Wings, sulle ali della Bellezza. La Riserva del Lago di Tarsia nelle immagini di Antonio Mancuso

 
“E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene”.
William Shakespeare, As you like it

di Redazione FdS

Raccontare visivamente, con la sola forza delle immagini – fra le più potenti e suggestive mai dedicate a un luogo della Calabria – uno degli angoli meno conosciuti di questa terra proteiforme: è quello che ha fatto Antonio Mancuso, giovane fotografo e videomaker di Cosenza, scegliendo di mostrare, con mirabile poesia visiva e sonora, lo straordinario brulichìo di vita che popola la Riserva Naturale del Lago di Tarsia, un bacino lacustre nato a scopo irriguo nel 1959 – fra i comuni di Tarsia e Santa Sofia d’Epiro (Cosenza), nel punto più basso della Valle del Crati – con lo sbarramento del corso dell’omonimo fiume attraverso la Diga delle Strette di Tarsia lunga 114 metri.

Il lago ha una portata idrica soggetta a variazioni stagionali legate alle condizioni atmosferiche così come alla chiusura o apertura della diga, con inverni e primavere ricchi d’acqua – grazie anche allo scioglimento delle nevi della Sila – ed estati e inizi d’autunno soggetti a una sua drastica riduzione. Con caratteristiche prevalenti tipiche delle zone umide di carattere paludoso, popolate di tifeti e canneti, soprattutto nelle zone con acque più basse, il paesaggio che lo caratterizza comprende, sul versante orientale, anche un bellissimo esempio di macchia mediterranea incontaminata, formata da leccio, olmo, tamerice e corbezzolo. Questo ambiente è diventato in poco tempo custode di una straordinaria biodiversità animale e vegetale, ricca di specie di notevole pregio naturalistico; condizione che nel 1990 ha spinto la Regione Calabria a istituire la Riserva naturale Lago di Tarsia, su proposta dell’Associazione Amici della Terra Italia, che oggi se ne prende cura unitamente alla Riserva Foce del Crati. L’area protetta offre ospitalità e rifugio a molti uccelli migratori fra cui aironi bianchi e cenerini, cicogne, gru, garzette, germani, gallinelle d’acqua e svassi, e notevole è la presenza di alcuni rapaci diurni come il nibbio bruno ed il falco di palude.

Il video che Antonio Mancuso ha dedicato a questo luogo è il risultato di lunghe osservazioni che gli hanno consentito di catturare atmosfere e condizioni di luci uniche, così come di cogliere alcuni dei momenti più significativi della vita dei numerosi volatili che lo popolano e che ogni anno volano per migliaia di chilometri, dal Nord Europa verso l’Africa e viceversa. Un luogo dunque diviso fra stanzialità e transito, come del resto lo è stato nei millenni anche per gli umani di diverse civiltà e culture che hanno cercato terreni fertili lungo il fiume. Oggi, il modo migliore per accostarsi a questi spazi di wilderness è col binocolo o la macchina fotografica al collo, con le dovute accortezze per non arrecare disturbo agli alati abitanti, per la cui maggiore conoscenza si può visitare il Museo di storia naturale della Calabria, diviso tra la sezione di Tarsia (via Garibaldi),  con i diorami dedicati alle Aree Protette della Calabria, e quella di Santa Sofia d’Epiro (Palazzo Bugliari), con l’Erbario del Crati, una collezione di oltre 350 tavole, che testimoniano la ricchezza botanica di quest’area.

E se vi resta tempo, la visita può allargarsi al Museo del costume tradizionale arbëreshe di S. Sofia d’Epiro, la cui comunità appartiene alla minoranza etnico-linguistica albanese approdata nel sud Italia a fine Quattrocento, e al Museo della Memoria di Ferramonti di Tarsia, allestito dove ebbe sede il più grande campo di concentramento dell’Italia fascista, destinato alla prigionia di migliaia di ebrei, italiani e stranieri, tra il 1940 e la fine della guerra.

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Un commento

  1. Gianluca Congi

    Video fantastico. Le parole sono superflue quando si descrivono questi meravigliosi luoghi con lavori così pregiati e ben fatti. Naturalmente dietro vi è una profonda passione che porta inevitabilmente alla realizzazione di questi capolavori. Bravo Antonio.

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