Bronzi di Riace: in un video l’ipotesi ricostruttiva del prof. Daniele Castrizio

di Redazione FDS

Lo scorso anno abbiamo esposto ed illustrato nei dettagli l’ipotesi ricostruttiva del prof. Daniele Castrizio – archeologo, docente di numismatica presso l’Università di Messina – circa l’identità dei Bronzi di Riace, celebri statue del V sec. a.C. custodite presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. A distanza di un anno è stato pubblicato, al termine di uno studio promosso dall’Università di Messina, un breve video che ne presenta quello che con alta probabilità fu il loro aspetto originario, a cominciare dalla presenza di attributi – come lance, scudi ed elmi – oggi mancanti, ma la cui presenza non può più essere messa in dubbio, per finire con la loro particolare cromia. Rinviando al nostro precedente articolo per tutti i dettagli riguardanti l’identità dei soggetti rappresentati, riassumiamo qui i tratti salienti della ricostruzione di Castrizio: le due statue avrebbero fatto parte di un originario gruppo di cinque figure, raffiguranti i fratricidi Eteocle e Polinice, protagonisti del mito dei Sette contro Tebe, la madre Giocasta, la sorella Antigone e un vecchio, che a seconda delle varianti letterarie del mito potrebbe essere Creonte, fratello di Giocasta, o l’indovino Tiresia. Quanto al colore, Castrizio rivela che in origine le due statue erano dorate ma poi scurite con un particolare trattamento chimico. Alla vigilia dei 50° anniversario del ritrovamento, arriva dunque questo video a dare forma visiva a tali ricostruzioni: presentato in anteprima da SkyTG24, con un servizio di John Pedeferri, ne pubblichiamo ora la versione integrale. I modelli tridimensionali dei Bronzi sono del fotografo e grafico reggino Saverio Autellitano, al quale abbiamo chiesto di descriverci le fasi del suo intervento.

“L’ipotesi ricostruttiva che ho reso graficamente – spiega Autellitanonon è altro che l’ulteriore conferma del decennale lavoro del prof. Daniele Castrizio, che mi ha coinvolto nella sua ricerca sul piano dell’estetica e del colore dei Bronzi. Come sempre il lavoro si basa su delle intuizioni poi confermate dalla storia e dalla scienza. Sappiamo bene che i Bronzi di Riace hanno degli inserti colorati come nel caso di labbra, capezzoli, denti e occhi; cosa che porta a ipotizzare non fossero in origine monocromatici e addirittura verdastri come li conosciamo oggi. L’analisi del metallo di cui sono fatte le due statue ha dato infatti uno degli indizi principali: le percentuali di fusione di rame e stagno indicano che il bronzo era di un color biondo.

Qui – aggiunge il grafico – è entrato in gioco il nostro amico Domenico Colella, esperto nella fusione dei metalli e costruttore di armi antiche, che ci ha illuminato: il bronzo così chiaro può essere scurito con un processo di ossidazione selettiva (utilizzando ad esempio il fegato di zolfo) che permette di avere tonalità più scure come ad esempio il colore della pelle umana. Domenico ha prodotto dei piccoli campioni sui quali mi sono occupato di eseguire in modo scientifico una campionatura colorimetrica per ottenere una gamma delle reali e variegate tonalità del bronzo, sufficiente al nostro lavoro di ricostruzione. Dunque mi sono occupato della modellazione grafica 3D per ridare integrità al gruppo statuario, includendo autentiche armi originali del V secolo a.C. (elmi, kyné, scudi e lance). Ho ricostruito tutto seguendo i segni ben visibili sulle statue; ho modellato gli occhi giungendo alla nuova conclusione che ad esempio Eteocle (statua B) non riesce a guardare negli occhi il fratello Polinice (statua A) il quale invece ha lo sguardo fisso e carico di rabbia. Un livello di mimesi teatrale senza precedenti.

Date le premesse – conclude -, il risultato non avrebbe dovuto sorprenderci, ma di fatto una volta ultimato è stato un’emozione. Ricordo il momento in cui dissi a Daniele “guarda, sembrano le pitture sui vasi”, lì mi resi conto che avevamo un nuovo riscontro stilistico oltre che storico e chimico. Tutto combaciava alla perfezione. Ad ogni modo si tratta di un work in progress: ad esempio è degli ultimi giorni una nuova osservazione sulle parti consumate di barba e capelli: solo lì e non su altre zone si vede chiaramente il color biondo, ennesima conferma della ineccepibile teoria di Daniele e di tutto il nostro lavoro svolto. Ci siamo chiesti a quali risvolti ulteriori possa condurci questo studio: credo che sicuramente ci porterà ad aggiornare il lavoro di divulgazione che la Metaconferenza sui Bronzi di Riace [la premiata conferenza-spettacolo portata nei teatri da Castrizio, Autellitano e il musicista Fulvio Cama – NdR]  continuerà a svolgere appena il Covid ce lo permetterà, e nel frattempo a lavorare su altre statue antiche, perché siamo sempre più convinti che il colore era per il mondo greco antico una parte fondamentale del “racconto” oltre che dell’estetica dell’arte”.

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