Prima Stanza: Giuseppe Lo Schiavo, la stanza del principio della natura e della presenza dell’uomo

Giuseppe Lo Schiavo, Wind Sculptures, Etna

Giuseppe Lo Schiavo, Wind Sculptures, Etna 01, 2017

 
Giuseppe Lo Schiavo, Athens, Stampa d'archivio UV su metallina termica, 2018

Giuseppe Lo Schiavo, Athens, Stampa d’archivio UV su metallina termica, 2018

 
Giuseppe Lo Schiavo, Athens, Stampa d'archivio UV su metallina termica, 2018

Giuseppe Lo Schiavo, Athens, Stampa d’archivio UV su metallina termica, 2018

di Roberto Sottile*

[Torna alla Nota Introduttiva]
Il racconto fotografico apparentemente domina la ricerca di Giuseppe Lo Schiavo. In realtà, basta osservare bene le opere della stanza, per rendersi conto, che la fotografia partecipa alla narrazione dell’immagine. La materia, in questo caso la metallina termica, si combina nello spazio di un ambiente che si dispone su diverse dimensioni, il risultato bisogna osservarlo con gli occhi della percezione. Scorre la vita, senza fretta, ciò che ci circonda sono complessi paesaggi che si inseguono e si sommano, generando una nuova condizione, più intima, senza distinzione di ciò che è era prima e ciò che vive adesso. Nulla finisce nella ricerca di Giuseppe, ma tutto continua. La natura, nella sua esistenza fisica e nella sua evoluzione biologica, diventa nelle immagini proposte della prima stanza, principio fondamentale di una visione, dove tutto appartiene alla natura umana e alla sua capacità di adattamento e trasformazione.

Athens e Etna, rappresentano non solo uno studio sulla materia, sulle tecniche di stampa e produzione e sul supporto, ma sono la trasposizione di quel punto di vista, di quella suggestione che deve essere letta ed interpretata. Percepita dallo sguardo e rielaborata dalla coscienza di ogni ospite della stanza. Athens e Etna sono il risultato dello stesso racconto dove l’uomo vive “tra i tempi” della sua evoluzione creativa che ha dato vita alle città come “prodotto” della sua ricerca di adattamento e mutamento della natura stessa. Da una parte un paesaggio che definiamo urbano, antropizzato, dall’altro un paesaggio con dei crateri vulcanici, privi della presenza dell’uomo. L’immagine si perde in una profondità nascosta tra le pieghe del supporto. Il punto di vista l’elemento comune a sottolineare che basta per comprendere quel legame che emerge con tutta la sua forza nell’opera Etna 01, lavoro della serie Wind Sculptures. La materia che nelle due precedenti opere era “oggetto” adesso è “soggetto” che dà vita a tutta l’opera. Un paesaggio dinamico, dove una forma data dal vento, catturata dall’obiettivo fotografico, prende il sopravvento al centro della scena. L’immagine non è sconvolta, il rapporto che sussiste non è di estraneità ma di complicità e connessione. Anche in quest’opera si ripete la narrazione “tra i tempi” che tra profondità e piani della scena, si manifesta in tutta la sua bellezza. Etna 01, diventa uno spazio infinito dove il tempo scorre e non si ripete mai che viene vincolato nella scelta di un frammento. Dove anche il vento, assume “carattere” e forma.

Le parole della Prima Stanza

carattere, paesaggio, natura, uomo, materia, tempo, fotografia, ricerca, biologia.

Sono parole semplici, e nello stesso tempo complesse. Costituiscono la base della lettura delle tre opere esposte e il cardine della ricerca di Giuseppe Lo Schiavo, che supera l’utilizzo della fotografia, sarebbe riduttivo etichettarlo come fotografo. La sua ricerca lo colloca in uno spazio conteso tra l’Artista visuale concettuale e l’artista performativo.

Il colore della Prima Stanza

Dare un colore significa suggerire una “percezione sensoriale” non visiva ma fortemente concettuale. In questa prima stanza abbiamo parlato del rapporto-scontro-incontro tra uomo e natura. Le opere di Giuseppe raccontano un ciclo che appare interrotto, ma in realtà è ben saldo. Da qui la scelta del colore ricade sul rosa, ma non un rosa comune, ma un rosa particolare, quello rinvenuto nel deserto del Sahara, un fossile databile a 1,1 miliardi di anni fa. La scoperta del colore biologico più antico del mondo, prodotto non dall’uomo ma dai cianobatteri.

La parola non usata della Prima Stanza

Silenzio. La lettura dei paesaggi nelle opere di Giuseppe induce alla contemplazione della poetica del silenzio. Ciò porterebbe ad una negazione dei tempi e di quella evoluzione interpretativa delle opere. Il Silenzio non appartiene al risultato dell’immagine finale dell’opera che nonostante la sua ovvia staticità materica, produce un fragoroso rumore di idee.

[passa nella Seconda Stanza]

*Critico d’arte e curatore

Replay Arte Contemporanea Blog

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna su