Ricordando Joseph Tusiani, il poeta che ha fatto conoscere all’America i grandi classici italiani (2 P.)

Joseph Tusiani a Brooklyn - Courtesy of Guy Michel Bassac

Joseph Tusiani a Brooklyn – Courtesy of © Guy Michel Bassac

La poesia, i prestigiosi riconoscimenti, le curiosità, i ricordi di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. Seconda e ultima parte del nostro racconto su Joseph Tusiani, uno tra i maggiori poeti, traduttori, latinisti, dell’ultimo secolo

di Redazione FdS

L’ANIMA DI TUSIANI [leggi la 1a Parte]

Senza dubbio il Tusiani più intimo e personale lo troviamo nella sua poesia, che ripercorre, con sensibilità, raffinatezza e musicalità del verso, i momenti cardine dell’esistenza – dall’infanzia alla vecchiaia – con uno sguardo intriso di spiritualità, non tanto riferibile a particolari modelli religiosi quanto piuttosto legata a un senso di meraviglia di fronte alla vita e ai suoi ‘misteri’. E che la poesia rappresenti il lato più autentico e sostanziale della personalità di Joseph Tusiani emerge dall’aver egli paragonato il proprio bisogno di ‘fare poesia’ all’esigenza stessa di respirare. Emblematico, circa il valore da egli attribuito alla poesia, è il passaggio di una lunga intervista rilasciata nel 2012 al quotidiano AffariItaliani nel quale afferma: «Michelangelo, la cui poesia io ho fatto conoscere al mondo anglosassone, ha un verso stupendo…”Una lucciola sol gli può far guerra”. Come una sola lucciola può far guerra alla notte e sconfiggerla, possa la poesia, se non debellare, almeno dissipare l’enorme tenebra del male umano». Affabile ed emozionante è anche il Tusiani degli scritti autobiografici, a cominciare dai tre volumi della vasta Autobiografia di un italo-americano, pubblicata tra il 1988 e il 1992 dall’editore pugliese Schena e riedita nel 2016 nei Tascabili Bompiani con il titolo In una casa un’altra casa trovo, un’edizione condensata e in gran parte riscritta dall’Autore, con la cura di Raffaele Cera e Cosma Siani. Meritano di essere citate anche le sue Memories of Padre Pio, pubblicate nel ’69 sulla rivista “The Sign”, ovvero i suoi ricordi personali del frate di Pietrelcina e di se stesso che, ancora ragazzino, serviva come chierichetto le messe di quell’anima nobile, rimanendo“rapito dalla sua bellezza”.
 

La copertina dell'autobiografia di Tusiani edita da Bompiani

La copertina dell’autobiografia di Tusiani edita da Bompiani

PAROLE DI CRISTALLO E PIOGGIA DI PREMI

Continuando a ripercorrere la sua carriera letteraria, nel 1963 troviamo Tusiani partecipare a Poetry in Crystal un’iniziativa lanciata dalla Steuben Glass, rinomata azienda di arte vetraria, che invitò 31 scultori a interpretare 31 liriche dei 31 più noti poeti americani del tempo. La lirica di Tusiani, Standstill - apparsa accanto a lavori di autori di fama come Conrad Aiken, W. H. Auden, Denise Levertov, William Carlos Williams – fu interpretata dall’artista George Thompson, celebre autore di opere esposte in musei come il MOMA di New York e il Louvre di Parigi.

Oggetto di studio in molte Università, l’opera di Joseph Tusiani ha visto riconosciuta la sua importanza anche attraverso numerosi premi e onorificenze. Oltre al già citato Greenwood Prize, conferitogli dalla Poetry Society of England, nel 1968 la Catholic Poetry Society gli attribuisce la Spirit Gold Medal per la poesia, mentre la Poetry Society of America assegna l’Alice Fay di Castagnola Award al suo dramma in versi inedito If Gold Should Rust; in occasione del suo ritiro dall’insegnamento nel 1983 gli viene conferito il titolo di Professor emeritus dal Lehman College, università che istituisce a suo nome il “Joseph Tusiani Scholarship Fund” (un fondo per borse di studio a favore di studenti italo-americani) e torna a premiarlo nel 2015 con il Distinguished Accomplishment in Literature Award.
 

Joseph Tusiani nella sua casa di Manhattan - Courtesy of Letizia Airos, i-Italy

Joseph Tusiani nella sua casa di Manhattan – Courtesy of © Letizia Airos, i-Italy

Nel 1984 riceve dal Congresso degli Stati Uniti la Congressional Medal of Merit; è qui il caso di ricordare come Washington gli avesse reso omaggio già nel 1963 quando – grazie all’iniziativa del senatore John F. Kennedy che aveva conosciuto Tusiani nel 1960 durante una visita elettorale al Mount Saint Vincent College e si era entusiasmato per quell’inatteso incontro con il “traduttore dei versi di Michelangelo” – la Library of Congress chiede al poeta di leggere ed incidere con la sua voce una scelta di sue liriche inglesi, registrazione oggi custodita nella celebre biblioteca della Capitale; un’esperienza da lettore-interprete destinata a ripetersi su richiesta di molti poeti famosi affascinati dalla bellezza della sua voce e della sua espressività. A fine anni ’80, un sondaggio popolare indetto dal noto quotidiano Il Progresso Italoamericano, volto a individuare i dieci italo-americani più illustri ai quali conferire, presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, la Medaglia della Libertà, vede Tusiani tra i vincitori posizionandosi al 4° posto dopo due premi Nobel (Modigliani e Segrè) e un musista (Menotti).
 

La Biblioteca del Congresso, a Washington, dov'è custodita la registrazione di Tusiani che legge le sue poesie nel 1963

La Biblioteca del Congresso, a Washington, dov’è custodita la registrazione audio del 1963 con Tusiani che legge le sue poesie

Nel 1995, il Prof. Emilio Bandiera, traduttore ufficiale della sua produzione poetica in latino, istituisce a Lecce, presso l’Università del Salento, il Fondo Tusiani, una raccolta completa degli scritti e degli studi critici sulle sue opere. Nel 1999, un anno dopo la morte di sua madre, il Governatore di New York Mario Cuomo gli conferisce il Governor’s Award of Excellence, la Regione Puglia gli assegna il Premio Puglia, istituito per i pugliesi che si sono distinti nel mondo e, nello stesso periodo, il Comune di San Marco in Lamis dedica un convegno di studi alla sua opera istituendo un Fondo Tusiani presso la locale Biblioteca civica. Nel 2004 l’Università di Foggia lo insignisce della Laurea honoris causa in Lettere e Filosofia; nel 2007 gli vengono consegnate le chiavi della Città di Firenze per il contributo offerto alla diffusione della letteratura italiana nei Paesi di lingua inglese, grazie alle sue traduzioni di grandi classici italiani; nel 2009, per i suoi 85 anni, l’Accademia belgica di Roma organizza il convegno internazionale La poesia latina di Joseph Tusiani e nel 2013 riceve dal Presidente della Repubblica Italiana l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia. Dulcis in fundo, il 9 gennaio 2016, l’attuale Governatore Andrew Cuomo lo nomina Poeta Laureato dello Stato di New York: Joseph ha 92 anni ed è l’apoteosi di un percorso straordinario che lo avrebbe visto ancora attivo, anche all’indomani dell’ictus che lo aveva colpito nel 2014 e fino alla sua recente scomparsa.
 

Il palazzo al 308 della East 72nd Street, a Manhattan, dove abitava Tusiani

Il palazzo al 308 della East 72nd Street, a Manhattan, dove abitava Tusiani

CURIOSITÀ

Tra le curiosità che è possibile raccontare su questo personaggio così poliedrico, c’è senza dubbio il suo amore per la musica (dotato di una bellissima voce, da ragazzo fu cantore nella chiesa di Sant’Antonio Abate, a S. Marco in Lamis, mentre da adulto ebbe una grande passione per la lirica), musica che in qualche modo ricercava nell’uso sapiente della parola e del ritmo del verso poetico: capace di suonare il mandolino e l’organo, in un delizioso documentario di Letizia Airos per i-Italy, Tusiani afferma che molto probabilmente avrebbe fatto il compositore se la vocazione letteraria non avesse preso il sopravvento. Della musica pensava fosse un mezzo concepito da Madre Natura per salvarci dalla disperazione e, a tal proposito, amava citare due versi dalla Francesca da Rimini di D’Annunzio: “Fin dall’infanzia prima/ la musica piegò l’anima nostra/ come l’acqua del rivo piega l’erba/ : dolce cantare spegne ciò che nuoce”. Divertente, ma anche indicativo della profondità della sua conoscenza linguistica e letteraria, è un episodio raccontato invece nella sua autobiografia e nel quale fa amabilmente le pulci al venerato Dante Alighieri: Joseph riferisce di un dialogo col fratello Michael, il quale gli riporta l’affermazione del suo professore di italiano secondo il quale i Pugliesi sarebbero dei barbari; si trattava in realtà di un’estremizzazione basata sul trattato De vulgari eloquentia in un passaggio nel quale Dante scrive “Apuli turpiter barbarizant” (i Pugliesi fanno uso di sconci barbarismi) e a riprova della sua opinione riporta la frase “Vòlzera che chiangesse lo quatraro” (Vorrei che il ragazzo piangesse), ritenendola deprecabile.
 

I due romanzi di Tusiani con protagonista Dante Alighieri

I due romanzi di Tusiani con protagonista Dante Alighieri

Ma ecco partire l’arringa, magistrale, di Tusiani: “Dante non aveva mai messo piede nella nostra terra piana, non sapeva molto dei nostri parlari (…). La parola ‘quatraro’ (per fanciullo) lo disturbò immensamente per il fatto che, per quanto egli si sforzasse, in nessun modo gli riusciva di capire come mai dal numerale cardinale latino ‘quattuor’ gli Apuli potessero arrivare al concetto di adolescente. Il termine – così egli pensò – era assolutamente barbarico in quanto non affatto illustre…e perciò del tutto irriconoscibile come parola latina o, se vogliamo, romanza. Ma se qualcuno avesse detto al nostro Dante che proprio quel termine ch’egli condannava, cioè quatraro, significa “il primo quarto della vita”, egli sarebbe stato il primo ad apprezzarne e lodarne la poesia e la bellezza. Non era stato lui a dire nel Convivio: “Dico che la umana vita si parte per quattro etati. La prima si chiama Adolescenzia, cioè ‘accrescimento di vita’”? Ma, sfortunatamente, egli non vide il legame tra ‘quatraro’ e il primo ‘quarto’ della umana vita, e da questa sua svista nacque il primo pregiudizio contro la nostra Puglia”. Tra le altre curiosità su Tusiani si può menzionare il suo incontro – avvenuto nel ’59 in occasione di un’intervista per Nigrizia, il periodico dei Comboniani – con Martin Luther King, celebre leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, anch’egli colpito dalla sua traduzione inglese delle poesie di Michelangelo e dalla scoperta che il celebre artista toscano fosse anche un poeta. Del tutto bizzarro fu infine il suo primo incontro con il pittore Salvador Dalì, campione di eccentricità e di narcisismo: “ero andato a un party con la Winwar, quando improvvisamente ci imbattemmo in Dalì; era lì impalato con i suoi baffetti e il bastone col pomo d’argento, quando una signorina gli passò davanti non curandosi affatto di lui, per cui tutto risentito le disse a gran voce: “Giovane donna, lei sa chi sono io? Io sono Salvador Dalì e lei dovrebbe inginocchiarsi davanti a me…Impertinente!”.
 

Joseph Tusiani con la nipote Paula, figlia del fratello Michael - Cortesy of Letizia Airos

Joseph Tusiani fa un selfie con la nipote Paula, figlia del fratello Michael – Cortesy of © Letizia Airos, i-Italy

COMMIATO

Concludiamo questa rievocazione di una vita e di una carriera difficili da sintetizzare nello spazio di un articolo, con le commosse parole pronunciate da alcuni tra coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere da vicino Joseph Tusiani: è il caso di Vincent Zucchetto, uno dei dirigenti del Lehman College nonché suo ex allievo, il quale nei giorni scorsi ha voluto rendere omaggio al suo amato maestro ricordando l’atmosfera carismatica che si respirava durante i suoi corsi: “Le sue lezioni erano sempre cariche di sapienza, anche se dovevi lavorare sodo per guadagnarti il tuo voto. Era davvero raro che qualche studente si assentasse. Ascoltarlo durante una conferenza era un vero piacere…c’era qualcosa nella sua esposizione che elevava quell’esperienza verso una dimensione eterea.” Suo allievo è stato anche lo scrittore André Aciman, autore del celebre romanzo Chiamami col tuo nome, che ha ricordato i suoi anni al Lehman College come determinanti per la sua crescita come scrittore, in particolare grazie agli insegnamenti ricevuti da Joseph Tusiani: “Raggiungevo ogni giorno il Bronx con il treno n. 4 – racconta – e facevo tre lavori contemporaneamente per mantenermi. Mi sentivo arrancare e tutto ciò che mi riguardava mi sembrava così sciatto e plebeo; ma presto sarei arrivato al Bronx e – insieme a Tusiani – la mia mente si sarebbe ritrovata impegnata in qualcosa senza tempo e di grandioso”. Molto bello anche il ricordo della giornalista Letizia Airos, founder e direttore del network multimediale newyorkese i-Italy, amica dei suoi ultimi anni, la quale ha definito Tusiani “un grande intellettuale dalla semplicità raffinata, un poeta dell’essenza della vita”, lodando il suo sapiente eloquio – fatto di parole che “sono musica, amore, dolore, futuro, anche se lui ora non c’è più” – e la sua scrittura, grazie alla quale “assaggi, annusi, ascolti la sua terra, viaggi; e mentre leggi, contempli, mediti, rifletti e preghi”. 
 

Joseph Tusiani nella sua casa di Manhattan - Image by i-Italy

Joseph Tusiani nella sua casa di Manhattan – Courtesy of © Letizia Airos, i-Italy

C’è da credere che questo straordinario personaggio - così inspiegabilmente poco noto in Italia – continuerà ad affascinare e ad ispirare tanti cultori della poesia della letteratura grazie al valore delle sue opere e a quella personalità cosmopolita che gli ha permesso di muoversi con disinvoltura tra il crogiolo culturale di New York, luogo ”magnetico” e ”sprone” delle sue attività intellettuali, e il mondo tradizionale di San Marco in Lamis, regno delle radici e del cuore dove anni fa aveva acquistato una casa vicina a quella, modesta, in cui aveva abitato con sua madre. Furono questi i poli delle ”due terre” intensamente cantate nella sua poesia, dualismo peraltro costantemente ricomposto nell’unità di uno sguardo universale, come ha ben sintetizzato il giornalista e amico Furio Colombo nell’incipit del docu-film di Sabrina Digregorio: “Incontrandolo l’impressione è quella di incontrare un albero con tutti i suoi rami e tutti i suoi frutti e quindi con la continuità che ha un albero piuttosto che una persona che si sposta”. Un “albero” quasi secolare che, durante la Lectio Doctoralis tenuta all’Università di Foggia nel 2004, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Lettere, ha voluto lanciare un ”seme” agli studenti presenti: “ragazzi credete nei sogni, alcuni si realizzano, io ne sono la prova”.

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Bibliografia:

Matteo Coco, L’irrefrenabil fiamma, Il Castello Edizioni, Foggia, 2009, 86 pp.
Furio Colombo, Joseph Tusiani, il poeta che sogna in quattro lingue, in l’Unità, 15 aprile 2001, p. 29.
Cosma Siani (a cura di), In quattro lingue. Antologia di Joseph Tusiani, Poesia e narrativa in dialetto, italiano, inglese e latino, Roma, Cofine, 2001, 60 pp.
Cosma Siani,  L’io diviso. Joseph Tusiani fra emigrazione e letteratura, Roma, Cofine, 1998, 94 pp.
Cosma Siani, Le lingue dell’altrove. Storia testi e bibliografia di Joseph Tusiani, Roma, Cofine, 2004, 256 pp.
Joseph Tusiani, Saluti da New York: prose e poesie, San Marco in Lamis, Centro Documentazione Leonardo Sciascia / Archivio del Novecento, immagini di Guy Michel Bassac, 2011, 72 pp.
Joseph Tusiani, In una casa un’altra casa trovo-Autobiografia di un poeta di due terre, MilanoBompiani, 2016, 446 pp.
Joseph Tusiani, Gargano mio: conversazione con Antonio Motta, Fasano, Schena Editore, 2016, 76 pp.

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