Saccheggio dei beni culturali: casi aperti e prospettive future. Intervista a Maurizio Fiorilli (3 P.)

Particolare di altaremmagno-greco da Medma, V sec. a.C., Getty Museum, Los Angeles

Particolare di altare magno-greco da Medma (Rosarno, Calabria), V-IV sec. a.C., Getty Museum, Los Angeles – Image by Getty’s Open Content Program

Terza e ultima parte dell’intervista all’avvocato dello Stato che per anni è riuscito ad assicurare il rientro in Italia di beni culturali trafugati sul territorio ed esportati illegalmente all’estero. L’Atleta di Fano, la Lista Siviero, le prospettive di futuri recuperi

di Enzo Garofalo

La lunga intervista a Maurizio Fiorilli – già avvocato dello Stato e capo della task force governativa di esperti che per un decennio è riuscita ad assicurare il rientro in Italia di opere d’arte esportate illegalmente e finite nei musei di tutto il mondo – si conclude con una serie di riflessioni su alcuni importanti casi ancora aperti, la cui soluzione si spera possa contrassegnare una nuova stagione di recuperi; una nuova fase intensamente operativa sul piano internazionale che veda lo Stato italiano impegnato – legalmente e diplomaticamente – a rivendicare interi pezzi del proprio patrimonio culturale, vittime di un vero e proprio furto di identità collettiva. Gestire questi casi, aprire nuovi fronti d’indagine e riflettere su possibili miglioramenti della vigente normativa – a fronte dell’inasprirsi del fenomeno dei saccheggi sul territorio – è ormai diventato un imperativo categorico. Chi si fosse perso le due parti precedenti dell’intervista, può trovarle QUI e QUI.
 

Alcuni dei capolavori riportati in Italia da Maurizio Fiorilli

Alcuni dei capolavori riportati in Italia da Maurizio Fiorilli

Avvocato Fiorilli, che pronostici si sente di fare sulla attuale trattativa col Getty Museum per la restituzione dell’Atleta di Fano sul quale, come è noto, già esiste un provvedimento giudiziario italiano che ne impone il rientro?

Il provvedimento di confisca della statua è definitivo e la Procura della Repubblica di Pesaro ha già inoltrato per le vie diplomatiche la richiesta di assistenza giudiziaria alle Autorità americane per la esecuzione del provvedimento. La richiesta di riconoscimento ed esecuzione del provvedimento negli USA non dovrebbe incontrare ostacoli. L’istruttoria dibattimentale innanzi al giudice di Pesaro ha consentito di fornire i presupposti per il riconoscimento del provvedimento di confisca. Il J. P. Getty Trust, invero, è comparso personalmente nel procedimento ed è stato in grado di svolgere le proprie difese senza alcuna preclusione. L’oggetto della controversia, cioè la titolarità del diritto di proprietà sulla statua al momento della sua esportazione illegittima, non risulta contrario ai principi di ordine pubblico vigenti nello Stato americano chiamato a pronunciarsi sul riconoscimento del provvedimento di confisca e il procedimento tenutosi in Italia non risulta in contrasto con un precedente accordo intervenuto tra le parti prima che la confisca venisse pronunciata. La richiesta di restituzione era stata presentata nel corso del negoziato intrattenuto dal nostro Ministero con il Getty Trust a seguito del procedimento penale nei confronti, tra gli altri, di Marion True, direttrice delle antichità del J. P. Getty Museum, ed in tale occasione la questione relativa alla restituzione della statua era stata rinviata alla conclusione del procedimento penale nei confronti degli autori della esportazione illecita della statua.

Maurizio Fiorilli | courtesy of Guido Fuà ©

Maurizio Fiorilli | courtesy of Guido Fuà ©

Quanto incidono sulla gestione del problema del traffico illecito di beni culturali le differenze normative fra i vari paesi coinvolti e qual è lo scoglio più difficile da superare in un tentativo di recupero?

La difficoltà del recupero dei beni culturali esportati illecitamente si fonda sulla assenza del mutuo riconoscimento delle reciproche normativa di tutela: per dirla con una parola, il bene culturale che varca la frontiera nazionale non viene considerato dallo Stato di importazione come un bene culturale. A tale carenza provvedono delle Convenzioni internazionali che fissano dei principi di comportamento e non norme cogenti. L’unica Convenzione internazionale che contiene norme cogenti è la Convenzione UNIDROIT del 1995 sul ritorno dei beni culturali rubati o illecitamente esportati, alla quale non aderiscono tutti gli Stati verso i quali si indirizzano le correnti dei traffici illeciti.

Nel 2016 sono state recuperate in Svizzera 45 casse di reperti italiani riconducibili al discusso mercante d’arte inglese Robin Symes. Può dirci se e quali sviluppi ha avuto nel frattempo il braccio di ferro per il recupero di altre 700 opere – fra vasi, bronzi e sculture – molti dei quali provenienti proprio dal territorio dell’antica Magna Grecia, detenute dal mercante a Londra in maniera presumibilmente illegittima? In una sua intervista lei denunciava un danno per lo Stato italiano di almeno un miliardo di euro…

L’Italia ha promosso una azione giudiziaria civile nei confronti dei curatori del fallimento della società di Robin Symes e iniziato trattative per la definizione stragiudiziale della causa. Le trattative sono state ostacolate dalla intenzione dei curatori di chiudere contemporaneamente il negoziato in corso con la Grecia.

Come lei sa, esistono 1.653 opere d’arte elencate in un rapporto redatto da Rodolfo Siviero, uno dei celebri cacciatori di capolavori trafugati in Italia dai nazisti durante l’ultima guerra e con ogni probabilità ancora sparsi per la Germania e l’Europa dell’Est. E’ stato fatto qualcosa in merito a tali opere negli anni in cui lei ha lavorato per le Istituzioni, o la questione è ancora aperta?

Da parte del Comitato da me presieduto, nulla…Diciamo che il lavoro conseguente il processo di Roma [quello ai trafficanti internazionali di reperti – NdR] e il contemporaneo negoziato per il recupero dei beni indicati nel capo di imputazione è stato enorme ed ha assorbito totalmente il lavoro del Comitato.

Nonostante i grandi successi ottenuti, e già prima del suo ritiro in pensione, la sua squadra di lavoro ha visto ridimensionato il proprio ruolo fino alla completa dismissione. Cosa è accaduto…la sua azione risultava “scomoda” per qualcuno o semplicemente la politica delle restituzioni non era più considerata un obiettivo strategico per l’Italia?

E’ mutato l’approccio al problema. Si è ritenuto di affidare l’iniziativa del recupero alla diplomazia e le componenti del Comitato non hanno accettato di condividere le iniziative. Sono stati compiuti anche errori di valutazione delle opportunità che si erano acquisite nel corso delle precedenti trattative .

Ha un particolare rammarico per importanti operazioni di recupero che aveva in corso quando è arrivato lo stop da parte dello Stato?

Non c’è stato alcuno stop dello Stato, si è semplicemente enfatizzata la funzione investigativa a scapito della attività negoziale. I successi ottenuti dalla attività negoziale, alla quale tutti indistintamente i componenti del Comitato avevano partecipato impegnando la propria professionalità, ha creato invidie e risentimenti tra i rappresentanti delle amministrazioni che hanno paralizzato l’attività di recupero.

Se dovesse fare oggi un bilancio circa l’approccio e l’interesse della politica italiana, nell’arco degli anni, rispetto al fenomeno del traffico internazionale di opere d’arte, cosa si sentirebbe di dire?

Che nulla è cambiato rispetto ai miei tempi. Conosco e riconosco però i grandi meriti dei Ministri con i quali ho collaborato e cioè Urbani, Buttiglione e, soprattutto, Rutelli e, parimenti, del Segretario Generale del Ministero Proietti e dei Generali dei Carabinieri Conforti, Zottin e Nistri.

Dopo la conclusione della sua esperienza, come è proseguita da allora l’azione volta al recupero di opere esportate illegalmente? In altri termini, di quali margini di azione dispone oggi chi, come l’avvocato Lorenzo D’Ascia, è arrivato dopo di lei?

L’Avvocatura dello Stato ha continuato e continua a fornire la propria collaborazione professionale. Da ultimo, ha condotto a termine il procedimento per la confisca della statua L’Atleta Vittorioso, attualmente nella detenzione del Getty Museum, istruito con la collaborazione del Comando Tutela Patrimonio Culturale.

Ritiene che siano possibili misure normative, nazionali e internazionali, finora non adottate, in grado di far prevenire in modo più incisivo il fenomeno del traffico clandestino di reperti archeologici e, più in generale, di opere d’arte? 

Certamente la disciplina è migliorabile, ma diceva un illustre giureconsulto che non è sufficiente fare buone leggi, bisogna applicarle. Le leggi esistono, non tutte sono “buone”, ma troppe volte non sono applicate.

Insomma mi par di capire che una seria azione preventiva e repressiva, e la volontà politica di migliorare i punti ancora deboli della disciplina, restino sostanzialmente gli strumenti chiave per salvaguardare il nostro patrimonio culturale…A proposito di salvaguardia, lei ha di recente pubblicato, in collaborazione con Sandra Gatti, il volume Beni culturali. Fiscalità mecenatismo circolazione, edito da Editoriale Scientifica. Vuol dirci da quale punto di vista avete affrontato la questione?

Il libro affronta sotto il profilo operativo i problemi relativi alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e gli strumenti per incentivare la partecipazione di capitali privati alla conservazione del patrimonio culturale nazionale. Denuncia altresì l’inesistenza di una fiscalità di vantaggio dei beni culturali di proprietà privata, che consenta ai proprietari di poterli mantenere.

Un’ultima domanda: la sua personale formazione giuridica e una lunga esperienza sul campo, l’hanno resa uno dei massimi esperti del settore. Visto che la battaglia per la tutela dei nostri beni culturali è ben lungi dall’essersi conclusa, cosa si sente di dire a giovani aspiranti giuristi che un giorno volessero cimentarsi con il genere di controversie che lei ha fronteggiato nella sua carriera?

Direi che la formazione culturale offerta dalle facoltà di Giurisprudenza è senz’altro sufficiente per conoscere il fenomeno “diritto”, ma che l’impegno successivo di studio personale e la passione sono altrettanto importanti per acquisire la professionalità necessaria per affrontare casi relativi ai beni culturali.
(Fine)

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