Ricordando Joseph Tusiani, il poeta che ha fatto conoscere all’America i grandi classici italiani (1 P.)

Joseph Tusiani in un fotogramma del documentario "Finding Joseph Tusiani - The poet of two lands" di Sabrina Digregorio (2011)

Joseph Tusiani in un fotogramma del documentario “Finding Joseph Tusiani – The poet of two lands” di Sabrina Digregorio (2011)

Ha composto versi in cinque lingue e tradotto in inglese innumerevoli classici della letteratura italiana, alcuni in prima versione integrale. È considerato uno dei massimi latinisti statunitensi. L’Italia e l’America, le due ‘sponde’ della sua vita, convivono nel vasto mare della sua opera. La sua autobiografia per Bompiani

Due lingue, due terre, forse due anime?
Non oso chiederlo a questi fiori familiari,
ciascuno dotato d’una singola lustra corolla (…)
Chi può dunque risolvere l’enigma del mio giorno?
Son io un uomo, o due strane metà d’uomo?…

di Redazione FdS

[1a Parte] La macchina da presa indugia sul suo sguardo ceruleo lucido di commozione, mentre una voce fuori campo, la sua, profonda e vibrante, declama gli struggenti versi autobiografici di Carme bisecolare, composizione inclusa nella raccolta Gente mia e altre poesie, del 1978. La scena è tratta dal documentario Finding Joseph Tusiani – The poet of two lands girato nel 2011 da Sabrina Digregorio, bellissimo omaggio a Joseph Tusiani, un nome che agli italiani dice poco o nulla, ma che appartiene a uno dei più grandi poeti americani contemporanei, autore in 4 lingue (inglese, italiano, latino e, di recente, anche spagnolo) e 1 dialetto, quello italianissimo di San Marco in Lamis - la cittadina pugliese in provincia di Foggia dove è nato il 14 gennaio del 1924 – nonché raffinato e prolifico traduttore in inglese di grandi classici italiani come Dante, Boccaccio, Luigi Pulci, Torquato Tasso, Michelangelo Buonarroti, Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Una vita divisa tra Italia e America, due mondi della cui cultura e dei cui valori si è reso magistrale interprete, Joseph è venuto a mancare lo scorso 11 aprile, all’età di 96 anni, nella sua casa di Manhattan, all’undicesimo piano di un elegante palazzo al 308 della East 72nd Street, dove si era trasferito nel 1997 – a pochi passi da Central Park e da suo fratello Michael, prestigioso manager del commercio petrolifero – in quella New York dov’era approdato all’età di 23 anni e che lo aveva visto trasformarsi da emigrante, figlio di emigranti, in quel letterato di respiro internazionale che i più appassionati cultori di letteratura conoscono. Figlio di un Sud che ha sempre portato nell’anima con intimo ed autentico sentimento – oggetto di memoria quanto di un contatto fisico rinnovato a ogni primavera negli immancabili ritorni nel suo amato Gargano – Tusiani merita di essere conosciuto meglio per la sua straordinaria avventura umana e intellettuale, ricordata nei giorni scorsi dal New York Times in un lungo necrologio e che ora andiamo a raccontarvi.
 

Joseph Tusiani a Brooklyn - Courtesy of Guy Michel Bassac

Joseph Tusiani a Brooklyn – Courtesy of © Guy Michel Bassac

LA PUGLIA

In una vecchia casa nel quartiere della Padula (via Palude), a San Marco in Lamis, inizia nel 1924 la vicenda umana di Giuseppe Tusiani, figlio della sarta Maria Pisone e del calzolaio Michele Tusiani, emigrato in Nord America pochi mesi prima della nascita del figlio e mai più tornato in paese  perché, viaggiando, avrebbe rischiato di far emergere il suo status di immigrato passato in modo irregolare negli USA dal Canada, dove inizialmente era approdato. Si limitò pertanto a mantenere con la famiglia un semplice rapporto epistolare, peraltro interrotto per ben tre anni, e ciò fece sì che Giuseppe vivesse a lungo quella sua assenza come uno dei nodi cruciali della propria esistenza. Crebbe così, nel periodo tra Fascismo e secondo dopoguerra, allevato dalla giovanissima madre che col suo lavoro di sarta gli permise di proseguire gli studi in anni di povertà che la guerra aveva peggiorato in quella Puglia “dalle estati secche, senza una nuvola in cielo”, dove preti “dicevano messe per invocare la pioggia”, “uomini adulti piangevano” perché la siccità aveva reso vano il lavoro nei campi e donne “lavavano i piatti con il vino bianco perché l’acqua era preziosa”.
 

Giuseppe Tusiani da bambino e da adolescente

Giuseppe Tusiani a un anno di età (1925) e da adolescente seminarista (1937) – Centro Studi Tusiani

Dopo i primi studi in Puglia, Giuseppe frequentò alcuni seminari dei Comboniani a Troia (Foggia) e nel nord Italia ma a un passo dal noviziato decise di tornare nella sua terra completando il Liceo nel suo paese ed esperendo i suoi primi tentativi letterari (a 16 anni scrisse un libretto su Amedeo di Savoia, eroe della Guerra d’Etiopia, pubblicazione miracolosamente scampata alla censura fascista, che gli aveva contestato una mancata citazione del Duce) prima di iscriversi alla facoltà di Lettere Classiche dell’Università di Napoli dove si sarebbe laureato ‘summa cum laude’ nel 1947, a 23 anni, con una tesi su ‘La natura nella poesia di William Wordsworth’ con il grande filologo Cesare Foligno come relatore.
 

Giuseppe Tusiani al Liceo di S. Marco in Lamis

Giuseppe Tusiani allievo del Liceo ‘Tondi’ di San Severo, sezione distaccata di S. Marco in Lamis

NEW YORK

Un percorso di studi, fatto di grande talento e impegno, che ancor prima della laurea gli aprì le porte del Liceo Classico di San Severo dove insegnò Latino e Greco dal 1944 al 1947, anno di svolta per la famiglia Tusiani: decisi a compiere un breve viaggio, madre e figlio partirono a fine agosto per l’America, lei per riunirsi col marito dopo 24 anni e Giuseppe per conoscere finalmente suo padre. Il viaggio si sarebbe in realtà tramutato in un trasferimento definitivo a New York, nel Bronx, dove Tusiani avrebbe vissuto a lungo al 553 della East 188th Street, all’angolo con Lorillard Ave, e poi in Tomlinson Avenue (dove nel ’77 sarebbe morto suo padre), circondato da parenti e concittadini residenti nella vociante Little Italy di Arthur Avenue che tanto gli ricordava il trambusto napoletano di Forcella.
 

Tusiani con la madre e una passeggera sulla nave Saturnia diretta a New York, 1947

Tusiani con la madre e una passeggera sulla nave Saturnia diretta a New York, 1947 – Centro Studi Tusiani

Figura sfuggente su una foto sbiadita per oltre due decenni, il padre di Tusiani si materializzò sul molo 86 del porto di New York all’arrivo della nave, ai primi di settembre del ’47. Fu un incontro tra due estranei: “La parola ‘papà,’ sulla quale mi ero esercitato per anni, non mi venne sul labbro. Quelle due sillabe, per altri facili e naturali, erano per me un intoppo irto e tremendo (…). Un anno dopo sarebbe nato suo fratello Michael Dante e Tusiani si sarebbe scontrato con la realtà di una filialità mai vissuta: “quando vidi mio padre coccolarsi il figlioletto, compresi che quella era la sua prima vera paternità e mi divenne improvvisamente chiaro tutto quello che era mancato a me”. Fu questo l’inizio imbarazzato di un rapporto che solo il tempo avrebbe consolidato, generando finalmente in Giuseppe anche sentimenti di tenerezza verso il genitore, di cui aveva intanto scoperto anche il difficile carattere; mentre il rapporto col fratello minore, American of Italian descent, cresciuto da subito nella lingua e nella cultura americana, avrebbe attraversato momenti di forte conflittualità. Intanto, a tracciare l’inizio del suo percorso nel Nuovo Mondo arrivò anche l’acquisita consapevolezza che gli Stati Uniti – “Paese molto più avanzato dell’Italia” – “non erano l’Eldorado che tutti immaginavano, la terra della ricchezza dove si raccoglieva l’oro per le strade” ma un luogo di fatica e sacrificio; una terra ”predicatrice di libertà” ma che “in anni cupi e truci” – su cui Tusiani ebbe modo di documentarsi – non aveva risparmiato agli emigranti italiani, così come ad altre minoranze, l’umiliazione del pregiudizio e dell’odio sociale.
 

Mercatino rionale degli ambulanti nella Little Italy di Arthur Avenue, Bronx, New York

Mercatino rionale degli ambulanti nella Little Italy di Arthur Avenue, Bronx, New York, anni ’40

PROFESSOR TUSIANI

Rimandato a tempo indeterminato il rientro in Italia, a Giuseppe non rimase che mettere in campo le sue credenziali: la laurea in Lettere Classiche e una lettera di presentazione del suo professore Cesare Foligno, illustre dantista e docente di Letteratura Italiana a Oxford e a Napoli, indirizzata al padre gesuita Gerald Groveland Walsh, ex allievo del Foligno, presidente della Fordham University di New York; un potenziale mentore che però in quel periodo era assente perché impegnato in Europa. Giuseppe non si perse d’animo e nel ’48 riuscì ad avere un contratto come preside del Dipartimento di Italianistica del College of Mount Saint Vincent, nel Bronx, dove lavorò fino al ’71; parallelamente fu assunto come lettore di Italiano allo Hunter College (’50-’63) e come Visiting Associate Professor di Letteratura Italiana alla New York University (’56-’64); alla fine approdò anche alla Fordham University ma nel 1971 scelse di insegnare Letteratura Italiana allo Herbert H. Lehman College presso la City University of New York dove rimase fino al 1983 quando – a conclusione di una carriera che lo ha visto amatissimo da studenti e colleghi – si ritirò dall’insegnamento per dedicarsi alla sola scrittura.
 

Tusiani in toga da professore a New York

Tusiani in toga da professore a New York, anni ’50

I CIRCOLI CULTURALI ITALO-AMERICANI

Giuseppe pubblicò la sua prima raccolta newyorchese di versi nel ’48, era in italiano e si intitolava Petali sull’onda: poesiepregna di echi della terra natìa, il Gargano, seguita da diverse altre pubblicazioni uscite negli anni sia negli USA che in Italia. L’incontro iniziale con il mondo della cultura cittadino passò attraverso la frequentazione di circoli culturali italo-americani, una realtà che presto avrebbe finito col stargli stretta ma che gli permise di incontrare figure di intellettuali come lo scrittore, giornalista, poeta e germanista siciliano Giuseppe Antonio Borgese, il sindacalista e poeta molisano Arturo Giovannitti (che considerava il suo “padre spirituale”) e lo scultore e poeta campano Antonio Ruotolo. Fu proprio a casa di Ruotolo che Giuseppe incontrò per la prima volta Frances Winwar, al secolo Francesca Vinciguerra, la scrittrice, biografa e traduttrice (a lei si deve la prima traduzione in inglese del Decamerone di Boccaccio, la più bella secondo Tusiani) originaria di Taormina, alla quale l’editore del suo primo libro, The Ancient Flame (1927), aveva imposto il cambio del nome per promuoverne l’affermazione fuori dalla cerchia dei lettori italo-americani.
 

Frances Winwar in una foto di fine anni '20

Frances Winwar in una foto anni ’30

«LA DONNA PIÚ IMPORTANTE DELLA MIA VITA»

Nel 1953 i due si incontrarono nella casa estiva che la scrittrice aveva nel Vermont e continuarono a frequentarsi quotidianamente a Manhattan quando Giuseppe staccava dalle lezioni. Nel ’54 fecero anche un viaggio insieme in Italia, dove la Winwar doveva condurre alcune ricerche per una doppia biografia di D’Annunzio e della Duse. La donna aveva il doppio della sua età ma con Giuseppe condivise qualcosa di più di un’affinità elettiva, al punto da esercitare su di lui un’influenza determinante: conscia del grande talento del giovane letterato, fu lei infatti a stimolarlo ad aprirsi sempre di più verso la cultura americana, a perfezionare l’Inglese e a utilizzarlo per comporre le sue opere letterarie, introducendolo, col nome anglicizzato di Joseph Tusiani, negli ambienti culturali newyorchesi più qualificati del tempo, come quello ritratto nel celebre dipinto Cocktail Party del pittore americano John Koch, nel quale si riconosce la Winwar nella donna con cappello rosso seduta a destra.
 

John Coch, Cocktail Party, 1956

John Koch, Cocktail Party, olio su tela, 1956

Un tempismo perfetto per l’ormai trentenne letterato che di lì a poco (nel 1956) sarebbe diventato cittadino statunitense a tutti gli effetti. Di lei Joseph ha detto: “E’ stata la donna più importante nella mia vita, perché fu la prima a credere in me ciecamente. Occorre che qualcuno creda in noi, anche uno solo”; e ancora: “non sapevo cosa avrei fatto, certo volevo scrivere. Volevo scrivere come lei”. La Winwar si rivela dunque una figura-chiave nel percorso umano e letterario di Tusiani teso verso la costruzione di un’identità di cittadino di una seconda patria. E’ importante però precisare come questa nuova identità sia stata per il poeta una preziosa occasione per ampliare i suoi orizzonti culturali ed emotivi, senza tuttavia mai rinunciare alla propria italianità, nella quale non ha mai smesso di sentirsi profondamente radicato. Il sapiente superamento della barriera linguistica inglese, in particolare, gli diede la possibilità di appropriarsi dell’eredità culturale anglosassone, alla quale già si era avvicinato ai tempi dell’università con l’interesse verso Wordsworth, via via esteso agli altri grandi romantici inglesi e ad autori come Rossetti, Browning, Whitman, Poe, schivando al contempo i canoni espressivi del modernismo e della Beat Generation.
 

La Padula, quartiere natìo di Tusiani a San Marco in Lamis - Image source

La Padula, quartiere natìo di Tusiani a San Marco in Lamis – Image source

QUEL PREMIO INASPETTATO

Quel viaggio in Italia con la Winwar fu per Joseph l’occasione del primo ritorno a San Marco in Lamis dopo sette anni dal suo approdo a New York con la madre. Ne nacque il poemetto in lingua inglese The Returnche in seguito Tusiani avrebbe tradotto in italiano con il titolo M’Ascolti Tu, Mia Terra? (l’edizione italiana è del 2003).
 

Terra natale, io non ho mai sofferto,/io non ho pianto e non son mai partito,/se alla mesta pupilla,/che ti ritrova, tu sei bella ancora/e sei materna. Forse per selvaggi mari avanzò la sola mia paura…

 
Sono questi i primi versi di quella che si caratterizza come un’intensa ode al Gargano, il cui sentimento oscilla tra una percezione ancora viva e pulsante dei luoghi e la sublimazione del ricordo. Ebbene, di questi versi Joseph consegnò una copia alla Winwar che, a sua insaputa, la inviò a un prestigioso concorso poetico britannico. Mesi dopo Tusiani avrebbe appreso dal New York Times che la Poetry Society of England gli aveva assegnato, proprio per quel poema, l’ambitissimo Greenwood Prize mai vinto prima da un americano. Inutile dire che questo successo diede ancor più slancio alla sua carriera letteraria, che lo vide pubblicare nuove liriche in inglese su alcune delle più prestigiose riviste americane e internazionali e assurgere – tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 – a importanti cariche come quella di direttore della Catholic Poetry Society of America e di Vice Presidente della Poetry Society of America, ruoli che sancirono la sua definitiva consacrazione come poeta “americano”. E’ stato inoltre membro del P.E.N. - uno dei più antichi sodalizi di letterati di cui hanno fatto parte autori come  Heinrich Böll e Arthur Miller, solo per citarne alcuni –  e poi ancora della Dante Society of America e dell’American Association of University Professors.
 

Poetry Society of America

Poetry Society of America

“UNA VOCE ‘INGLESE’ PERFETTA”

Della consapevolezza del suo crescente successo statunitense rimane traccia in una lettera ad un amico, al quale scrive tra l’altro di esser lieto di aver vinto su oltre duecento poeti americani, ma che la sua conquista maggiore è di non essere più lui a pregare gli editori, ma il contrario, “il che è tutto nella vita di uno scrittore”. Del Tusiani ‘americano’ il giornalista Furio Colombo, intervistato da Sabrina Digregorio, ha detto:“raramente ho incontrato in tutta la mia ventennale esperienza americana una ‘voce’ in inglese così perfetta, così piena, così autorevolmente appartenente all’ambiente nel quale si stava esprimendo (…). E se si pensa al suo incarico all’American Poetry Society, un sodalizio “non di poeti italiani in esilio ma di poeti americani” - ha aggiunto Colombo -, si ha subito l’immagine del modo assolutamente straordinario in cui ha lavorato. Posso dire che il suo italiano non aveva le tracce della nostalgia e il suo inglese non aveva le tracce del nuovo arrivato”. Delle sue poesie in inglese – la più remota delle quali risulta essere To Italy, scritta grazie all’inglese studiato al ginnasio e di poco successiva al suo arrivo in America, seguita da versi editi in varie riviste letterarie e da raccolte in volume come Rind and all (1963), The Fifth Season (1964), Gente Mia and Other Poems (1978), A Luxury of Light (1989), A Garland for Manhattan (1997) – è oggi reperibile in Italia l’antologia Collected Poems (1983-2004)edita da Congedo, che racchiude alcune delle più recenti.
 

Alcune delle raccolte poetiche in inglese di Tusiani

Alcune delle raccolte poetiche in inglese di Tusiani

IL POETA POLIGLOTTA

Intanto dal 1955 inizia – con la raccolta  Melos cordis (Liriche del cuore), edita a New York da The Venetian Press – anche la pubblicazione di una lunga serie di opere poetiche in latino - ha scritto più di 8300 versi, tra editi e inediti, superando in prolificità i principali autori antichi; molti di essi sono stati pubblicati dall’Università di Lovanio, in Belgio, mentre in Italia, curati da Emilio Bandiera, sono usciti Carmina Latina [1994], per l’editore Schena, Carmina Latina II [1998] e Fragmenta ed Aemilium [2009] per l’editore Congedo e Lux Vicit – Carmina Latina per Levante -, lavori che hanno fatto di lui il maggiore fra i poeti neolatini viventi. Non a caso nel 2015 Nikolaus Thurn, noto filologo classico dell’Università di Berlino ha inserito Tusiani tra i migliori poeti latini da Livio Andronico al Novecento ed ha scelto una sua poesia in latino, dedicata alla metropolitana di New York, come rappresentativa del XX secolo. Joseph sosteneva che il suo stesso cognome avesse origini latine, ritenendolo derivante da Tus Iani, ossia ‘Incenso di Giano’, il dio romano bifronte il cui culto era anticamente molto diffuso sul Gargano. Inoltre considerava “la conoscenza del latino fondamentale per una perfetta padronanza dell’Inglese, lingua che attinge sia alla matrice teutonica che a quella latina”. Altre liriche ha composto in dialetto garganico, la lingua delle radici, tra cui la versione del Primo Canto dell’Inferno di Dante uscita nel 1977 su un numero  della “Rivista di Studi Dauni” e numerose raccolte, di cui sedici pubblicate nel 2006 nel volume Storie del Gargano, Poesie e narrazioni in versi dialettali (1955-2005) (ed. Quaderni del Sud). Più in generale l’amore di Tusiani per il Gargano – ‘mito’ di una vita intera, coltivato anche attraversi i numerosi ritorni in Puglia e simbolicamente racchiuso in un astuccio con un po’ di terra del monte portata via oltre 70 anni fa – è stata una tra le più feconde fonti di ispirazione della sua poesia e lo ritroviamo anche al centro del bel volume Gargano mio: conversazione con Antonio Motta, edito nel 2016 da Schena Editore. Sul versante linguistico, si era aggiunto da ultimo anche lo Spagnolo, portando così a cinque gli idiomi in cui si è espressa la sua produzione poetica.
 

Opere latine di Tusiani edite in Italia

Opere latine di Tusiani edite in Italia

L’AMBASCIATORE DELLA CULTURA ITALIANA

Sono questi solo alcuni dei pilastri di una bibliografia monumentale che include anche imprescindibili saggi sulla letteratura italiana, inglese e americana, e numerosissime traduzioni in inglese dei più importanti classici italiani, alcune in prima versione integrale, tra cui la prima traduzione in inglese di tutte le poesie di Michelangelo (The complete Poems of Michelangelo – 1960, inserita dall’UNESCO nella Serie Permanente dei “Classici in Traduzione”) e di Machiavelli (Lust and Liberty. The Poems of Machiavelli – 1963), della Gerusalemme Liberata (Jerusalem Delivered – 1970) e de Il Mondo Creato (Creation of the World – 1984) del Tasso, del Morgante del Pulci (1982), delle Grazie del Foscolo (1983) e dei Canti di Leopardi (1987), lavori che lo resero noto e stimato in tutti i dipartimenti di italianistica degli Stati Uniti. Alla celebre traduzione dei sonetti di Michelangelo è legato un divertente aneddoto: Tusiani ha raccontato come l’avesse intrapresa sulla scia del senso di liberazione provato dopo aver mandato a monte il progetto di matrimonio con una bella ragazza: “Mia madre voleva a tutti costi che la sposassi perché temeva che un giorno sarei rimasto solo, ma presto mi resi conto che non era vero amore, oltre al fatto di non essere gradito a suo padre, un italiano settentrionale pieno di pregiudizi verso i meridionali. Dopo averle comunicato la decisione di troncare, tornato a casa mi sentii stranamente leggero, come se mi si fosse levato un macigno dal petto…mi avvicinai a uno scaffale, vidi un volume in italiano con le poesie di Michelangelo…Le traduco! dissi. E cominciai quella sera stessa.” Tusiani fu sempre molto orgoglioso di questa traduzione che fece conoscere al mondo anglosassone il Michelangelo poeta “e fece dire a tutti: ma era anche poeta quell’uomo?”; così come andava fiero della sua traduzione degli oltre 30 mila versi del Morgante, con cui aveva portato a compimento il sogno di Lord Byron, arresosi nel 1822 dopo aver tradotto in inglese solo il primo Canto.
 

Alcune delle più famose traduzioni di Tusiani

Alcune delle più famose traduzioni di Tusiani

Memorabile rimane anche la sua traduzione della Divina Commedia di Dante Alighieri - autore di cui fu uno dei massimi esperti – per molti anni adottata dalle principali università americane, che di Tusiani hanno ripreso anche originali metodi di studio e analisi. Fu autore anche di tre romanzi, due con protagonista Dante Alighieri (Dante in licenza, uscito nel ’52 per l’editore Nigrizia di Verona, ed Envoy from Heaven edito a New York da Obolensky nel 1965 e tradotto l’anno dopo da Adriana Valente col titolo Dal cielo ‘inviato speciale’, per l’ed. Presenza di Roma) e un terzo, Quando la Daunia bruciava, un coinvolgente intreccio ambientato sul Gargano in piena 2a Guerra Mondiale, un lavoro giovanile rimasto a lungo nel cassetto ed edito a inizi 2020 dal Centro Documentazione Leonardo Sciascia di San Marco in Lamis. Nel 2010 è uscito anche un volume di Racconti (Edizioni del Rosone), con nove scritti risalenti agli anni Sessanta e rimasti inediti, composti in inglese e ora tradotti da Emilio Bandiera che ha curato anche un saggio introduttivo.(Fine 1a parte – continua)

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Joseph Tusiani sullo sfondo dell'antico convento di S. Matteo (XI sec.) a San Marco in Lamis (Fg)

Joseph Tusiani sullo sfondo dell’antico convento di S. Matteo (XI sec.), a San Marco in Lamis (Fg)

 

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