Il Palazzo Gagliardi-de Riso di Vibo Valentia. Presentazione del progetto di restauro al Politecnico di Milano

Interno del palazzo Gagliardi-De Riso, XIX sec., Vibo Valentia

Interno del palazzo Gagliardi-De Riso, XIX sec., Vibo Valentia

Un bene architettonico della Calabria oggetto di studio al Politecnico di Milano. Nel corso di un’apposito incontro verranno presentati studi inediti e sviluppi progettuali a cura dell’architetto Enrico Pata

di Alessandra Scriva

Il calabrese Palazzo Gagliardi – de Riso, splendido manufatto di Vibo Valentia, risalente alla prima metà dell’800, di eccelsa qualità costruttiva e rilevante valore storico-artistico con pochi eguali nell’intera provincia, è stato di recente oggetto dell’attenzione del Politecnico di Milano attraverso l’architetto Enrico Pata, specialista in restauro dei beni architettonici, che lo ha sottoposto a un attento studio. Proprio presso l’ateneo milanese, il prossimo 29 maggio alle 16.00 si terrà l’incontro “Palazzo Gagliardi-de Riso di Vibo Valentia. La fabbrica architettonica”, nel corso del quale saranno presentati i risultati dello studio, tra cui un inedito plastico realizzato con stampa 3D in scala 1:75, disegnato in scala reale dall’architetto Pata e 700 pagine di nuovi studi su un’opera ancora oggi poco conosciuta e di cui poco o nulla risulta dalle fonti d’archivio e bibliografiche. L’incontro, nel corso del quale l’architetto Enrico Pata presenta la relazione “Dal Raumuch al BIM per i Beni Culturali. Strumenti innovativi per il restauro e la gestione del palazzo prima, durante e dopo gli interventi”, è introdotto dal prof. Davide Del Curto.
 
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L’architettura di Palazzo Gagliardi – de Riso, costruzione singolare e magistralmente eseguita, è una splendida interpretazione delle moderne teorie estetiche e liberali che circolavano tra le più importanti città europee agli inizi del XIX secolo. Sono trascorsi quasi due anni da quando l’architetto Pata e il Politecnico di Milano, con il supporto costante della Soprintendenza di Reggio Calabria e Vibo Valentia, hanno iniziato questo percorso di studio, ritenendo opportuno e doveroso contribuire alla ricostruzione storica delle vicende che hanno interessato Palazzo Gagliardi – de Riso, riservando particolare attenzione al progetto di restauro.

“Questa pregevole architettura – spiega l’architetto Pata – versa da anni in un precario stato di conservazione, com’è riscontrabile da degradi di varia forma e natura. Sappiamo che una caratteristica fondamentale della scienza della conservazione è lo studio delle opere architettoniche complesse con un approccio multidisciplinare. Per questo l’edificio è stato sottoposto ad alcune tra le più avanzate metodologie e tecniche propedeutiche al restauro. Tutto si traduce in: un rigoroso studio storico, 7811 fotografie, rilievi accuratissimi, uno studio di vulnerabilità sismica globale e locale, un accurato modello 3D dell’edificio, un raumbuch del piano nobile, analisi chimiche di laboratorio, monitoraggio microclimatico, soluzioni innovative per il consolidamento strutturale e schedatura degli 820 elementi in legno che formano la carpenteria del tetto.
 

Interno di Palazzo Gagliardi-de Riso, XIX sec., Vibo Valentia

Interno di Palazzo Gagliardi-de Riso, XIX sec., Vibo Valentia

L’analisi di vulnerabilità sismica dell’edificio – aggiunge – ha dato risultati incoraggianti a riconferma delle eccezionali qualità murarie di questa imponente struttura che sembra aver superato incolume, dalla sua costruzione a oggi, ben 37 terremoti di lieve e grave intensità (1869, 1905 e 1908). Oggi abbiamo un rilievo eccellente della fabbrica (esterno ed interno), fedelissimo, con diverse restituzioni fotogrammetriche dello stato di fatto. L’utilizzo di tecniche ad alta definizione ha permesso l’acquisizione dei prospetti e di 13 soffitti dipinti, autentiche opere d’arte del 1903. Insomma, sono state predisposte tecniche e strategie che vengono generalmente impiegate per interventi sui più importanti beni storici”.

Da oltre dieci anni il palazzo, di proprietà della Provincia, è chiuso al pubblico ed è rimasto a lungo precluso anche agli addetti ai lavori. In particolare, le sale più interessanti, quelle scampate al disastroso incendio del 1901, sono rimaste interdette per l’elevato pericolo di caduta di materiale. In via eccezionale, e previe le necessarie autorizzazioni e accortezze, le porte del palazzo sono finalmente state aperte per consentire agli esperti di effettuare lo studio che ha permesso un’approfondita conoscenza dell’edificio, anche e soprattutto in vista di un approfondito intervento di restauro. “La ricerca condotta con la metodologia prima accennata - prosegue Pata - consente una conoscenza meticolosa delle fabbriche storiche, la consultazione remota del materiale e la sua divulgazione. Uno studio completo evita che eventi traumatici – come sconsiderati restauri, eventi naturali, inefficacia di tutela del bene – possano cancellare o manomettere in parte o interamente, le informazioni materiali e immateriali del patrimonio culturale. Inoltre, è di assoluta importanza rivisitare le modalità in cui si restaurano gli edifici storici del territorio, che hanno spesso come esito l’alterazione o la distruzione della preesistenza. Lo studio di questa architettura è destinato anche a quanti non hanno avuto la possibilità di accedervi. È rivolto alla generazione a cui appartengo e ai giovani cittadini che nei prossimi anni saranno chiamati ad essere custodi di questi beni e a doverli trasmettere premurosamente. Sfogliando i due volumi prodotti, possano i lettori viaggiare con la mente in una storia bellissima, accedendo a punti inaccessibili e guardando questo vecchio edificio dall’alto dei suoi segreti più profondi”.

L’intero lavoro, tema di ricerca e studio progettuale, sarà in concorso alla 29ma edizione del Premio Internazionale di Architettura e Cultura Urbana di Camerino, un prestigioso premio a cui partecipano, ogni anno, le migliori tesi e ricerche sviluppate nelle principali facoltà di architettura italiane. Noi di Famedisud seguiremo l’evento direttamente da Camerino, così da coinvolgere i nostri lettori raccontando ulteriori notizie, sviluppi e curiosità sull’edificio. Il lavoro è molto promettente anche perché propone tecniche audaci sviluppate dall’architetto Pata, che si è mosso abilmente nel conciliare il fragilissimo rapporto tra valore storico, estetico e conservativo. Dietro a questo lavoro è tangibile la costante consapevolezza della responsabilità che si deve avere quando si opera sugli edifici storici, nel pieno rispetto della costruzione “arte-fatta” da antichi uomini e secondo antiche maniere.

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