Salvatore Settis ospite di un convegno a Pisa su biblioteche e archivi pubblici: «Per difendere i beni culturali oggi è il momento di andare sulle barricate»

salvatore settis

Il prof. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte

di Redazione FdS

Questa mattina (8 febbraio) al Palazzo Reale di Pisa, nel corso di un incontro pubblico sul tema “Salviamo le biblioteche e gli archivi pubblici” promosso dall’Associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa (chiusa dal 2012 per deficit strutturali) e dall’Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, il prof. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, nonchè già direttore della Scuola Normale Superiore, ha inquadrato la tutela delle biblioteche e degli archivi nel quadro normativo e culturale della Costituzione Italiana, che – ha dichiarato davanti ad un pubblico attentissimo – deve per principi costitutivi tutelare questi beni inderogabilmente, e non sotto la condizione che ci siano risorse. Muovendo da questo concetto, l’insigne studioso di origine calabrese è quindi approdato ad una affermazione dai toni decisamente forti che senza dubbio troverà consensi in uno dei momenti storici peggiori per il patrimonio culturale italiano fra i più ricchi e significativi del mondo: “Per difendere i beni culturali oggi è il momento di andare sulle barricate”. 

“E’ importante tenere presente – ha aggiunto – che la tutela della cultura, intesa come bene comune, è inserita nella Costituzione, per cui reclamarne la tutela non è chiedere un favore a qualcuno, ma pretendere che si applichi la Costituzione. Anzi, possiamo dire che biblioteche, archivi e beni culturali vanno considerati alla stregua di organi costituzionali e chi non li difende va contro la Costituzione e contro il fondamento stesso dello Stato”.

“Quello a cui stiamo assistendo – ha proseguito Settis –  è la conseguenza del fatto che in Italia c’è una distanza sempre maggiore tra i politici di professione, preoccupati solo dalla loro carriera personale, e la politica dei cittadini che, come stiamo facendo noi qui oggi, si occupa di problemi reali”. “In questo paese – ha concluso – ci sono milioni di persone impegnate in associazioni che difendono il paesaggio, l’ambiente, i beni culturali, la scuola e il diritto alla salute. Se decidessero di mettersi insieme, formerebbero forse il partito più importante. Non dico di costituirne un altro, perché ce ne sono già persino troppi, ma riuscire ad instaurare una rete efficace significherebbe acquisire una rilevante forza persuasiva nei confronti dell’opinione pubblica e degli stessi politici. Anche perché quando i governanti affermano che non ci sono fondi per la cultura mentono, visto che poi  sono capaci di spendere 12 miliardi di euro per acquistare gli aerei F35″.

Settis ha quindi concluso il suo intervento lanciando un j’accuse ai due principali protagonisti della scena politica nazionale, criticando le loro proposte di riforma elettorale e sottolineando come “la divaricazione fra i politici e i cittadini non è solo colpa di Berlusconi, ma anche di chi, come Renzi, stringe accordi con lui. Né il Cavaliere, né il sindaco di Firenze vogliono le preferenze, ma preferiscono liste bloccate con le quali scegliere la classe dirigente. Infatti anche la nuova legge elettorale prospettata privilegia liste bloccate grazie alle quali saranno i partiti a scegliere e non gli elettori. In particolare, per quanto riguarda i beni culturali, sia i governi di centrodestra sia quelli centrosinistra in questi vent’anni hanno avuto un’impostazione praticamente identica: viziata dalla volontà di dare a tutto un prezzo, senza mai fermarsi a riflettere sul fatto che la cultura è un bene della collettività e non può essere monetizzato”.

Dal dibattito, arricchito dall’intervento di Salvatore Settis, è emerso un quadro assai variegato di situazioni ed esigenze, non frequente in convegni destinati normalmente a specialisti di questo o quel settore. Hanno parlato due archiviste di professione (Caterina Del Vivo e Fiorenza Gemini), una precaria (Veronica Bagnai di “Archivisti In Movimento”), un sindacalista attivo nel settore dei beni culturali (Claudio Meloni, CGL-Funzione pubblica), la Direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze, Dottoressa Sebastiani, e un funzionario della Biblioteca Universitaria di Genova, il Dottor Cianchi, un ricercatore palermitano che spera di non dover emigrare per studiare in una biblioteca efficiente (Matteo Di Figlia, Università di Palermo), una giovane laureata che vorrebbe vedere davanti a sé, se non un posto, un percorso riconoscibile (Francesca Pisano di “Giovani Bibliotecari e Aspiranti”), una paleografa che ha presentato alcuni esempi di catalogazione online (Giovanna Murano); poi la presidente toscana dell’Associazione delle Biblioteche Italiane (Sandra Di Majo), la Soprintendente alle Biblioteche dell’Emilia-Romagna, Rosaria Campioni, che lavora per il recupero delle piccole e piccolissime biblioteche colpite dal terremoto del 2012, oltre naturalmente alle associazioni organizzatrici (Natalia Piombino e Edoardo Caterina, Assolettori, ed Eliana Carrara, AmiciBUP). Non è mancata una dichiarazione di solidarietà alla Biblioteca Fardelliana di Trapani, minacciata di chiusura a causa del taglio al bilancio che scaturirebbe dallo scioglimento degli enti provinciali.

locand dib Il panorama delle biblioteche pubbliche italiane è ricco di inestimabili valori e di abissi di trascuratezza. La cultura digitale, le prospettive occupazionali, i modelli culturali vanno tracciando un solco sempre più profondo non solo tra le possibilità delle biblioteche e le speranze dei giovani che nelle biblioteche vorrebbero lavorare, ma anche tra i superstiti esemplari di bibliotecario, mediamente anziani, e chi ormai per scelta non solo non va in biblioteca, ma proprio non legge. L’esperienza della Biblioteca Universitaria di Pisa (della quale Settis ha chiesto una rapida riapertura e un allargamento entro le mura della Sapienza) mostra tuttavia che proprio i lettori possono costituire una risorsa fondamentale per la sopravvivenza e l’innovazione nelle biblioteche. Di qui l’idea di formare una rete di Associazioni di Lettori e di Amici delle Biblioteche Italiane che possa più autorevolmente spronare i ministeri e le amministrazioni competenti a dedicare maggiori risorse e proposte ad un sistema di biblioteche ed archivi così complesso e articolato come quello italiano.

fonte: Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa

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