«Mia cara piccola moglie»: a Barletta mostra documentaria sul pittore Giuseppe De Nittis

Giuseppe De Nittis, Giornata d'inverno (ritratto di Léontine), pastello, 1882 - Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT)

Giuseppe De Nittis, Giornata d’inverno (ritratto di Léontine), pastello su tela, 1882 – Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT), in prestito a Ferrara

di Redazione FdS

“Questo è il mio testamento. Io istituisco mia legataria universale la Signorina Maria Prélat Nadot, abitante presso di me, a Parigi, per tutto ciò che ci sarà, immobili, mobili, gioielli, biancheria, libri etc…ed il poco denaro contante incaricandola di donare alla Municipalità di Barletta – Italia, tutti i libri recanti una dedica al nome di mio marito, di mio figlio, o di me stessa, e tutti i quadri, studi, incisioni etc. pregandoli di distribuire nei Musei d’Italia, e parimenti all’estero…per la miglior gloria del loro compatriota…”. E’ questo l’incipit del testamento olografo con cui il 3 novembre 2012 Léontine Lucile Gruvelle, vedova del grande pittore pugliese ottocentesco Giuseppe De Nittis, lasciava alla sua città natale la parte del patrimonio di famiglia direttamente legata al nome del marito, mago della luce e del colore nonché straordinario testimone della Belle Époque parigina così come della Londra vittoriana e, ancor prima, di un Sud Italia di numinosa bellezza. Il documento, aperto nel settembre 1913 (circa un mese dopo la sua morte), prevedeva il lascito di centoquarantasei dipinti tra oli, pastelli e acquerelli, sessantuno incisioni e centocinquanta libri.
 

Giuseppe DeNittis, Autoritratto, pastello, 1883-1884, Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT)

Giuseppe DeNittis, Autoritratto, pastello su tela, 1884, Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT), in prestito a Ferrara

Ed è lei, Léontine – “compagna, amica, modella e moglie” – l’asse intorno a cui ruota la mostra documentaria “Mia cara piccola moglie”…La donazione De Nittis dall’atelier al museo” visitabile dal 7 dicembre 2019 al 3 maggio 2020 presso lo storico Palazzo Della Marra, sede della Pinacoteca De Nittis, le cui sale e i cui depositi hanno raccolto un’eredità che ha riconsegnato alla sua città natale uno dei grandi protagonisti dell’arte moderna. Un artista che ha avuto una vita brevissima (morì ad appena 38 anni per un ictus) ma che fu estremamente prolifico e apprezzato dal mercato del suo tempo al punto da permettersi una vita molto agiata, vissuta fequentando l’intellighenzia artistica e letteraria della Parigi fin-de-siècle, assiduità di cui resta una splendida testimonianza in una rarissima fotografia, prestata da un collezionista italiano, raffigurante il pittore e il figlio Jacques insieme a Mathilde Bonaparte, Jules Claretie, storico giornalista e direttore della Comédie-Française, e allo scrittore Émile Zola. Un po’ più defilata invece la sua fortuna presso i posteri, almeno fino alle mostre di Roma, Barletta e Parigi che tra 2004 e 2010 hanno prepotentemente riacceso i riflettori su questo raffinatissimo precursore dell’impressionismo, non inferiore ad alcuno dei suoi celebratissimi colleghi d’Oltralpe.
 

Nel salotto esterno di casa De Nittis, a Saint-Germain-en-Laye: da dx. si riconoscono il figlio Jacques, Mathilde Bonaparte, Jules Claretie,  Émile Zola con la moglie e, in piedi, il pittore - Collez. privata

Nel salotto esterno di casa De Nittis, a Saint-Germain-en-Laye: da dx. si riconoscono il figlio Jacques, Mathilde Bonaparte, Jules Claretie, Émile Zola con la moglie e, in piedi, il pittore | Collez. privata

E mentre il genio innovativo di De Nittis in questi giorni è al centro della mostra ‘De Nittis e la rivoluzione dello sguardo’, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, grazie a uno scambio culturale tra il Museo Giovanni Boldini e la Pinacoteca De Nittis di Barletta, un nucleo di dipinti e di opere grafiche dell’artista ferrarese, celebre ritrattista e collega di De Nittis a Parigi, è ospitato nella sede barlettana di Palazzo della Marra quale oggetto della mostra Boldini. L’incantesimo della pittura. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara (aperta dal 7 dicembre al 3 maggio 2020). Questo ha inevitabilmente comportato il trasferimento a Ferrara dei principali capolavori di De Nittis, per cui la Pinacoteca è stata praticamente riallestita con l’esposizione di dipinti meno noti e la proposta di una mostra documentaria dedicata a De Nittis a cura dell’ArcheoBarletta. Il nuovo allestimento si articola in nove sezioni tematiche, accompagnate da citazioni tratte da lettere, romanzi, saggi dedicati a De Nittis. La mostra documentaria parte dalla realtà familiare degli ultimi anni di vita dell’artista e arriva alle vicende che hanno portato la vedova De Nittis, Léontine Lucile Grouvelle, a lasciare per testamento i dipinti più cari del marito alla città di Barletta.
 

Giuseppe De Nittis, Colazione in Giardino, olio su tela, 1884 - Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT)

Giuseppe De Nittis, Colazione in Giardino, olio su tela, 1884 – Pinacoteca De Nittis, Barletta (BT), in prestito a Ferrara

Una donazione che giunse a destinazione nel 1914 quando l’Amministrazione comunale di Barletta incaricò il pittore Giuseppe Gabbiani di curare il trasporto delle opere di De Nittis, approdate a Barletta negli ultimi giorni del mese di marzo. I concittadini dell’artista dovettero però aspettare il 1920 per poterle finalmente ammirare, ma da allora fu tutto un susseguirsi di soluzioni espositive transitorie: dalla prima e inadeguata collocazione in una sala attigua alla Biblioteca-Museo Comunale, all’aula grande della scuola “Massimo d’Azeglio”, agli spazi di Palazzo S. Domenico, dove nel 1929 fu inaugurato il Museo-Pinacoteca “De Nittis” prima che l’arrivo della guerra, nel 1943, imponesse un trasferimento cautelativo a Castel del Monte. Dopo la guerra la collezione tornò a Palazzo S. Domenico, in locali nel frattempo rivelatisi umidi e angusti. Nel ’92, insieme ad altre collezioni, le opere di De Nittis furono trasferite nel Castello cittadino mentre, in contemporanea iniziavano i lavori di restauro di Palazzo Della Marra diventato dal 2006 la loro prestigiosa ‘casa’ definitiva.
 

Part. dell'inventario del lascito 'De Nittis', compilato a Parigi

Dettaglio dell’inventario del lascito ‘De Nittis’, compilato a Parigi dopo la morte di Léontine Gruvelle De Nittis, in mostra a Barletta

Nella mostra documentaria sono state appunto ricostruite le fasi che avrebbero portato alla nascita del Museo dedicato a De Nittis, nonché i problemi sul numero dei quadri che hanno interessato molti studi successivi. La verifica di questi numeri è stata piuttosto complessa: i titoli delle opere sono stati modificati nel tempo rispetto al primo elenco notarile redatto in Francia e al verbale di Giuseppe Gabbiani, incaricato dal Comune a ritirare il legato De Nittis a Parigi nel 1914. Al tal proposito, nelle didascalie di ogni singola opera è stato inserito il titolo originario e quello attuale, con i riferimenti dell’elenco Gabbiani e del registro acquisizioni. È stato chiarito, inoltre, il “mistero” delle due opere donate nel 1909 da Léontine, prima del lascito testamentario. Nel percorso espositivo, ci sono anche sei opere di altri autori, ma facenti parte comunque della donazione. L’intento, attraverso una rigorosa disamina dei documenti, è quello di offrire una lettura attenta e approfondita della storia della collezione. I temi sono raccontati attraverso materiale documentario e fotografico proveniente dall’Archivio comunale della Pinacoteca De Nittis, dall’Archivio di Stato sezione di Barletta, dalla Biblioteca comunale, dall’Archivio del Comune di Parigi, dalla Bibliothèque Nationale de France e da collezioni private.

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Ritaglio del quotidiano Le Matin Français, dell'agosto 1844, che annuncia la morte di De Nittis, in mostra a Barletta

Ritaglio del quotidiano Le Matin Français, dell’agosto 1844, che riprendendo la notizia da Le Figaro, annunciava la morte di De Nittis, in mostra a Barletta

 

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