La Grazia e la Forza. Alla scoperta dello scultore calabrese Salvatore Albano

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti, 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti, 1883 (base in pietra scura e bronzo), 1893 (marmo) – Image by Brooklyn Museum, NY

“Fu adoratore dello scalpello e del marmo…modellatore illustre”
Alfonso Frangipane

di Redazione FdS

“La genialità, la disinvoltura, la naturalezza, distinguono particolarmente l’opera di questo scultore potente, rapido nel concepire, ugualmente pronto nell’eseguire, capace di forza e di grazia nella stessa misura. Le sue statue sono tutte palpitanti di vita; modellatore invidiabile, dà alle carni modellate una singolare trasparenza.”  Così scrisse di lui nel 1889 il torinese Angelo De Gubernatis, etnologo, orientalista e storico della letteratura, futuro candidato al Nobel, nel suo celebre Dizionario dedicato agli artisti italiani viventi del suo tempo.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Parole che descrivono in modo folgorante l’eccezionale talento dello scultore calabrese Salvatore Albano pochi anni prima che costui morisse, ad appena 54 anni, in quella Firenze in cui era approdato nel 1869, aveva aperto la sua fortunata bottega di scultura e nella cui Accademia di Belle Arti aveva insegnato. Le parole di De Gubernatis individuano infatti i tratti fondamentali di un artista che si colloca, con esiti estremamente raffinati, sul confine tra i canoni neoclassici di bellezza ideale, equilibrio e calma ispirati al modello antico, e il vibrante naturalismo della scultura tardo ottocentesca, sensibile alle caratteristiche individuali del soggetto rappresentato e all’elemento psicologico.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part. della base), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part. della base), 1883 – Image by Brooklyn Museum, NY

Quella di Salvatore Albano è la storia di un sogno che si realizza, il sogno di un ragazzino che da umile intagliatore nel legno di figurine da presepe, nella sua Oppido Mamertina (Reggio Calabria), approda agli allori della grande scultura grazie ad un talento di prim’ordine e all’aiuto dei suoi concittadini che quel talento seppero riconoscere e sostenere. Figlio di Vincenzo, falegname, e Teresa Condò, filatrice, originari di Serra San Bruno (Vibo Valentia), Salvatore aveva umili origini. A ispirare la sua passione di intagliatore fu il mestiere del padre, ma presto il destino avrebbe bussato alla sua porta quando, all’età di circa 19 anni, la generosità del canonico-mecenate Domenico Zuco e una pubblica sottoscrizione dei suoi compaesani gli permisero di intraprendere gli studi a Napoli dove frequentò l’atelier dello scultore calabrese Giuseppe Antonio Sorbilli, per gli studi di disegno e modellato, e successivamente l’Accademia di Belle Arti sotto la guida del napoletano Tito Angelini, del quale fu allievo prediletto.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Nel 1864 si fece notare grazie al gruppo scultoreo del Conte Ugolino, esposto insieme a un nudo femminile presso la  Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, dove l’opera fu acquistata con grande eco dal marchese Agostino Sergio. Le biografie vogliono che a stimolarne l’ispirazione fosse il noto attore Tommaso Salvini pronto a declamargli, mentre scolpiva, il canto dantesco sul famigerato nobile pisano.
 

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY – Ph. Peter Roan | ccby-nc2.0

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY – Ph. Peter Roan | ccby-nc2.0

L’anno successivo Albano concorse al Pensionato governativo di Roma con l’opera Davide che suona la cetra per calmare Saul, con la quale si aggiudicò un terzo posto che non mancò di scatenare polemiche tra quanti lo avrebbero voluto vincitore. Dello stesso avviso fu il principe Umberto di Savoia che, in segno di stima, gli commissionò un Mosè sdegnato che spezza le tavole della legge, oggi custodito nel Museo Nazionale di Capodimonte. A riscattarlo dall’ingiustizia romana furono il primo posto conseguito lo stesso anno all’Accademia di Napoli con l’opera Cristo nell’Orto e la vittoria, due anni dopo, al Pensionato di Roma con un bozzetto della Resurrezione di Lazzaro e un Caino oggi all’Accademia di Napoli.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Al periodo napoletano risalgono anche la sculture Eva, Masaniello e il busto di Gioacchino Rossini. Dopo tali successi ricevette una pensione triennale di 60 lire dalla Provincia di Reggio Calabria, grazie alla presentazione in concorso di un gesso con Calipso abbandonata da Ulisse, opera poi trasferita nel palazzo della Prefettura di Napoli. Il consigliere provinciale Domenico Spanò Bolani, esimio letterato reggino, perorò la sua vittoria ottenendo il consenso unanime dei consiglieri.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY" width="1000" height="701" /> Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph. Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893,  Brooklyn Museum, NY – Ph. Mark B. Schlemmer | ccby2.0

Dopo aver lavorato in diverse località italiane, l’ascesa della sua notorietà portò Albano nel 1869 a Firenze dove aprì quello che lo storico dell’arte americano David Bernard Dearinger ha definito“uno degli studi più grandi e attrattivi della città” particolarmente frequentato dall’élite straniera in quell’epoca particolarmente presente in Toscana.
 

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Oltre ai committenti nazionali, quelli esteri crebbero infatti in misura esponenziale, favorendo la diffusione delle sue opere in Paesi come Stati Uniti, Inghilterra, Russia e diversi altri. Proprio a Firenze sarebbero venute alla luce le sue opere più importanti, come l’Arianna abbandonata (1870), il Genio di Michelangelo (1872, scolpito per il barone di Talleyrand e riprodotto altre 11 volte), una Venere mendicante (per il duca di Dino), il Genio piangente con figura muliebre monumento al deputato Frascara destinato alla cripta di Sezzè presso Alessandria (1873), il bellissimo gruppo di Amore e Psiche.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883 - Ph.  Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893, Brooklyn Museum, NY – Ph. Mark B. Schlemmer | ccby2.0

Nel 1878 partecipò al Salon di Parigi dove ottenne la medaglia d’oro per la statua di Vanni Fucci, uno dei più foschi personaggi dell’Inferno di Dante (oggi al Metropolitan Museum di New York). Nel 1884 fu presente all’Esposizione generale di Torino e nel 1888 a quella di Bologna, con Le lottatrici. E del 1884 è anche la splendida Riposo di ninfa (1884), oggi al Montreal Fine Arts Museum, nella quale il soggetto di ispirazione classica viene trattato superando i canoni del neoclassicismo e accostandosi al gusto naturalista tardo ottocentesco per le caratteristiche individuali del modello, come la curva morbida della mano, quella delicata delle labbra, le fossette lombari e l’onda dei capelli, raccolti in un intricato chignon, o l’innovativo inserimento di un elemento contemporaneo come la sedia su cui riposa la ninfa, riccamente decorata con frange di broccato secondo il design primo Rinascimento tornato in voga a fine ‘800.
 

Salvatore Albano, Riposo di ninfa (particolari), marmo, 1884, Montreal Fine Arts Museum

Salvatore Albano, Riposo di ninfa (particolari), marmo, 1884, Montreal Fine Arts Museum – Ph. courtesy of Greta H. Fisher

Alla sua produzione tarda, con un ritorno all’ispirazione di matrice letteraria, appartiene la Margherita, personaggio del Faust di Goethe, che l’artista scolpisce in marmo di Carrara con estrema finezza di linee e di dettagli, espressione dolce ed austera del volto, in posizione stante su un piedistallo di marmo scuro con inserti in bronzo (oggi in collezione privata); l’opera riprende analogo soggetto che insieme a un Mefistofele l’artista aveva presentato in gesso al Salon di Parigi del 1881 e realizzato su commissione di un collezionista di Filadelfia.
 

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893 – Image by Brooklyn Museum, NY

Di potentissima forza espressiva è il grande gruppo degli Angeli caduti (o Angeli ribelli), che col suo inquietante groviglio di corpi maschili e femminili accoglie il visitatore nel Martha A. and Robert S. Rubin Pavilion del Brooklyn Museum di New York. L’opera riprende il tema biblico degli angeli caduti, ossia quelli che capeggiati da Lucifero si ribellarono a Dio venendo trasformati in demòni.

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Angeli caduti (part.), marmo, 1893, Brooklyn Museum, NY – Ph. Mark B. Schlemmer | ccby2.0

L’opera si compone di due parti, realizzate da Albano nell’arco di dieci anni, probabilmente per un collezionista privato: la base (firmata e datata 1883), in pietra scura e bronzo, raffigura un corpo esanime sovrastato da un serpente, ritenuta un’allegoria dell’inferno, e l’intricato gruppo di angeli in marmo bianco (firmato e datato 1893), che vede in primo piano la figura interpretata come Lucifero, caratterizzata da un’espressione tra la rabbia e l’angoscia, sentimenti che riecheggiano nella generale tensione del suo corpo nonché sul volto di un secondo angelo che con sguardo truce morde le nocche della propria mano destra. Di quest’opera, nella quale la contrapposizione cromatica tra le due parti assume chiare valenze simboliche, colpisce la capacità dell’artista di trasfondere nel marmo le emozioni dei personaggi, ma ancor più di rendere la morbidezza delle carni con straordinario realismo.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY – Ph. Mark B. Schlemmer | ccby2.0

Tra le opere più note realizzate a Firenze, meritano di essere citati due lavori realizzati per committenti esteri: il primo è il Memoriale per Sir Charles Metcalfe Macgregor. L’opera, un cenotafio in marmo bianco sullo sfondo di un pannello in marmo grigio di forma piramidale sormontato da una croce, si trova nella cripta della cattedrale di Saint Paul a Londra ed è composta, nella parte superiore, dal busto dell’omonimo esploratore, geografo e ufficiale dell’esercito anglo-indiano in uniforme pluridecorata, poggiato su una pila di libri, riferimento alle sue opere letterarie e, nella parte inferiore, da un’iscrizione commemorativa e da un rilievo con figura femminile inginocchiata davanti a una spada mentre regge in mano una corona di fiori.
 

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), 1883, Brooklyn Museum, NY

Salvatore Albano, Gli Ageli caduti (part.), marmo, 1893, Brooklyn Museum, NY – Ph. Wally Gobetz | ccby-nc-nd2.0

Il secondo è l’imponente monumento funebre eretto nel cimitero Panteon Civil de Dolores di Città del Messico in onore di Sebastiano Lerdo de Tejada, Presidente del Messico del 1872 al 1876 e generale, che vi appare seduto su una poltrona posta su un alto piedistallo, circondato da tre figure femminili e una maschile di carattere allegorico.
 

Salvatore Albano, Tomba di Sebastian Lerdo de Tejada nel Panteon Civil de Dolores, Città del Messico

Salvatore Albano, Tomba di Sebastian Lerdo de Tejada nel Panteon Civil de Dolores, Città del Messico – Image source

Gli anni d’una vita troppo breve passarono veloci, ma altrettanto velocemente crebbe la capacità produttiva di Albano e alcune delle sue opere – come ad es. Il Genio del ricordo (lavoro commissionato da James Gordon Bennett Sr. editore e pubblicista statunitense, fondatore del New York Herald) o Il sogno felice – divennero talmente popolari da eseguirne varie repliche che gli assicurarono lauti guadagni. I soggetti si moltiplicavano e così la lista delle sue raffinate sculture, tra le quali si possono citare opere come Frine, La schiava, Ragazza che cuce (tenerissimo ritratto di schiava-bambina che rammenda il suo umile vestito), i bronzi La vecchia (uno studio anatomico di grande impatto), La pescatrice, Rebecca e Cristo in croce (considerato un capolavoro), e ancora i marmi La preghiera, Olimpia, Una bagnante, Monumento Ruva (per la stazione ferroviaria di Ancona), e numerose altre, molte delle quali sono oggi presenti in collezioni private e spesso reperibili sul mercato antiquario.
 

Salvatore Albano, Memoriale per Sir Charles Metcalfe Macgregor (Cattedrale di Saint Paul, Londra), Amore e Psiche (Coll. privata), Margherita (Coll. privata)

Salvatore Albano, dasin.: Memoriale per Sir Charles Metcalfe Macgregor (Cattedrale di Saint Paul, Londra), Amore e Psiche (Coll. privata), Margherita (Coll. privata)

Raggiunta la fama e l’agiatezza economica, Salvatore Albano non dimenticò le difficoltà dei suoi esordi e pensò di dar vita, con legato testamentario alla Provincia di Reggio Calabria, a una “Fondazione Albano” che potesse sostenere giovani calabresi dotati di talento per l’arte ma privi delle risorse necessarie per perseguire le loro aspirazioni.
 

Salvatore Albano, Amore e Psiche (part.), marmo, XIX sec. (Coll. privata)

Salvatore Albano, Amore e Psiche (part.), marmo, XIX sec. (Coll. privata)

Purtroppo i suoi eredi, non paghi di quanto ricevuto dopo la sua morte, intentarono causa alla Provincia vanificando le volontà dell’artista; e non perché le loro istanze fossero state accolte, ma perché i costi e le lungaggini del processo assorbirono l’intero lascito. L’unico gesto di liberalità che gli eventi della vita permisero ad Albano di compiere fu un lascito in favore dell’ospedale del suo paese, come ricorda una lapide all’ingresso dell’edificio che lo ospita.
 

Salvatore Albano, Busto femminile, Ragazza che cuce, Ritratto di signora (Coll. private)

Salvatore Albano, da sin.: Busto femminile, Ragazza che cuce, Ritratto di signora (Coll. private)

Anche nella sua Oppido Mamertina si conservano alcune opere: nel cimitero sono visibili il Busto bronzeo della madre, un Monumento funebre, un Bassorilievo con l’angelo, la Statua di un angelo (cappella Stillitano); una Orfanella in collezione privata e un Autoritratto dello stesso Albano collocato sulla Piazza Umberto I su iniziativa del nipote Concesso Barca, anch’egli affermato scultore.

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Salvatore Albano

Salvatore Albano – Image by ICSAIC

BIBLIOGRAFIA:

Ugo Campisani, Artisti calabresi Ottocento e Novecento, Pittori, Scultori, Storia, Opere, Luigi Pellegrini, Cosenza, 2005
David Bernard Dearinger, Painting and Sculpture in the collection of National Academy of design 1826-1926, Hudson Hills Press, New York, 2004
Angelo De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi, pittori, scultori e architetti, Firenze, Le Monnier, 1889
Monumento in marmo eseguito dallo scultore Salvatore Albano, eretto nel Messico a Sebastiano Lerdo de Tejada nell’anno MDCCCXCIII, Firenze, Salvatore Landi, 1893
Ashton Rollins Willard, History of Modern Italian Art, Longmans, Green, 1900

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