Scoperti a Selinunte l’immagine più antica di Ecate, dea della Notte e della Magia, e i paleoambienti della città

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Veduta di Selinunte (Agrigento) - Ph. Franck Manogil | ccby2.0

Veduta di Selinunte (Trapani) – Ph. Franck Manogil | ccby2.0

Il 16 e 17 gennaio 2018 verranno comunicate tutte le nuove straordinarie scoperte compiute a Selinunte, il parco archeologico più grande d’Europa: dai paleoambienti della città, al sistema idrico costruito dai Greci, alla più antica rappresentazione mai rinvenuta della dea Ecate, signora della Notte e degli Incantesimi

di Redazione FdS

E’ il parco archeologico più grande d’Europa e nei giorni 16 e 17 gennaio sarà protagonista di una due giorni dedicata alle ultime straordinarie scoperte avvenute sul suo territorio. A Selinunte (Castelvetrano, Trapani) si comincerà con la presentazione alla stampa di tutto il mondo delle immagini geomorfologiche dei paleoambienti naturali della città greca fondata nel VII sec. a.C. come sottocolonia di Megara Hyblea, e si proseguirà il giorno dopo con una convention ufficiale presso il Baglio Florio, sede del museo in cui sono esposti reperti dall’età arcaica a quella ellenistica ritrovati in tanti anni di scavi. Nell’attesa, Enrico Caruso, Direttore del Parco Archeologico, ha lasciato trapelare notizia dei ritrovamenti più interessanti, a partire dal sistema di tubature costruito dai Greci per portare l’acqua nelle case, per arrivare al rinvenimento, nelle ultime settimane,  di ambienti domestici dedicati al culto a cui sono riconducibili alcuni altari cilindrici la più antica raffigurazione di Ecate (Hekate) mai ritrovata in tutto il mondo greco: si tratta di un personaggio femminile di origine pre-indoeuropea successivamente acquisito dalla mitologia greca come divinità regnante sui demoni malvagi, sulla notte, sulla luna, invocata negli incantesimi e nelle antiche pratiche di magia.

Ritrovati anche molteplici oggetti che riportano a momenti di vita dell’antica città come vasi corinzi, ornamenti, statue e persino un flauto, mentre delle case risalenti all’epoca classica ed ellenistica, dopo la distruzione del 409 a.C., sarà presentata la ricostruzione, così come anche quella, parziale, della facciata del Tempio Y – il più antico tempio dorico circondato da colonne fra quelli di Selinunte – della quale sono stati rinvenuti alcuni elementi architettonici.

Scorcio di Selinunte - Ph.  Alessandro Bonvini | ccby2.0

Scorcio di Selinunte – Ph. Alessandro Bonvini | ccby2.0

PRESENZA DI STRUTTURE SEPOLTE

La stampa potrà apprezzare in anteprima assoluta le immagini relative alla complessa ricerca compiuta dai geologi dell’Università di Camerino che attraverso sofisticate strumentazioni tecnologiche sono riusciti a individuare gli strati più profondi del terreno su cui i greci scelsero di insediarsi. “Una scoperta – ha spiegato Caruso – che consentirà di trovare le soluzioni migliori per perpetuare nel futuro il patrimonio straordinario di Selinunte”. In particolare, ha anticipato il geologo Fabio Pallotta“l’uso di termocamera ad alta sensibilità termica, montata su drone, ha permesso ai geologi dell’Università di Camerino di rilevare sul terreno alcune anomalie termiche riconducibili ad importanti strutture sepolte che dal “Tempio M” scendono verso il porto di Selinunte. Si trattava verosimilmente di un complesso di templi e vasche colme di acqua sorgiva che scorreva verso il mare per offrire ristoro ai viaggiatori. Le immagini termiche consentiranno di notare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano proprio i resti del cosiddetto “Tempio M”, ora situato lungo la sponda destra del Fiume Selino, ma che in origine si ergeva in tutto il suo splendore sull’estremo promontorio occidentale della laguna”.

Più in generale, questa ricerca ha permesso di rilevare le tracce di importanti interventi effettuati sul territorio: dalle deviazioni di corsi d’acqua, alla captazione di sorgenti, a imponenti sbancamenti per scopi di carattere militare o legati al commercio e al culto religioso. E a proposito di corsi d’acqua, Marco Materazzi, geomorfologo dell’Università di Camerino, ha rivelato come sia stata individuata l’antica linea di riva al tempo della massima espansione della città e la presenza di due porti ubicati immediatamente ad est e ad ovest dell’Acropoli di Selinunte, circostanza che ha confermato e integrato le ipotesi già formulate dagli archeologi Hulot e Fougères agli inizi del ‘900. Sempre in materia di acqua, lo studioso ha poi aggiunto come essa costituisse la più importante delle risorse di un territorio che dovette avere nell’abbondanza d’acqua la fonte principale della sua prosperità, peraltro non priva di seri problemi a causa della presenza di aree paludose e malsane. Metodi geoelettrici non invasivi, hanno infine evidenziato la presenza nel sottosuolo, sotto i depositi sabbiosi, di strutture presumibilmente riconducibili ad edifici, mura o strade, come future indagini archeologiche si spera potranno confermare.

Scorcio di Selinunte - Ph.  Isabella La Petra | ccby-sa2.0

Scorcio di Selinunte – Ph. Isabella La Petra | ccby-sa2.0

I PALEOAMBIENTI DELLA CITTA’ GRECA

Sempre nel sottosuolo di Selinunte, il gruppo di ricerca dell’Università di Camerino coordinato da Gilberto Pambianchi, Ordinario di Geomorfologia e Geografia Fisica e Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, ha inoltre delineato, attraverso indagini con la termo-camera, gli ambienti naturali dei primi insediamenti risalenti a 2700 anni fa. Un paesaggio che ha rivelato tracce molto probabilmente rapportabili a terremoti, frane, alluvioni del passato, eventi naturali cui ora sarà necessario dare una successione cronologica. Da questo studio – ha detto Pambianchi – “emergerà una ricostruzione storica decisamente importante per le politiche di prevenzione e di tutela dei siti archeologici in Sicilia e nel resto d’Italia”. Lo studioso ha quindi annunciato l’esecuzione a breve di “una serie di mirati e programmati sondaggi geognostici, fondamentali a una più approfondita taratura geoarcheologica, stratigrafica, cronologica e paleo ambientale del sito. In particolare saranno effettuati sul territorio dei sondaggi meccanici che permetteranno di estrarre a vari livelli di profondità carote catalogate in apposite cassette depositate presso i laboratori del Parco di Selinunte. Qui rimarranno a disposizione dei ricercatori archeologi, geologi, storici, botanici, climatologi ed esperti di storia dell’alimentazione, perché tramite il loro studio sarà possibile ricostruire le antiche condizioni climatiche, l’assetto della vegetazione e, probabilmente, anche l’alimentazione degli abitanti di Selinunte.” Quando saranno terminate le operazioni sul campo, su ogni punto di sondaggio sarà collocata una stele esplicativa che descriverà al visitatore le caratteristiche stratigrafiche, archeologiche ed ambientali rinvenute.

Di questi ambienti, non visibili ad occhio nudo – ma emersi grazie alla ricerca portata avanti dall’Università di Camerino, dalla soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani e dal Parco Archeologico di Selinunte – saranno mostrate alla stampa le elaborazioni in 3D. Seguirà quindi un percorso di visita fra il tempio di Zeus, uno dei più grandi realizzati dagli antichi greci nel Mediterraneo, il tempio di Hera e quello di Athena o Dioniso, oltre che un sopralluogo nell’agorà portata alla luce di recente dagli archeologi della missione tedesca.

Tempio di Hera, Selinunte - Ph. Aurelio Candido

Tempio di Hera, Selinunte – Ph. Aurelio Candido

Considerati gli esiti scientifici ottenuti dopo un anno di ricerca, l’Unicam e il Parco di Selinunte hanno deciso di approfondire, ulteriormente e in modo sistematico, lo stato conoscitivo dello scenario storico e ambientale dell’area, per cui gli studi proseguiranno per altri due anni. 

Continua così a comporsi il puzzle di questo che – ha detto il direttore Enrico Caruso – “è il parco archeologico più grande d’Europa in quanto costituisce un unico, grande sistema che comprende al suo interno un’intera città e due zone suburbane che includono ad ovest i piccoli santuari e ad est i grandi santuari. Fondata nella seconda metà del VII secolo a.C. da coloni greci di Megara Hyblaea, una delle prime colonie greche di Sicilia, Selinunte raggiunse rapidamente uno straordinario sviluppo, diventando la più importante megalopoli della Sicilia Occidentale. La città fu distrutta una prima volta nel 409 a.C. dai Cartaginesi, quindi una seconda volta dai Romani nel 250 a.C. ma ciononostante continuò ad essere abitata fino al XIII secolo circa, quando il progressivo abbandono la fece sparire sotto una spessa coltre di sedimenti sabbiosi di natura eolica e sotto la fitta vegetazione costiera, fino a quando nel 1551 venne riscoperta da un monaco domenicano di Sciacca, Tommaso Fazello, che l’aveva cercata seguendo le indicazioni dello storico Diodoro Siculo”.

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