Risotterrate le nuove mura greche scoperte a Vibo Valentia: soluzione temporanea o pietra tombale?

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Copertura del nuovo tratto di mura di Hipponion (Vibo Valentia) emerso durante i lavori di messa in sicurezza e riqualificazione della strada Cimitero-Croce Nivera

Lavori sul nuovo tratto di mura greche di Hipponion emerso durante i lavori di messa in sicurezza e riqualificazione della via Paolo Orsi, a Vibo Valentia – Ph. Francesco Prestia

di Alessandra Scriva

Gli abitanti della cittadina calabrese di Vibo Valentia sono da tempo consapevoli di essere invidiati custodi di un tesoro inestimabile: le possenti e monumentali Mura Greche del VI-III secolo a.C. riconducibili alla polis di Hipponion, fondata dalla colonia di Locri Epizefiri. Archeologi, storici dell’arte e studiosi di antichistica sanno bene che questa struttura grandiosa rappresenta una pietra miliare nella storia dell’archeologia e una testimonianza imprescindibile per la ricostruzione del passato della Magna Grecia. Negli ultimi mesi, di fronte alla prospettiva di un suo reinterramento, la cinta muraria – o meglio il nuovo tratto emerso durante i lavori di messa in sicurezza e riqualificazione della via Paolo Orsi – è finita al centro di un vero e proprio “caso” che ha scatenato anche un grande interesse mediatico.

Tratto delle mura greche di Hipponion, VI-III sec. a.C., Vibo Valentia – Ph. Wilfrid Hauffman

Tratto delle mura greche di Hipponion in località Trappeto Vecchio, VI-III sec. a.C., Vibo Valentia – Ph. Wilfrid Hauffman

La vicenda ha coinvolto, in posizioni contrapposte, diversi soggetti: dai cittadini che vorrebbero la valorizzazione delle mura, al Comune che invece ha la necessità di mettere in sicurezza la strada sotto la quale sono affiorate almeno due fasi costruttive della cinta muraria, alla Soprintendenza che segue i lavori, orientata a risotterrare le strutture emerse dal sottosuolo. A settembre si è anche costituito un Comitato Civico Pro Mura Greche, che raccoglie cittadini e addetti ai lavori per far fronte alla “complessità delle vicende legate al rinvenimento di 350 nuovi metri lineari di mura greche” e al tempo stesso “impedire l’interramento del nuovo tratto di mura che, posto in continuità con quello a suo tempo indagato dall’Orsi, andrebbe a moltiplicare i tratti di fortificazioni visitabili all’interno del costruendo Parco archeologico urbano d’Hipponion”.

Blocchi della cinta muraria greca emersi durante i lavori sulla via Paolo Orsi, a Vibo Valentia

Blocchi della cinta muraria greca emersi durante i lavori sulla via Paolo Orsi, a Vibo Valentia – Ph. Francesco Prestia

Proteste, interrogazioni parlamentari, servizi giornalistici, lettere al ministro Franceschini, una petizione popolare rivolta al Presidente della Repubblica Mattarella, sembrano non essere stati tuttavia sufficienti a scongiurare l’interramento delle mura (non si sa ancora in che misura) di cui si è appresa notizia già nella giornata di sabato 8 Ottobre, cioè lo stesso giorno fissato per una riunione presso il Comune di Vibo Valentia che ha visto partecipi i rappresentanti del Comitato Civico Pro Mura Greche, l’Amministrazione comunale e i capi gruppo dei diversi partiti politici. Obiettivo dell’incontro, trovare una qualche forma di sinergia che, magari in un futuro non troppo lontano, possa consentire di pervenire ad una diversa soluzione, condivisa da tutti.

Dal confronto si è infatti evinto come questa vicenda non ammetta posizioni di parte a sfondo ideologico poiché la questione – d’interesse diffuso – riguarda non solo la nostra storia culturale ma anche il bene della stessa cittadina. Nel corso dell’incontro è tuttavia emersa anche una contraddizione fra quanto dichiarato dai tecnici che si stanno occupando dei lavori comunali, secondo i quali ci sarebbe ancora spazio per considerare qualche soluzione alternativa – essendo, dicono, il progetto in parte ancora aperto –  e le affermazioni della Soprintendenza dalle quali sembrerebbe evincersi che il progetto sia stato ormai approvato in via definitiva. A ciò si aggiunga che l’area di intervento è stata quasi subito ‘blindata’ con una serie di recinzioni che impediscono di seguire l’avanzamento dei lavori, per cui i membri del Comitato Pro Mura Greche si chiedono come mai – soprattutto in nome della trasparenza e delle buone intenzioni manifestate durante l’incontro pubblico – non ne sia invece consentita la visibilità.

Pertanto, mentre si auspica che l’impegno, il sostegno e il contributo debba essere massimo da parte di tutti, ci si domanda se la adottata soluzione dell’interramento (totale o parziale che sia) costituisca una scelta temporanea in attesa di un progetto alternativo oppure l’apposizione di una pietra tombale su parte di uno dei beni culturali più importanti di Vibo Valentia. Continueremo a seguire l’evolversi della situazione, e ciò allo scopo di promuovere la tutela e la valorizzazione del sistema difensivo dell’antica città magno-greca di Hipponion, almeno fin dove è razionalmente possibile farle convivere con le sacrosante esigenze della città contemporanea. Intanto vediamo, con l’aiuto dell’archeologa Anna Rotella del Comitato Pro Mura Greche, quali sono state le tappe di questa controversa vicenda.

LO STATO DEI LUOGHI

Aree sottoposte a vincolo (evidenziate in celeste)

Aree sottoposte a vincolo (evidenziate in celeste) – Elaborazione grafica di Anna Rotella

La strada lungo la quale sono in corso i lavori comunali è, come accennato, la Via Paolo Orsi, la quale costituisce una “cerniera” tra due grandi aree vincolate dalla Soprintendenza negli anni passati: quella del Cofino vincolata per la presenza dell’area sacra greca e quella del Trappeto Vecchio per le mura di cinta scavate da Paolo Orsi e per la necropoli romana ancora in parte da indagare. Ci si trova quindi, nel cuore del Parco Archeologico urbano, in un’area non edificata e la strada in questione porta al cimitero cittadino raggiungibile anche grazie ad un altro asse viario.

La prima traccia archeologica, rinvenuta lungo questa strada – spiega la dott.ssa Anna Rotella – risale al 1832, quando il conte Vito Capialbi, grande studioso e collezionista di cose antiche, pubblica la pianta delle Mura Greche di Vibo Valentia. In essa egli segna, a tratto continuo, le mura al di sotto della Via Paolo Orsi. Già in questi anni, quindi, si detiene una documentazione certa che testimonia la presenza delle mura in corrispondenza della strada.

Tratto delle mura di Hipponion e donne di Vibo, 1910-20 – Ph. Rosario Carta

Tratto delle mura di Hipponion e donne di Vibo, 1910-20 – Ph. Rosario Carta

Tra il 1916 e il 1921, Orsi compì tre campagne di scavo al Trappeto Vecchio in cui affiorarono 500 metri circa di cinta muraria, il cui accesso avviene attraverso la via oggi a lui intitolata. L’archeologo roveretano, in questa porzione di mura, identificò diverse fasi costruttive. Purtroppo morì e non fece in tempo a pubblicare i dati dei suoi rilievi nella monografia che contava di redigere, perciò quelli lasciati sono molto sintetici e scarni. Bisogna aspettare il 1994, quando l’architetto tedesco Thomas Aumüller, che ha studiato la fortificazione per conto dell’Istituto Germanico di Roma, viene scelto, e collabora con la Soprintendenza archeologica della Calabria, per lavorare allo studio complessivo delle mura al Trappeto Vecchio. Riesce così a identificare sei fasi costruttive, databili tra VI e III sec. a. C., e a convalidare l’importanza che il monumento ha per la comunità scientifica internazionale.

Fasi costruttive della cinta muraria di Hipponion nello studio di Thomas Aumüller

Fasi costruttive della cinta muraria di Hipponion nello studio di Thomas Aumüller, 1994

Questa premessa è utile – chiarisce la dott.ssa Rotella – per sottolineare che sotto la strada ci possono essere ben sei fasi costruttive, rappresentanti la complessa vicenda storica della polis greca, e non le sole due evidenziate dall’indagine geofisica. Lungo i 500 metri del tratto di fortificazione indagato da Paolo Orsi ci sono inoltre ben otto torri monumentali, mentre una nona torre è stata identificata proprio sotto l’attuale Via Paolo Orsi, grazie a uno schizzo di Rosario Carta, fedelissimo disegnatore dell’archeologo roveretano. Era questa una notizia inedita che nel 2014 l’archeologa Anna Rotella ha pubblicato nel suo libro “Dal collezionismo alla storia: Vito Capialbi e i Brettii a Vibo Valentia”. Nel 1978, all’incrocio tra Via Orsi e Via De Gasperi, durante i lavori di costruzione di una casa privata, l’ispettore del tempo, Claudio Sabbione, aveva a sua volta identificato sulla sezione, ormai sbancata dalle ruspe, 15 metri di mura e ipotizzato la presenza di una torre, purtroppo anch’essa sbancata dai mezzi meccanici.

Nel 1993, la Soprintendenza, grazie a un’estesa indagine con prospezioni geofisiche, confermò la presenza di almeno due fasi murarie della fortificazione sotto il tracciato della Via Paolo Orsi. Nel 2012 la Soprintendenza ha dato l’autorizzazione a eseguire i lavori per lo scolo delle acque bianche e il ripristino della carreggiata per un crollo a metà della strada avvenuto per l’alluvione del 2006, stabilendo il presidio di un archeologo professionista. A febbraio 2016, finalmente, sono iniziati i lavori di riqualificazione. Il primo intervento è stato quello di cercare la torre IX, che effettivamente è stata trovata e identificata grazie all’andamento curvilineo dei blocchi evidenziati in corrispondenza dell’area dello smottamento. A questo punto, ad aprile scorso, sono iniziati i lavori in fondo a Via De Gasperi per il posizionamento della famigerata condotta delle acque bianche.

Tutti i tratti di mura greche di Hipponion noti fino ad oggi

Tutti i tratti di mura greche di Hipponion noti fino ad oggi – Elaborazione grafica di Anna Rotella

I lavori – aggiunge la dott. Rotella – sono proseguiti per i primi giorni del mese con la posa di tre tratti di condotta di 70 cm di diametro in PVC con relativi pozzetti in cemento, alternati ad altrettanti tratti di mura in blocchi di arenaria come quelli del Trappeto Vecchio. Le mura rinvenute, fino a metà aprile, sono in tutto 42 metri, la condotta posata è di 200 metri circa. A questo punto vengono fermati i lavori, che fra l’altro pare presentassero l’anomalia di una grossa condotta posata in parte sulle strutture antiche e alcuni blocchi intaccati dallo scavo con il mezzo meccanico (v. foto seguente), circostanza, quest’ultima, smentita dalla Soprintendenza. I lavori vengono sospesi temporaneamente in attesa del sopralluogo del Soprintendente, del Sindaco e dei tecnici responsabili.

Tratto di muro intaccato dallo scavo con mezzo meccanico?

Tratto di muro intaccato dallo scavo con mezzo meccanico? – Ph. Francesco Prestia

Il verbale stilato in questa occasione ha quindi stabilito che i lavori potessero essere completati come da progetto nel tratto a monte dell’entrata al Trappeto Vecchio e che dovevano eseguirsi tre saggi di archeologia preventiva esclusivamente per permettere al tubo di poter essere posizionato raccordando diversi tratti di condotta già posati tra i segmenti di fortificazione rinvenuti, con un percorso che è possibile definire molto arzigogolato (v. foto successiva). A Maggio i lavori sono dunque ripresi come stabilito dal verbale nel tratto a monte del Trappeto Vecchio. Il primo dei saggi disposti, viene eseguito tra Luglio e Agosto, in prossimità dell’accesso al Trappeto Vecchio ed ha consentito di evidenziare quello che già era abbondantemente noto, anche da tutta la documentazione acquisita, e cioè la continuità delle mura tra il Trappeto Vecchio e la Via Paolo Orsi.

Ipotesi di collocazione della tubatura con bypass prevista dalla Soprintendenza

Ipotesi di collocazione della tubatura con bypass prevista dalla Soprintendenza – Elaborazione grafica di Anna Rotella

La Soprintendenza, con un primo comunicato di fine Agosto, ha dichiarato di voler attendere la progettazione da parte del Comune per il passaggio del tubo senza interferenze con le strutture antiche delle quali è ormai evidente l’esistenza. Il successivo comunicato pubblicato a Settembre, ha reso noto che il progetto del passaggio del tubo era stato approvato e che quindi i lavori della strada sarebbero potuti riprendere, anche se contestualmente si è riconosciuta la grande importanza del rinvenimento sotto la carreggiata tanto da chiedere al Comune di preparare in futuro un progetto di scavo della fortificazione.

PROTESTE E PROPOSTE

Durante questa vicenda sono state presentate quattro interpellanze parlamentari dal Movimento 5 Stelle e da SEL, una denuncia alla Procura della Repubblica da parte del Movimento 5 Stelle e si è avuta una costante attenzione mediatica da parte di varie testate giornalistiche. Il 23 settembre, inoltre, è stato costituito il Comitato Civico Pro Mura Greche di Vibo Valentia. Tutto ciò, come accennato prima, non è però riuscito ad impedire il proseguimento dei lavori di ripristino della strada. Intanto, il Comitato Civico promuove l’idea di imporre il totale vincolo all’area interessata, di spostare la posa della condotta al di fuori del tracciato viario e di dismettere subito il tracciato stesso, in modo che le mura diventino 850 metri lineari di percorso complessivo tutto visitabile e fruibile, a fronte dei 500 metri attuali.

Rampa per l'accesso ai disabili

Rampa per l’accesso ai disabili – Ph. Francesco Prestia, elab. graf. Anna Rotella

Nell’incontro avvenuto sabato scorso tra il Comitato e l’Amministrazione Comunale si è inoltre chiarito che l’imponente rampa (2,50 x 30 metri) costruita per agevolare l’accesso ai disabili alle mura di Trappeto Vecchio non è in cemento armato, come invece appare nelle immagini pubblicate. La preoccupazione del Comitato e dell’archeologa Anna Rotella, ha comunque voluto sottolineare la necessità di adottare la massima cautela su questo punto: l’auspicio è infatti quello di giungere al più presto alla rimozione di quella rampa, in quanto la costruzione “è contestualmente invasiva e non garantisce la corretta visibilità al monumento perché il margine interno della rampa insiste direttamente sull’ingombro della torre VIII – la prima delle torri presenti nel tratto vincolato al Trappeto Vecchio – fino a coprirne parte della stessa circonferenza, e quindi compromettendo anche gli stessi resti”. Molto forti sono inoltre le perplessità espresse dal Comitato circa la scelta di esecuzione del terrapieno per la messa in opera della rampa, che avrebbe un fortissimo impatto e creerebbe un illogico sbarramento al naturale deflusso delle acque piovane mettendo a rischio lo stato di conservazione della fortificazione.

Tubo in PVC posato in prossimità delle mura greche

Tubo in PVC posato in prossimità delle mura greche – Ph. Francesco Prestia

Il Comitato ha quindi ribadito la propria fortissima preoccupazione sulla scelta di posa del grosso tubo lungo la Via Orsi, proprio perché, come si è ampiamente detto, sotto la strada, e quindi in prossimità della tubazione, è certa la presenza di almeno due delle sei fasi costruttive della fortificazione ipponiate. Il Comitato ha infine fatto notare come lo scavo in estensione sia mancante e quindi anche la conoscenza complessiva e puntuale di tutta l’area interessata dai rinvenimenti: di conseguenza, ogni prevedibile intervento di manutenzione normale o straordinaria sulla condotta metterebbe a serio rischio i resti della cinta muraria che rimarrà nota solo limitatamente alle aree dei saggi per i raccordi della condotta. A partire da queste forti preoccupazioni per le sorti della cinta muraria meglio conservata di tutta la Calabria tirrenica, già nelle scorse settimane è nata l’idea di lanciare una petizione in difesa delle mura con la raccolta di firme diretta al Presidente della Repubblica.

Ora l’impegno – ha affermato il Comitato – è quello di lavorare con massima responsabilità insieme all’Ente comunale per la preparazione di un progetto studiato ad hoc per la richiesta di fondi al Mistero dei Beni Culturali per la fascia che comprende il carcere cittadino e il Castello, con l’intento di valorizzare la stessa area. La realizzazione del Parco Archeologico urbano di Vibo Valentia previsto è di tipo diffuso: infatti, fatta eccezione per le aree del Cofino e del Trappeto Vecchio che sono limitrofe, le altre grandi aree del Parco, Sant’Aloe (abitato romano) e il Parco delle Rimembranze (area sacra greca), sono invece distanti le une dalle altre. Al momento – aggiunge il Comitato – sul Parco Archeologico cittadino, si stanno investendo tre milioni e seicentomila euro per percorsi di valorizzazione e fruibilità. Purtroppo, però, questo finanziamento è fermo per motivi amministrativi, e i lavori di scavo e fruibilità, iniziati al Cofino e al Parco delle Rimembranze, sono rimasti incompleti; così come sono fermi i lavori sul Battistero in Piazza San Leoluca. In questi giorni, si sta invece lavorando sull’abitato romano in località Sant’Aloe.

Proprio in relazione al Parco Archeologico urbano, il Comitato suggerisce un’interessante proposta per lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio vibonese, e cioè quella di realizzare un Parco Archeologico-Agro-Naturalistico nella porzione di terra che va da contrada Castelluccio al Castello Normanno-Svevo, che ha quindi il suo cuore nell’area archeologica delle Mura Greche-Via Paolo Orsi. Quest’idea è stata appoggiata pienamente dalle associazioni agricole e agro-biologiche della provincia: Coldiretti, Confagricoltura, Agricoltura biologica, Aiab, Federconsumatori, Associazione Agrìa. L’intento, quindi, è quello di inquadrare il sistema difensivo di età greca in un contesto naturalistico. Infatti, tutta la zona, inedificata grazie al vincolo, abbraccia un’ampia porzione di terra che potrebbe essere utilizzata per una forestazione sostenibile, per il rilancio delle antiche colture e delle vecchie tradizioni agricole come, per esempio, quella della coltivazione delle antiche erbe medicinali. Tutto questo agevolerebbe un migliore controllo delle acque che avverrebbe in modo del tutto naturale, evitando così la presenza invasiva e arzigogolata di tubazioni. Inoltre, si è presa in considerazione l’idea di recuperare l’ex Istituto agrario (oggi demanio regionale) compreso nella stessa area e di lavorare con la casa circondariale per reintegrare i detenuti con lavori socialmente utili.

Da tutto quanto detto fin qui, si evince come le Mura Greche siano un’imponente testimonianza del nostro passato ancora oggettivamente visibile. Da sempre esse ricordano ai cittadini di Vibo Valentia e non solo, da chi discendono e chi sono. Le mura, infatti, non solo rappresentano la storia dell’antica Hipponion ma costituiscono un tassello parlante che narra le origini storiche di quelle antiche civiltà grazie alle quali il popolo italiano ha gettato le fondamenta per formare il Paese com’è oggi: libero e democratico. Le mura, quindi, hanno un valore preziosissimo, pari ai templi di Agrigento o alla Nike di Samotracia o al piccolo oggetto votivo musealizzato, dunque è doveroso per i cittadini italiani pretenderne la custodia e la valorizzazione. Non possiamo, infatti, disconoscere ciò che ci appartiene e ci identifica. La nostra storia, le opere umane, gli oggetti, l’arte hanno una funzione non solo estetica ma pedagogica, contribuendo alla nostra consapevolezza. La nostra cultura si edifica sulla conoscenza del nostro passato, ma se ne ignoriamo il valore come possiamo divenire cittadini portatori di memoria? I nostri antenati ci hanno lasciato tantissime opere. Noi, cosa lasceremo alle generazioni future?

La consapevolezza è il nostro obiettivo e la tutela il nostro compito. Ce lo impone l’art. 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione”. La speranza è che presto i resti di questa città dell’antichità possano rappresentare il vero trampolino di lancio dell’economia di tutta la provincia di Vibo Valentia, non però per esigenze di campagna elettorale, ma per una reale scelta di prepararsi al futuro imparando dal passato e dal senso di armonia che esso è ancora in grado di comunicarci.

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