Spasimo di Sicilia: Palermo ritrova il suo Raffaello grazie alla tecnologia 3D

Raffaello Sanzio, L'Andata al Cavario (Spasimo di Sicilia), nella riproduzione di Factum Foundation

Raffaello Sanzio, L’Andata al Cavario (Spasimo di Sicilia), 1517, nella riproduzione di Factum Foundation collocata nella coeva cornice marmorea originale di Antonello Gagini

Definito dal Vasari “opera meravigliosa” e sopravvissuto a incredibili vicissitudini, è uno dei dipinti più importanti della pittura italiana del ‘500. Vittorio Sgarbi: “questa restituzione è l’unica novità del Cinquecentenario di Raffaello”

Un Cinquecentenario – quello della morte di Raffaello – e una doppia restituzione: la ricollocazione, nella chiesa palermitana di Santa Maria dello Spasimo, della Andata al Calvario, capolavoro noto anche come Spasimo di Sicilia, concepito dal genio urbinate nel 1517 per l’omonima chiesa dei benedettini della Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto, e la ricomposizione, dopo decenni di oblio in un deposito, della splendida cornice-altare marmorea appositamente scolpita da Antonello Gagini per quella tavola meravigliosamente dipinta. In realtà l’opera, che occhio umano non distinguerebbe dall’originale custodito al Museo del Prado di Madrid, è una perfetta riproduzione realizzata con appositi software 3D da Factum Foundation, la fondazione dell’inglese Adam Lowe che già nel 2015 ha realizzato a Palermo un’analoga operazione per la Natività di Caravaggio trafugata nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo e mai ritrovata. Pur nel suo artificio, questa mirabile riproduzione – fa notare Vittorio Sgarbi, promotore dell’iniziativa insieme a Bernardo Tortorici di Raffadali, presidente degli Amici dei Musei Siciliani – “è più vera del vero perché realizzata su tavola come la volle Raffaello”Il critico allude al fatto che l’originale fu trasposto su tela quando, per effetto delle spoliazioni napoleoniche, fu portato a Parigi dove rimase dal 1813 al 1822 prima di rientrare nelle collezioni spagnole; un’operazione che deteriorò le condizioni del dipinto, rimasto a lungo in restauro fino alla sua ricomparsa nel 2012 in occasione della mostra El último Rafael.
 

Raffaello Sanzio, L'Andata al Cavario (Spasimo di Sicilia), 1517, Museo del Prado, Madrid

Raffaello Sanzio, L’Andata al Cavario (Spasimo di Sicilia), 1517, Museo del Prado, Madrid

Prima di raccontarvi le vicissitudini – a tratti rocambolesche – attraversate da questa che è la più grande tra le opere compiute di Raffaello (318 x 229 centimetri), vale la pena soffermarsi sulla cornice-altare magistralmente eseguita in marmo di Carrara da Antonello Gagini, membro di spicco di una famiglia di scultori e architetti del rinascimento siciliano. Essa si rifà agli stilemi classici di un tempio antico, con frontone, trabeazione, due colonne alte più di 3 metri e una base finemente istoriati a rilevo con motivi vegetali e grottesche, e nella sua combinazione col dipinto crea uno straordinario connubio tra pittura e architettura dietro il quale, secondo Sgarbi, non sarebbe troppo azzardato intravedere lo stesso Raffaello: “non è escluso – dichiara – che ci fosse uno schizzo del pittore volto a indicare il risultato che intendeva ottenere”. Quando nel 1573, per problemi di insalubrità del luogo, i religiosi furono costretti ad abbandonare il complesso conventuale di S. Maria dello Spasimo – intanto acquistato dal Senato di Palermo – il dipinto e la sua cornice furono trasferiti con solenne processione nella chiesa cistercense del Santo Spirito detta «del Vespro» e, dopo una iniziale ostensione sull’altare maggiore, collocati nella Cappella del Santissimo Sacramento.
 

Part. della cornice-altare di Antonello Gagini, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

Antonello Gagini, part. della cornice-altare, marmo di Carrara, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

A un certo punto i due elementi seguirono strade diverse: finito, come vedremo, il dipinto in Spagna nel 1661, la cornice-altare rimase abbandonata nella chiesa del Vespro fino al 1782, allorquando iniziò un lungo periodo di smontaggi e ricomposizioni in altre chiese e in un museo pubblico approdando nel 1950 nel patrimonio dei Gesuiti che la sistemarono scomposta a Bagheria, nella sede di villa San Cataldo dei principi Galletti adibita a noviziato e liceo della Compagnia di Gesù.
 

Antonello Gagini, part. di colonna della cornice-altare, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

Antonello Gagini, part. di colonna della cornice-altare, marmo di Carrara, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

Ed è qui che nel 1986, quando l’altare era ormai dato per disperso, la storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro, muovendo da una vecchia foto d’archivio, lo ha ritrovato smembrato censendone 50 frammenti. Nel 1997 i vari pezzi furono riportati allo Spasimo, le cui strutture – quelle sopravvissute a riutilizzi, terremoti, alluvioni e bombardamenti – sono diventate nel 1995 un teatro all’aperto per spettacoli, mostre e concerti. L’obiettivo era rimontare l’altare nella sua collocazione originaria: nel 2004 fu così approntato il progetto per la struttura di supporto e nel marzo 2007 il Comune ha annunciato finalmente il via libera ai lavori di restauro, conclusi solo di recente.
 

Antonello Gagini, part. della cornice-altare, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

Antonello Gagini, part. della cornice-altare, XVI secolo, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Palermo

UNA STORIA DI NAUFRAGI, TRAFUGAMENTI, INCENDI E RAZZIE

La committenza del dipinto a Raffaello fece parte del progetto ideato nel 1506 dal giurecosulto palermitano Jacopo Basilicò di promuovere, nell’antico quartiere palermitano della Kalsa, la costruzione di un complesso monumentale in memoria della defunta consorte che era particolarmente devota al dolore (spasimo) della Vergine di fronte al Figlio che cade sotto il peso della croce lungo la salita al monte Calvario. A tale scopo il mecenate donò ai benedettini della Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto il terreno per edificare una chiesa e un monastero, da lui patrocinati e finanziati; lavori che, approvati con bolla pontificia di Papa Giulio II, cominciarono nel 1509. Nel 1517 Basilicò volle arricchire il complesso con un capolavoro dell’artista allora più celebre d’Italia, Raffaello, al quale commissionò l’Andata al Calvario, nota anche come lo Spasimo di Sicilia, titolo ispirato proprio al tema trattato. Iniziava così la storia avventurosa di una delle opere più importanti della pittura italiana del ‘500 e a raccontarcene la prima parte è il Vasari nelle sue celebri Vite.
 

Santa Maria dello Spasimo, Palermo - Ph. Francesco Virzì

Santa Maria dello Spasimo (interno), Palermo – Ph. Francesco Virzì

Il racconto del Vasari

«Per il Monastero di Palermo, detto di Santa Maria dello Spasimo, dei Frati di Monte Oliveto, Raffaello fece una tavola con Cristo che porta la croce, opera meravigliosa in cui si rappresenta l’empietà dei crocifissori, che con rabbioso furore lo conducono al monte Calvario, mentre Egli avvinto dal tormento per la morte imminente e caduto al suolo sotto il peso del legno della croce, bagnato di sudore e di sangue, si volta verso le Marie che, addolorate, piangono a dirotto. Fra loro c’è Veronica che stende le braccia porgendogli un panno, con sentimento di grandissima carità. L’opera è inoltre affollata di soldati a cavallo e a piedi, fin fuori dalla porta di Gerusalemme, con gli stendardi della giustizia in mano, in varie e bellissime attitudini.

Questa tavola, del tutto completata ma non ancora giunta al suo luogo di destinazione, è stata prossima a fare una brutta fine. Si racconta che la nave su cui era stata caricata per essere portata a Palermo, finì contro gli scogli a causa di una terribile tempesta, squarciandosi e perdendo carico e uomini in mare. Unica superstite di quel naufragio rimase la tavola, che imballata com’era fu trascinata dal mare in quel di Genova dove, ripescata e tirata a riva la si ritrovò intatta, senza macchie o difetto alcuno. Visto che persino la furia dei venti e le onde del mare avevano avuto rispetto per la bellezza di quell’opera, fu considerata come un oggetto divino e venne messa sotto custodia. Diffusasi la fama di quel prodigio, i monaci tentarono di riaverla, e fu solo grazie all’aiuto del Papa che riuscirono ad ottenerla, non prima però che fosse compensato bene chi l’aveva tratta in salvo. Imbarcata nuovamente, fu portata in Sicilia e collocata a Palermo dove finì con acquisire più fama e reputazione dello stesso vulcano Etna.»
 

Scorcio notturno di Santa Maria dello Spasimo, Palermo

Scorcio notturno di Santa Maria dello Spasimo, Palermo – Ph. Sebastian Fischer

Il dipinto, il cui arrivo in Sicilia – come scrisse lo storico Gioacchino Di Marzo - rappresentò senza dubbio “un fatto notevolissimo onde l’italiana pittura si era rivelata in Sicilia nel massimo suo splendore”, rimase così a Santa Maria dello Spasimo fino al 1573 quando, resosi necessario il trasferimento dei religiosi, venne trasportato in solenne processione alla chiesa del Santo Spirito detta «del Vespro». Ma nel 1661 l’opera avrebbe finito con l’essere ceduta al re Filippo IV di Spagna grazie a un accordo tra il viceré di Sicilia, conte Ferdinando d’Ayala, e l’abate del monastero Clemente Staropoli, accordo che, come scrisse Gioacchino Di Marzo, fu dettato dal reciproco scambio di favori e interessi personali. Giunta a Madrid, l’opera venne collocata nel 1663 nella Cappella Reale come pala d’altare. Veniva così sottratto per sempre alla Sicilia e all’Italia un capolavoro destinato a diventare un archetipo nella rappresentazione di quel soggetto sacro oltre ad ispirare numerose riproduzioni, pittoriche, incisorie e scultoree in Sicilia e altrove: per la scultura basti ricordare l’Andata al Calvario dello stesso Gagini, oggi custodita al Museo Diocesano di Palermo e chiaramente una trasposizione marmorea del soggetto raffaellesco.

Mentre Santa Maria dello Spasimo finiva divorata dalle fiamme a Palermo poco dopo la partenza del dipinto per la Spagna, quasi un secolo dopo a Madrid l’opera scampò al rovinoso incendio del Real Alcázar e fu trasferita al Palazzo del Buen Retiro per poi essere riportata, nel 1772, al Palazzo Reale. Nel 1813 venne razziato dalle truppe napoleoniche che lo portarono a Parigi dove rimase fino al 1822 e dove la pellicola pittorica venne trasferita su tela, operazione cui seguì la restituzione alla Spagna all’indomani della sconfitta di Napoleone. Oggi è esposto al Museo del Prado, dove ha trovato collocazione dopo un lungo restauro, ma la fedelissima riproduzione siciliana permetterà a chiunque passi per Palermo di poter ammirare l’espressività drammatica e intensa di questo capolavoro che – come sottolineano gli storici dell’arte – affonda le sue radici nella tradizione incisoria di ascendenza nordica. In particolare vengono chiamate in causa le incisioni aventi ad oggetto il tema della Salita al Calvario inserite nei cicli della Grande Passione (1498 ca.) e della Piccola Passione (1509), realizzati da Albrecht Dürer, lavori che in generale esercitarono un forte influsso sulla produzione figurativa italiana. Dal punto di vista teologico, il dipinto risulta ben allineato ai dettami dottrinali sanciti dal trattato De Spasmo Beatae Virginis Mariae redatto nel 1506 dal frate domenicano Tommaso De Vio.

LA RICREAZIONE SU TAVOLA DE LO SPASIMO DI RAFFAELLO

Il processo di ricreazione de Lo Spasimo – spiegano gli esperti di Factum Foundation – è cominciato dall’acquisizione del colore del dipinto originale, in collaborazione con il Museo del Prado, usando fotografia panoramica ad alta risoluzione. Come ogni progetto di Factum Foundation, il capolavoro è stato documentato in altissima risoluzione usando esclusivamente tecnologie non invasive, in linea con l’impegno a tutelare le opere d’arte. L’operazione ha coinvolto una serie di procedure che hanno assicurato l’acquisizione di un colore assolutamente accurato, documentando ogni passaggio: Factum Foundation agisce infatti nel rispetto dei più alti standard in termini di input e output dei dati digitali. Superficie pittorica e supporto rigido sono stati ricreati in parallelo a Madrid, prima di essere riuniti. I dati digitali sul colore sono stati rielaborati in sede sotto forma di centinaia di fotografie ad alta risoluzione, poi stampati dalla speciale stampante a piano fisso progettata da Factum. Grazie alle immagini spettrografiche a infrarossi acquisite dal Prado nel 2009, è stato possibile intuire la configurazione del supporto ligneo originale: una serie di tre linee parallele attraversano verticalmente il dipinto, suggerendo che il pannello fosse formato da quattro sezioni di larghezze diverse. La consulenza del conservatore del Prado e l’analisi delle tecniche di pittura a olio su tavola del periodo hanno inoltre suggerito che, oltre a essere composto da quattro sezioni, la superficie dell’originale doveva anche essere, con ogni probabilità, convessa. Basandosi sulle informazioni a disposizione, il modello 3D digitale del dipinto è stato fresato su tavole di poliuretano a media densità, fissate su pannelli Alucore come supporto, poi rifiniti a mano per simulare le naturali curvature di una superficie lignea nel tempo dopo aver applicato il colore.

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Ex chiesa di Santa Maria dello Spasimo, Palermo
E’ possibile visitare la cappella che ospita la riproduzione del Raffaello e l’altare del Gagini ogni venerdì e sabato dalle 19 a mezzanotte fino al 29 agosto
Biglietto: 3 euro

IL LUOGO

 

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