Territorio Zero: la crisi dei rifiuti e i principi per un nuovo modello sociale nel libro di Consoli e de Santoli

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Zero waste

Zero waste

di Carlo Picca

La questione rifiuti è anche e soprattutto di natura culturale. Non possiamo più agire per compromessi, dobbiamo favorire l’emergere, a partire dai livelli locali, di una classe politica diversa, che faccia riferimento ad una visione olistica orientata verso un modello “Rifiuti Zero”, una classe politica che sia espressione della società civile e sia dunque in grado di programmare adeguatamente il futuro esclusivamente per il benessere della collettività, mettendo in campo scelte radicalmente e profondamente diverse da quelle che sino ad oggi hanno prodotto emergenze e inquinamenti. Il futuro è nella responsabilizzazione del singolo e gradualmente va eliminato il concetto di rifiuto come lo conosciamo oggi. Nel presente, prima che nel futuro, le situazioni di criticità dominanti impongono che il rifiuto debba essere visto come una risorsa. Ogni rifiuto infatti deve diventare un prodotto a fine ciclo, pronto ad entrare in un nuovo ciclo.

book-coverI punti salienti di un percorso verso “Rifiuti Zero”, ben esposti nel libro Territorio Zero, curato da Livio de Santoli* e Angelo Consoli* e pubblicato dalla casa editrice Minimum Fax, consistono in un programma che passa dall’attivismo del cittadino e dalle visioni delle amministrazioni comunali, fino alla fonte, ovvero all’elaborazione di nuovi processi industriali di imballaggio. Il ciclo del rifiuto per essere efficacemente in completa rotazione positiva deve esser già messo in conto nella progettazione dei prodotti. Per far questo occorre un radicale cambiamento nel modo in cui l’industria progetta i prodotti, ma dovranno essere sempre i cittadini, autoresponsabilizzati, a spingere in questo senso privilegiando scelte di acquisto che vadano in questa direzione. Non secondario è il dato che continuare a produrre rifiuti con il conseguente bisogno di accumularli in discariche, ha l’effetto collaterale molto sgradevole di permettere l’espansione della criminalità organizzata. Le crisi dei rifiuti infatti sono molto spesso funzionali alle esigenze di quest’ultima. Invece, chi pensa secondo il modello “Rifiuti Zero”, i soldi li fa non producendo rifiuti ma riciclando gli oggetti, riutilizzandoli o riducendo la quota di scarti nei processi di consumo, garantendo l’innalzamento dei livelli di qualità della vita, sia in termini ambientali e sociali che occupazionali.

Nel volume di Consoli e de Santoli si evidenzia come davanti alla crisi irreversibile della civiltà del rifiuto, del petrolio e del consumismo, è possibile indicare un’uscita, ovvero generare una nuova idea di società in cui l’entropia fisica e sociale, l’inquinamento, il cambiamento climatico, la devastazione del territorio, la crisi economica, la disoccupazione e la disgregazione sociale, vengono progressivamente ridotte a zero. Da questo punto di vista Territorio Zero si presenta come un manifesto rivoluzionario. La sua sottoscrizione impegna a adottare su ogni territorio politiche ambientali, agricole, energetiche, urbanistiche, sociali, economiche e sanitarie ispirate ad una visione olistica, ossia rispettose dei principi della termodinamica, dei cicli naturali, e dei tempi di rigenerazione delle risorse naturali, secondo un modello di sviluppo distribuito, caratterizzato da tecnologie ad alta intensità di lavoro e collaborazione ed a bassa intensità di capitali e di speculazioni.

Si tratta di un modello di sviluppo sovversivo rispetto alle logiche dell’iper-consumismo, dello sfruttamento selvaggio delle risorse, della concentrazione in pochissime mani della ricchezza, e proiettato verso una idea di società in cui emissioni, rifiuti, speculazioni sui beni agricoli e sull’economia reale, consumo del territorio e distruzione del valore/lavoro vengano progressivamente eliminati. Questo manifesto pone la necessità di interrogarsi sull’esistenza di modelli alternativi validi e rapidamente applicabili in modo uniforme sia nel mondo occidentale che nei paesi in via di sviluppo.

Secondo gli autori la rivoluzione può esistere e sta nell’adozione di modelli economici ed energetici olistici. I punti di riferimento sono tre grandi pensatori del nostro tempo i quali, ciascuno nel proprio campo, hanno delineato questa nuova visione olistica: Jeremy Rifkin promotore di forme di energia a emissioni zero in un mondo post carbone, Carlo Petrini, sostenitore di una agricoltura a chilometro zero e di un ritorno alla sovranità alimentare del territorio, Paul Connett* fautore di un modello di consumi a rifiuti zero senza discariche e inceneritori. Territorio Zero porta a sinergia queste tre grandi visioni in un programma politico amministrativo direttamente realizzabile sul territorio da amministrazioni virtuose.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

* Profili degli autori:

Angelo Consoli, nato a Brindisi nel 1957, vive a Bruxelles dal 1985, e per gli ultimi 10 anni ha diretto l’ufficio Europeo di Jeremy Rifkin a Bruxelles, dirigendo la campagna che ha portato all’approvazione della strategia energetica europea meglio conosciuta come il “pacchetto clima energia 20 20 20” approvata durante il semestre di presidenza tedesca dell’Unione Europea. Ha collaborato alla redazione dell’Ultimo libro di Jeremy Rifkin (La Terza Rivoluzione Industriale) ed è il Presidente fondatore del CETRI-TIRES , il Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, organismo per la promozione della visione di Jeremy Rifkin in Europa. È stato consigliere in questioni energetiche di molti leader europei fra i quali Merkel, Zapatero, Papandreu, Barroso, Prodi, Socrates. Ha collaborato alla elaborazione delle strategie del Patto dei Sindaci nel cui ambito ha anche collaborato con varie amministrazioni locali per la definizione di piani energetici sostenibili, fra cui la Regione Siciliana e il Comune di Roma Capitale, nel cui contesto ha incontrato Livio de Santoli.

Livio de Santoli, nato a Roma nel 1955, è professore ordinario di impianti e fisica tecnica presso l’Università La Sapienza di Roma dove è stato anche Preside della Facoltà di Architettura a Valle Giulia. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche fra cui Le Comunità dell’Energia. Fautore del modello energetico distribuito (contrapposto a quello centralizzato delle fonti energetiche convenzionali), ha realizzato in quanto “Energy Manager” de La Sapienza il sistema delle isole energetiche in rete con le smart grids degli edifici del Campus Universitario e il cogeneratore per le piscine del Centro Sportivo di Tor di Quinto, dove ha anche realizzato il primo distributore di idrogeno da fonti rinnovabili della Capitale. È Direttore del centro di ricerca interdipartimentale CITERA, che integra restauro e energia, un concetto messo in pratica con la realizzazione dell’impianto fotovoltaico sulla sala Nervi in Vaticano (l’impianto fotovoltaico “più fotografato del mondo”). È stato delegato del Comune di Roma per l’energia dove ha realizzato il piano energetico in collaborazione con Angelo Consoli.

Paul Connett, laureato alla Cambridge University, ha conseguito un Ph.D. presso il Dartmouth College, professore alla St. Lawrence University dal 1983 al 2006 ed oggi professore Emerito. Si è impegnato sulle indagini scientifiche contro la pratica della fluorizzazione dell’acqua. E’ l’indiscusso protagonista della diffusione di “Zero Waste” (Rifiuti Zero), la strategia internazionale da lui inventata e adottata con successo in molte città nordamericane, canadesi e neozelandesi. Connett si è opposto all’incenerimento come metodo di gestione dei rifiuti solidi urbani, basandosi sull’analisi chimica dei sottoprodotti del processo: il suo impegno di attivista lo ha condotto a fare oltre 1700 presentazioni pubbliche in 49 Stati degli Stati Uniti, cinque province canadesi e in 44 altri paesi del mondo. Ha scritto molti articoli sulla diossina. In Italia è presidente del comitato scientifico della commissione Rifiuti Zero di Capannori, primo comune in Italia ad adottare tale strategia di gestione del servizio. Direttore esecutivo della Fluoride Action Network e del progetto American Environmental Health Studies, è autore con James Beck e H. Spedding Micklem del libro “The case against fluoride”.
 
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