialmente con Annibale, salvo poi ritornare (volontariamente o meno) sotto l’egida romana una volta che gli eventi presero una piega negativa per il condottiero africano. Il mutamento del nome è attribuito a quei processi di corruzione linguistica di cui difficilmente è possibile ricostruire i passaggi. Gli umanisti calabresi Gabriele Barrio e Girolamo Marafioti, vissuti fra Cinque e Seicento, e lo storico della Calabria seicentesca Giovanni Fiore da Cropani, tramandano questa antica origine di Lattarico, tratteggiando con enfasi la bellezza e la fecondità del suo territorio,  luogo di coltivazione di grano, vigneti, canapa, gelsi per la bachicoltura e folti castagneti.

“È un patrimonio storico – ha affermato Carlo Guccione riferendosi ai resti presenti sul territorio – che in questo momento è ancora in gran parte da scoprire e valorizzare: i resti del ponte sono ricoperti da una fitta vegetazione, le trincee di scavo sono invase dalle sterpaglie e tutta la zona è sprofondata nell’incuria”. Dalle parole di Guccione si evince chiaramente che le antiche vestigia non sono di recente scoperta, bensì riemergono da quell’abbandono in cui sono sprofondate per anni. “Due associazioni del luogo - ha infatti spiegato – la “Club red Moon” e “Rivivere la Nostra Terra”, hanno cercato da tempo di riportare gli scavi di Lattarico all’attenzione della pubblica opinione curando alcune pubblicazioni editoriali e partecipando ad importanti eventi fieristici. Ma nonostante tutti gli sforzi fatti, la mancanza delle istituzioni e il disinteresse degli enti preposti, hanno fatto sì che questo immenso patrimonio fosse abbandonato all’incuria e al degrado nel disinteresse generale”.

Guccione ha voluto dunque accendere un riflettore su questo patrimonio abbandonato denunciando come la gestione degli scavi di Lattarico da parte delle istituzioni sia l’ennesima dimostrazione dell’incuria e dell’indifferenza che per anni ha colpito la Calabria, e la conferma della incapacità di chi aveva il compito di mettere a frutto i tesori culturali della regione promuovendo percorsi di sviluppo attraverso la valorizzazione di un vasto patrimonio storico e archeologico. Ha quindi invocato interventi urgenti, volti a promuovere una nuova campagna di scavi “perchè a Lattarico c’è un patrimonio ancora in gran parte da scoprire.”

 

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